Buon viaggio a me!

Da un po’ ho preso l’abitudine, durante i miei viaggi, di postare su Facebook una foto al giorno con alcune righe, una specie di diario delle mie sensazioni. In molti hanno iniziato a ringraziarmi, a chiedermi di scrivere, di aprire un blog. Per qualche tempo ho mantenuto la mia routine senza dar retta a queste richieste, poi, al ritorno da Cuba, sono stata contattata per itinerari, domande, informazioni. E allora mi sono detta: iniziamo questo viaggio, senza pretese di arrivare chissà dove, godendomi solo il percorso. Dopotutto mi sento una piccola viaggiatrice ma con grandi sogni, ed il fatto stesso di vivere fra la mia amata Puglia e Roma (che adoro) mi dà la possibilità di conoscere queste due bellissime realtà e di poterne parlare.

Uno dei miei bimbi a scuola una volta mi ha chiesto: -” Ma da grande cosa vuoi fare?”-

Io: -“La viaggiatrice!”-

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Loggetta delle Cariatidi  -Atene 2016-

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Picasso: tra cubismo e realismo 1915-1925 (Roma Scuderie del Quirinale)

Ultima settimana per questa mostra molto interessante (chiude sabato 21 gennaio) pensata in occasione del centenario del viaggio che l’artista fece fra Roma e Napoli assieme al poeta ed amico Jean Cocteau e al compositore Stravinskij al seguito della compagnia dei Balletti Russi (1917).

La mostra intende analizzare la produzione italiana e l’influenza del viaggio in Italia nella produzione successiva dell’artista. Oltre alla nascita della passione per Olga, prima ballerina dei Balletti Russi che diventerà sua prima moglie.Opere straordinarie provenienti da grandissimi musei di Berlino, Tokio, e ovviamente anche dal Museo Picasso di Parigi (quando ci sono stata non l’ho visitato). Una particolarità è il legame creato con Palazzo Barberini che ospita un’opera troppo grande per le sale delle Scuderie creando così un bellissimo rimando alla volta affrescata di Pietro da Cortona. Si tratta del sipario per il balletto Parade, realizzato da Picasso nel1917.Le mie due compagne di mostra, Sara ed Antonietta sono state particolarmente colpite dall’opera La danse. Io ho rivalutato tantissimo la tecnica dell’acquerello grazie ad opere straordinarie come Natura morta sul balcone e mi sono incantata davanti alle fotografie ed alle cartoline scritte di proprio pugno dall’artista, da Roma (soggiornava all’ hotel de Russie) ai suoi amici a Parigi.

L’emozione più grande che però questa mostra mi ha dato è stata quella di esserci dentro, nella storia dell’arte. Temevo infatti che facendo un lavoro un po’ diverso avessi perso dei colpi. Vedere le opere invece e pensare alcuni collegamenti e poi scoprire che l’audioguida “la pensava come me” è stato davvero bello e mi ha dato conferma che il fuoco sacro dell’arte arde sempre e comunque in me.(Foto mie)

Souvenirs e “se souvenir”

L’altra mattina sono uscita appositamente per comprare del nylon elastico che mi serviva per riparare un bracciale che qualche mese fa aveva deciso di seminare tutti i suoi componenti in giro per la stanza. E’ uno dei miei bracciali preferiti. L’ho comprato a Bonn. E’ un souvenir.souvenir-viaggio-brutti

Souvenir, dal francese se souvenir, ricordarsi.

Mi piace quando viaggio comprare dei ricordini per me e per gli altri. Una pratica consumistica e un po’ retrò? Forse si, ma in modo equilibrato, mi piace farlo.

E poi ho i miei souvenir preferiti. Un paio di orecchini pendenti con un fiore smaltato di rosa che ho comprato a Parigi. Le espadrillas verde acido pagate 5 euro in una bottega artigiana di Madrid. La collana dai colori del mare presa a Corfù (Domenica ce l’ha uguale ma con colori diversi). A Cuba ho comprato un cappello realizzato con foglie di banana, un profumo coloniale in una profumeria storica e una collana di semi colorati. Ancora orecchini a forma di stella marina in ceramica presi ad Otranto;  un block notes con le cariatidi proveninte da Atene; una borsa in pelle rossa con la stampa dell’electrico 28 comprata a Lisbona. Le mie ballerine rosse scamosciate di Verona; i calzini con il fiocchetto di Milano; l’impermeabile a pois comprato a Lourdes

Mi piace comprare soprattutto cose da indossare perchè il ricordo si risveglia ogni volta che lo faccio e tutte le volte che qualcuno nota l’oggetto e me lo dice parte il racconto “l’ho preso a…”. Non è vanità o mettersi in mostra (anche perchè i  miei restano sempre piccoli viaggi e grandi sogni). E’ proprio la chiacchierona che è in me che adora l’argomento, perchè è un po’ come tornare in quei posti (come faccio col blog d’altronde!).

Agli amici/parenti i souvenir variano a seconda del viaggio e del contesto (a parte una calamita obbligatoria per la collezione della mia mamma).

E poi ci sono quei souvenir che atri hanno portato a me dai loro viaggi. Ad alcuni tengo davvero tanto…I magneti di Luigi (ormai tacita tradizione fra noi) tutti in bella mostra sul mio frigo romano; un profumo souvenir degli Emirati Arabi che continuo ad usare con moderazione per quanto è intenso ( e mi piace); il portaspiccioli a forma di manga dono di mio cugino dal Giappone (in realtà lui dice che è più corretto dire kawaii); un portachiavi caraibico che ho attaccato al mio zaino da viaggio (contenta Loredana che me lo ha regalato); la tazza trasfomata in portapenne con tutte le matite provenienti dai vari viaggi; gli orecchi in legno, rigorosamente laccati di giallo, di Raffaella dal Sud Africa; i tanti segnalibri nascosti fra le pagine lette. E viaggiare con i ricordi…se souvenir…

(foto dal web)

Fra i trulli di Alberobello

Uno dei luoghi a cui facilmente si associa la Puglia è Alberobello, cittadina nata nel XVIII secolo sotto il dominio dei conti di Acquaviva.

I trulli però, caratteristiche costruzioni in pietra, hanno origini ben più antiche, collegate alle specchie della preistoria e ai motivi conici delle coperture orientali.

Sui tetti decorazioni di varia ispirazione che hanno significati ornamentali, scaramantici o religiosi (anche i puntali hanno diversi significati). Le pareti sono imbiancate con calce ottenuta triturando la stessa bianchissima pietra (chianche), mentre le cupole coniche sono ottenute sovrapponendo a secco le chiancarelle, i cerchi concentrici che via via si restringono.

Alberobello è unica al mondo, tant’è che il Rione Monti, la parte più antica, fu dichiarato Monumento Nazionale già nel 1909. Le circa 1000 case a trullo di questa zona sono distribuite su 6 stradine.

Nel 1930 anche il Governo Fascista si adoperi per la tutela dei trulli.

Se ci si aggira per la cittadina da non perdere il Trullo sovrano, i trulli siamesi, il santuario dei santi Cosma e Damiano, santi Medici patroni di Alberobello, la chiesa di Sant’Antonio.

In questo periodo non perdetevi la magia delle luci Christmas light.

Queste le foto spettacolari della mia amica Daniela.

2017: un anno di viaggi

Fine anno, tempo di valutazioni e resoconti. Anno nuovo e buoni propositi.

Il 2017 è stato decisamente un anno di viaggi (materiali e non).

Ho imparato ad amare la cannella a Lisbona, mangiando pasteis e scoprendo che sono uno dei miei dolci preferiti e che la torre di Belem è davvero così bella come la descrivono.

Una sera a Bruxelles ho rischiato di farmela sotto per quanto ho riso, complice una Delirium bevuta a stomaco vuoto. Ho imparato che qui i cioccolatini costano a peso d’oro, che i monumenti principali hanno a che fare con la pipì e che l’accoppiata “mules et frites” (cozze e patatine) non è poi tanto male.

Una primavera di gite fuori porta a Tivoli (Villa Adriana) e Calcata (paese hippie), con gli amici romani.

Ho rivisto Napoli in compagnia di mio cugino e mia zia, riscoprendone le bellezze e vedendo per la prima volta posti eccezionali come la Cappella Sansevero con il Cristo velato e le Sette opere di misericordia di Caravaggio. Ovviamente fra una pizza fritta, una frolla, una ricci aed un caffè.

Ho sonnecchiato sul tetto del Parlamento di Berlino crogiolandomi al sole di luglio. Mi sono innamorata di questa città pur non avendo aspettative alte. La Torre della Televisione (la mia preferita), tanti musei, un appartamento delizioso, il cibo tedesco noto nella mia famiglia e ritrovato. Uscire la mattina e rientrare la sera quasi senza sosta, cercando di vedere il più possibile.

E poi Cuba. I suoi suoni, i suoi colori, i suoi odori. Le sue profonde contraddizioni; l’afa che mi ha avvolta all’arrivo e mi ha accompagnata per tutto il viaggio. Il mio primo viaggio intercontinentale. Ho chiacchierato con chiunque ed in qualsiasi lingua ed ho imparato la classificazione dei sigari e che la ragazza più bella è la Guantanamera. Ho nuotato con i delfini, ho bevuto rum a qualsiasi ora della gioranata e ballato la salsa su un catamarano.

A Lourdes ho preso un sacco di pioggia. Ma davvero tanta, più di quella che prendo a Roma quando piove sul serio. Qualcuno scherzando mi ha detto che erano tutte benedizioni…chissà…Pioggia a parte è un luogo che resterà sempre nel mio cuore, dove la bellezza è dei luoghi ma soprattutto spirituale.

L’autunno ha visto l’Umbria protagonista, con un ritorno ad Assisi, nei luoghi francescani, ed una gita a Perugia in occasione dell’eurochocolate (con una svolta storico-artistica).

Poi la neve a Budapest ed io che mi immergo nell’acqua calda dei bagni all’aperto. Attraversare il Ponte delle Catene fin su al Bastione dei Pescatori. Pagare in fiorini la paprika, il salame ungherese e l’Unicum.

E poi un piccolo, piccolissimo “viaggio” in macchina tutto da sola(che per me che non amo guidare è come aver percorso la Route 66).

L’inizio di un viaggio nelle lingue vincendo la diffidenza d iscrivendomi ad un corso d’inglese (ora mi sta meno antipatico ma continuo a preferire il francese).

Un nuovo “viaggio” nello sport con la mia nuova passione e propensione per il nuoto.

Un viaggio-avventura che è quello di questo blog e tanti piccoli nuovi viaggi andando incontro ai nuovi amici conosciuti.

Infine, ma non meno importante, un “viaggio” (più che altro una gita fuori porta) nei sentimenti, perchè ho lasciato che qualcuno attraversasse la dogana del mio cuore…

E il 2018? Due viaggi sono già prenotati ed un paio in divenire…Direi che non mi resta che completare la lista dei buoni propositi, dopotutto negli ultimi mesi mi hanno regalato almeno 4 nuovi block notes, bisognerà pur usarli! Vado!!!

E buon viaggio…ops…buon 2018 a tutti!

Milano non è Milano

Nel dare il titolo a questo post cito un libro suggeritomi da una delle docenti del master che ho frequentato. Un libro che però non ho ancora avuto modo di leggere…

Prima dell’ottobre del 2013 casualità aveva voluto che io non fossi maia stata a Milano. Dopo quella prima volta però, lo setsso caso (vogliamo chiamarlo così?)ha voluto che io vivessi tanto questa città (causa master sopracitato frequentato alla Cattolica) e me ne innamorassi. Si, per le città ho l’innamoramento facile a volte, ma solo per le città.

Nell’anno di frequentazione del master, complici i miei amici masterini, e in particolare Maria Chiara, la mia romana compagna di avventure milanesi, in città ho visto e fatto di tutto.

Al Cenacolo ad esempio siamo state una volta durante una pausa paranzo, riuscendo così ad evitare le lunghe liste d’attesa e le prenotazione sold out per mesi. Che soddisfazione tornare a lezione senza aver pranzato ma avendo vissuto la totale immersione nell’opera di Leonardo!

A Palazzo Reale abbiamo visto un sacco di mostre; al museo del Novecento ci sono stata 2 volte e l’ultima volta stavo per abbandonarci Maria Chiara. Lei piuù scrupolosa di me analizzava ogni opera. Io ero già fuori (sul mio rapporto con l’arte contemporanea non mi dilungherò).

Sul tetto del Duomo ho fatto  amicizia con i colleghi del master perchè quella è stata la prim a delle nostre innumerevoli uscite didattiche e il primo set delle nostre infinite fotografie di gruppo. Vicino al Duomo c’è Luini, un pugliese emigrato che fa dei panzerotti spettacolari (per trovare il locale seguite la coda che si forma all’esterno). Ok, lì vicino merita una visita anche il Museo dell’Opera del Duomo, scusate ma Luini mi aveva distratta.

E poi gli aperitivi (meglio Ape, o Apericena) all’inizio in locali casuali o suggeriti da amici e conoscenti, poi nei posti che sono diventati del cuore (primo fra tutti il  Venti-20).

Milano è il Castello Sforzesco, il Mudec (Museo delle Culture), piazza San Babila con la sua chiesa; via della Spiga e il quadrilatero della moda. E’ attraversare la Galleria Vittorio Emanuele (anche voi vi confondete con Umberto I di Napoli? Io devo sempre pensarci un attimo prima di essere sicura); è il Teatro alla Scala; è la chicca poco nota della chiesa di San Maurizio.

Milano è le arcinote Pinacoteca di Brera e Pinacoteca Ambrosiana; è il mio amato museo dei Martinitt e delle Stelline.

Milano è passeggiare lungo i navigli e ritrovare resti d’epoca romana alle colonne di San Lorenzo.

Milano è Parco Sempione e l’Arco della Pace; è piazza degli Affari e l’adorata basilica di Sant’Ambrogio.

Milano è corso Venezia e la Galleria d’arte moderna; è la stazione centrale e piazzale Cadorna; è la Triennale; è la Torre Velasca e il Grattacielo Pirelli; è piazza Gae Aulenti.

Milano per me è stata l’expo con Patrizia; il bel tempo ogni volta che sono stata in città (freddo e pioggia pochissime volte); la settimana della moda e il salone del mobile.

Milano per me è tantissimi amici del posto e qualcuno che lì ci si è trasferito. Milano è un ricordo legato a ciascuno dei luoghi citati e raccontati in modo sommario per non dilungarmi troppo.

Milano è Milano! Altro che “Milano non è Milano”…

(Foto mie)

(Emilia) Romagna mia…

Si lo so sono pessima. Ma m’è presa la fissa delle citazioni di canzoni improbabili nei titoli…

A parte Ferrara (di cui vi ho ampiamente parlato in un altro post) e promettendo pubblicamente a 2 miei cari amici di Ravenna di andare a trovarli molto presto, la mia esperienza di questa regione è legata proprio a Ravenna ed a Rimini.

Rimini è per me un mare che non è mare, le testimonianze di epoca romana e la grande corte rinascimentale che ebbe esponenti come Piero della Francesca e Leon Battista Alberti.

A Ravenna invece non si può prescindere dai mosaici: quelli di S. Vitale, di Sant’ Apollinare Nuovo e Sant’ Apollinare in Classe, del mausoleo di Galla Placidia, del Battistero degli ariani è quello degli ortodossi. 8 monumenti paleocristiani e bizantini iscritti nella lista del Patrimonio dell’ Umanità. Bellissimi anche il mausoleo di Teodorico e la tomba di Dante.

Lo ammetto, manca ancora qualche provincia. Che sia il 2018 l’anno buono?

(Foto dal web)

“E andare…lontano…”

Mi è subito venuto in mente questo verso della canzone “Poster” di Baglioni, quando ho letto l’articolo di Vanity Fair sulle mete più ricercate per il Capodanno.

Tanzania: un mio amico si trova lì in questi giorni per altri motivi e chissà che prima o poi non ci vada anch’io.

Pare infatti che Zanzibar e gli arcipelaghi attorno alla Tanzania non siano da meno rispetto alle Seychelles.

Messico: in particolare Isla Holbox (hol bosh in lingua Maya vuol dire buco nero), a Nord di Cancun. Per passare il tempo raccogliendo conchiglie e ammirando pellicani e squali balena (innocui mi dicono).

Sri Lanka: salita alla ribalta dal 2009, dopo la fine di una guerra civile durata circa 20 anni. Importante per i templi di Buddha, per la sua storia coloniale e per l’accoglienza dei suoi abitanti.

Thailandia: caldo e sole garantiti a dicembre. Piove in estate ma da dicembre a marzo 24-31 gradi non ve li toglie nessuno. Pare ora si parli di una Thai Riviera…

Voi che farete? Io, dopo aver accarezzato l’idea di un “viaggione”, ho optato per il caldo accogliente della famiglia: quando si vive “lontani” da casa 15 giorni in terra natia sono una pura boccata d’ossigeno!

Buon Natale

I miei auguri per tutti i viaggiatori con questa canzone che mi fa pensare a tutti coloro che in un modo o nell’altro viaggiano…

” a chi aspetta alle stazioni, a chi il biglietto non ce l’ha”

” a te che vieni dal Sud”

“A te che vieni dal mare”

“A te che vieni dal Nord”…

Buon Natale!!!

Bergamo alta e Bergamo bassa

Settimane, giorni intensissimi, scusate l’assenza. Ma sono tornata! Oggi, fra un crudo di pesce e un dolcetto, fra gli auguri e la veglia vi parlo di Bergamo, città in cui sono stata in visita con le docenti ed i colleghi del master. Ed a Bergamo ho ricevuto la notizia della nascita di Nicola, uno dei miei “nipotini” acquisiti.

Bergamo alta e Bergamo bassa sono separate dalle mura venete (XVI sec), dichiarate quest’anno Patrimonio dell’Umanità.

Bergamo alta è una bomboniera. Quando l’ho visitata era maggio, e fra le stradine ripide che vanno in su ci siamo lasciate incantare dai Palazzi e dalle vetrine fini al Palazzo del Podestà che si affaccia su Piazza Vecchia (come a Toritto) e Piazza Duomo.

Accanto il Palazzo della Ragione è quello del Vescovado. Al piano terra gli scavi archeologici attestano l’utilizzo dell’area fin dall’epoca protostorica (VI-V a. C.). Al primo piano il Museo storico dell’età veneta (il Cinquecento interattivo).

La Rocca, che con dalle origini ha avuto destinazione militare, ha il nucleo centrale costituito da un mastio a pianta quadrangolare. Adibita a carcere intorno al 1860, è collegata al convento di S. Francesco che all’epoca era usato come penitenziario. Oggi è sede del Museo storico di Bergamo.

Il convento di S. Francesco, edificato fra XIII e XVI secolo rappresenta un pregevole esempio di architettura conventuale medievale. Dopo la soppressione napoleonica divenne ospedale e carcere e poi scuola elementare. Oggi è sede della Fondazione Bergamo nella storia.

Simbolo della città è il Campanone (Torre Civica) i cui rintocchi ricordavano che le porte della città stavano per essere chiuse, datato al XII secolo, ha subito numerosi “incidenti” e modifiche.

Da vedere il Duomo, la cappella Colleoni, la Basilica di S. Maria Maggiore.

Nella città bassa una sosta alla Torre dei Caduti, edificata da Piacentini negli anni ’20 del 1900 in ricordo dei caduti del primo conflitto mondiale (al primo piano ospita il sacrario) e ovviamente alla Gamec ( galleria d’arte moderna e contemporanea).

Se non ci siete mai stati vi consiglio una visita alla città dei Mille (180 dei garibaldini erano bergamaschi).

Non ne resterete delusi.

(Foto di noi “masterini”)

La perla del Tirreno: Capri

Continuo a dichiarare il mio amore per le isole e questa volta vi porto a Capri, il posto che nell’idea comune è l’isola mediterranea per antonomasia.

Il mare rappresenta la vita dell’isola.

Abitata fin dal Paleolitico (scoperte archeologiche lo dimostrano), poi colonia greca, passata sotto il dominio di Romani, Longobardi, Normanni e Spagnoli. Contesa fra Francesi e Inglesi durante le guerre napoleoniche, tornerà ai Borbone e quindi sarà annessa al Regno d’Italia.

Marina Grande è il porto principale e la vetrina a cui chi arriva sull’isola dà un primo sguardo. Per raggiungere Capri è carino utilizzare la funicolare, un mezzo insolito e un po’ fuori tempo ma che permette di farsi un’idea generale del luogo magico in cui ci si trova.

Ma Capri è essenzialmente nota per la Piazzetta, i Faraglioni e l’intrico di stradine che ricorda l’assetto medievale dell’isola.

La Piazzetta (Piazza Umberto I) è detta anche teatrino o salotto del Mondo. Punto di ritrovo e passaggio obbligato per i turisti (più o meno vip: es. Jackie O. e Liz Taylor), questa piazza sorge al posto dell’antica acropoli greca. Oltre la Torre dell’orologio, già campanile della cattedrale, lo sguardo spazia dal belvedere fino ad Ischia. La chiesa di Santo Stefano attira invece l’attenzione per le sue cupole dal sapore orientale.

I Faraglioni di Capri sono i Faraglioni con la F maiuscola, simbolo per eccellenza dell’isola. Facili da raggiungere in barca, soggetti preferiti dei fotoamatori (per quanto ami la fotografia credo che rinuncerò perché nel faraglione più esterno vive una specie rara di lucertola azzurra, che sarà pure rara ma resta sempre il soggetto delle mie fobie). Magari un giro fra le 67 grotte, prima fra tutte la grotta Azzurra dalle atmosfere cerulee causate dal filtrare della luce.

Di grande attrattiva la strada panoramica da percorrere a piedi (Via Krupp), la Certosa di S. Giacomo, il Palazzo di Tiberio, Anacapri e la cosiddetta scala fenicia.

Buona visita!

(Foto dal web. Le mie volutamente non pervenute)