Buon viaggio a me!

Da un po’ ho preso l’abitudine, durante i miei viaggi, di postare su Facebook una foto al giorno con alcune righe, una specie di diario delle mie sensazioni. In molti hanno iniziato a ringraziarmi, a chiedermi di scrivere, di aprire un blog. Per qualche tempo ho mantenuto la mia routine senza dar retta a queste richieste, poi, al ritorno da Cuba, sono stata contattata per itinerari, domande, informazioni. E allora mi sono detta: iniziamo questo viaggio, senza pretese di arrivare chissà dove, godendomi solo il percorso. Dopotutto mi sento una piccola viaggiatrice ma con grandi sogni, ed il fatto stesso di vivere fra la mia amata Puglia e Roma (che adoro) mi dà la possibilità di conoscere queste due bellissime realtà e di poterne parlare.

Uno dei miei bimbi a scuola una volta mi ha chiesto: -” Ma da grande cosa vuoi fare?”-

Io: -“La viaggiatrice!”-

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Loggetta delle Cariatidi  -Atene 2016-

Ovidio: Amori, miti e altre storie

“E ovunque si estende la potenza di Roma sulle terre domate sarò letto dalla gente, e per tutti i secoli, grazie alla fama, se c’è qualcosa di vero nelle profezie dei poeti, vivró” ( Met. 15, 877-879).

Si esprime così il poeta Ovidio negli ultimi versi del suo Carmen perpetuum, le Metamorfosi, prefigurando la sua apoteosi.

Un’apoteosi che si concretizza nell’ultima sala di questa meravigliosa mostra alle Scuderie del Quirinale fino al 20 gennaio.

Ma partiamo dalle origini…

In principio furono gli Amori cantati in tutte le loro forme: dall’ars amatoria ai rimedi dell’amore.

La Venere Callipigia ne è un chiaro esempio, mostrando a tutti il suo lato B. Quel lato B che le ha dato il nome ( Callipigia = dalle belle terga).

Ovidio non fu un poeta di corte, ma al contrario,in forte contrasto con Augusto, cercó in tutti i modi di dissacrare quel pantheon di divinità che l’imperatore aveva eletto fra i suoi “preferiti” in linea con il suo rigore morale.

Quindi se Augusto si fa rappresentare come Pontefice Massimo, il poeta mette invece in evidenza tutti gli aspetti più umani e frivoli della vita e del carattere degli dei.

Venere ad esempio è bella e traditrice. Di grande effetto la scultura classica di Venere pudica che pare specchiarsi nel dipinto della Venere di Botticelli.

Apollo e sua sorella Diana sono vendicativi: l’uno si accanirà sul fauno Marsia che aveva osato vincerlo al flauto; l’altra farà strage dei figli di Niobe poiché essa se ne era vantata. Stessa fine toccherà ad Atteone dopo aver visto la dea nuda al bagno. La bella Dafne mette invece quasi in ridicolo Apollo perché si trasforma in alloro piuttosto che accettare l’amore del dio.

Per non parlare di Giove e dei suoi amori adulterini: il rapimento di Europa sotto forma di toro bianco; Leda ed il cigno; la ninfa Io.

Al secondo piano l’esposizione continua mettendo in evidenza che ciò che dà origine ad ogni situazione delle Metamorfosi sono la passione ed il desiderio.

Quindi Venere che fa nascere anemoni dal sangue dell’amato e prematuramente scomparso Adone; Proserpina rapita da Plutone e Arianna abbandonata da Teseo.

La passione diventa poi ossessione per Narciso innamorato della sua immagine riflessa e per la ninfa Selmacide che pazza d’amore si unisce ad Ermafrodito dandogli la doppia natura femminile e maschile.

Sempre colpa della passione se Ippolito e Meleagro moriranno per mano dei loro parenti, se Icaro e Fetonte perderanno la vita per aver voluto superare i limiti umani e stessa fine faranno Priamo e Tisbe, una sorta di Giulietta e Romeo ante litteram.

Dopo tante morti premature, tragedie ed amori infelici, l’unico lieto fine è quello di Ganimede, pastore rapito da Giove e portato al cielo per diventare coppiere degli dei e ricompensato con l’immortalità.

È qui,con lui, che si compie l’apoteosi di Ovidio, ritratto da Poussin come poeta laureato accanto a Venere ed agli Eroti.

Si avverano quindi i versi che realmente renderanno eterna la sua opera:

“Ho ormai compiuto un’opera che non potranno cancellare nè l’ira di Giove, nè il ferro,nè il fuoco, nè il tempo divoratore…”(Met 15, 871-873)

Un allestimento magistrale.

Una didattica incisiva che si concretizza nel sapiente connubio (quanto mi piace questo termine) fra immagini e parole, come l’opera di Kosuth e i versi del poeta.

Un’audioguida chiara ed efficace ed opere (dalla scultura alla miniatura, dai dipinti alle gemme, ai vasi dipinti)dall’età antica all’arte contemporanea,di artisti del calibro di Botticelli, Ribera, il pittore dell’Iliupersis…

Una delle mostre migliori attualmente presente sul panorama artistico romano.

Da non perdere. E no, se ve lo state chiedendo, non mi hanno pagata.

(Foto mie)

Info: https://www.scuderiequirinale.it/mostra/ovidio-amori-miti-e-altre-storie-000

PIERO TOSI. ESERCIZI SULLA BELLEZZA. GLI ANNI DEL CSC 1988 – 2016 (Palazzo delle Esposizioni -Roma)

Ci siamo imbattute in questa mostra per caso perché eravamo a Palazzo delle Esposizioni per la mostra della Pixar. Ma dobbiamo ammettere che ci ha colpite molto e ci è piaciuta particolarmente.

Fino a prima di visitare la mostra questo nome mi era del tutto sconosciuto. Attraverso l’esposizione ho imparato che si tratta di uno dei più grandi costumisti del cinema italiano.

Si, ora mi darete dell’ignorante e direte tutti “Ma certo! Come fai a non conoscerlo!” Beh non lo conoscevo. Ma per fortuna ho colmato questa lacuna.

Piero Tosi é stato anche docente dal 1988 al 2016 presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Cinecittà ed ha creato costumi per la tv, l’opera ed il teatro.

Nel 2013, dopo 5 candidature (per es. per “Il Gattopardo”) ha ricevuto l’Oscar alla carriera. Memorabili le sue collaborazioni con Fellini, Monicelli, Lina Wertmüller, Zeffirelli, DeSica…

Una mostra che davvero vale la pena di vedere!

(Foto mie)

Info: https://www.palazzoesposizioni.it/mostra/piero-tosi-esercizi-sulla-bellezza-gli-anni-del-csc-1988-2016

Pixar: 30 anni di animazione

Chi di voi non ha mai guardato, nella vita, almeno un cartone animato firmato Pixar? Titoli quali “Toy story”, “Alla ricerca di Nemo”, “Inside out”, fino aglinultimi “Coco” e “Gli incredibili 2”.

Palazzo delle Esposizioni, fino al 20 gennaio, dedica ai 30 anni della pixar una mostra molto interessante suddivisa in sezioni tematiche. Si parte dalla storia della casa di produzione e dai primi cortometraggi.

Poi, da una parte i vari film con i loro disegni e le riproduzioni 3D (tra i miei preferiti Nemo, Up e Ratatouille).

Dall’altra un’analisi attenta è uno sguardo curioso sul “dietro le quinte”: come nasce un film di animazione? Un video mostra tutte le fasi di costruzione, aggiungendo via via effetti, ombre, musica, dialoghi…Emerge così pienamente il lavoro di squadra che si cela dietro questi capolavori.

Star di tutta l’esposizione lo Zoetrope che ricrea in 3D la magia dell’animazione. Tanto affascinante da averlo rivisto in azione 3 volte.

E avevamo tutte sopra i 30 anni!

info: https://www.palazzoesposizioni.it/

Foto e video miei.

Un pomeriggio alle terme di Diocleziano (Roma)

Un messaggio su whatsapp un lunedì qualsiasi d’autunno: ” A che ora stacchi domani? Mi accompagni in un giro storico-artistico per Roma?” “Ok, domani 15.30 ci vediamo a Termini”.

Vicino Termini ci sono le Terme di Diocleziano e il Museo Nazionale Romano.

Si tratta delle più grandi terme di Roma antica, volute dagli imperatori Massimiano e Diocleziano (III- IV sec. d. C.).

Sontuose e ricche di marmi, nei secoli furono utilizzate come cave a cielo aperto e smantellate per fare posto ad altre opere pubbliche.

La loro tutela si ebbe solo a partire dai primi del 1900.

All’interno, fra il 1400 e il 1500 vennero costruite la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri ed il Convento dei Certosini, del cui chiostro fu artefice Michelangelo.

Nel 1700 divennero anche sede dell’Annona papale per la raccolta di grano ed olio.

All’interno di alcune sale, fino al 20 gennaio è visitabile la mostra “Je suis l’autre“, il Primitivismo nell’arte del Novecento.

Bellissime le sale del museo dedicate alla nascita ed allo sviluppo della scrittura.

Per il resto vi lascio la sorpresa di visitare le Terme e lasciarvi stupire.

Come siamo rimasti stupiti noi.

La colonna dei viaggiatori

Blue Klein

(Foto mie)

Vienna in 3 giorni

Giornate piene, allerta meteo…difficile ritagliarsi un po’ di tempo per pubblicare un post. Ma alla fine ce la faccio…

Giorno 1

È ancora buio, Roma si sta svegliando quando la lascio per raggiungere l’aeroporto. Ho sonno. È da tanto che non prendo l’aereo da sola, dai tempi del master (o forse qualche volo roma/bari e viceversa). Con le girls ci incontriamo direttamente a Vienna (come quella volta a Berlino).

La mia vicina di posto dichiara che durante il volo studierà. Io ho tutte le intenzioni di continuare a leggere il libro che mi ha prestato Antonietta. Ovviamente ci addormentiamo entrambe, nonostante il neonato urlante e 2 fratellini chiacchieroni alle mie spalle.

Prendere i mezzi non è semplicissimo e se i viennesi complicano le cose scambiando le direzioni della metro la cosa si fa ardua.

I torittesi come i cinesi ovunque.

Cominciamo la visita della città con le cose serie: la sacher, lo shopping, il mélange, la wiener schnitzer e la birra.

Ok, abbiamo anche visto il duomo di Santo Stefano, il Museum quarter e l’ hofburg.

E Claudia mi prende in giro (nel supermercato) perché non crede ai segni di cui le parlo.

Giorno 2

Le assi del parquet del Kunsthistorische Museum scricchiolano sotto i piedi dei visitatori. Opere molto note e la decorazione dello scalone d’ingresso è il top. Vienna è elegante, sontuosa, imperiale. Cara Sissi finalmente, dopo averti incrociata a Corfù, a Merano ed a Budapest ti incontro a casa tua. La secessione, il Danubio, Mozart e il valzer. Un pranzo tirolese al naschmarkt. La temperatura è scesa. Non ci sfugge un book shop con tovagliolini in prima fila. Il bacio di Klimt è un amico che conosco bene e che finalmente vedo. Al belvedere si accavallano i pensieri: “te la ricordi Versailles? E la reggia di Caserta? “

Un giro sul Ring e poi decido che dobbiamo inseguire 3 ragazzi in abito tradizionale, così. Mi assecondano ma poi preferiamo una cena “esotica”.

Giorno 3

Un assaggio d’inverno a Schönbrunner mentre i toni dell’autunno colorano il parco di rosso e arancione.

Dopo la visita agli appartamenti da sogno la nostra conclamata fortuna con i mezzi ci riporta in aeroporto:

-Ci sentiamo ragazze!-

-Certo, tempo qualche giorno ed organizziamo il prossimo viaggio!-

P.S. Bambini urlanti anche al ritorno in aereo…ma i ragazzi austriaci sono davvero belli!

Qualche suggerimento:

– muoversi a Vienna è facilissimo, la metropolitana arriva quasi ovunque (quando non decidono di invertire la direzione dei treni per rendervi la vacanza più movimentata). Consigliata la tessera 24/48/72 ore;

– dall’aeroporto avete più possibilità per giungere in centro. Il treno Cat è sicuramente il più costoso (21€ a/r) ma il più rapido: in 16 minuti siete alla stazione Mitte e da lì potete prendere la metro;

– la Sacher torte sicuramente all’Hotel Sacher;

-a cena per una Wiener Schniltzer originale da Griechenbeisl (fondato nel 1350, con le firme di illustri personaggi sulle pareti);

– da non perdere il mercato Naschmarkt con bancarelle e ristoranti (proprio difronte al palazzo della Secessione);

– noi abbiamo soggiornato in un appartamento carinissimo trovato su Booking.com: Central apartment (centrale, pulito, sfizioso e vicinissimo a servizi e metropolitana).

P.S.Le foto sono mie!

Vienna (giorno 3)

Un assaggio d’inverno a Schönbrunner mentre i toni dell’autunno colorano il parco di rosso e arancione.

Dopo la visita agli appartamenti da sogno la nostra conclamata fortuna con i mezzi ci riporta in aeroporto:

-Ci sentiamo ragazze!-

-Certo, tempo qualche giorno ed organizziamo il prossimo viaggio!-

P.S. Bambini urlanti anche al ritorno in aereo…ma i ragazzi austriaci sono davvero belli!

Vienna (giorno 2)

Le assi del parquet del Kunsthistorische Museum scricchiolano sotto i piedi dei visitatori. Opere molto note e la decorazione dello scalone d’ingresso è il top. Vienna è elegante, sontuosa, imperiale. Cara Sissi finalmente, dopo averti incrociata a Corfù, a Merano ed a Budapest ti incontro a casa tua. La secessione, il Danubio, Mozart e il valzer. Un pranzo tirolese al naschmarkt. La temperatura è scesa. Non ci sfugge un book shop con tovagliolini in prima fila. Il bacio di Klimt è un amico che conosco bene e che finalmente vedo. Al belvedere si accavallano i pensieri: “te la ricordi Versailles? E la reggia di Caserta? “

Un giro sul Ring e poi decido che dobbiamo inseguire 3 ragazzi in abito tradizionale, così. Mi assecondano ma poi preferiamo una cena “esotica”.

Vienna (giorno 1)

È ancora buio, Roma si sta svegliando quando la lascio per raggiungere l’aeroporto. Ho sonno. È da tanto che non prendo l’aereo da sola, dai tempi del master (o forse qualche volo roma/bari e viceversa). Con le girls ci incontriamo direttamente a Vienna (come quella volta a Berlino).

La mia vicina di posto dichiara che durante il volo studierà. Io ho tutte le intenzioni di continuare a leggere il libro che mi ha prestato Antonietta. Ovviamente ci addormentiamo entrambe, nonostante il neonato urlante e 2 fratellini chiacchieroni alle mie spalle.

Prendere i mezzi non è semplicissimo e se i viennesi complicano le cose scambiando le direzioni della metro la cosa si fa ardua.

I torittesi come i cinesi ovunque.

Cominciamo la visita della città con le cose serie: la sacher, lo shopping, il mélange, la wiener schnitzer e la birra.

Ok, abbiamo anche visto il duomo di Santo Stefano, il Museum quarter e l’ hofburg.

E Claudia mi prende in giro (nel supermercato) perché non crede ai segni di cui le parlo.

Canada- Toronto-

Finalmente ho potuto dedicare un po’ di tempo alla stesura di questo post…

Day 1 e Day 2

“Avevo una casetta piccolina in Canadà…”

La famiglia: alcuni li rivedi con pianti di gioia, altri li conosci dai racconti e dalle foto e li abbracci per la prima volta. Dai 91 anni ai pochi mesi ci sono tutti. Guardare luoghi e ascoltare storie di chi è già stato qui prima di te e magari non c’è più. Scoprire pezzi che fanno parte del tuo DNA. E capire cosa significhi davvero provare nostalgia per i luoghi natii.

Day 3

I biglietti della metro sono dei gettoni, delle monetine (token).

La zona del college è tutta ordine e fiori, come il resto della città.

Durante la coda, nella CN Tower, un mago intrattiene la gente che aspetta. La torre ti accoglie con i suoi 553 m(siamo arrivati al 147 piano, 447 m),un ristorante rotante e un pavimento in vetro trasparente che si affaccia sul vuoto. In basso il Rogers Centre.

Il tempo varia in un baleno passando dal sole alla pioggia e poi ancora sole.

Una corsa dell’autobus in regalo e la fermata che si prenota tirando una cordicella.

Per cena barbecue…nella lattina di birra una pallina di azoto…

Day 4

Le porzioni da Costco sono enormi. A pranzo vado a raccogliere il basilico nella “yard”. Poi da Square One: le confezioni regalo le fanno nello stesso modo che negli usa, con la velina che fuoriesce dalla busta di carta.

Intanto ammiriamo 2 grattacieli di Missisauga: Absolute World Towers, fra i più belli al mondo, uno dei due ribattezzato Marlyn per le sue forme sinuose.

In tanti passano per un saluto e le risate sono assicurate.

Day 5

Gita alle cascate del Niagara. Un timido sole e una pioggia irruenta si intervallano. La mia compagna di avventure ed i suoi cugini canadesi passano a prenderci.

Vento, acqua, pioggia e risate sul battello.

Niagara Falls mi sembra la Las Vegas canadese (anche se non sono mai stata a Las Vegas).

Il fiume Niagara, il lago Ontario e poi Niagara-on-the-lake:una bomboniera.

Se gli Usa sono multicolor (almeno la parte che ho visto), il Canada è verde, tantissimo verde.

Ascoltare i racconti di famiglia, fare ricerche e scoprire che una mia trisavola era arrivata ad Ellis Island nel 1916.

La frase del giorno è “good job”!

Day 6

Io ed i panni stesi al sole. I “calzoncelli” fuori stagione.

Una colonna sonora un po’ retro per una bellissima e buonissima cena a casa di Nick e Antonella. L’alcool scorre per tutti (sarà la befana del vino?). Nick ci riempie di chiacchiere e ci fa ridere a crepapelle fra una cheescake è una blueberrycake. E anche i vicini di casa sono i benvenuti nella big family.

Day 7

Preparare la borsa per il week end.

Spazi infiniti e paesaggi da sfondo di Windows per giungere ad una villa da sogno. Mi ci voleva una bella nuotata, guardata a vista da 2 pastori tedeschi che si assicurano che io e i bambini non anneghiamo. Con Sofia, che ha 6 anni, chiacchiero in inglese della famiglia e della piscina. I pop corn al cioccolato bianco.

Guidare il quad in costume da bagno nel bosco e lungo tutta la tenuta di Lorenzo.

Da walmart non eravamo mai stati a fare shopping ma provvediamo subito alla mancanza.

Un cottage nei boschi presso il Georgian bay: praticamente la casa a Quasano. Un faló nel giardino: arrostire i marshmallow e nell’altra mano un bicchiere di sangria.

Ma le stelle cadenti si vedranno anche da qui? La notte di San Lorenzo è la notte di San Lorenzo anche in Canada? Avrei giusto un paio di desideri da esprimere…

Day 8

A colazione 9 persone: burro d’arachidi e la peach pie fatta da Sara (11 anni).

A Midland c’è il santuario di Santa Maria dei martiri canadesi : una missione gesuita del 1600 presso gli Huron. E subito il pensiero corre a Lourdes ed al film “the Mission”.

Ho fatto il bagno nel lago e ho passeggiato in solitaria lungo la riva a Woodland Beach.

Wasaga Beach è molto turistica e riesco a spendere 25 dollari di caramelle da Dollarama.

Giocare a basket aspettando il barbecue e finalmente le pannocchie per contorno.

Senza dimenticare l’emozione di ballare un lento, la tarantella e il twist al tramonto nel giardino…

Day 9

Nel silenzio della casa nel bosco si dorme benissimo e con la copertina. Sembra uno di quei reality in cui i protagonisti sono fuori dal mondo: io per 48 ore circa senza internet.

Il mercatino della domenica è in un ranch. I silos, gli abeti e le bandiere (le ho viste esibite con orgoglio in qualsiasi paese tranne in Italia).

Le visite serali, i programmi per i giorni seguenti, le storie di famiglia.

L’asciugatrice, il mal di gola e gli addominali.

Day 10

Anche qui hop on hop off, ancora una volta con Domenica e sua cugina Carmela.

Younge street divide la città in due: est ed ovest(un po’ muro di Berlino ma senza separazione). Yorkville è deliziosa: locali e boutiques molto chic.

Toronto a tratti ricorda NEW York per il sovrapporsi di grattacieli e costruzioni più basse e più vecchie in mattoni rossi. Però è più pulita e più fiorita.

Lo skyline della città dal battello sul lago Ontario. Le isole e uno spiritoso brunetto come guida.

Scoprire che anche Toronto ha il suo Flat Iron e bere Ginger Ale, come se non ci fosse un domani, con gli ospiti inattesi.

Day 11

Tutto avrei immaginato di fare durante questo viaggio, tranne che essere l’ospite in un programma radiofonico canadese e parlare dei miei viaggi, del mio blog e della Puglia.

All’acquario gli squali sono i più affascinanti: ripenso a Valencia ed a Genova.

Il mio preferito però continua ad essere Nemo, il pesce pagliaccio.

Poi un giro sul treno e una sosta per una birra fresca nella fabbrica Steam Whistle.

A Port Credit c’è un faro carinissimo e servono la pizza con le forbici per tagliarla.

Day 12

Riconosco le strade, quelle strade lunghe, larghe e dai nomi complicati che prima mi sembravano tutte uguali. Ora mi oriento anche qui, so tornare a casa o indicare la direzione da prendere per andare in città o verso il lago.

Impazzisco letteralmente per il Niagara Collection, un outlet da sogno!

Jenn è americana ma cucina benissimo italiano. A cena faccio amicizia con un vecchio cane, Tramp e con una gatta, Luna.

Day 13

Incontriamo l’altro ramo della famiglia: il più piccolo ha 3 mesi.

Automobili da far invidia ad un autosalone fra i più forniti e più costosi.

La nostra visita al Rom entusiasma papà ma i piedi di Nick chiedono giustizia.

Molto bella la collezione orientale e la mostra temporanea sui ragni.

Nella sezione sui minerali capisco che davvero gli artisti sulle loro tele non hanno inventato nulla ma la natura ha già provveduto a creare i colori meravigliosi delle gemme.

È confermato che Yorkville è il quartiere che preferisco della città.

L’altra cosa che adoro è papà che parla inglese e Lola, il dobermann più dolce al mondo.

Anche le torte con su scritto “benvenuti in Canada” ed aver imparato in inglese i nomi di tutta la fauna autoctona del luogo.

Day 14

Il lunch è a km zero, tutto rigorosamente colto dall’orto.

Da un’auto all’altra, da una casa all’altra.

L’ufficio del big boss ha la vista, come una torre di controllo, su tutto l’aeroporto.

Un giro fra i container e poi il compleanno di Say nel suo reparto.

Enzo è il nostro driver oggi.

La storia dei peanuts e la casa più bella che io abbia mai visto (se vi dico che ha sala cinema, palestra e campo da minigolf ci credete?).

È il momento delle confessioni: lo ammetto ho scroccato il Wi-Fi ovunque durante questa vacanza: case di parenti, amici, conoscenti, bar, musei, ristoranti, stazioni, aeroporti, magazzini…ovunque!

Day 15

Il franch toast a colazione non l’avevo ancora mangiato ma mi è piaciuto.

Il brunch è a casa di Sandy e Lori, “mangiacake style” dicono loro, per me davvero ottimo.

La fissa di mister Rocco per le cicorielle: le vede ovunque.

Comprare qualche altro souvenir e fare alcuni acquisti su commissione.

Al ristorante greco una doppia sorpresa.

La giusta conclusione della serata è la festa degli italiani,ospiti d’onore i Santo California. E io che canto a squarciagola “tornerò” assieme a circa 30000 persone. Età media 70 anni.

Day 16

Sperimento anche l’ozio: leggere un libro mentre prendo il sole in giardino.

Poi al barbecue siamo in 31.

I primi saluti, i primi abbracci, le prime lacrime.

Persone prima note solo dai racconti e dalle fotografie. Ora sulle foto sorridiamo insieme, abbracciati.

Ho deciso: domani non mi trucco, gli occhi mi bruciano quando il mascara si scioglie…

Day 17

Sentirsi a proprio agio in ogni casa, perché c’è chi fa di tutto per farti sentire a casa.

Ricevere un regalo da sogno.

Ascoltare le storie del passato e restare affascinata da un passaporto del 1925.

Dare consigli da fashion Addict in una cabina armadio da far invidia a Carrie e Chiara Ferragni.

Scoprire che i Crabs sono uno dei miei cibi preferiti e cantare in coro “il ragazzo della Via Gluk” come ninna nanna.

Come si fa a non lasciare qui pezzi di cuore?

Day 18

Piove. Diluvia mentre chiudo in valigia la mia esperienza di questo meraviglioso viaggio, i ricordi, l’amore. Il telefono squilla in continuazione, la gente va e viene per un saluto.

Sofia mi regala un cuoricino fatto di baci e mi chiede “ Vai via? Ma quando torni?”

Le rispondo con un sorriso emozionato.

Alcune informazioni pratiche:

-se volete mangiare una buona pizza a Niagara Falls vi consiglio Antica (ci hanno portati Jhon e CARMELA);

-a Port Credit pizza buonissima da Papà Giuseppe’s e greco sopraffino da Colossum;

– sfizioso e di qualità (e nel mio quartiere preferito): Nervosa a Yorkville;

– per la movida sul lago Georgian senza dubbio la cittadina di Wasaga beach!

Il mio viaggio a New York

In questi giorni un po’ più tranquilli(i primi dopo il mio rientro) finalmente riesco a scrivere un post riassuntivo dei miei 10 giorni trascorsi a New York.

Day 1

Il previsto e l’imprevisto che movimenta il viaggio e la vita e aumenta l’esperienza ed il curriculum del viaggiatore. Però quando sono troppi sono troppi. Lo scalo è una totale disorganizzazione e nell’attesa provo a consolarmi con un bluberry muffin. 10000 controlli e farne uno con i documenti incrociati. E Finalmente il taxi giallo.

Chiedetemi la cosa più assurda e di sicuro oggi mi è capitata. Anche svegliarmi di colpo all’atterraggio e vedere come prima cosa il Manatthan Bridge illuminato…

Day 2

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa…e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire…Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo…la vedeva…Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e,…si girava verso di noi, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche…prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi…gli ha preso un po’ la mano, ha fatto l’America…è il destino quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello è da lì alla lingua, fin dentro quel grido AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America. Lì, ad aspettare.” (A.Baricco)

Bayonne: il suo porto e le sue casette a schiera, quelle tipiche americane col patio davanti all’ingresso e le scalette. E poi New York, bandiere a stelle e strisce ovunque. Esco dalla metro e resto senza parole, bastano 10 secondi e la città mi rapisce. Come dice Roger “New York ti colpisce in faccia come un treno”. E io capisco che tutti i racconti fatto dalla gente non riusciranno mai a descrivere the big apple, e probabilmente nemmeno le mie parole ci riusciranno. La città è fotogenica: l’Empire state building, il rockfeller center, Times square, bradway, la 5 avenue, saint patrick. A central park mi siedo all’ombra e prendo appunti per il blog. Intanto dei ragazzi giocano a baseball. Poi all’improvviso la pioggia: rinunciamo a ripararci e camminiamo sotto l’acqua, tanto nella città delle 1000 contraddizioni piove col sole e si passa dall’afa al freddo siberiano dell’aria condizionata. Le chiacchiere scorrono a fiumi fra ricostruzioni di alberi genealogici, racconti del passato, ombrelli regalati e corse della metro gratis. E TERESA si conferma una grande, grandissima amica.

Day 3

Facciamo conoscenza con i famosi outlet americani ed in macchina il sottofondo musicale è quello dei Pooh. Poi uno sguardo allo Skyline della città e il primo incontro con la statua della Libertà da Harbor View 9/11 Memorial Park.

Il pool party è davvero cool in una casa che incarna alla perfezione il sogno americano. Sulla via del ritorno gli scoiattoli, i cervi e i clown nella macchina accanto…

Day 4

Colazione decisamente americana con pan cake, mirtilli e succo di mela così da affrontare con il massimo delle energie la città che non dorme mai. La metropolitana è un po’ complicata ma fattibile e può capitarti di incontrarvi chi vende biscotti, chi stira e chi sfreccia in skate.

Il MET è enorme, rispecchia la città che lo ospita: eclettico, enciclopedico. Espone opere famosissime che mai avrei pensato di vedere in vita mia. Mi incanto davanti a Renoir, Caravaggio, Modigliani, Van Gogh…ed apprezzo molto la sezione dell’antica America ed Oceania oltre ad una mostra originale che lega riti cattolici e moda.

Poi al Guggenheim a farci girare la testa salendo e discendendo nella sua struttura elicoidale.

Qui è tutto smisurato e scattare foto che comprendano gli edifici per intero è difficilissimo.

Gli indirizzi sono street o avenue preceduti da un numero ordinale ma noi, imitando i nostri amici Italo-americani “abitiamo ad 8 strade”.

Metti insieme 5 baresi (3 da Toritto, 1 da Sannicandro ed 1 da Bitetto) e la serata svolta alla Sex and the city, fra Frank Sinatra e Buddy il Boss delle torte.

Day 5

La città ai nostri piedi dall’alto dell’Empire state building e del Top of the Rocks. Poi un giro nel Rockfeller Centre (più che altro perdersi…).

Chi ride quando dico che incontro gente che conosco ovunque non ci crederà ma ci sono riuscita anche a NYC: un ragazzo italiano, blogger di viaggi, che seguo da non molto tempo sui social. E ovviamente il tipo della security, sul grattacielo, era di Bari.

Al Moma alto rischio di sindrome di Sthandal davanti alla “notte stellata” e alle “demoiselles d’Avignon”. Ma i book shop dei musei americani quanti sono grandi?

Un salto alla Trump Tower e poi…Colazione da Tiffany.

Giornata caratterizzata da scherzetti con i mezzi ma la frase più detta è stata sicuramente: “ io la odio questa aria condizionata! Fa freddo!”(ed in termini non sempre così pacifici ed educati).

Day 6

16,8 km. A piedi.

Sulla High Line uno spuntino di metà mattina con gelato/biscotto artigianale al gusto di red velvet e burro d’arachidi. Intanto qualcuno si bagna i piedi in un ruscello artificiale o prende il sole su lettini di legno che scorrono sulle vecchie rotaie del treno. Comincio a trovare le risposte al perché questa città sia così spettacolare: qui puoi vedere cose davvero mai viste. È geniale.

Il Chelsea Market assomiglia al mio amato mercato centrale (Roma e Firenze)ma è molto, molto più grande.

Ci riposiamo un attimo ad Union Square, l’arca di Noè di NY, fra banchieri, studenti, manifestanti, perdigiorno…

Il flatiron è ancora più bello che in fotografia ed ha davvero tutti i numeri per essere il preferito di qualcuno.

Ma la mia esperienza da sogno è attraversare il ponte di Brooklyn, scendere a Dumbo e trovarmi nel punto esatto in cui è stata girata una delle più famose scene di “C’era una volta in America”. Ed è subito:

-“Che hai fatto in tutti questi anni Noodles?”-

-Sono andato a letto presto!”-

Day 7

9/11 Memorial: 2 vuoti in cui perennemente scorre dell’acqua ed al di sopra, simbolo di rinascita, svetta la Freedom Tower. Costeggiamo in silenzio i muretti, accarezzando i nomi incisi, bagnati da lacrime di pioggia. Qua e là delle rose bianche, omaggio alle vittime nel giorno del loro compleanno. L’emozione è forte.

Poi l’incontro ravvicinato con Lady Liberty ed un salto a Wall Street.

La città ed i suoi odori (non sempre buoni)…

L’umidità si taglia a fette mentre passeggiamo fra Chinatown, Little Italy, Nolita, Soho e Tribeca.

Ed eccoci da Macy’s, i grandi magazzini, primi al mondo per dimensione.

Sono ancora qui a NY ed ho già voglia di tornarci…

Day 8

Rincorriamo per tutto il giorno i nostri amici ma non riusciamo a beccarci.

Nel Memorial Museum 9/11 capiamo che ci sarà sempre un tempo prima ed un tempo dopo l’11 settembre. Gli occhi si fanno lucidi rivivendo le storie e guardando l’installazione che cerca di ricordare il cielo azzurro su NY in quel fatidico giorno. Una frase cita Virgilio “Nessun giorno ti cancellerà mai dalla memoria del tempo”.

Oggi la statua della Libertà è vicinissima e le emozioni continuano ad Ellis Island. Il museo dell’immigrazione fa rivivere in modo interattivo l’arrivo degli emigranti negli Usa e le procedure di accoglienza che si svolgevano su quest’isola.

Il tramonto è sull’Hadson. “Good evening” alle vecchiette della casa di riposo, come ogni sera, tornando a casa. E poi dare e ricevere saluti da Toritto.

Day 9

I programmi della giornata potrebbero subire dei ritardi se uscendo dalla metro incappi in una gioielleria con delle super offerte.

L’autobus hop on hop off è incluso nel New York city pass quindi tanto vale farsi un giro ed approfittare per vedere cose non ancora incontrate lungo il percorso.

Central Park è un labirinto ma riusciamo a trovare Strawberry Fields, il mosaico dedicato alla memoria di John Lennon.

Poi qualche ora sul set di “una notte al museo” ( il museo americano di storia naturale) e un sano (sanissimo) hot dog.

Una maratona per concludere la giornata e trovarsi a chiacchierare in inglese con le commesse. E pensare che la frase più detta in questi giorni era stata “sorry can you repeat…sloowly!”Che progressi!

Che siamo italiane ce lo leggono in faccia(dicono da come siamo vestite e come camminiamo). E anche noi riconosciamo gli italiani.

A cena chiacchiere a go-go,gossip Torittese oltreoceano e musica italiana.

Day 10

L’emozione del racconto di una bellissima storia d’amore.

Uno spostamento in aereo, un cruciverba in lingua, ricongiungimenti familiari.

Se almeno una volta nella vita si dovrebbe vedere NY, almeno una volta all’anno si dovrebbe andare in America…

Alcuni consigli:

– i souvenir comprateli a china town e Little Italy, sono sicuramente più economici;

– se vi propongono di far scalo a Chicago non accettate: l’aeroporto è totalmente disorganizzato nella gestione dei controlli e dei transit;

-sconsiglio anche di viaggiare con Alitalia (il mio amico stuart mi odierà per questa cattiva pubblicità) ma noi ci siamo trovate in situazioni davvero spiacevoli;

– anziché cercare un alloggio in città provate a cercarlo in New Jersey, sulla sponda opposta del fiume: in 30 minuti, con il treno Path siete a Manhattan. E risparmierete sicuramente;

– consigliatissimo l’abbonamento NY City Pass con diverse proposte in base ai giorni di permanenza in città: comodo e vantaggioso!

Have a Good trip!

(Foto mie e della mia compagna di viaggio)