Morandi e Jovanotti: ancora Roma

I videoclip di questi due grandi cantanti italiani hanno ancora una volta per ambientazione Roma.

Dobbiamo fare luce” di Gianni Morandi è ambientata per lo più a Trastevere, con Alessandra Mastronardi e Matteo Martari come protagonisti. Che fanno? Letteralmente corrono in Piazza Santa Maria in Trastevere, fra i vicoli, in via della Lungaretta. Alcune scene son o girate a Viterbo ma a parte esserci stata nel pancione di mamma (il mio primo viaggio), non ci sono più tornata quindi  non avrei saputo riconoscere i luoghi. La canzone mi piace, è molto orecchiabile e spesso mi ritrovo a canticchiarla. Antonietta non condivide e penso non approverà questo mio post, cosa invece che farà molto piacere alla mia amica Alba che è una sua estimatrice del Gianni nazionale .

Qualche giorno fa invece (il 10 novembre per l’esattezza) è uscito il primo singolo del nuovo album di JovanottiOh vita!” Morivo dalla voglia di ascoltarlo perchè sono una sua grande fan e mentre scendevo in auto da Roma a Bari l’ho proposta ai miei compagni di viaggio (che per fortuna hanno accettato volentieri). Il videoclip è un vero e proprio omaggio a Roma. Alla Roma che conosco bene, quella della zona di Porta Cavalleggeri, dove l’artista ha vissuto fino  a vent’anni. C’è San Pietro; il benzinaio sotto il Cupolone; i souvenir con il Papa e le borsette con la scritta “Ciao bella“; via delle Fornaci. Ci sono le suore e i preti (si lo so non sono luoghi ma fanno tanto Roma). C’è via Gregorio VII e via Piccolomini con il suo leggendario effetto ottico ( la cupola di San Pietro sembra rimpicciolirsi via via che ci si avvicina).

Che dire? “Come posso io non celebrarti vita?

Vi posto entrambi i videoclip. Voi che ne pensate?

 

 

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Bice speciale- In viaggio col vento-

C’è un posto a Nord, con una torre a strisce -…Sta storia dei libri per bambini mi sta un po’ sfuggendo di mano, lo ammetto…


Inizia dal faro l’avventura di questa pecorella (anche lei a strisce bianche e rosse). Da questo posto dove si sente a casa, dove le onde mormorano e il vento racconta storie…

Storie di porti lontani, di grandi amici, di odori e dolci esotici…

Il vento porta Bice nel deserto, poi nella foresta e sui ghiacci.

Finché in lei si risveglia la malinconia e attraverso il mare vuole tornare a casa sua.

C’è un posto a Sud, senza torre a strisce bianche e rosse, ma è comunque casa. E domani ci torno!

Bice speciale In viaggio col vento, Miriam Koch, Donzelli editore

(Foto mia)

Il viaggio di Andrea porcello e capra Marta

Grazie alla scuola in cui lavoro, particolarmente attenta alla letteratura per l’infanzia, ho conosciuto anche questo testo.Andrea e Marta, un porcellino e una capra, sono affascinati dalle cicogne e dai loro viaggi ed ascoltano a bocca aperta i racconti delle loro migrazioni invernali.

Così decidono di partire e preparano tutto il necessario. Si mettono in cammino ma sono distratti da un aroma delizioso di torta. Si affacciano alla finestra della casa da cui proviene il profumino ed assistono ad una delle prime esperienze di vita del piccolo Riccardo.

È questo il loro viaggio più bello. E corrono a raccontarlo alle cicogne.

Roberta Gorni, “Il viaggio di Andrea porcello e capra Marta”, Fatatrac

(Foto mia)

Novecento

“Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”…

CopNovecento

Lo so che questo libro ormai è un clasico, pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 1994. Ma in questo ottobre di 23 anni dopo è rientrato in modo prepotente nella mia vita. L’ho trovato lì abbandonato sul banchetto del book-crossing nella scuola dove lavoro e l’ho “adottato” perchè ricordavo benissimo di averlo letto ma ero altrettanto certa che me lo avessero prestato e che quindi  non c’era nella mia libreria.

L’ho riletto qualche sera fa, tutto d’un fiato (62 pagine) e mi è piaciuto come la prima volta, se non di più.

Il fascino del piroscafo Virginian, la scrittura sotto forma di monologo (adoro i monologhi, e alcuni miei messaggi o mail a volte hanno assunto questa forma, soprattutto quando sono rimasti senza risposta), l’Oceano da cui non ci si può separare mentre da una nave si può scendere. E soprattutto lui, il protagonista, Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, che su quella nave ci era nato e da cui non ci era mai sceso. Ma che conosceva il mondo attraverso i racconti degli altri, li ascoltava, imparava e li incastonava nella sua personale mappa della Terra. Dal Pont Neuf di Parigi all’odore in Bertham Street dopo un temporale estivo, passando da giardini e ristoranti che in realtà non aveva mai visto…Un modo diverso di viaggiare. Forse il primo modo che sperimentiamo tutti, attraverso la fantasia, i racconti degli altri, la lettura. O perlomeno a me è successo così.  Da piccola mi sono fatta raccontare dai parenti mille volte i i loro viaggi; e poi da grande ho ascoltato a occhi sgranati un mio amico assistente di volo. Ho letto libri di viaggi e sfogliato cataloghi in agenzia…

Ed ora sento che un po’sono passata dall’altra parte, e qualcosa da raccontare ce l’ho! Ma che novità…si sa che sono una chiacchierona!

Novecento, Alessandro Baricco, Feltrinelli, Milano 1994

(foto dal web)

P. S. La trasposizione cinematografica “La leggenda del pianista sull’Oceano” mi ha altrettanto emozionata e rende giustizia al libro.

Nove lune e mezza…a Roma, nella mia zona

Domenica pomeriggio tipicamente autunnale\invernale, uggiosa e frescolina…Ideale per andare ad una mostra o al cinema. Optiamo per un film di cui avevo intuito la colonna sonora guardando il video alla mia radiovisione preferita e il cui trailer avevo intravisto distrattamente non ricordo nemmeno dove e quando, ma mi aveva colpita.

nove-lune-e-mezza-locandina

La scelta lo dico subito è stata ottima. Il film ci è piaciuto davvero tanto sotto diversi aspetti. Senza fare troppo spoiler dirò che è la storia di una famiglia, in particolar modo del legame fra due sorelle, una delle quali farà un “dono” speciale all’altra. Ed attorno a questo “dono” ed al tempo che serve per “realizzarlo” (appunto nove lune e mezza) si articola tutta la vicenda e si affacciano amici e familiari, tutti personaggi azzeccatissimi e curati nei particolari.

Un cast fenomenale: Michela Andreozzi (regista e attrice), Claudia Gerini, Giorgio Pasotti, Lillo, Alessandro Tiberi (lo abbiamo amato in “Tutto può succedere”, qui irriconoscibile ma ugualmente adorabile), Claudia Potenza. Battute esilaranti e scene a volte davvero molto comiche. Con un finale “profondo” che mi ha tanto ricordato un articolo di Chiara Gamberale letto qualche mese fa. E la colonna sonora merita: “Ho cambiato i piani di Arisa”.

Ma soprattutto il film è completamente ambientato nella zona di Roma in cui vivo, e rivedere sul grande schermo luoghi non solo familiari ma che soprattutto amo molto mi ha fatto un certo effetto.

In particolare Livia (Claudia Gerini) ha un appartamento a Borgo Pio e si affaccia proprio sulla fontana dell’Acqua Marcia con l’edificio ricoperto di edera che le fa da sfondo. Quanti ricordi! Con quanta gente ho passeggiato lungo quella via (una delle mie preferite). E la notte in cui ci siamo passate io e Maria Laura e anziché correre a casa (come è normale che sia alle 3 del mattino) ci siamo fermate a leggere i citofoni perché ricordavamo che lì abitava un nostro conoscente?

Una scena è girata sempre nei paraggi, nella piazzetta antistante la Lumsa; un’altra inquadra il gasometro di Ostiense; un paio di riprese sono in via Gregorio VII. E soprattutto le inquadrature dall’alto sono spettacolari, così come, da ogni angolatura resta spettacolare la vista di San Pietro. Credo che se non vivessi più a Roma e avessi visto questo film sarei stata presa da un attacco incredibile di nostalgia…

Vi posto il video della canzone ed il trailer

(Foto dal web, è la locandina del film!)

L’ombelico del Mondo-Ristorante Carlo Menta-Roma

Il papà di Antonietta lavora da Carlo Menta da oltre 40 anni ed è una vera celebrità. E’ lui che mi ha regalato questo libro ed a lui è dedicato anche un capitolo.

Immagine

Un testo sul ristorante ma anche uno spaccato di tutto il quartiere e dei suoi “personaggi” più o meno illustri.

Il ristorante, sito a Trastevere, è un pezzo di storia della città e scherzosamente l’autore lo chiama “l’ombelico del mondo” per il fatto che al suo interno siano passati un po’ tutti: politici, star, prelati e popolo “minuto”.

Un capitolo dedicato alle targhe commemorative a Trastevereed uno tutto sul menù del locale, con tanto di digressione sulla nascita dell’Amatriciana.

Bellissima la parte sulla “pasta e ceci” e sul carcere Regina Coeli con un riferimento anche al film “I soliti ignoti” che ho imparato ad amare grazie al mio amico Michele.

Uno stile scorrevole e di piacevole lettura.

Ci guadagno tante curiosità apprese sulla storia, lo sport, sulla religiosità popolare, sul cinema (ad esempio scopro che esiste un film dal titolo “Carmen di Trastevere”, occorre necessariamente vederlo).

La mia citazione preferità è però quella della canzone “Fiori trasteverini” di Lando Fiorini (citata nel libro):

“…le baresi e le napoletane

lasciale passà che so’ romane!…”

“L’ombelico del Mondo” di Pier Luigi Betturri, Roma 2017

(Foto mia!)

 

Coez “La musica non c’è”… a Berlino

Avevo già pensato di scrivere dei post su alcuni luoghi e città che fanno da ambientazione  a film o videoclip che mi piacciono. In questi giorni all’improvviso da più fronti mi è arrivata questa canzone “La musica non c’è”di Coez.

Coez

Qualcuno fra i miei contatti ne ha postato una frase su Facebook, che poi ho scoperto essere la frase che più mi piace “E scusa se non parlo abbastanza ma ho una scuola di danza nello stomaco”. L’ho trovata così romantica e allo stesso tempo originale: non le solite farfalle, addirittura un’intera scuola di danza, con tanto di insegnanti ed allievi più o meno imbranati. Sai che caos nello stomaco degli innamorati…

Stamattina mentre mi preparavo è partita questa canzone in tv, sul canale di RTL 102.5 che seguo sempre. Il ritmo mi ha presa, poi quella frase, ho distolto lo sguardo e la ragazza del video era in metropolitana con lo skyline per me noto e amato di Berlino. E subito velocemente la Torre della Televisione, il Ponte rosso vicino al Muro, Alexander Platz. Tutto girato e montato come fossero dei video privati ripresi con lo smartphone.

Bello rivedere quei luoghi col sottofondo di questa bella canzone anche se sinceramente io Coez non lo conoscevo (lo ammetto musicalmente sono un’ignorante)

Vi lascio il link in caso vi andasse di ascoltarla

Un piccolo passo

Oggi per me ricomincia ufficialmente l’anno scolastico. Questo post, con questo bel libro, voglio dedicarlo a tutti i miei bimbi. L’ho conosciuto a scuola, nell’ambito del Premio Nazionale Nati per leggere 2017. Un libro che è chiaro esempio del mio amore per gli albi illustrati e la letteratura per l’infanzia.

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Da dove comincia un viaggio?Qual è la prima azione da fare?

Si parte con un passo, un piccolo passo.

3 fratellini anatroccoli che devono ricongiungersi con la loro mamma lontana. Il più piccolo è scoraggiato, crede di non farcela, pensa che la strada sia troppo lunga ed il cammino troppo arduo.

Il fratello maggiore gli consiglia appunto di partire facendo un piccolo passo alla volta e lo battezza “Piccolo Passo”.

Sarà così che il piccoletto, passo dopo passo, riuscirà ad attraversare radure, campi, boschi, ed arrivare a casa.

Se anche voi non sapete  da dove cominciare…cominciate con un Piccolo Passo!

 

Un Piccolo Passo, Simon James, Edito da ZooLibri

Carmela e il morso della taranta

Fiera più Libri più Liberi, Piccola e Media Editoria di dicembre 2016. Ammetto di aver comprato il libro per 3 futili motivi: 1 l’autore, Daniele Giancane è stato un mio professore universitario; 2 conosco la casa editrice Adda perchè è di Bari; 3 la protagonista non solo si chiama come me ma mi assomiglia anche…

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Carmela ha i capelli ricci, lunghi e scuri ed un neo sulla guancia destra (io ce l’ho anche sulla sinistra). E Carmela è pugliese.

Questa è la storia magico-mitologica della nascita della pizzica. Le parole parole dell’autore e le bellissime immagini di Mary Fanelli riportano al Salento, rievocando suoni, colori, profumi.

Un viaggio fra terra e mare fino a paesi come Torre Paduli e Galatina.

Un viaggio ricco di storia e riferimenti religiosi.

Un viaggio.

(Daniele Giancane, Carmela e il morso della taranta, Adda Editore, bari 2014; foto: Adda Editore)

Io vado

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Anno scolastico 2016/2017: la scuola dell’infanzia in cui lavoro partecipa al Premio Nazionale Nati per Leggere che ha come obiettivo quello della diffusione della lettura. Il tema dell’anno è guarda caso il viaggio. E questo è il libro vincitore, premiato il 22 maggio scorso al Salone del Libro di Torino.

Alle scuole partecipanti vengono regalati dei libri inerenti il tema: insegnanti e bambini li leggono e alla fine votano il loro preferito. Nella nostra scuola e in tutta Italia stravince “Io vado” di Matthieu Maudet, edito da Babalibri.

Protagonista un uccellino per cui pare sia  arrivato il momento di lasciare il nido e compiere il suo viaggio nel mondo.

In famiglia tutti hanno qualche cosa per lui, tutti lo incoraggiano e lo accompagnano con piccoli gesti affettuosi: «Mettiti il maglione che potrebbe fare freddo», «Eccoti dei biscotti se ti viene fame», «Portati la torcia se per caso torni tardi», «Mettiti il mio cappello che potrebbe esserci il sole». C’è posto anche per un ombrellino, un libro come antidoto contro la noia e una radio per avere compagnia.

E così, ben equipaggiato, l’ uccellino si avvia tutto solo all’avventura. Ma dov’è diretto? Un finale esilarante che ci ha fatto ridere tanto ogni volta che lo leggevamo. Un piccolo grande viaggio per l’uccellino ma anche per tutti i bimbi che in lui si identificavano.

E ora ogni volta che esco e saluto dicendo “Io vado” penso a lui e rido sotto i baffi (metaforici eh, non li ho davvero!)