Buon viaggio a me!

Da un po’ ho preso l’abitudine, durante i miei viaggi, di postare su Facebook una foto al giorno con alcune righe, una specie di diario delle mie sensazioni. In molti hanno iniziato a ringraziarmi, a chiedermi di scrivere, di aprire un blog. Per qualche tempo ho mantenuto la mia routine senza dar retta a queste richieste, poi, al ritorno da Cuba, sono stata contattata per itinerari, domande, informazioni. E allora mi sono detta: iniziamo questo viaggio, senza pretese di arrivare chissà dove, godendomi solo il percorso. Dopotutto mi sento una piccola viaggiatrice ma con grandi sogni, ed il fatto stesso di vivere fra la mia amata Puglia e Roma (che adoro) mi dà la possibilità di conoscere queste due bellissime realtà e di poterne parlare.

Uno dei miei bimbi a scuola una volta mi ha chiesto: -” Ma da grande cosa vuoi fare?”-

Io: -“La viaggiatrice!”-

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Loggetta delle Cariatidi  -Atene 2016-

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 16 fare il giro dei caffè più buoni della città

Ho cominciato questo progetto delle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita un po’ di anni fa, quando mi sono trasferita in città. Il libro lo conoscevo già ma venendo a vivere qui ho deciso, come vi ho già raccontato nel primo post dedicato al progetto, di visitare tutti i luoghi nominati e postare una foto sui luoghi nominati e postare una foto sui miei canali social (Facebook e Instagram). Poi è nato il blog e da lì la voglia e la necessità di raccontare.

Ma veniamo al capitolo in questione…

Parliamo di caffè…Io non sono mai stata una grande consumatrice di questa bevanda. Fino a circa una decina di anni fa la mia assunzione di caffè si limitava a qualche goccia nel caffellatte al mattino. Poi, quando ho iniziato ad insegnare, è diventato un modo per fare gruppo con le mie colleghe e ritagliarci una pausa nel lavoro.

Ancora oggi mi limito alla porzione del mattino appena sveglia e ad un solo altro caffè (massimo 2) durante la giornata poiché, iperattiva come sono, rischierei di avere poi grandi difficoltà nell’addormentarmi.

Non posso negare però di aver riscoperto il valore conviviale di questo liquido scuro e di aver capito come esso sia realmente l’occasione per rivedere amici e parenti e scambiare due chiacchiere. Se poi il caffè è anche buono le chiacchiere sono migliori…

Sebbene in Italia la patria indiscussa del caffè sia Napoli e nonostante la prima macchina per L’Espresso fu inventata a Milano, anche Roma si distingue nella preparazione di questa bevanda.

Due sono i luoghi epici nella capitale per il caffè: Sant’Eustachio e Tazza D’Oro.

Nel caffè Sant’Eustachio ci sono stata un paio di volte: una volta in tempi non sospetti, quando ancora non vivevo in città è una seconda volta in questi anni, quando ci ho accompagnato una mia amica per farle vivere l’esperienza della specialità del luogo. Sto parlando del Gran Caffè, rigorosamente con le iniziali in maiuscolo. Un caffè servito già zuccherato è ricoperto da una spessa cremina (se lo si senza zucchero occorre dichiararlo in precedenza). Il bar, nell’omonimo rione, non lontano dal Senato, non è molto grande e all’esterno, sulla pittoresca piazzetta, sono sistemati 5/6 tavolini, sempre stracolmi di autoctoni e turisti. Il personale ha tutte le caratteristiche di chi lavora in un caffè a Roma: cordialità e simpatia.

Questo caffè esiste dal 1938: la tostatura avviene nel locale e la materia prima può anche essere acquistata in loco, in comodi sacchetti, da portare a casa. Si fa onore il caffè Sant’Eustachio poiché è sostenibile: acquista i prodotti in modo solidale e responsabile attraverso l’Altromercato (vedi approfondimento a fine post). Il caffè è comprato ad un prezzo giusto e si viene a creare una relazione commerciale duratura che favorisce lo sviluppo dei progetti locali di cooperative situate in Repubblica Domenicana, Brasile, Guatemala ed Etiopia, sempre nel rispetto dell’ambiente.

Mosaici ed arredi qui sono tutti originali e l’apparecchio per la tostatura a legna, del 1948, è ancora funzionante.

Ammetto che questo caffè mi sta molto a cuore, forse perché sono molto legata al santo di cui porta il nome, poiché ne ho parlato nella mia tesi di laurea triennale. Ma di ciò trovate un piccolo approfondimento alla fine del post.

Spostiamoci un po’ e raggiungiamo Piazza delle Rotonda, con il suo maestoso Pantheon, li dove svetta anche un’altra delle 101 cose da fare a Roma di cui vi ho già parlato.

Lì di fianco sorge il secondo caffè sul podio: il bar Tazza d’Oro. La sua specialità è la granatina con panna, a cui si è aggiunta la versione più calorica con panna sopra e panna sotto. Ma i puristi del caffè potranno certamente gustare anche la bevanda nella sua classica tazzina, senza farsi distrarre dalla vita romana che imperversa tutto intorno. Una vera chicca, che non si può fare a meno di notare, è il distributore automatico fuori dal bar: per chi avesse urgenza di miscela arabica, chicchi di caffè o addirittura di tazzine e macchinette per preparare la calda bevanda.

Non mi sento di esprimere il mio giudizio su quale sia il mio preferito ed il migliore fra i due ma mi discosto un po’ dal capitolo del libro in questione e aggiungo un terzo caffè da tenere in conto: l’Antico Caffè Greco. Un caffè d’altri tempi, sito in via Condotti dal 1760, nato come una sorta di rivoluzione nella Roma non ancora abituata all’assunzione di questa bevanda. È stato questo il luogo in cui hanno sorteggiato caffè da Casanova a Goethe, da Keats a Shelley e persino Shopenhauer, Stendhal e Silvio Pellico. Fino ad attori di Hollywood del calibro di Paul Newman e Audrey Hepburn. Due curiosità da mettere in evidenza: alcuni artisti avevano l’abitudine di utilizzare l’Antico caffè Greco come fermoposta, facendo arrivare qui la propria corrispondenza. Altra cosa degna di nota è una delle cinque sale di cui è composto il locale: la sala Roma è completamente affrescata con vedute di Roma classica realizzare nel 1897 dal pittore vedutista Vincenzo Giovannini.

Se ancora non ne avete abbastanza di caffè e bar, per uno sguardo più ampio su quello che è il panorama dell’offerta in città, vi consiglio il libro “i bar a Roma” di cui ho già scritto in un precedente post su questo blog.

Io un’idea su quale possa essere il mio caffè preferiti me la sono fatta. E voi? Cosa ne pensate?

La foto è mia di qualche tempo fa.

Approfondimenti

Altroconsumo: consorzio nato nel 1989 è formato da 120!organizzatori. Non ha fino di lucro e promuove in Italia il commercio equo e solidale. Infatti finanzia, produce e commercializza prodotti alimentari che provengono da Africa, Asia ed America Latina. Inoltre ha il compito di sensibilizzare sui problemi di disparità economica far il nord ed il sud del mondo. Oggi conta più di 100 Botteghe del Mondo con oltre 230 punti vendita in Italia. Con i suoi circa 3000 volontari impegnati, é la prima organizzazione in Italia per il commercio equo e solidale e la seconda al Mondo.

Sant’Eustachio: santo martire romano vissuto fra il I e il II secolo. Dalla leggenda è identificato con il generale Placido un pagano poi convertito al cristianesimo. La conversione avvenne perchè, durante una battuta di caccia, egli vide un crocifisso fra le corna di un cervo che pertanto è diventato suo simbolo e suo attributo iconografico.

Isola Farnese e il parco regionale di Veio

C’è un posto, non lontano da Roma, che non conoscevo ed ho avuto modo di conoscere qualche settimana fa, quando la quarantena non era ancora iniziata.

In realtà si tratta di una frazione della capitale sita nell’agro Romano, lungo la via Cassia, al confine con il comune di Formello.

Cascata della Mola

Si hanno notizie di questo borgo già nel X secolo e, per il suo isolamento fra la valle della Storta e quella di San Sebastiano, sito su una sorta di altura tufacea, prese il nome di “insula”.

Di proprietà degli Orsini, fu qui che si appostarono i Lanzichenecchi per compiere poi il famoso sacco di Roma del 1527.

Nel 1567 i Farnese acquistarono il borgo dagli Orsini e solo nel 1800 la zona assumerà la denominazione attuale.

Importante dal punto di vista storico è il castello Ferraioli o Castello Farnese, edificato dagli Orsini nel XIII secolo e passato ai Farnese nel XVI secolo. Il palazzo baronale al suo interno deve la sua forma attuale al cardinale Alessandro Farnese. Passó poi ai Savoia e per eredità a Teresa Cristina, Imperatrice del Brasile (Borbone/Napoli) e successivamente venduto alla famiglia Ferraioli.

Io nel Parco di VeioFlora del Parco di Veio

Con il suo mulino dei primi del ‘900 Isola Farnese rientra nel Parco Regionale di Veio, un’area naturale protetta, sita fra la via Flaminia e la via Cassia.

Questo parco ha il suo centro propulsore nella città etrusca di Veio e interessa nove comuni: Campagnano di Roma, Castelnuovo di Porto, Formello, Magliano Romano, Morlupo, Riano, Roma e Sacrofano.

In particolare Veio fu un’importante città etrusca, sorta non lontano dalla riva destra del Tevere (IX secolo a. C.) e di cui oggi resta un importante nucleo di rovine.

Nell’VIII secolo a. C. la città entró in competizione con Roma per il controllo delle saline alla foce del fiume.

Dopo essere stata conquistata dai Romani, all’inizio del IV secolo a. C., durante il I secolo a. C. fu rifondata come colonia romana e poi Augusto la trasformó in municipio. Il suo momento di massimo splendore fu però durante l’epoca etrusca.

Stando ai dati epigrafici ed archeologici la città fu definitivamente abbandonata nel IV secolo d. C.

L’autore latino Tito Livio la definì pulcherrima (bellissima), il centro abitato era grande quanto Atene e, assieme a Cerveteri, era la più popolosa città dell’Etruria meridionale.

Da Veio pare sia partito l’uso di decorare con pitture murali le pareti delle tombe a camera, oltre ad essere sede di grandi botteghe di scultura.

Oggi è possibile ammirare il Ponte Sodo: una galleria artificiale scavata per canalizzare il percorso del fiume Cremera; i Bagno della Regina: impianti termali di epoca augustea o tiberiana; la cascata della Mola.

Sono visibili anche i resti di un ampio complesso idrotermale; il foro romano; l’acropoli (Piazza d’armi); il Santuario extraurbano di Portonaccio, dedicato alla dea Minerva e probabilmente ad Apollo ( VII secolo a. C.) da cui proviene la famosa statua fittile di Apollo di Veio custodita nel Museo Etrusco di Villa Giulia; una vasta rete di opere idriche che, sempre secondo Tito Livio, furono il modo attraverso cui i Romani di Furio Camillo riuscirono ad entrare e prendere la città dopo un assedio di circa 10 anni.

Numerose necropoli sono state individuate ed interessate da indagine archeologica fra il XIX ed il XX secolo: quattro fontanili, Monte Michele, Vaccareccia, Macchia della Comunità, Monte Campanile, Valle di Fata, la stessa Isola Farnese, Casaleccio, Oliveto Grande, Pozzuolo, Riserva del bagno, Picazzano, Quarto di Campetti, Grotta di Gramiccia, Casale del fosso.

Io ad Isola FarneseIsola Farnes

Approfondimenti

Orsini: fra le più antiche e importanti famiglie nobili d’Italia. Da questo casato provengono 3 Papi: Celestino III, Niccoló III e Benedetto XIII (a cui sono molto legata poiché sua madre era originaria di Toritto, il mio paese). La storica rivalità con la famiglia Colonna si esaurì solo con un matrimonio fra i due casati. Padroni di numerosi feudi, la famiglia Orsini ha probabilmente origine nel IV secolo d. C.

Lanzichenecchi: soldati mercenari tedeschi che combatterono fra il XIV e il XVII secolo. Famosi per la loro violenza e crudeltà. Il termine deriva dal tedesco e significa “servo rurale”; il loro armamento era costituito da una spada e una lunga picca ed erano per lo più di religione protestante.

Farnese: influente dinastia del Rinascimento italiano. Tra i suoi membri più importanti si ricordano Papa Paolo III e il Cardinale Alessandro Farnese (vedi righe seguenti). Furono grandi mecenati d’arte e fecero realizzare opere importanti come Palazzo Farnese e la Chiesa del Gesù a Roma. Di loro proprietà era anche Villa Farnesina, nella stessa città. Le origini del casato sono antichissime e risalgono al X secolo.

Cardinale Alessandro Farnese: nipote di Papa Paolo III (con lui ritratto in un famoso dipinto di Tiziano oggi esposto al museo di Capodimonte a Napoli) con cui collaboró in modo ravvicinato.

Savoia: una delle più antiche e importanti dinastie d’Europa fin dal X secolo, con origini nella zona della Borgogna francese e poi estensione dei propri interessi in Italia. Qui il casato lavoró per l’unificazione nazionale. Fino all’eliminazione della monarchia, nel 1946, fu infatti la Real casa d’Italia. Dal 1947 gli ex-re ed i loro discendenti furono destinati all’esilio dal territorio italiano ma nel 2003, dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione, sono potuti rientrare.

Teresa Cristina imperatrice del Brasile: Teresa Cristina di Borbone- Due Sicilie fu consorte di Pietro II del Brasile, soprannominata “madre dei Brasiliani”. Curiosità: il matrimonio avvenne per procura e Pietro II fu in un certo senso ingannato da un falso ritratto della principessa che gli era stato inviato.

Etruschi: popolo dell’Italia antica vissuto fra il IX ed il I secolo a. C. Nell’area denominata Etruria e corrispondente a Toscana, Umbria, Lazio (settentrionale e centrale) e alcune parti di Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Campania. La civiltà etrusca influì enormemente sui Romani, fondendosi con essi intorno al I secolo a. C. A partire proprio dalla conquista di Veio da parte di Roma. Probabilmente la loro origine è da ricercare nel Mar Egeo, in Grecia o in Anatolia ma gli storici moderni protendono per origini autoctone.

Augusto: Ottaviano Augusto è stato il primo imperatore romano. Volle trasmettere l’idea di sè come principe della pace, attraverso un uso attento della propria immagine e favorendo gli intellettuali. Contribuì alla rinascita artistica ed economica dell’impero.

Tito Livio: storico romano autore de “Ab urbe condita”. Probabilmente di origine padovana, si trasferì a Roma per completare gli studi. Non rivestì incarichi pubblici ma si dedicò alla stesura della sua opera.

Minerva: divinità romana della guerra, della lealtà e delle virtù eroiche, conosciuta anche come protettrice degli artigiani. Le sue origini derivano dagli Etruschi che ne fusero il culto con Atena, suo corrispettivo greco.

Apollo: divinità della religione greca e romana. Dio del sole, delle arti, della musica e della poesia. I suoi simboli sono il sole e la lira. È a capo delle Muse ed è descritto come abile arciere.

Furio Camillo: politico, militare e statista romano. Passó da censore a tribuno a dittatore.

Castello di Isola FarneseIsola Farnese

Io ad Isola Farnese

Cascata di Isola Farnese

Le foto sono mie o di Pietro.

Per vistare il Parco

Il presepe dei netturbini (Roma)

Quando tutto ciò sarà finito, se non ci siete mai stati (ma se ci siete già stati è sempre bello tornarci)dovete assolutamente uscire dai soliti percorsi turistici e fare una sosta in questo luogo.

Presepe dei netturbini: natività

Siamo in zona San Pietro, dalla parte di via Porta Cavalleggeri, non lontano da via Gregorio VII.

In alcuni spazi dell’Ama il Signor Giuseppe (ex netturbino in pensione), dal 1972 ha realizzato una natività senza eguali. Con l’aiuto dei colleghi, in 3 mesi ha completato la sua prima opera. Da lì la nascita di un capolavoro conosciuto in tutto il mondo, una mostra perenne e un luogo di preghiera. Tanto famoso da essere visitato anche dal beato Giovanni Paolo II e dalla beata Madre Teresa di Calcutta. Giovanni Paolo II vi era particolarmente affezionato e ne ricordava tantissimi particolari.

Presepe dei netturbini. ParticolarePresepe dei netturbini. Particolare

A me in particolare hanno colpito le migliaia (circa 2300) pietre provenienti da tutto il mondo (e anche dalla Luna) incastonate alla base della scena sacra. Nella mia ultima visita ho avuti l’onore di parlare direttamente con l’artefice di tutto ciò, il signor Giuseppe. E fra una foto e la recita di una poesia (componimenti scritto da lui) gli ho chiesto se posso portargli una pietra del mio paese, Toritto e se la metterà nella sua opera. La risposta è stata positiva quindi cercherò di tornare a breve e farli dono di un pezzettino delle mie origini. Che grande onore far parte di questo simbolo di unione e fratellanza fra i popoli!

Presepe dei netturbiniPresepe dei netturbini

Ogni anno il presepe si arricchisce di particolari: circa 100 abitazioni realizzate in tufo e selce (il materiale dei sanpietrini) con tanto di finestre, porte, un comignolo che fuma. 3 fiumi (9.50 m complessivi), 54 m di strade, 7 ponti, 18 m di acquedotti con 38 arcate. L’acquedotto più piccolo è stato realizzato con frammenti della facciata e del colonnato di San Pietro donati nel 1979 dal cardinale Noè in occasione del restauro della Basilica. E poi ancora una grotta con stalattiti, il cielo stellato, sorgenti d’acqua, 730 gradini (pietre da San Pietro, Betlemme, Greccio e San Giovanni Rotondo), 50 sacchi cuciti da una nobile romana con all’interno sale e cereali. 270 personaggi, 163 pecorelle, cani, buoi, cammelli, asini…

Presepe dei netturbiniPresepe dei netturbini. Genealogia di Gesù

Nella sala si possono anche ammirare una serie di dipinti.

Nel 2011, in occasione dei 40 anni del presepe, è stato realizzato un dipinto che mostra l’evolversi della professione del netturbino e il bollo celebrativo dell’evento.

Fra i visitatori illustri anche Paolo VI (1974), Benedetto XVI (2006), i cardinali Angelo Sodano, Tarcisio Bertone, Gianfranco Ravasi, Giulio Andreotti (1991) e Giorgio Napolitano (2007).

Nel 2012 anche la Madonna pellegrina di Fatima ha sostato davanti al presepe.

Presepe dei netturbini. Saggina.Presepe dei netturbini. Pietra lunare

Incontrare il signor Giuseppe Ianni è un’esperienza unica. 80 anni passati da un po’, lui chiacchiera, racconta della sua famiglia ed episodi legati al luogo (dal ramo secco fiorito alla statua di Maria arrivata per caso e restaurata in loco). Ti interroga sul catechismo (in particolare sulla genealogia di Gesù) e poi conosce esattamente le luci e l’angolazione migliore per scattare una foto in posa davanti al suo capolavoro.

Mostra permanente e ingresso gratuito.

Approfondimenti

Giovanni Paolo II: Papa dal 1978 al 2005. Nel 2011 è stato proclamato beato e nel 2014 santo (festeggiato il 22 ottobre). Primo Papa di origine polacca. Il suo pontificato fu conservatore ma attivo su più fronti. Compì ben 104 viaggi apostolici di grande esempio dal punto di vista ecumenico.

Madre Teresa di Calcutta: religiosa albanese naturalizzata indiana, della Congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Una delle persone più famose al mondo per il suo lavoro fra i poveri di Calcutta. Proclamata beata nel 2003 e Santa nel 2016. Dapprima fu insegnante, poi uscì dal convento e si mise al servizio dei più poveri fino a fondare, nel 1950, le Missionarie della Cartà, scegliendo come “divisa” un sari bianco a righe blu, i colori della casta indiana più povera. Nel 1979 ottenne il Premio Nobel per la pace.

Cardinale Virgilio Noè (1922-2001): studió a Pavia e a Roma fu maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, sotto Paolo VI; poi cappellano della Gendarmeria Pontificia. Dal 1991 al 2002 fu presidente della Fabbrica di San Pietro.

Papa Paolo VI (1897- 1978): eletto Papa nel 1963, beatificato nel 2014 e santificato nel 2018. Originario di Brescia, ordinato sacerdote fu diplomatico in Polonia. Fu stretto collaboratore di Pio XII e poi arcivescovo di Milano. Eletto cardinale da Giovanni XXIII e poi Papa dal conclave del 1963, come già detto. Uomo mite, riservato ma molto erudito. Fu il primo pontefice a viaggiare in aeroplano raggiungendo, nel 1964, la Terra Santa.

Benedetto XVI: Papa emerito della chiesa cattolica, in carica dal 2005 al 2013. Grande teologo di origine tedesca. Nel 1962 partecipò al Concilio Vaticano II e nel 1977 divenne cardinale e fu nominato successivamente Decano del Sacro Collegio. Il suo pontificato ha ribadito molti aspetti della tradizione (es. importanza dell’uso del latino) ed egli ha compiuto viaggi apostolici in 21 paesi.

Cardinal Angelo Sodano: cardinale ed arcivescovo. Ha operato in Ecuador, Uruguay e Cile. Poi nominato cardinale e segretario di stato.

Cardinal Tarcisio Bertone: cardinale, accademico e rettore, segretario di Stato del Papa. Originario del Piemonte diviene sacerdote ed insegnante di teologia a Roma e poi rettore della Pontificia Università Salesiana. Nel 2000, incaricato di pubblicare la terza parte del mistero di Fatima, dialoga con la veggente Lucia. Nel 2006 è nominato segretario di Stato.

Cardinal Gianfranco Ravasi: cardinale, Ni lista, teologo ed ebraista italiano. Originario della Brianza. Ordinato presbitero alterna i suoi impegni religiosi con la passione per l’archeologia e si occupa di divulgazione biblica. Nel 2010 è creato cardinale. È stato commissario generale della Santa Sede presso Expo 2015.

Giulio Andreotti (1919-2013): politico, scrittore e giornalista italiano. Politico con il maggior numero di incarichi governativi nella storia della nostra repubblica. Originario di Roma, laureato in giurisprudenza.

Giorgio Napolitano: Presidente della Repubblica italiana (2006-2015), precedentemente presidente della Camera, ministro dell’interno,deputato, europarlamentare e senatore a vita (dal 2005). Primo Presidente italiano ad essere rieletto per un secondo mandato. Originario di Napoli è laureato in giurisprudenza all’Università Federico II.

Foto mie e di SILVANA.

Altan. Pimpa, Cipputi e altri pensatori (MAXXI -Roma-)

Dalla mia casa ripercorro i mesi appena trascorsi e le tante mostre viste a Roma di cui non ho avuto modo di scrivere: da Canova agli Impressionisti segreti ed alla fotografa Inge Morat. Con i bimbi della mia classe siamo stati anche al MAXXI per la mostra sulla Pimpa.

Ammetto che non è stata un’esposizione che mi ha presa molto ma per gli appassionati sarà stata e sarà sicuramente un’esperienza che merita.

Tutto il percorso artistico dell’autore raccontato attraverso disegni originali, poster, illustrazioni, schizzi…

A cura di Anne Palopoli e Luca Raffaeli è realizzata in coproduzione con Fondazione Sales e Franco Cosimo Panini Editore.

Attraverso l’artista tutto è messo in discussione (un po’ come in questi giorni caratterizzati dall’emergenza COVID-19). Ciò che salva è lo sguardo incantato di Pimpa, una cagnolina che guarda l’universo e le regole del mondo con sguardo curioso e, diremmo oggi, con gli occhi a cuore.

Da vero esponente dell’arte contemporanea Altan, attraverso i suoi personaggi, afferma cose, esprime concetti che ci fanno subito dire “lo potevo fare anch’io”. Ma l’intuizione l’ha avuta lui, è sempre un passo davanti a noi, spaziando fra fumetti d’avventura e disegni per l’infanzia, passando da romanzi illustrati a vignette e sceneggiature. E così illumina il nostro pensiero sul presente e sul mondo.

La mostra è articolata in più sezioni: Altan prima di Altan (schizzi e disegni in cui l’artista è alla ricerca del suo stile); Trino e il primo Altan (la prima vignetta è su Linus nel giugno del 1973 e Trino è il suo primo personaggio); vignette (ritratti amari dei suoi noti personaggi: bambini, casalinghe, pensionati); feuilletton (fumetti lunghi, a volte comici a volte no); Altan illustratore (la parte che preferisco, motivi personali…le illustrazioni dei libri di Rodari e Piumini); Altan e il cinema (dall’esordio in Brasile fino ad un documentario sulla sua vita); Pimpa e i suoi amici (entrare fisicamente nel mondo giocoso della famosa e curiosa cagnolina).

Una mostra che catturerà gli appassionati ed una organizzazione ricca ed impeccabile dell’aspetto divulgativo e dei servizi educativi.

https://www.maxxi.art

Le sculture di Bruno Catalano e il mio spirito viaggiatore a cui manca un pezzo

È così che mi sento in questi giorni: come alle opere di questo artista anche a me manca qualcosa. Le sue sono sculture che rappresentano uomini e donne viaggiatori, con la valigia sempre in mano (dislocate da Marsiglia a Singapore). La loro particolarità però è una voragine, uno strappo nello stomaco. In questo tempo difficile di solitudine e chiusura anche la mia anima viaggiatrice si sente bucata, incompleta, le manca un pezzo. “Resistiamo”, “restiamo a casa” sono frasi che in questi giorni stiamo sentendo e leggendo ovunque. Anche io ovviamente ho fatto miei questi principi e li sto mettendo in pratica. Passerà tutto, mi dico e vi dico…

Per ora colmiamo le assenze e le distanze con la bellezza, ad esempio con quella delle sculture di Bruno Catalano.

I vuoti delle sue opere si riempiono di passato e di presente, di ricordi e di attese, di futuro e di quel che verrà.

Ma nella mano i suoi viaggiatori portano sempre un bagaglio, ricco di esperienze, saperi, vita vissuta. Infatti non c’è viaggio che, per quanto bello e atteso possa essere, non rechi in sè una frattura, una lacerazione fra ciò che eravamo prima è ciò che siamo diventati. Sono solo le esperienze e le memorie che teniamo in valigia a sanare queste “ferite”. Il viaggio di queste sculture è il viaggio dell’umanità.

E ognuno ha il suo bagaglio: dalla ventiquattrore allo zaino, dal trolley alla valigia di cartone. E pensate che lo scultore ha una collezione di borse da viaggio che si amplia nei suoi spostamenti per il globo. Perché lui di viaggi ne ha fatti davvero tanti!

Infatti, terzo figlio di un’umile famiglia siculo-marocchina, a 15 anni si trasferisce a Marsiglia per poi lavorare come marinaio per 3/4 anni e successivamente scoprire la scultura ed applicarvisi da autodidatta. Dapprima realizzerà così statuette più piccole in una fonderia improvvisata in casa. Poi passerà ad opere monumentali con due fonderie esterne: una a Bologna ed una in Francia.

La sua scultura più lacerata è César, un autoritratto. L’ispirazione, dice lui stesso, gli viene dalla sua vita: dallo sradicamento, dalla perdita di persone care, dal fragile equilibrio dell’esistenza. Così come in equilibrio instabile sono i bronzi che scolpisce. Sculture uniche e diverse, anche se di ognuna vi sono 8 copie e 4 prove d’artista. Esseri umani vestiti di tutto punto, con gli orologi ai polsi e i mocassini ai piedi.

I suoi personaggi sono quindi uomini e donne da lui realmente incontrati (dal businessman all’hipster) ed a cui l’artista affianca la rispettiva valigia. Oggetto che diventa nucleo fondamentale dell’opera: i viaggiatori hanno troppi squarci per restare in piedi e solo la “zavorra” del bagaglio può raccogliere e contenere i pezzi mancanti, le aspettative, i progetti, i ricordi, le nostalgie ed i legami, la voglia di vivere e di viaggiare.

Come il vuoto dei bronzi faccio in modo che il mio vuoto di questi giorni diventi possibilità, opportunità, che si aprano nuovi scenari e susciti in me (ed in noi) la fantasia di ciò che potrà essere e che sicuramente sarà.

Un invito a posare le valigie ed a lasciare, seppur per un attimo, che i pensieri siano sospesi tra passato, presente e futuro. Perché nonostante tutto la vita non si ferma, si continua a camminare e si è parte di un viaggio perenne. Anche se al momento ci si sente fermi.

Interrogarci e cercare di dare un senso logico a tutto ciò che ci sta succedendo non ci porterà da nessuna parte, così come non riusciremo mai a comprendere razionalmente i viaggiatori di Bruno Catalano. Dobbiamo solo fonderci col momento e con queste opere. Solo allora comprenderemo che non c’è luogo reale o immaginario che non potremo raggiungere. Certo non a breve eh!

Per ora #iorestoacasa. Poi torneranno i viaggi…

Foto dal web

Sito ufficiale: https://brunocatalano.com

Marsiglia che stupisce

Giorni strani, a casa. Riflessioni sulla libertà e su quanto non sia così scontata. Il tempo per ripensare a viaggi fatti e per raccontarli sul blog. Marsiglia è uno di questi… Una città e dei dintorni che ci hanno incantate. Consigliatissima!

Jour 1

Il posto finestrino è indubbiamente il mio preferito…qualcuno dice che sia quello riservato ai sognatori…

Di sicuro la vista delle montagne innevate o di un isolotto (per me di origine vulcanica) rinfranca dalla maleducazione degli addetti ai controlli e del barista di turno…

À Marseille le informazioni scritte non sono sempre chiare ma a questa mancanza supplisce la gentilezza degli abitanti del luogo. Senza giacca. Godere del tepore del sole stesa su una panchina in legno massello al forte saint Jean. Vista Mucem. È febbraio, devo ricordarmelo, ma la luce del Sud della Francia è così…diversa, calda, chiara, accogliente. È la Provenza.

Le panier è fin da subito la mia zona preferita, sarà che ricorda tanto Montmartre. La cattedrale la Major è detta invece pigiama per la sua decorazione a strisce. Una sosta in appartamento per “preparare le stanze” e poi l’arc de triomphe in miniatura. Prendere al volo il 60 ed ammirare 2 spettacoli meravigliosi: il primo è il Santuario di Notre Dame de la Garde con i suoi 1000 ex voto e la voce di un bimbo che recita l’Ave Maria in francese. Fuori dalla chiesa il secondo spettacolo: uno dei più bei tramonti che io abbia mai visto sul Mediterraneo…

Jour 2

È la natura che decide: dal porto vecchio si parte per l’arcipelago del Frioul solo se il mare lo consente. Altrimenti queste due piccole isole restano lì, ad un tiro di schioppo ma irraggiungibili, chiuse. Sarà uno dei motivi per cui le isole mi affascinano così tanto. Ma non voglio ripetermi…

A chateau d’If il più illustre detenuto è stato il conte di Montecristo ma sono i colori del mare e delle rocce a catturarci. Fra lo stridore dei gabbiani ed un forte vento non resistiamo alla tentazione di immergere i piedi in quelle acque stupende. Piccoli inghippi alla stazione ma alla fine in treno raggiungiamo Aix-en-Provence, ed è subito Cezanne e la Montagna Saint- Victoire vista dal vivo (quella vera, non il dipinto).

La bouillebaisse è davvero complicata da mangiare ma i calissons non mi dispiacciono affatto.

Jour 3

Gli attraversamenti selvaggi ed il sapone di Marsiglia, tanto sapone di Marsiglia.

Il sole della domenica mattina a passeggio sul lungomare.

Non ho parole difronte al legame profondo fra la modernità del Mucem, la storia del forte saint- Jean ed il mare. Posso solo tacere (si so stare anche zitta) ed ammirare…

Info pratiche:

abbiamo alloggiato allo Stay city aparthotel Centre Vieux Port: accogliente, dal design curato e moderno (tanto giallo e io l’adoro). Colazione abbondante a 9€ al giorno.

– pranzi e cene nella zona del Vieux Port: la cigale e bistro 31.

Foto mie o delle mie amiche di viaggio!

Tornare a Bologna

In questi giorni di stacco forzato spero di riuscire finalmente a postare alcuni articoli in sospeso, come questo relativo al mio we a Bologna.

Giorno 1
Ancora una levataccia pre-partenza, ma non fa freddo come immaginavo.La città, nei 10 minuti che impiego da casa alla metro, pare svegliarsi. Ma i vagoni della metropolitana sono pieni anche a quest’ora. Il viaggio in treno scorre rapido fra chiacchiere ed un sonnecchiare scomposto. L’orologio della stazione centrale è fermo alle 10.25 da quasi 40 anni.
La mattinata ed il pranzo sono da FICO Eataly World: tigelle e gnocco fritto la fanno da padroni. La candelora a San Petronio, le biciclette ed i portici. La Gamberini Bag finalmente mia, i cappellacci con la zucca e le sorprese. Ritrovarsi a togliere la cera dal pavimento e rinunciare al tour by night…

Giorno 2

La nebbia ed il freddo che ti penetra nelle ossa (mi direte: “Beh se viaggi a febbraio devi metterlo in conto”). Noi che percorriamo, non si sa perché, strade di periferia e ponti verso il nulla. Nelle città bisogna tornare, è proprio vero: così questa volta, alla basilica di San Luca, salgo anche sulla cupola, per ammirare i colli bolognesi con una vista a 180 gradi, anche se l’esperienza di oggi era più da “Viandante su un mare di nebbia”. Il cibo è sempre una garanzia e poi una sosta caratteristica alla Decathlon di Casalecchio di Reno. Sotto la Torre degli Asinelli Un incontro fugace ma sentito con un caro amico e dopo gustare ancora la meraviglia di Santo Stefano con una guida d’eccezione. Riaffacciarsi alla finestrella sul canale prima di riprendere il viaggio in treno.

Nello zaino la guida per il mio prossimo viaggio.

Ma… “Qualcuno ha detto JUST EAT?”(cit.)

Qui trovate il post sul mio precedente viaggio in città: Bologna 2019

Info pratiche:

  • Abbiamo soggiornato in comodissimi appartamenti “Nel sole”;
  • Pranzo a Casalecchio di Reno: Castellinaria;
  • Cena in centro città: Osteria delle Donzelle;
  • Per un pranzo o una cena più easy consigliata Dispensa Emilia;
  • Colazione senza dubbio da Impero (già provato lo scorso anno): da assaggiare i cornetti alla pesca sciroppata!

Foto mie o dei miei compagni di viaggio!

A Parigi con mia sorella

Finalmente, dopo un mese abbondante, riesco a scrivere un post riassuntivo sul mio ritorno in una delle città che più amo: Parigi. Questa volta in compagnia di mia sorella…

La tour Eiffel

Jour 0
Al numero 62 della mia lista dei 101 desideri (si, ho una lista dei 101 desideri…e più)c’è tornare a Parigi. Al numero 72 invece trova posto “fare un viaggio con mia sorella”. Mi appresto a realizzarli entrambi, col mio fido basco color panna, lo stesso che indossavo nel mio precedente viaggio à Paris.
In aereo ad un certo punto sembra il gioco dei 4 cantoni, con uno scambio di posti fra passeggeri che solo Ryanair ed i biglietti ad assegnazione casuale possono causare. La lunga traversata verso l’hotel e finalmente il mio amato montmartre. Scalare la collina e godere della vista dalla Basilica del Sacre Coeur, con un primo sguardo alla tour Eiffel.
E poi dal sacro al profano con Pigalle, il Moulin Rouge e il famoso Moulin de là Gallette. Ma che bello è tornare a parlare francese?

Jour 1

La colazione profuma di pain au chocolat e croissant.

Le temperature sono sotto lo zero e i tetti, lungo il percorso, sono coperti di brina. La mia seconda esperienza di Disneyland è ancora più bella della prima anche se gli elementi per Frozen ci sono tutti: io e mia sorella sembriamo Elsa ed Anna e fa tanto freddo che sembra davvero di essere ad Arendelle. Emozioni indescrivibili.

I mezzi sono stracolmi ma funzionano, riservando solo dei piccoli cambi di programma a fine giornata. E ricarichiamo noi stessi e i nostri strumenti elettronici chiacchierando nella hall con 2 italiani. E c’è tempo anche per una partita a tekken 3.

Jour 2

“Parigi si sveglia e si sentono già le campane di Notre Dame”, così avrebbe detto Victor Hugo della nostra prima tappa mattutina. Le campane per un po’ non si sentiranno ma la cattedrale è bella comunque e l’attivismo francese è già all’opera per la ricostruzione. A piedi raggiungiamo la Pyramide du Louvre e attraverso Les Jardins de Tuileries imbocchiamo Les Champs Elysees. Vi hanno aperto una sede distaccata delle Galerie Lafayette.

Al Trocadero mi siedo su una panchina ed ammiro là Tour Eiffel mangiando una baguette.

Poi scopro un nuovo amore: rue du Bac (con la chiesa della medaglietta miracolosa e le bon Marché)

Il tramonto è ancora a Montmartre, in lontananza i gillet jeaune (non potevamo non incontrarli).

Qui trovate il racconto del mio precedente viaggio: Parigi 2009

Info pratiche:

– dall’aeroporto di Beauvais bus navetta fino a Porte Maillot e da lì collegamenti in metro;

– per arrivare da Parigi a Disneyland Rer A dalla stazione Nation

– noi abbiamo soggiornato all’hotel The Playce by Happiculture a Montmartre consigliatissimo: ben collocato, pulito, personale disponibile ed ottima colazione.

Piccole tigri

Dopo Piccola Orsa e Piccola Balena, un altro capolavoro di Jo Weaver.

Mamma tigre si accorge che la tana per sè e per le sue piccole Puli e Sera non è più sicura e decide di partire attraverso la giungla, alla ricerca di un nuovo rifugio.

Le piccole le propongono un luogo nascosto dietro la cascata ma è più adatto alle rane, troppo umido.

Poi Puli porta la mamma e la sorella su un albero altissimo ma è una tana più per scimmie che per tigri.

Le tre continuano a girare, attraversano la giungla in lungo e largo, tentano di nascondersi in una grotta ma ci sono troppi insetti. Nel tronco di un albero invece è nascosto un pitone.

Alla fine finalmente la mamma trova il posto giusto per le sue cucciole: un vecchio tempio abbandonato.

Un viaggio attraverso paesaggi selvatici ed incontaminati. Un viaggio con l’impronta, ormai nota, dell’autore.

Piccole tigri, Jo Weaver, Orecchio Acerbo

Marsiglia (giorno 3)

Gli attraversamenti selvaggi ed il sapone di Marsiglia, tanto sapone di Marsiglia.

Il sole della domenica mattina a passeggio sul lungomare.

Non ho parole difronte al legame profondo fra la modernità del Mucem, la storia del forte saint- Jean ed il mare. Posso solo tacere (si so stare anche zitta) ed ammirare…