Buon viaggio a me!

Da un po’ ho preso l’abitudine, durante i miei viaggi, di postare su Facebook una foto al giorno con alcune righe, una specie di diario delle mie sensazioni. In molti hanno iniziato a ringraziarmi, a chiedermi di scrivere, di aprire un blog. Per qualche tempo ho mantenuto la mia routine senza dar retta a queste richieste, poi, al ritorno da Cuba, sono stata contattata per itinerari, domande, informazioni. E allora mi sono detta: iniziamo questo viaggio, senza pretese di arrivare chissà dove, godendomi solo il percorso. Dopotutto mi sento una piccola viaggiatrice ma con grandi sogni, ed il fatto stesso di vivere fra la mia amata Puglia e Roma (che adoro) mi dà la possibilità di conoscere queste due bellissime realtà e di poterne parlare.

Uno dei miei bimbi a scuola una volta mi ha chiesto: -” Ma da grande cosa vuoi fare?”-

Io: -“La viaggiatrice!”-

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Loggetta delle Cariatidi  -Atene 2016-

E-pop Roncato: il trolley trasformista

Vi è mai capitato, quando acquistare qualcosa, di porvi la domanda “e se poi non mi piace più?”Con questa valigia la risposta è che quando non vi piacerà più potrete cambiare il frontalino ed avere un trolley nuovo.

Questa valigia da cabina in policarbonato, ti consente di cambiare lo screen fra i tanti a disposizione o addirittura con uno con una tua grafica personalizzata.

I frontalini sono tantissimi (arte, animali, paesaggi, ecc.), in plexiglas e possono essere facilmente sostituiti attraverso delle semplici viti in gomma.

Il bagaglio è con chiusura a combinazione TSA ed è provvisto di divisorio interno.

Date un’occhiata sul sito

https://www.ciakroncato.com/it/trolley/e-pop/e-pop-configurabili.html

Io me ne sono innamorata. E voi?

Che cos è un lucchetto con combinazione TSA.

Questo tipo di lucchetto nasce dopo gli attentati USA del 2001. La polizia aeroportuale inizió un controllo maggiore sulle valigie, a volte aprendole e distruggendo i lucchetti o rendendo inutilizzabili i bagagli (creando danni economici ai viaggiatori).

Il lucchetto TSA è si un lucchetto con combinazione ma le autorità degli USA posseggono una chiave universale con cui, in caso di necessità, aprire le valigie e poi richiuderle (lasciando un biglietto di notific). Sia il lucchetto che il bagaglio restano così integri. Inoltre, in caso di furto, se la valigia ha questo lucchetto, si è coperti da assicurazione.

(Foto dal web)

Una parte di Basilicata: fra Pietrapertosa, Castelmezzano, Policoro, Pisticci, Sasso di Castalda

Un riassunto dei miei giorni lucani della scorsa estate…

Giorno 1

Rimettermi le scarpe e rivestirmi, dopo 5 giorni di ciabatte e costume, mi fa sentire un selvaggio costretto alla civiltà.

La parola d’ordine è Orsomarsico e il ritardo ci accompagna fino a Castelmezzano. Il caldo di mezzogiorno ci guida lungo l’ardua salita che conduce al punto di lancio per il volo dell’angelo. Adrenalina allo stato puro ma sorrisi smaglianti tutto il tempo. A Pietrapertosa un giro fra i vicoli ed un pranzetto tipico: è uno dei borghi più belli d’Italia. Una finta storia d’amore con le risate conseguenti.

Se le Dolomiti lucane potessero parlare, ne avrebbero di cose da raccontare.

Saluto il primo gruppo e mi accodo alle girls.

Il nostro nuovo alloggio ha persino il gallo nell’aia (spero non canti presto domattina). La signora Antonietta, la proprietaria, è un’insegnante di storia dell’arte in pensione.

Anche Pisticci è in salita, ma la cena si fa troppo attendere.

Giorno 2

I campi di angurie a lato della strada. Ricordi di viaggi in macchina con la famiglia verso il mare.

A Policoro le meduse abbondano oggi e attaccare bottone con una signora sul bagnasciuga è alquanto semplice.

La quotidiana lunga passeggiata sotto il sole non può mancare. Questa volta la meta è il Jova Beach party. Praticamente Woodstock me lo sono sempre immaginato come qualcosa del genere.

Riuscire ad incontrare amici e parenti fra migliaia e migliaia di persone e tornare così stanca da non avere la forza di scrivere il diario del giorno…

Giorno 3

La signora Antonietta mantiene la promessa e prima di lasciare il B&B mi regala dei libri di arte.

Il vento nei capelli, le canzoni dell’estate e ovviamente Jovanotti come colonna sonora.

La Basilicata è economica.

Sasso di Castalda è davvero una piccola bomboniera incastrata sulla montagna. Scorci pittoreschi, ordine, pulizia e la fiera di S. Rocco.

Il paesaggio, visto dai 300 m di lunghezza del ponte tibetano sospeso a 102 m è mozzafiato: è Il ponte alla Luna, e percorrerlo è sicuramente adrenalinico ma ci si sente totalmente al sicuro…

Provati per voi

  • BeB Le terrazze del Casale (Pisticci): cortesia, pulizia e comodità
  • Ristorante Conte d’Aragona (Sasso di Castalda): piatti tipici e prezzi accessibili
  • Ristorante La locanda di Pietra (Pietrapertosa): ottimi primi della tradizione lucana, bella location

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 14 imparare a riconoscere i simboli dei rioni davanti alle fontanelle di Pietro Lombardi

Da quanto tempo non vi racconto uno dei capitoli di questo libro che mi ha guidata nelle mie esplorazioni cittadine?

Voi siete capaci di riconoscere i Rioni dalle fontanelle di Pietro Lombardi?

Io le ho viste quasi tutte ma non vi svelerò qual è la mia preferita.

Pietro Lombardi fu incaricato, nel ventennio fascista, di definire l’identità dei Rioni della città attraverso una serie di fontane “a tema”.

A Testaccio la fa da padrona la Fontana delle anfore per ricordare l’origine del quartiere legato a monte dei Cocci.

A Ripa invece, antico porto della città, la fontana ha una serie di insegne marinaresche mentre a Trastevere è privilegiato l’aspetto conviviale del vino, con foglie di vite e botticelle.

Vicinissime fra loro la fontana delle Tiare (subito fuori dal colonnato di San Pietro) e quella delle Palle di cannone, a due passi da Castel Sant’Angelo.

E poi la fontana dei libri, vicino Sant’Ivo alla Sapienza e la superba Pigna a Piazza Venezia.

Se invece cercate la fontana degli artisti dovere recarvi in via Margutta.

Vi ho incuriositi? Allora correte a vedere queste fontane…e ditemi quale preferite…

(Foto mia scattata nel 2014!)

L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là

Un mio nuovo amico, Gabriele, conoscendo la mia passione per i viaggi mi ha regalato questo libro che mi ha tenuto compagnia nell’ultimo mesetto.

Una storia autobiografica: Claudio (l’autore) è ingabbiato nella sua quotidianità finché non sì scuote dal torpore e decide di realizzare il suo più grande sogno: fare il giro del mondo.

Lo farà fra avventure, riflessioni, incontri e difficoltà. Lo farà impiegando 3 anni della sua vita. Lo farà senza mai prendere un aereo.

Un interrogarsi sul senso dell’esistenza e un flusso di coscienza non cronologico fra i vari paesi (a tratti ricorda i miei diari di viaggio).

Ma lui ha viaggiato davvero tanto più di me ed ha visto luoghi che chissà io se vedrò mai. Ci vuole coraggio per essere come lui.

Un altro punto di contatto con il mio vissuto è la dimensione dell’incontro: vedere, trovare l’altro, tessere relazioni, creare legami, avere un “amico” in ogni città del mondo, avere incontri possibili in posti impossibili (es. incontrare casualmente conoscenti in un concerto con 45000 persone presenti).

I suoi sono viaggi che fanno sognare e più di una volta le sue pagine mi hanno fatto emozionare e cadere una lacrima fra le righe: quando parla della morte del padre o quando le sue sensazioni su New York e sul museo dell’immigrazione sembra che le abbia scritte io, per quanto sono simili a ciò che ho provato quando ci sono stata.

Ogni pagina è un inno al coraggio ed alla ricerca della felicità, un invito al cambio di prospettiva. Conosco giusto qualcuno che dovrebbe prendere esempio, ma forse la prima sono proprio io.

Claudio Pelizzeni ha scritto anche un altro libro: “Il silenzio dei miei passi”. Ora lo sta leggendo Gabriele…e chissà che a breve non lo legga anche io e ve ne parli.

Claudio Pelizzeni, L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là, Pickwick

Per saperne di più seguite l’autore su https://www.triptherapy.net

Due giorni sul Gargano: Rodi e le Isole Tremiti

Sapevo che avrei amato le Tremiti, troppo era il desiderio di andarci. Non potevo sapere però che me ne sarei innamorata follemente.

Foto scattata da Gabriele

Giorno 1

È l’estate delle prime volte. Tasselli che completano il puzzle, spunte che segnano cose fatte e luoghi visti. Risposte finalmente affermative ai vari “Ma davvero non ci sei mai stata?”

Storie di bastoni piantati. Il lago di Varano visto dal Gargano. Il profumo degli alberi e dei frutti di fico.

Aspettare l’onda giusta a Rodi Garganico e fingere di serfare.

Correre a piedi nudi sul bagnasciuga come non facevo da anni.

I ragazzi raccolgono per me delle more e io mangiandole mi imbratto le mani.

La camera 104 blocca dentro i suoi residenti e gli orari delle messe sono decisamente arbitrari.

Scalette, vicoli, salite e discese per trovare un locale dove cenare, ma pare che l’umanità si sia data appuntamento qui stasera. La soluzione è l’arte di arrangiarsi, anche quando i bimbi si addormentano e tocca portarli a spalla. Ma infondo come diceva Rossella “Domani è un altro giorno”.

Isole Tremiti

Giorno 2

Il traghetto per le Tremiti è un posto giovane. Mi sembra di essere sul set di uno dei tanti film con storie di ragazzi che partono per un viaggio su un’isola con un passaggio-ponte. Sguardi e sorrisi che si incrociano. Ricordi di tante altre imbarcazioni prese in questi anni. Un colpo di fulmine breve, intenso e impossibile. Il giro delle isole mostra scorci impensati: la grotta Viola e quella delle rondinelle, lo scoglio dell’elefante, l’azzurro del cielo e del mare che incorniciano le bianche scogliere a picco, ricoperte dal verde dei pini d’Aleppo.

Sulla spiaggetta di San Domino l’acqua è cristallina: angoli di paradiso e location da set fotografici. A pranzo una pineta con una delle viste più belle che io abbia mai ammirato. Non c’è spazio per le polemiche e gli episodi da attacchi di panico.

L’isola di San Nicola fa scattare in me una sorta di sindrome di Standhal: come dico sempre, probabilmente, in un’altra vita devo essere stata un’isolana. La salita verso l’abbazia è una scarpinata che affronto, ormai come di consueto, in infradito. Questa volta anche in costume da bagno. È tutto talmente affascinante che a fatica trovo le parole e sceglierò la foto del giorno fra le centinaia scattate.

Chiacchiero un po’ con Michela che vive sull’isola da marzo a settembre.

Mi affaccio dal terrazzo del signor X, nostalgico ottantenne trasferitosi a Milano. Ora vive la sua isola solo per due mesi all’anno. Ma per 20 anni sul padre è stato il guardiano del faro di Capraia e lui è cresciuto li. Entrambi mi raccontano dei tempi che furono. Di giorni fiorenti che hanno visto un’ annuale diminuzione dei turisti. Queste isole sono poco conosciute ma sono un incanto e di entrambe le cose non mi capacito…

Londra: una bellissima scoperta

Per anni, da francofona per passione e amante della Francia e della sua cultura, ho un po’ snobbato Londra. Ma allo stesso tempo cercavo il modo per riservarle una visita con tempi adeguati e non una toccata e fuga nel week end. Ci sono riuscita questa estate ed è stato amore a prima vista.

Day 0

Torno a volare. Torno a volare da sola, perché anche questa volta chi mi farà compagnia in questi giorni mi aspetta direttamente alla meta, partita da un’altra città. Al solito dormicchio durante il volo e continuo a leggere la guida del luogo.Il ricordo di tanti aeroporti e le macchine automatiche che ci sembrano congegni diabolici. L’aria è frizzantina stasera nel quartiere di Kensington…ma la nostra giornata è stata abbastanza impegnativa e per oggi ci basta aver provato la tube…

Day 1

L’entusiasmo per le cose semplici: le cabine telefoniche, i taxi neri, gli autobus a 2 piani. Nonostante ci catturino, cerchiamo di resistere ai negozi di souvenirs.

La regina in questi mesi non c’è: a Buckingam Palace svetta la Union Jack, la bandiera inglese. Non c’è nemmeno il cambio della guardia: toccherà vederlo un altro giorno. A Trafalgar Square il colpo d’occhio è tutto per la National Gallery: la sua magnificenza ed eleganza (anche del suo logo) ci colpiscono. Mi aggiro per le sale e girando lo sguardo vedo la Cena in Emmaus di Caravaggio, l’opera che mi ha fatto innamorare della storia dell’arte, quando andavo alle medie. Le sorrido come ad un caro amico. Un gesto d’intesa per dire (a lei ed al “Ragazzo morso da un ramarro”)”aspettatemi, arrivo, sono tutta vostra”. Ed è così: estasi e rapimento.

La storia dell’arte scorre davanti agli occhi e con essa il ricordo di tanti musei europei e non .

Il the delle 17 è anticipato alle 16.

Se hai visto Times Square, Piccadilly Circus ti sembra una bazzecola, ma resta una tappa imprescindibile. Ritrovarsi a Soho, da Liberty a guardare le decorazioni natalizie ed a Carnaby street, in un negozio di scarpe dove il paio più sobrio ha uno dei sette nani al posto del tacco.

Attraversare una parte di Chelsea a piedi per andare a cena dal mio chef del cuore a Battersea e mangiare ostriche…a Londra…

Day 2

Impazzire nei grandi magazzini Harrods, soprattutto se il vano scala sembra l’interno di una piramide egizia. Passeggiare ad Hyde Park: rinoceronti (finti) e cavalli (veri che si mettono in posa) sui terrazzi delle case.

Non tutti possono vantare un’amica che lavora al Victoria and Albert museum.

Le mostre food e MARY Quant dove ci facciamo emozionare dalle immagini senza subire l’influenza delle sovrastrutture del linguaggio scritto (praticamente non leggiamo le didascalie). I book shop sono tutti di Ilaria, degna erede di Claudia, compreso quello di Dior, mostra che non riusciamo a visitare.

A Covent Garden un cup cake alla ciliegia in compagnia di una torittese, mentre una cantante lirica di esibisce.

Fortnum and Mason mi sembra Tiffany in versione grande magazzino: un verde simile caratterizza i 2 brand.

Chinatown e Leicester Square.

Tentiamo di partire per Howgard come Harry Potter al binario 9 3/4 ma causa coda immensa ci accontentiamo dello store.

La stanza micro, la moquette e le sterline. Way out per uscire e a cena Fish and cips.

Day 3

Potrei trasferirmi a Notting Hill, sappiatelo. Ma non ho ancora deciso se il sabato mi lancerei nella confusione del mercato di Portobello o resterei in casa ad ascoltare una versione live dei Beatles: l’artista di strada che canta “she loves you”. Coordinare i biglietti per Madame Toussaud. Un museo che, scopriamo, piace molto agli indiani. A me è piaciuto ma ho trovato un po’ stravolta la sua idea originale.

Il pic nic a Regent park, a dispetto di ogni previsione, col sole. Esperienze 3D e 4D, Primark e le linee della metro.

Il London Eye sale nella top ten dei miei soggetti da fotografare, soprattutto se la visita si svolge al tramonto. Intanto il Tamigi scorre con la sua forte corrente.

Questa città mi ha conquistata: è viva, stimolante, bellissima. Mi allontana definitivamente dai pregiudizi, primo fra tutto quello su di essa.

Ed ho già voglia di tornarci.

Day 4

I cambi della guardia sotto il sole. Saint James Park ed io che mi approccio con gli scoiattoli e con tutte le altre specie animali.

Al British Museum capisaldi come la stele di Rosetta e i vasi greci di Exechias. Ma, per quanto l’allestimento meriti, vedere qui i marmi del Partenone mi fa un po’ male…Il sistema di aria condizionata lascia a desiderare.

Ci sediamo sempre più volentieri: la stanchezza accumulata si fa sentire.

Il Big Ben ed il Parlamento sono un tantino in restauro per cui perché non deliziarsi con un concerto d’organo nell’abbazia di Westminster?

Dal sacro al (molto) profano: Camden Town che profuma di trasgressione. E finalmente assaggiare la Pie.

Day 5

Nel bel mezzo della city, fra grattacieli avveniristici e dalle forme più disparate, sorge la torre di Londra, con tutta la storia e le leggende che la caratterizzano. La mia preferita è quella legata ai suoi corvi: se mai si allontaneranno dal luogo la torre e la monarchia cadranno. I gioielli della corona non possono non affascinare.

Poi attraversiamo the tower bridge e mi rendo conto che adoro i ponti, forse per l’idea di passaggio facilitato, di unione, di possibilità che offrono di essere “dall’altra parte” in poco tempo. E penso che servirebbero più ponti.

Un omaggio a Shakespeare al Globe e poi alla Tate Modern a godere dell’arte contemporanea (non mi arrendo e continuo a provarci) e del panorama dal decimo piano.

Il Millennium Bridge: un altro ponte da attraversare fino a St. Paul, giusto in tempo per l’ingresso free.

La cosa più bella: giocare a nascondino al parco e spingere Diana in altalena.

Diana:”Voglio venire con te in albergo, o in Italia. Ho anche il passaporto e la valigia”.

Io:”Peró non hai il biglietto dell’areo. Ma vieni presto, e potremo giocare con le mie Barbie.

Ne sono gelosissima, ma con lei ci giocherò volentieri, davvero.

Day 6

Greenwich: il meridiano numero zero. Un piede di qua ed uno di là: uno ad oriente ed uno ad occidente. “Praticamente siamo alla metà del mondo” ha gridato un bambino esultante accanto a me.

Dalla collina, fra la foschia, la vista sui Dockland e su Canary Warf, la risposta londinese a Manhattan(così dice la mia guida).

Il Cutty Sark è l’ultimo clipper che navigó sulla rotta delle Indie.

“A Londra piove sempre” dicevano tutti. Noi abbiamo sofferto il caldo e l’unica pioggia di questo viaggio è stata quella della tempesta sulla costa inglese che ha fatto partire un po’ in ritardo il mio volo di ritorno. E comunque anche quella pioggia io non l’ho vista.

Info pratiche

  • Noi abbiamo alloggiato a Kensington: Westbury hotel. Camera piccolina secondo gli standard londinesi, moquette e assenza di aria condizionata. Ma colazione ottima, varia ed abbondante. Buona pulizia della struttura. Posizione ottima, strategica. Vicina a 2 stazioni metro (Earls Court e Gloucester Road)servite da 3 linee della tube.
  • Per muoversi consigliatissimo l’abbonamento Oyster per i giorni utili. Bastano le zone 1/2, i luoghi di interesse sono per la maggior parte li.
  • A Covent Garden: cupcake stories (dolci e the)shake shack(hamburger);
  • A Kensington: “Courtfield” e “Ale e Pie” (pub: fish and cola, pie, birra);
  • A Battersea: Whriter and Brothers (ristorante di pesce).

Londra (giorno 6)

Greenwich: il meridiano numero zero. Un piede di qua ed uno di là: uno ad oriente ed uno ad occidente. “Praticamente siamo alla metà del mondo” ha gridato un bambino esultante accanto a me.

Dalla collina, fra la foschia, la vista sui Dockland e su Canary Warf, la risposta londinese a Manhattan(così dice la mia guida).

Il Cutty Sark è l’ultimo clipper che navigó sulla rotta delle Indie.

“A Londra piove sempre” dicevano tutti. Noi abbiamo sofferto il caldo e l’unica pioggia di questo viaggio è stata quella della tempesta sulla costa inglese che ha fatto partire un po’ in ritardo il mio volo di ritorno. E comunque anche quella pioggia io non l’ho vista.

Londra (giorno 5)

Nel bel mezzo della city, fra grattacieli avveniristici e dalle forme più disparate, sorge la torre di Londra, con tutta la storia e le leggende che la caratterizzano. La mia preferita è quella legata ai suoi corvi: se mai si allontaneranno dal luogo la torre e la monarchia cadranno. I gioielli della corona non possono non affascinare.

Poi attraversiamo the tower bridge e mi rendo conto che adoro i ponti, forse per l’idea di passaggio facilitato, di unione, di possibilità che offrono di essere “dall’altra parte” in poco tempo. E penso che servirebbero più ponti.

Un omaggio a Shakespeare al Globe e poi alla Tate Modern a godere dell’arte contemporanea (non mi arrendo e continuo a provarci) e del panorama dal decimo piano.

Il Millennium Bridge: un altro ponte da attraversare fino a St. Paul, giusto in tempo per l’ingresso free.

La cosa più bella: giocare a nascondino al parco e spingere Diana in altalena.

Diana:”Voglio venire con te in albergo, o in Italia. Ho anche il passaporto e la valigia”.

Io:”Peró non hai il biglietto dell’areo. Ma vieni presto, e potremo giocare con le mie Barbie.

Ne sono gelosissima, ma con lei ci giocherò volentieri, davvero.

Londra (giorno 4)

I cambi della guardia sotto il sole. Saint James Park ed io che mi approccio con gli scoiattoli e con tutte le altre specie animali.

Al British Museum capisaldi come la stele di Rosetta e i vasi greci di Exechias. Ma, per quanto l’allestimento meriti, vedere qui i marmi del Partenone mi fa un po’ male…Il sistema di aria condizionata lascia a desiderare.

Ci sediamo sempre più volentieri: la stanchezza accumulata si fa sentire.

Il Big Ben ed il Parlamento sono un tantino in restauro per cui perché non deliziarsi con un concerto d’organo nell’abbazia di Westminster?

Dal sacro al (molto) profano: Camden Town che profuma di trasgressione. E finalmente assaggiare la Pie.

Londra (giorno 3)

Potrei trasferirmi a Notting Hill, sappiatelo. Ma non ho ancora deciso se il sabato mi lancerei nella confusione del mercato di Portobello o resterei in casa ad ascoltare una versione live dei Beatles: l’artista di strada che canta “she loves you”. Coordinare i biglietti per Madame Toussaud. Un museo che, scopriamo, piace molto agli indiani. A me è piaciuto ma ho trovato un po’ stravolta la sua idea originale.

Il pic nic a Regent park, a dispetto di ogni previsione, col sole. Esperienze 3D e 4D, Primark e le linee della metro.

Il London Eye sale nella top ten dei miei soggetti da fotografare, soprattutto se la visita si svolge al tramonto. Intanto il Tamigi scorre con la sua forte corrente.

Questa città mi ha conquistata: è viva, stimolante, bellissima. Mi allontana definitivamente dai pregiudizi, primo fra tutto quello su di essa.

Ed ho già voglia di tornarci.