Buon viaggio a me!

Da un po’ ho preso l’abitudine, durante i miei viaggi, di postare su Facebook una foto al giorno con alcune righe, una specie di diario delle mie sensazioni. In molti hanno iniziato a ringraziarmi, a chiedermi di scrivere, di aprire un blog. Per qualche tempo ho mantenuto la mia routine senza dar retta a queste richieste, poi, al ritorno da Cuba, sono stata contattata per itinerari, domande, informazioni. E allora mi sono detta: iniziamo questo viaggio, senza pretese di arrivare chissà dove, godendomi solo il percorso. Dopotutto mi sento una piccola viaggiatrice ma con grandi sogni, ed il fatto stesso di vivere fra la mia amata Puglia e Roma (che adoro) mi dà la possibilità di conoscere queste due bellissime realtà e di poterne parlare.

Uno dei miei bimbi a scuola una volta mi ha chiesto: -” Ma da grande cosa vuoi fare?”-

Io: -“La viaggiatrice!”-

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Loggetta delle Cariatidi  -Atene 2016-

Vienna (giorno 3)

Un assaggio d’inverno a Schönbrunner mentre i toni dell’autunno colorano il parco di rosso e arancione.

Dopo la visita agli appartamenti da sogno la nostra conclamata fortuna con i mezzi ci riporta in aeroporto:

-Ci sentiamo ragazze!-

-Certo, tempo qualche giorno ed organizziamo il prossimo viaggio!-

P.S. Bambini urlanti anche al ritorno in aereo…ma i ragazzi austriaci sono davvero belli!

Vienna (giorno 2)

Le assi del parquet del Kunsthistorische Museum scricchiolano sotto i piedi dei visitatori. Opere molto note e la decorazione dello scalone d’ingresso è il top. Vienna è elegante, sontuosa, imperiale. Cara Sissi finalmente, dopo averti incrociata a Corfù, a Merano ed a Budapest ti incontro a casa tua. La secessione, il Danubio, Mozart e il valzer. Un pranzo tirolese al naschmarkt. La temperatura è scesa. Non ci sfugge un book shop con tovagliolini in prima fila. Il bacio di Klimt è un amico che conosco bene e che finalmente vedo. Al belvedere si accavallano i pensieri: “te la ricordi Versailles? E la reggia di Caserta? “

Un giro sul Ring e poi decido che dobbiamo inseguire 3 ragazzi in abito tradizionale, così. Mi assecondano ma poi preferiamo una cena “esotica”.

Vienna (giorno 1)

È ancora buio, Roma si sta svegliando quando la lascio per raggiungere l’aeroporto. Ho sonno. È da tanto che non prendo l’aereo da sola, dai tempi del master (o forse qualche volo roma/bari e viceversa). Con le girls ci incontriamo direttamente a Vienna (come quella volta a Berlino).

La mia vicina di posto dichiara che durante il volo studierà. Io ho tutte le intenzioni di continuare a leggere il libro che mi ha prestato Antonietta. Ovviamente ci addormentiamo entrambe, nonostante il neonato urlante e 2 fratellini chiacchieroni alle mie spalle.

Prendere i mezzi non è semplicissimo e se i viennesi complicano le cose scambiando le direzioni della metro la cosa si fa ardua.

I torittesi come i cinesi ovunque.

Cominciamo la visita della città con le cose serie: la sacher, lo shopping, il mélange, la wiener schnitzer e la birra.

Ok, abbiamo anche visto il duomo di Santo Stefano, il Museum quarter e l’ hofburg.

E Claudia mi prende in giro (nel supermercato) perché non crede ai segni di cui le parlo.

Canada- Toronto-

Finalmente ho potuto dedicare un po’ di tempo alla stesura di questo post…

Day 1 e Day 2

“Avevo una casetta piccolina in Canadà…”

La famiglia: alcuni li rivedi con pianti di gioia, altri li conosci dai racconti e dalle foto e li abbracci per la prima volta. Dai 91 anni ai pochi mesi ci sono tutti. Guardare luoghi e ascoltare storie di chi è già stato qui prima di te e magari non c’è più. Scoprire pezzi che fanno parte del tuo DNA. E capire cosa significhi davvero provare nostalgia per i luoghi natii.

Day 3

I biglietti della metro sono dei gettoni, delle monetine (token).

La zona del college è tutta ordine e fiori, come il resto della città.

Durante la coda, nella CN Tower, un mago intrattiene la gente che aspetta. La torre ti accoglie con i suoi 553 m(siamo arrivati al 147 piano, 447 m),un ristorante rotante e un pavimento in vetro trasparente che si affaccia sul vuoto. In basso il Rogers Centre.

Il tempo varia in un baleno passando dal sole alla pioggia e poi ancora sole.

Una corsa dell’autobus in regalo e la fermata che si prenota tirando una cordicella.

Per cena barbecue…nella lattina di birra una pallina di azoto…

Day 4

Le porzioni da Costco sono enormi. A pranzo vado a raccogliere il basilico nella “yard”. Poi da Square One: le confezioni regalo le fanno nello stesso modo che negli usa, con la velina che fuoriesce dalla busta di carta.

Intanto ammiriamo 2 grattacieli di Missisauga: Absolute World Towers, fra i più belli al mondo, uno dei due ribattezzato Marlyn per le sue forme sinuose.

In tanti passano per un saluto e le risate sono assicurate.

Day 5

Gita alle cascate del Niagara. Un timido sole e una pioggia irruenta si intervallano. La mia compagna di avventure ed i suoi cugini canadesi passano a prenderci.

Vento, acqua, pioggia e risate sul battello.

Niagara Falls mi sembra la Las Vegas canadese (anche se non sono mai stata a Las Vegas).

Il fiume Niagara, il lago Ontario e poi Niagara-on-the-lake:una bomboniera.

Se gli Usa sono multicolor (almeno la parte che ho visto), il Canada è verde, tantissimo verde.

Ascoltare i racconti di famiglia, fare ricerche e scoprire che una mia trisavola era arrivata ad Ellis Island nel 1916.

La frase del giorno è “good job”!

Day 6

Io ed i panni stesi al sole. I “calzoncelli” fuori stagione.

Una colonna sonora un po’ retro per una bellissima e buonissima cena a casa di Nick e Antonella. L’alcool scorre per tutti (sarà la befana del vino?). Nick ci riempie di chiacchiere e ci fa ridere a crepapelle fra una cheescake è una blueberrycake. E anche i vicini di casa sono i benvenuti nella big family.

Day 7

Preparare la borsa per il week end.

Spazi infiniti e paesaggi da sfondo di Windows per giungere ad una villa da sogno. Mi ci voleva una bella nuotata, guardata a vista da 2 pastori tedeschi che si assicurano che io e i bambini non anneghiamo. Con Sofia, che ha 6 anni, chiacchiero in inglese della famiglia e della piscina. I pop corn al cioccolato bianco.

Guidare il quad in costume da bagno nel bosco e lungo tutta la tenuta di Lorenzo.

Da walmart non eravamo mai stati a fare shopping ma provvediamo subito alla mancanza.

Un cottage nei boschi presso il Georgian bay: praticamente la casa a Quasano. Un faló nel giardino: arrostire i marshmallow e nell’altra mano un bicchiere di sangria.

Ma le stelle cadenti si vedranno anche da qui? La notte di San Lorenzo è la notte di San Lorenzo anche in Canada? Avrei giusto un paio di desideri da esprimere…

Day 8

A colazione 9 persone: burro d’arachidi e la peach pie fatta da Sara (11 anni).

A Midland c’è il santuario di Santa Maria dei martiri canadesi : una missione gesuita del 1600 presso gli Huron. E subito il pensiero corre a Lourdes ed al film “the Mission”.

Ho fatto il bagno nel lago e ho passeggiato in solitaria lungo la riva a Woodland Beach.

Wasaga Beach è molto turistica e riesco a spendere 25 dollari di caramelle da Dollarama.

Giocare a basket aspettando il barbecue e finalmente le pannocchie per contorno.

Senza dimenticare l’emozione di ballare un lento, la tarantella e il twist al tramonto nel giardino…

Day 9

Nel silenzio della casa nel bosco si dorme benissimo e con la copertina. Sembra uno di quei reality in cui i protagonisti sono fuori dal mondo: io per 48 ore circa senza internet.

Il mercatino della domenica è in un ranch. I silos, gli abeti e le bandiere (le ho viste esibite con orgoglio in qualsiasi paese tranne in Italia).

Le visite serali, i programmi per i giorni seguenti, le storie di famiglia.

L’asciugatrice, il mal di gola e gli addominali.

Day 10

Anche qui hop on hop off, ancora una volta con Domenica e sua cugina Carmela.

Younge street divide la città in due: est ed ovest(un po’ muro di Berlino ma senza separazione). Yorkville è deliziosa: locali e boutiques molto chic.

Toronto a tratti ricorda NEW York per il sovrapporsi di grattacieli e costruzioni più basse e più vecchie in mattoni rossi. Però è più pulita e più fiorita.

Lo skyline della città dal battello sul lago Ontario. Le isole e uno spiritoso brunetto come guida.

Scoprire che anche Toronto ha il suo Flat Iron e bere Ginger Ale, come se non ci fosse un domani, con gli ospiti inattesi.

Day 11

Tutto avrei immaginato di fare durante questo viaggio, tranne che essere l’ospite in un programma radiofonico canadese e parlare dei miei viaggi, del mio blog e della Puglia.

All’acquario gli squali sono i più affascinanti: ripenso a Valencia ed a Genova.

Il mio preferito però continua ad essere Nemo, il pesce pagliaccio.

Poi un giro sul treno e una sosta per una birra fresca nella fabbrica Steam Whistle.

A Port Credit c’è un faro carinissimo e servono la pizza con le forbici per tagliarla.

Day 12

Riconosco le strade, quelle strade lunghe, larghe e dai nomi complicati che prima mi sembravano tutte uguali. Ora mi oriento anche qui, so tornare a casa o indicare la direzione da prendere per andare in città o verso il lago.

Impazzisco letteralmente per il Niagara Collection, un outlet da sogno!

Jenn è americana ma cucina benissimo italiano. A cena faccio amicizia con un vecchio cane, Tramp e con una gatta, Luna.

Day 13

Incontriamo l’altro ramo della famiglia: il più piccolo ha 3 mesi.

Automobili da far invidia ad un autosalone fra i più forniti e più costosi.

La nostra visita al Rom entusiasma papà ma i piedi di Nick chiedono giustizia.

Molto bella la collezione orientale e la mostra temporanea sui ragni.

Nella sezione sui minerali capisco che davvero gli artisti sulle loro tele non hanno inventato nulla ma la natura ha già provveduto a creare i colori meravigliosi delle gemme.

È confermato che Yorkville è il quartiere che preferisco della città.

L’altra cosa che adoro è papà che parla inglese e Lola, il dobermann più dolce al mondo.

Anche le torte con su scritto “benvenuti in Canada” ed aver imparato in inglese i nomi di tutta la fauna autoctona del luogo.

Day 14

Il lunch è a km zero, tutto rigorosamente colto dall’orto.

Da un’auto all’altra, da una casa all’altra.

L’ufficio del big boss ha la vista, come una torre di controllo, su tutto l’aeroporto.

Un giro fra i container e poi il compleanno di Say nel suo reparto.

Enzo è il nostro driver oggi.

La storia dei peanuts e la casa più bella che io abbia mai visto (se vi dico che ha sala cinema, palestra e campo da minigolf ci credete?).

È il momento delle confessioni: lo ammetto ho scroccato il Wi-Fi ovunque durante questa vacanza: case di parenti, amici, conoscenti, bar, musei, ristoranti, stazioni, aeroporti, magazzini…ovunque!

Day 15

Il franch toast a colazione non l’avevo ancora mangiato ma mi è piaciuto.

Il brunch è a casa di Sandy e Lori, “mangiacake style” dicono loro, per me davvero ottimo.

La fissa di mister Rocco per le cicorielle: le vede ovunque.

Comprare qualche altro souvenir e fare alcuni acquisti su commissione.

Al ristorante greco una doppia sorpresa.

La giusta conclusione della serata è la festa degli italiani,ospiti d’onore i Santo California. E io che canto a squarciagola “tornerò” assieme a circa 30000 persone. Età media 70 anni.

Day 16

Sperimento anche l’ozio: leggere un libro mentre prendo il sole in giardino.

Poi al barbecue siamo in 31.

I primi saluti, i primi abbracci, le prime lacrime.

Persone prima note solo dai racconti e dalle fotografie. Ora sulle foto sorridiamo insieme, abbracciati.

Ho deciso: domani non mi trucco, gli occhi mi bruciano quando il mascara si scioglie…

Day 17

Sentirsi a proprio agio in ogni casa, perché c’è chi fa di tutto per farti sentire a casa.

Ricevere un regalo da sogno.

Ascoltare le storie del passato e restare affascinata da un passaporto del 1925.

Dare consigli da fashion Addict in una cabina armadio da far invidia a Carrie e Chiara Ferragni.

Scoprire che i Crabs sono uno dei miei cibi preferiti e cantare in coro “il ragazzo della Via Gluk” come ninna nanna.

Come si fa a non lasciare qui pezzi di cuore?

Day 18

Piove. Diluvia mentre chiudo in valigia la mia esperienza di questo meraviglioso viaggio, i ricordi, l’amore. Il telefono squilla in continuazione, la gente va e viene per un saluto.

Sofia mi regala un cuoricino fatto di baci e mi chiede “ Vai via? Ma quando torni?”

Le rispondo con un sorriso emozionato.

Alcune informazioni pratiche:

-se volete mangiare una buona pizza a Niagara Falls vi consiglio Antica (ci hanno portati Jhon e CARMELA);

-a Port Credit pizza buonissima da Papà Giuseppe’s e greco sopraffino da Colossum;

– sfizioso e di qualità (e nel mio quartiere preferito): Nervosa a Yorkville;

– per la movida sul lago Georgian senza dubbio la cittadina di Wasaga beach!

Il mio viaggio a New York

In questi giorni un po’ più tranquilli(i primi dopo il mio rientro) finalmente riesco a scrivere un post riassuntivo dei miei 10 giorni trascorsi a New York.

Day 1

Il previsto e l’imprevisto che movimenta il viaggio e la vita e aumenta l’esperienza ed il curriculum del viaggiatore. Però quando sono troppi sono troppi. Lo scalo è una totale disorganizzazione e nell’attesa provo a consolarmi con un bluberry muffin. 10000 controlli e farne uno con i documenti incrociati. E Finalmente il taxi giallo.

Chiedetemi la cosa più assurda e di sicuro oggi mi è capitata. Anche svegliarmi di colpo all’atterraggio e vedere come prima cosa il Manatthan Bridge illuminato…

Day 2

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa…e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire…Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo…la vedeva…Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e,…si girava verso di noi, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche…prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi…gli ha preso un po’ la mano, ha fatto l’America…è il destino quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello è da lì alla lingua, fin dentro quel grido AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America. Lì, ad aspettare.” (A.Baricco)

Bayonne: il suo porto e le sue casette a schiera, quelle tipiche americane col patio davanti all’ingresso e le scalette. E poi New York, bandiere a stelle e strisce ovunque. Esco dalla metro e resto senza parole, bastano 10 secondi e la città mi rapisce. Come dice Roger “New York ti colpisce in faccia come un treno”. E io capisco che tutti i racconti fatto dalla gente non riusciranno mai a descrivere the big apple, e probabilmente nemmeno le mie parole ci riusciranno. La città è fotogenica: l’Empire state building, il rockfeller center, Times square, bradway, la 5 avenue, saint patrick. A central park mi siedo all’ombra e prendo appunti per il blog. Intanto dei ragazzi giocano a baseball. Poi all’improvviso la pioggia: rinunciamo a ripararci e camminiamo sotto l’acqua, tanto nella città delle 1000 contraddizioni piove col sole e si passa dall’afa al freddo siberiano dell’aria condizionata. Le chiacchiere scorrono a fiumi fra ricostruzioni di alberi genealogici, racconti del passato, ombrelli regalati e corse della metro gratis. E TERESA si conferma una grande, grandissima amica.

Day 3

Facciamo conoscenza con i famosi outlet americani ed in macchina il sottofondo musicale è quello dei Pooh. Poi uno sguardo allo Skyline della città e il primo incontro con la statua della Libertà da Harbor View 9/11 Memorial Park.

Il pool party è davvero cool in una casa che incarna alla perfezione il sogno americano. Sulla via del ritorno gli scoiattoli, i cervi e i clown nella macchina accanto…

Day 4

Colazione decisamente americana con pan cake, mirtilli e succo di mela così da affrontare con il massimo delle energie la città che non dorme mai. La metropolitana è un po’ complicata ma fattibile e può capitarti di incontrarvi chi vende biscotti, chi stira e chi sfreccia in skate.

Il MET è enorme, rispecchia la città che lo ospita: eclettico, enciclopedico. Espone opere famosissime che mai avrei pensato di vedere in vita mia. Mi incanto davanti a Renoir, Caravaggio, Modigliani, Van Gogh…ed apprezzo molto la sezione dell’antica America ed Oceania oltre ad una mostra originale che lega riti cattolici e moda.

Poi al Guggenheim a farci girare la testa salendo e discendendo nella sua struttura elicoidale.

Qui è tutto smisurato e scattare foto che comprendano gli edifici per intero è difficilissimo.

Gli indirizzi sono street o avenue preceduti da un numero ordinale ma noi, imitando i nostri amici Italo-americani “abitiamo ad 8 strade”.

Metti insieme 5 baresi (3 da Toritto, 1 da Sannicandro ed 1 da Bitetto) e la serata svolta alla Sex and the city, fra Frank Sinatra e Buddy il Boss delle torte.

Day 5

La città ai nostri piedi dall’alto dell’Empire state building e del Top of the Rocks. Poi un giro nel Rockfeller Centre (più che altro perdersi…).

Chi ride quando dico che incontro gente che conosco ovunque non ci crederà ma ci sono riuscita anche a NYC: un ragazzo italiano, blogger di viaggi, che seguo da non molto tempo sui social. E ovviamente il tipo della security, sul grattacielo, era di Bari.

Al Moma alto rischio di sindrome di Sthandal davanti alla “notte stellata” e alle “demoiselles d’Avignon”. Ma i book shop dei musei americani quanti sono grandi?

Un salto alla Trump Tower e poi…Colazione da Tiffany.

Giornata caratterizzata da scherzetti con i mezzi ma la frase più detta è stata sicuramente: “ io la odio questa aria condizionata! Fa freddo!”(ed in termini non sempre così pacifici ed educati).

Day 6

16,8 km. A piedi.

Sulla High Line uno spuntino di metà mattina con gelato/biscotto artigianale al gusto di red velvet e burro d’arachidi. Intanto qualcuno si bagna i piedi in un ruscello artificiale o prende il sole su lettini di legno che scorrono sulle vecchie rotaie del treno. Comincio a trovare le risposte al perché questa città sia così spettacolare: qui puoi vedere cose davvero mai viste. È geniale.

Il Chelsea Market assomiglia al mio amato mercato centrale (Roma e Firenze)ma è molto, molto più grande.

Ci riposiamo un attimo ad Union Square, l’arca di Noè di NY, fra banchieri, studenti, manifestanti, perdigiorno…

Il flatiron è ancora più bello che in fotografia ed ha davvero tutti i numeri per essere il preferito di qualcuno.

Ma la mia esperienza da sogno è attraversare il ponte di Brooklyn, scendere a Dumbo e trovarmi nel punto esatto in cui è stata girata una delle più famose scene di “C’era una volta in America”. Ed è subito:

-“Che hai fatto in tutti questi anni Noodles?”-

-Sono andato a letto presto!”-

Day 7

9/11 Memorial: 2 vuoti in cui perennemente scorre dell’acqua ed al di sopra, simbolo di rinascita, svetta la Freedom Tower. Costeggiamo in silenzio i muretti, accarezzando i nomi incisi, bagnati da lacrime di pioggia. Qua e là delle rose bianche, omaggio alle vittime nel giorno del loro compleanno. L’emozione è forte.

Poi l’incontro ravvicinato con Lady Liberty ed un salto a Wall Street.

La città ed i suoi odori (non sempre buoni)…

L’umidità si taglia a fette mentre passeggiamo fra Chinatown, Little Italy, Nolita, Soho e Tribeca.

Ed eccoci da Macy’s, i grandi magazzini, primi al mondo per dimensione.

Sono ancora qui a NY ed ho già voglia di tornarci…

Day 8

Rincorriamo per tutto il giorno i nostri amici ma non riusciamo a beccarci.

Nel Memorial Museum 9/11 capiamo che ci sarà sempre un tempo prima ed un tempo dopo l’11 settembre. Gli occhi si fanno lucidi rivivendo le storie e guardando l’installazione che cerca di ricordare il cielo azzurro su NY in quel fatidico giorno. Una frase cita Virgilio “Nessun giorno ti cancellerà mai dalla memoria del tempo”.

Oggi la statua della Libertà è vicinissima e le emozioni continuano ad Ellis Island. Il museo dell’immigrazione fa rivivere in modo interattivo l’arrivo degli emigranti negli Usa e le procedure di accoglienza che si svolgevano su quest’isola.

Il tramonto è sull’Hadson. “Good evening” alle vecchiette della casa di riposo, come ogni sera, tornando a casa. E poi dare e ricevere saluti da Toritto.

Day 9

I programmi della giornata potrebbero subire dei ritardi se uscendo dalla metro incappi in una gioielleria con delle super offerte.

L’autobus hop on hop off è incluso nel New York city pass quindi tanto vale farsi un giro ed approfittare per vedere cose non ancora incontrate lungo il percorso.

Central Park è un labirinto ma riusciamo a trovare Strawberry Fields, il mosaico dedicato alla memoria di John Lennon.

Poi qualche ora sul set di “una notte al museo” ( il museo americano di storia naturale) e un sano (sanissimo) hot dog.

Una maratona per concludere la giornata e trovarsi a chiacchierare in inglese con le commesse. E pensare che la frase più detta in questi giorni era stata “sorry can you repeat…sloowly!”Che progressi!

Che siamo italiane ce lo leggono in faccia(dicono da come siamo vestite e come camminiamo). E anche noi riconosciamo gli italiani.

A cena chiacchiere a go-go,gossip Torittese oltreoceano e musica italiana.

Day 10

L’emozione del racconto di una bellissima storia d’amore.

Uno spostamento in aereo, un cruciverba in lingua, ricongiungimenti familiari.

Se almeno una volta nella vita si dovrebbe vedere NY, almeno una volta all’anno si dovrebbe andare in America…

Alcuni consigli:

– i souvenir comprateli a china town e Little Italy, sono sicuramente più economici;

– se vi propongono di far scalo a Chicago non accettate: l’aeroporto è totalmente disorganizzato nella gestione dei controlli e dei transit;

-sconsiglio anche di viaggiare con Alitalia (il mio amico stuart mi odierà per questa cattiva pubblicità) ma noi ci siamo trovate in situazioni davvero spiacevoli;

– anziché cercare un alloggio in città provate a cercarlo in New Jersey, sulla sponda opposta del fiume: in 30 minuti, con il treno Path siete a Manhattan. E risparmierete sicuramente;

– consigliatissimo l’abbonamento NY City Pass con diverse proposte in base ai giorni di permanenza in città: comodo e vantaggioso!

Have a Good trip!

(Foto mie e della mia compagna di viaggio)

Un weekend in Toscana fra Prato e Siena

Il matrimonio di due carissimi amici diventa l’occasione per una gita fuori porta in Toscana.

Prato.

Alla stazione Iolanda aspetta me e Marta sfoggiando il suo sorriso più bello. È un sabato di settembre caldo, soleggiato, di quelli in cui non vorresti arrenderti alla fine dell’estate. Pare che da ieri invece sia autunno. Pare.

È bello rivedersi e chiacchierare e stupirsi di come la vita ci porti in posti e ci ponga in condizioni che mai avremmo immaginato. Scopro con piacere che la città è deliziosa, con tanti scorci pittoreschi, come piacciono a me. Scopro anche, con simpatia, che Prato ha una sua China Town (forse più grande di quella di NEW York).

Una mansarda carinissima in cui passare la notte e fare scorte da leggere in una piccola libreria.

Per concludere una bella grigliata con prodotti rigorosamente “consigliati” dall’esselunga.

Pontignano (Siena)

La collina Toscana e le vigne scorrono ai lati della strada. L’uva è quasi matura. La Certosa ha dei chiostri bellissimi e finestre che si aprono su paesaggi inaspettati.

Durante tutta la cerimonia ho le lacrime agli occhi e un nodo alla gola, poi il ricevimento semplice e conviviale. La parte musicale e dance è in macchina sulla via del ritorno, col cielo che pian piano si scolora e intanto sorge il rotondo quasi perfetto della luna piena.

(Foto mie)

ViaggioSerena

L‘altra sera sono uscita con Serena. Un’insegnante, giornalista, plurilaureata. Una donna colta, spigliata, forte e determinata. Ma soprattutto una viaggiatrice vera. Una viaggiatrice doc.

Prologo. Due anni fa ci siamo incontrate per caso io e Serena, ma a questo punto, sempre più spesso credo che nella vita il caso non esista e noi due dovessimo incontrarci quel giorno lì, quello in cui abbiamo firmato insieme il nostro contratto a tempo indeterminato. Poi in questo tempo ci siamo seguite a vicenda sui social e abbiamo imparato a conoscerci ed a stimarci, a volte in modo tacito, altre volte esprimendo a gran voce la reciproca ammirazione e la voglia di vederci e raccontarci. Ci siamo anche aiutate e supportate in un’altra prova ed abbiamo gioito per i risultati positivi raggiunti da entrambe.

2018. L’altra sera finalmente queste due “blogger” si sono viste. ViaggioSerena ha incontrato Viaggiatricedagrande. ViaggioSerena è la pagina Facebook di questa mia amica ed esprime al meglio quella che è la sua personalità e i suoi viaggi come scelte di vita. Non potrete capire se non andrete subito a darci un’occhiata.

Durante tutta la serata l’ho guardata con ammirazione come un modello da emulare. Ho ascoltato i suoi suggerimenti come quelli di una sorella maggiore. Consigli di viaggio dati a me, proprio a me, non a caso su posti belli da vedere. Dati a me come Carmen, con le mie caratteristiche, che lei, pur conoscendomi poco, ha saputo cogliere e valorizzare. Ci vuole grande sensibilità per fare una cosa del genere e lei ne ha davvero tanta.

E soprattutto non mi sono mai sentita inferiore (nonostante davvero difronte a lei io sia una viaggiatrice in erba).Ero invece completamente a mio agio ed ho cercato di non perdermi neanche una parola fra quelle dette.

Eravamo 2 persone con molte cose in comune ma allo stesso tempo molto diverse che, davanti ad un trapizzino ed una birra (in realtà io ne ho bevute 2), hanno parlato del passato, del presente e del futuro, dell’America e dell’Asia, dell’amore, della religione, delle blogger vere, delle applicazioni che ti mostrano la percentuale di mondo che hai visto…

Epilogo. Serena mi ha dato un compito importante e che mi riempie d’orgoglio: creare per lei ed il suo compagno un itinerario di 3 giorni in Puglia. Mi metto al lavoro!

P.S.

Non abbiamo foto dell’evento perché eravamo troppo impegnate a viverci. Così, come immagine per questo post ho “rubato” una delle sue ultime foto postate su Instagram e sulla pagina. Andate a guardare le altre, ha una gallery davvero interessante.

Facebook: ViaggioSerena

(Twin)set da viaggio

La nuova capsule collection della casa di moda milanese è dedicata al viaggio ed il suo nome è appunto Travel.

Amiche viaggiatrici (si, in questo caso mo rivolgo essenzialmente ad un pubblico femminile) se in viaggio non potete rinunciare al comfort questa è la collezione che fa per voi.

Tessuti tecnici e morbida maglieria sui toni del grigio, del panna, del cammello e del rosa cipria. Ottimi da mixare.

Abiti morbidi ed ampie ed avvolgenti sciarpe: una coccola ed un motivo in più per prenotare il prossimo volo!

Come se ne servisse uno…

(Foto dal web)

http://www.twinset.com

Prendere le distanze

Ci ho messo il mare fra me e te. Tanto mare. Quello vicino a Roma e quello della Puglia. L’oceano. L’America.

Fra me e te ho messo delle stagioni, 4.

5 paia di scarpe nuove, le ho allineate una accanto all’altra. E poi ci ho aggiunto 3/4 borse, che quelle non sono mai troppe e fanno volume.

Ho messo due feste di compleanno perché ormai funziona così e lo festeggio sempre almeno due volte.

Fra noi ho messo 3 nascite, un primo compleanno, un matrimonio importante (2 se consideriamo anche quello dei Ferragnez).

Ci ho messo tante valigie: fatte e disfatte, più e più volte. Tanti, Tantissimi km su e giù, in lungo e in largo. Treni, aerei, auto.

Ho messo sorrisi fra noi, amici, 2 cover band, qualche cocktail, un po’ di birre e di bicchieri di vino. Canzoni nuove, amici veri, film, abbracci e lacrime. Belle notizie e brutte notizie.

Sono riuscita persino ad infilarci emicranie e coliche renali, e per non farci mancare nulla, anche qualche messaggio di improbabili spasimanti.

Un bel mix. Una catena.

Una cena stellata, andate e ritorni, partenze.

Una trasmissione alla radio, articoli sul blog, baci umidi di bambini. Fra me e te.

Ci ho messo i segreti e le confessioni, le pizze, le settimane di lavoro e i week end. Gli orari del nuoto. Un anno scolastico finito ed uno nuovo di zecca. Torte e regali. Notti insonni, risate a crepapelle, mostre e musei. Cose grandi, enormi, e cose piccolissime (anche un geco). Tanti libri, i miei vicini, la famiglia e persino il mio edicolante preferito.

Ci ho messo la vita fra me e te.

Ho preso le distanze.

Poi, ti ho rivisto.

(L’immagine è del grande Gianluca Gallo, tratta dal suo libro “Finchè regge il cuore”)