Il buon viaggio

Ancora un libro di letteratura per l’infanzia, ma che parla al cuore degli adulti. Premio Andersen 2018.

Buon viaggio è ciò che ci augurano quando partiamo. Ma cosa significa fare buon viaggio?

Il libro cerca di dare una risposta snodandosi fra una serie di contraddizioni che però rappresentano entrambe valide soluzioni.

Il sapere dove andare o lo scoprirlo strada facendo; la solitudine o la compagnia; gli imprevisti; il sonno facile o l’insonnia; gli ostacoli; l’andare ancora o il fermarsi…

E mentre le immagini rievocano i dipinti di Hopper o foto di destinazioni note (es. Thailandia) la conclusione è che forse fare buon viaggio è, al ritorno, essere pronti per cominciarne un altro…

Il buon viaggio, Beatrice Masini e Gianni De Conno, Carthusia

(foto mia)

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Francesco Renga “Il mio giorno più bello nel mondo” (Berlino)

Un anno fa tornavo da Berlino

Per caso oggi ho rivisto il video di questa canzone di qualche anno addietro (mamma mia che parolin a carina “addietro” Visto N.?)ed è ambientato proprio in città.

E’ stato bellissimo rivedere la mia amata torre della televisione e la vista mozzafiato che da lì si può ammirare.

Sono tornata con la mente alla Porta di Brandeburgo, a passeggiare lungo il muro ed il Ponte Rosso ed ad osservare con il naso all’insù i murales, così come gli edifici di Potsdamer Platz.

Ho lasciato correre i m iei ricordi sulla Sprea fino al Molecule Man…

Ecco il videoclip.

Vi avevo già paralto del video di un altro cantate anch’esso girato in città. Ve lo ricordate?

Controvento

Ci sono quei libri belli, ma talmente belli, che li leggi, li divori in pochissimi giorni. Questo è uno di quelli. Un libro che ho desiderato leggere da subito e che è arrivato materialmente per caso, come un segno, nella mia vita (ma ancor più, in realtà, nella vita della mia amica Sara).

Ho l’abitudine di sottolineare a matita le frasi che mi colpiscono nei libri che leggo. Questo è sicuramente il libro che ho più sottolineato fra quelli letti nella mia vita (e vi assicuro che sono davvero tanti). Se avessi potuto lo avrei sottolineato tutto.

Ogni capitolo è dedicato ad un diverso tipo di viaggio (nel tempo, di crescita, di guarigione, oltreoceano, ecc.) di un personaggio famoso.

Alcuni personaggi (soprattutto della musica, argomento in cui risulto abbastanza deficitaria) non li conoscevo.

Ma allo stesso tempo ho adorato i capitoli dedicati a grandi dell’arte come Van Gogh, Frida Kalo, Chagall, Gauguin.

Ho amato in particolare alcune riflessioni, tipo quella sul tempo (che però non vi svelerò).

Ma ciò che ho amato di più è stato viaggiare con questi personaggi: dalla Russia al Sud America, passando per l’Oriente. E poi Lisbona…tanta Lisbona (hai capito Caterina?).

Ho viaggiato con loro su navi, treni, aerei…

E come il personaggio dell’ultimo capitolo anche io torno (da questa lettura) tenendo ciò che realmente conta per me: “la scrittura e l’amore“.

Il piccolo seme

Piccolo seme è un seme piccolo. È il più piccolo di tutti i semi che il vento dell’autunno porta lontano…

Attraversano i continenti i semi che l’aria soffia via. Uno è bruciato dal sole, l’altro annega nell’oceano, un altro resta bloccato in un ghiacciaio.

Piccolo seme va avanti, piano… Non lo blocca il deserto, non lo mangiano gli uccelli e nemmeno i topolini.

Si addormenta piccolo seme sotto la neve e quando si sveglia, a primavera, non è ancora pronto per diventare una pianta. Quando lo sarà diventerà il fiore più grande, più bello e più ammirato dell’estate. E in autunno lascerà che il tempo sparga i suoi semi nel mondo…

Il piccolo seme, Eric Carle, Edito da Mondadori

Nel paese dei mostri selvaggi

“Quella sera Max si mise il costume da lupo e ne combinó di tutti i colori…”

Max, mandato a letto senza cena a causa delle sue marachelle, viaggia con la fantasia.

Nella sua camera crescono una foresta ed un mare che il bimbo attraversa con la sua barchetta. Fino a giungere nel Paese dei mostri selvaggi di cui riesce a diventare il re.

Ma ad un certo punto l’odore di cose buone da mangiare gli fa venire voglia di tornare a casa.

Farà il viaggio al contrario e chissà…forse la cena sarà ancora calda…

“Nel paese dei mostri selvaggi”, Maurice Sendak, edito da Adelphi

Morandi e Jovanotti: ancora Roma

I videoclip di questi due grandi cantanti italiani hanno ancora una volta per ambientazione Roma.

Dobbiamo fare luce” di Gianni Morandi è ambientata per lo più a Trastevere, con Alessandra Mastronardi e Matteo Martari come protagonisti. Che fanno? Letteralmente corrono in Piazza Santa Maria in Trastevere, fra i vicoli, in via della Lungaretta. Alcune scene son o girate a Viterbo ma a parte esserci stata nel pancione di mamma (il mio primo viaggio), non ci sono più tornata quindi  non avrei saputo riconoscere i luoghi. La canzone mi piace, è molto orecchiabile e spesso mi ritrovo a canticchiarla. Antonietta non condivide e penso non approverà questo mio post, cosa invece che farà molto piacere alla mia amica Alba che è una sua estimatrice del Gianni nazionale .

Qualche giorno fa invece (il 10 novembre per l’esattezza) è uscito il primo singolo del nuovo album di JovanottiOh vita!” Morivo dalla voglia di ascoltarlo perchè sono una sua grande fan e mentre scendevo in auto da Roma a Bari l’ho proposta ai miei compagni di viaggio (che per fortuna hanno accettato volentieri). Il videoclip è un vero e proprio omaggio a Roma. Alla Roma che conosco bene, quella della zona di Porta Cavalleggeri, dove l’artista ha vissuto fino  a vent’anni. C’è San Pietro; il benzinaio sotto il Cupolone; i souvenir con il Papa e le borsette con la scritta “Ciao bella“; via delle Fornaci. Ci sono le suore e i preti (si lo so non sono luoghi ma fanno tanto Roma). C’è via Gregorio VII e via Piccolomini con il suo leggendario effetto ottico ( la cupola di San Pietro sembra rimpicciolirsi via via che ci si avvicina).

Che dire? “Come posso io non celebrarti vita?

Vi posto entrambi i videoclip. Voi che ne pensate?

 

 

Bice speciale- In viaggio col vento-

C’è un posto a Nord, con una torre a strisce -…Sta storia dei libri per bambini mi sta un po’ sfuggendo di mano, lo ammetto…


Inizia dal faro l’avventura di questa pecorella (anche lei a strisce bianche e rosse). Da questo posto dove si sente a casa, dove le onde mormorano e il vento racconta storie…

Storie di porti lontani, di grandi amici, di odori e dolci esotici…

Il vento porta Bice nel deserto, poi nella foresta e sui ghiacci.

Finché in lei si risveglia la malinconia e attraverso il mare vuole tornare a casa sua.

C’è un posto a Sud, senza torre a strisce bianche e rosse, ma è comunque casa. E domani ci torno!

Bice speciale In viaggio col vento, Miriam Koch, Donzelli editore

(Foto mia)

Il viaggio di Andrea porcello e capra Marta

Grazie alla scuola in cui lavoro, particolarmente attenta alla letteratura per l’infanzia, ho conosciuto anche questo testo.Andrea e Marta, un porcellino e una capra, sono affascinati dalle cicogne e dai loro viaggi ed ascoltano a bocca aperta i racconti delle loro migrazioni invernali.

Così decidono di partire e preparano tutto il necessario. Si mettono in cammino ma sono distratti da un aroma delizioso di torta. Si affacciano alla finestra della casa da cui proviene il profumino ed assistono ad una delle prime esperienze di vita del piccolo Riccardo.

È questo il loro viaggio più bello. E corrono a raccontarlo alle cicogne.

Roberta Gorni, “Il viaggio di Andrea porcello e capra Marta”, Fatatrac

(Foto mia)

Novecento

“Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”…

CopNovecento

Lo so che questo libro ormai è un clasico, pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 1994. Ma in questo ottobre di 23 anni dopo è rientrato in modo prepotente nella mia vita. L’ho trovato lì abbandonato sul banchetto del book-crossing nella scuola dove lavoro e l’ho “adottato” perchè ricordavo benissimo di averlo letto ma ero altrettanto certa che me lo avessero prestato e che quindi  non c’era nella mia libreria.

L’ho riletto qualche sera fa, tutto d’un fiato (62 pagine) e mi è piaciuto come la prima volta, se non di più.

Il fascino del piroscafo Virginian, la scrittura sotto forma di monologo (adoro i monologhi, e alcuni miei messaggi o mail a volte hanno assunto questa forma, soprattutto quando sono rimasti senza risposta), l’Oceano da cui non ci si può separare mentre da una nave si può scendere. E soprattutto lui, il protagonista, Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, che su quella nave ci era nato e da cui non ci era mai sceso. Ma che conosceva il mondo attraverso i racconti degli altri, li ascoltava, imparava e li incastonava nella sua personale mappa della Terra. Dal Pont Neuf di Parigi all’odore in Bertham Street dopo un temporale estivo, passando da giardini e ristoranti che in realtà non aveva mai visto…Un modo diverso di viaggiare. Forse il primo modo che sperimentiamo tutti, attraverso la fantasia, i racconti degli altri, la lettura. O perlomeno a me è successo così.  Da piccola mi sono fatta raccontare dai parenti mille volte i i loro viaggi; e poi da grande ho ascoltato a occhi sgranati un mio amico assistente di volo. Ho letto libri di viaggi e sfogliato cataloghi in agenzia…

Ed ora sento che un po’sono passata dall’altra parte, e qualcosa da raccontare ce l’ho! Ma che novità…si sa che sono una chiacchierona!

Novecento, Alessandro Baricco, Feltrinelli, Milano 1994

(foto dal web)

P. S. La trasposizione cinematografica “La leggenda del pianista sull’Oceano” mi ha altrettanto emozionata e rende giustizia al libro.

Nove lune e mezza…a Roma, nella mia zona

Domenica pomeriggio tipicamente autunnale\invernale, uggiosa e frescolina…Ideale per andare ad una mostra o al cinema. Optiamo per un film di cui avevo intuito la colonna sonora guardando il video alla mia radiovisione preferita e il cui trailer avevo intravisto distrattamente non ricordo nemmeno dove e quando, ma mi aveva colpita.

nove-lune-e-mezza-locandina

La scelta lo dico subito è stata ottima. Il film ci è piaciuto davvero tanto sotto diversi aspetti. Senza fare troppo spoiler dirò che è la storia di una famiglia, in particolar modo del legame fra due sorelle, una delle quali farà un “dono” speciale all’altra. Ed attorno a questo “dono” ed al tempo che serve per “realizzarlo” (appunto nove lune e mezza) si articola tutta la vicenda e si affacciano amici e familiari, tutti personaggi azzeccatissimi e curati nei particolari.

Un cast fenomenale: Michela Andreozzi (regista e attrice), Claudia Gerini, Giorgio Pasotti, Lillo, Alessandro Tiberi (lo abbiamo amato in “Tutto può succedere”, qui irriconoscibile ma ugualmente adorabile), Claudia Potenza. Battute esilaranti e scene a volte davvero molto comiche. Con un finale “profondo” che mi ha tanto ricordato un articolo di Chiara Gamberale letto qualche mese fa. E la colonna sonora merita: “Ho cambiato i piani di Arisa”.

Ma soprattutto il film è completamente ambientato nella zona di Roma in cui vivo, e rivedere sul grande schermo luoghi non solo familiari ma che soprattutto amo molto mi ha fatto un certo effetto.

In particolare Livia (Claudia Gerini) ha un appartamento a Borgo Pio e si affaccia proprio sulla fontana dell’Acqua Marcia con l’edificio ricoperto di edera che le fa da sfondo. Quanti ricordi! Con quanta gente ho passeggiato lungo quella via (una delle mie preferite). E la notte in cui ci siamo passate io e Maria Laura e anziché correre a casa (come è normale che sia alle 3 del mattino) ci siamo fermate a leggere i citofoni perché ricordavamo che lì abitava un nostro conoscente?

Una scena è girata sempre nei paraggi, nella piazzetta antistante la Lumsa; un’altra inquadra il gasometro di Ostiense; un paio di riprese sono in via Gregorio VII. E soprattutto le inquadrature dall’alto sono spettacolari, così come, da ogni angolatura resta spettacolare la vista di San Pietro. Credo che se non vivessi più a Roma e avessi visto questo film sarei stata presa da un attacco incredibile di nostalgia…

Vi posto il video della canzone ed il trailer

(Foto dal web, è la locandina del film!)