Un week-end a Milano

Ho già scritto un post su questa città, ma ci sono tornata lo scorso fine settimana. Ecco cosa ho fatto…

Febbraio non è il mio mese. È il periodo dell’anno in cui avverto maggiormente la stanchezza (e quest’anno più che mai). Ma lascio a casa le 1000 cose da fare, prendo Italo (per la prima volta) e vado a Milano, incontro ad abbracci garantiti. Quelli degli amici di sempre; delle amiche milanesi; della romana del mio cuore; del pisano che mi fa sempre ridere tanto; della mia “hermana per sempre”.

Tentativi di abbordaggio inaspettati quanto banali (che bei capelli)e la presa di coscienza di essere in un posto che è casa ma non lo è. E che io comunque sono andata avanti e ripercorro i luoghi con un’essenza diversa. Rivedere posti noti (Duomo, Parco Sempione, Castello, Navigli)ma con chi te li fa vedere con occhi nuovi. Conoscere persone e luoghi mai visti (Palazzina Appiani, Villa Necchi, Albergo Diurno Venezia).

Incontrare l’amato Caravaggio in una mostra bellissima (un po’ di indagini FBI sul restauratore)e fare aperitivo con gli amici come se fosse quotidiano (ma non lo è)in questo compenetrarsi di vite, notizie, sorrisi, ricordi, bimbi, case, sorelle…E per il fatto di avere tutto ciò sentirsi ricca e fortunata. Molto ricca e fortunata.

Ecco i posti dove sono stata:

Burger wave: una catena di hamburgerie dai toni australiani. Ottimo il panino con l’ananas (non ricordo il nome) e consigliatissima anche una delle birre australiane.

Greek fusion: ristorante greco ai Navigli. Abbiamo provato piatto e pira giros. Non hanno nulla da invidiare alla cucina greca assaggiata a Corfù ed Atene.

California bakery: almeno una volta nella vita da provare una delle torte proposte. Un po’caro…ma per una volta…

Moscatelli: un classico dell’aperitivo milanese. Locale un po’ strettino ma buffet vario ed abbondante.

A pranzo domenica sono andata da ANTONELLA, che cucina benissimo ma non credo voglia ospitare degli sconosciuti per cui no, non chiedetemi dove abita!

(Foto mie)

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Sanremo: non solo il Festival

Io non guardo il festival di Sanremo. Non l’ho mai fatto. Non è uno spettacolo che mi entusiasma e pazienza se per 5/6 giorni non posso intromettermi nei discorsi di parenti/amici/colleghi che si esprimono su questa o quella canzone e su questo o quell’outfit. Però a Sanremo ci sono stata. No, non al Festival…in città!

Sanremo è famosa per le coltivazioni di fiori, per il Festival, per il casinò e per il circuito automobilistico.

Presenta diversi monumenti dagli stili più disparati (dal barocco, al liberty, al romanico). Tantissime le ville cittadine (ad esempio Villa Ormond, Villa King, Villa Nobel).

Via Matteotti è la strada principale della città, la più chic e sede dello shopping (anche dei confinanti francesi). È su questa strada che si trova anche il teatro Ariston (sede del famoso Festival)e il casinò. Dal 2013 ospita una statua di Mike Buongiorno a lui dedicata per aver presentato numerose edizioni della manifestazione canora.

(Foto dal web)

La mia Sicilia

Nel titolo il remake de “la mia Africa”. Che pretese di grandezza! Ovviamente scherzo e spero di non offendere la sensibilità di nessuno quando aggiungo degli aggettivi possessivi a dei luoghi. È il mio modo per esprimere il legame speciale che ho con essi e per definire la mia esperienza in quel determinato luogo.

Sono stata in Sicilia due volte, a distanza di molti anni l’una dall’altra e sempre invita/visita guidata. La prima volta, con la mia classe del liceo abbiamo fatto un bel giro.

Messina: la porta dell’isola che dà il nome allo stesso stretto. Importante caposaldo sotto i Normanni, angiolina e poi aragonese. Rasa al suolo da un terremoto nel 1783 e da un maremoto nel 1908 che fece 80000 vittime (questi dati mi colpirono molto visitando la città). Poco resta delle vestigia antiche (ulteriormente colpite dalla seconda guerra mondiale). Da vedere il Duomo, la Fontana di Orione, il Museo Regionale e la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, legata ai Normanni ed si motivi del Romanico isolano ( Cefalù e Monreale) e del sud Italia (Ravello, Amalfi, Troia).

Taormina: uno dei fiori all’occhiello dell’isola. Di origine greca e poi ancora florida con gli Arabi ed i Normanni. Da visitare sicuramente il Teatro Greco, il Duomo, il Castello, la Badia vecchia ma soprattutto mi è rimasta negli occhi (e nel cuore) la terrazza panoramica di piazza 9 Aprile.

Giardini Naxos: una località archeologica ed una marina bellissima.

Agrigento è la Valle dei Templi, la maestosità di quelle costruzioni e lo stupore che suscitano i templi in stile dorico (dedicati a Giove, Castore e Polluce, alla Concordia e ad Ercole). Nel IX secolo, sotto la dominazione araba, assunse il nome di Girgenti, che conservó fino al 1927 quando prese l’attuale nome. Fra i suoi cittadini illustri il filosofo Empedocle e Pirandello. Città notissima, oltre che per i templi della Magna Grecia, anche per la Sagra del Mandorlo in fiore.

Siracusa: ha una piccola isola, Ortigia, che è praticamente saldata alla terraferma. Siracusa fu uno dei più importanti centri della Magna Grecia, subì la dominazione araba e normanna. Di rilievo la cattedrale, la fonte Aretusa, il teatro greco e l’anfiteatro Romano e soprattutto il mio luogo preferito: l’orecchio di Dioniso. Si tratta di una cavità naturale nella roccia, così nominato dal mio amato Caravaggio perché ha la forma di un padiglione auricolare e straordinarie qualità acustiche. Pare infatti che il tiranno della città vi rinchiudesse i nemici e ascoltasse le loro conversazioni dall’esterno.

Le gole dell’Alcantara: un monumento di roccia basaltica generato da un’edizione circa 2400 anni prima di Cristo. Prendono il nome di gole perché per circa 500 m presentano larghezza di 5 e altezza di 70 m e vi scorre il fiume Alcantara che ha levigato le pareti dandogli lucentezza. Vi si accede tramite ascensori o seguendo un pittoresco sentiero panoramico. Attenti all’acqua…è gelida!

La seconda volta in Sicilia è stata in occasione di un viaggio studio durante il mio corso di laurea specialistica.

Palermo: la culla dei Normanni e degli Svevi. Una delle emozioni più forti della mia vita è stata salire sui ponteggi del restauro della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni.

Nella bellissima cattedrale, in un sarcofago di porfido rosso, riposano i resti mortali di Federico II (che tanto amo). Bellissima la cappella di Santa Rosalia, patrona della città.

Di ascendenze arabo-normanne le chiese di San Giovanni degli Eremiti e di Santa Maria dell’Ammiraglio (Martorana), la Zisa, la Cuba e la Piccola Cuba.

Merita una visita la Galleria Regionale della Sicilia (con opere di Antonello da Messina), la famosa Fontana Pretoria davanti al Palazzo Senatorio (oggi sede municipale), il convento e la cripta dei Cappuccini.

Monreale è il suo Duomo dalle due torri in facciata e dall’abside finemente decorato da splendidi mosaici. Alle spalle dell’abdide (il mio preferito) c’è un negozietto artigianale in cui ho comprato degli orecchini con minuscole tessere di mosaico (per la serie souvenir).

Cefalù: un borgo turistico incantevole ed una cattedrale normanna altrettanto nota (anche qui profusione di mosaici ed archi incrociati nelle decorazioni).

Come avrete capito amo questa terra. Oltre al fatto che si tratta di un’isola e, inutile ripeterlo, ho un debole per le isole, la Sicilia è calore, accoglienza, buon cibo ( in primis cannoli, panelle, arancini/e -niente dispute sul maschile/femminile).

Ho tantissimi amici siciliani e non si offenderanno se non avrò parlato in questo post dei loro paesi e città. Io scrivo di ciò che conosco.

E conosco la loro solarità, i sorrisi, i colori scuri arabeggianti o gli occhi e capelli chiari dei Normanni, la loro amicizia sincera…Tutte cose che hanno ereditato dalla loro terra.

È una regione che mi piace talmente tanto che a breve ci tornerò, è una delle mete dei viaggi in programma per questo 2018 (piccola anticipazione…)

(Foto dal web…i cimeli degli anni passati lasciamoli ai musei)

Siviglia: piensa que el mundo es pequeno y el corazon inmenso

“Voglio fare un viaggio con te” è una frase che spesso mi sento ripetere nell’ultimo periodo (oggi una mamma mi ha detto che anche M., una mia alunna di 3 anni vorrebbe fare un viaggio con me). Ovviamente non parto con tutti (anche per una questione di budget) ma questo viaggio è nato così, dalla voglia di 2 amiche di partire insieme.

Giorno 0.

Ho inseguito a lungo il viaggio in questa città e sto tornando per la quarta volta in una delle nazioni europee che più amo ( Francia, Grecia e Spagna appunto). Posti separati in aereo per me e “la Cate”.Io per il viaggio ho da scrivere, leggere, potrei guardare le mie serie TV preferite. Alla fine i pensieri seguono il filo dei ricordi: viaggi passati, episodi, compagni di avventure, incontri. Va a finire che come al solito mi assopisco.

Siviglia profuma: il taxi, i vicoli, l’hotel (mi confermo “prenotatrice” ufficiale di posti carini). Manuèl alla reception è gentilissimo (e carino) e la stanza ha un balconcino con i fiori. A cena tapas, cerveza e paella. Un colpo di fulmine per la Giralda.In un primo giro per il Barrio e Santa Cruz non puoi non incontrare dei baresi: “divertitevi ragazze”.

Giorno 1

Almeno una volta all’anno bisognerebbe andare in un posto in cui si parla spagnolo. Così, perché fa bene al cuore.

Oggi profumiamo di azahar io e la Cate (che ama lo jamon).

A colazione una conversazione improbabile con Almudena e poi il Real Alcázar a togliermi il fiato ed a bloccarmi la respirazione. Mai come oggi vorrei fotografare tutto, descrivere tutto. Lo stile mudejar, gli alberi di arance, i pavoni. E ritrovare elementi noti della Puglia e della Sicilia, normanni e svevi.

La Giralda non ha scale ma rampe, per permettere al sovrano di salirvi a cavallo. La cattedrale è la terza chiesa più grande al mondo e la più estesa cattedrale gotica. All’interno Goya, Zurbaran, Isidoro di Siviglia e L’ Immacolata di Murillo a cui collego “messaggi” inaspettati. E mi emoziono. Ancora.

Sevilla era il nucleo centrale dei rapporti col Nuovo Mondo: ripenso a Cuba; immagino i viaggi futuri. Un calabrese ci dà lezioni di vita sulle donne;il pranzo in stile spagnolo è alle 15. In Plaza d’Espana mentre ballano il flamenco un bimbo mi saluta e mi manda un bacio. Si chiama N…

Alla seconda sangria della giornata un attacco di ridarella ripensando alle diverse pessime figure del giorno e poi i vicoli alla ricerca della Carboneria per un autentico spettacolo in stile andaluso. E scoprire (o riscoprire)che Mercurio era il protettore dei viaggiatori…

Giorno 2

L’oggi ha il profumo già della nostalgia, fra il balcone di Rosetta del Barbiere di Siviglia e la Carmen di Bizet. Reprimo il mio istinto e non compro nè il mantillo nè la rosa per atteggiarmi a ballerina di Siviglia. Ma continuo a pensare che mi avrebbero donato molto.In calle de Sierpes l’idea era quella di fare shopping (shoppingare come dice Manuèl) ma la Domingo todo cerrado (e ricordo una domenica a Tarragona ed una a Barcellona). Il museo di belle arti però è aperto, gratuito ed è bellissimo. Murillo diventa il mio artista spagnolo preferito:faccio fatica a staccarmi dalla Madonna del “fazzoletto” perché i suoi occhi sono magnetici e sembra che il Bambino voglia venire in braccio a me. Una capatina al metropol parasol e poi a pranzo al mercato di Triana (su suggerimento sempre di Manuèl). Passeggiare davanti a Plaza de Toros (niente corride però) e alla torre dell’oro. Mangiare churros e inebriarsi di barocco alla chiesa del Salvador mentre le carrozze con i cavalli sostano all’ombra delle palme reali o portano in giro i turisti. Siviglia è la città dei segni.Ridiamo in aeroporto io e mi hermana perché la stanchezza mi prende e non riesco a smettere di sbadigliare. Al gate una puntata di una radio speciale, poi l’ultimo taxi verso casa.

E in testa la frase di Garcia Lorca “piensa que el mundo es pequeno

y el corazón es inmenso”.

Alcune informazioni pratiche:

-i taxi hanno dei prezzi abbordabili per cui vi consiglio di prenderne uno per raggiungere la città dall’aeroporto;

-In città i mezzi non “servono”, tutte le maggiori attrazioni turistiche sono raggiungibili comodamente a piedi;

-se volete vedere uno spettacolo di flamenco autentico dovete assolutamente andare alla Carboneria (locale molto easy e un po’ internato nei vicoli ma sicuramente di grande effetto);

-hotel in cui abbiamo alloggiato Hostal Santa Cruz (praticamente nel centro dell’omonimo storico quartiere): pulito, comodo,molto carino e personale cordiale;

-per tapas e cibo spagnolo: la sagrestia, la bodeguita de la Parihuela (Santa Cruz);bar antiguedades (nei pressi della cattedrale);casa Fundida (mercato di Triana);

-colazione da Salat and Sugar.

(Foto mie che più mie non si può!)

Bitonto: capitale della cultura?

Sono molto legata a questo paese dell’entroterra barese per le belle esperienze di formazione, lavorative e di amicizia che mi ha permesso di vivere.

cattedrale-bitonto

Nota per essere tra i maggiori produttori di olio d’oliva (l’ulivo è anche nello stemma della città) era attraversata, in epoca romana, dalla via traiana. Il suo nucleo originale risale all’epoca di dominazione normanna con le mura lungo il fossato naturale scavato dal torrente Tifre. Con la fine della feudalità (XVI secolo)nacquero importanti palazzi signorili e conventi di diversi ordini religiosi.

In Piazza Cavour svetta il Torrione (o Maschio Angioino)e a questa piazza sono legati tanti miei ricordi per aver svolto un tirocinio nella sede dello Iat posta proprio lì.

Di rilievo il palazzo Sylos Calò e la Galleria Nazionale della Puglia, dove ho avuto la possibilità di svolgere e progettare alcuni laboratori di didattica museale legati al master che avevo frequentato alla Cattolica di Milano.

Fra le mie preferite anche la chiesa del Purgatorio e ovviamente la cattedrale romanica a pianta basilicale dedicata a San Valentino, con una decorazione scultorea senza eguali. Nel suo ipogeo è stato ritrovato un mosaico rappresentante un Grifo, rimasto pressocchè intatto poichè con l’ampliamento della chiesa l’ingresso della stessa venne spostato e quindi il mosaico non fu più calpestato.

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La città è famosa per il culto ai SS. Medici e merita una visita anche il Museo Archeologico. Furori dai soliti circuiti turistici (e fuori proprio dalla città, nel territorio fra Bitonto e Giovinazzo) si trovano il casale e la chiesa di Sant’Eustachio a cui sono particolarmente legata perchè argomento della mia tesi triennale ( si, in questo post ho praticamente scritto il mio curriculum studiorum). Avete capito però il mio legame con la città…e soprattutto pare sia candidata ad essere capitale della cultura…Staremo a vedere…

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(foto dal web)

L’Aquila e il Gran Sasso

Sul Gran Sasso ho fatto un’escursione tanti anni fa e nello stesso periodo sono stata all’Aquila. Dopo il sism anon ci sono più tornata e quindi scrivo questo post con delicatezza, “accarezzando” i luoghi e le emozioni vissute.

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Ricordo con gioia la fatica e l’impegno per arrivare su al rifugio a Campo Imperatore, e poi la grande soddisfazione di esserci arrivati; le foto di rito con gli amici e l’acqua fresca.

Invece a L’Aquila una bella passeggiata alla Fontana delle Novantanove cannelle, sorta nel XIII secolo nel luogo in cui scorreva un piccolo corso d’acqua. Il nome stesso della città pare infatti derivare proprio dal diminuitivo di acqua (aqua), poi rimodellato su quello del famoso rapace. Le aquile compaiono infatti nello stemma della città e fino quasi ai nostri giorni i cittadini tenevano in alcuni luoghi pubblici delle aquile, quasi come fossero gli animali domestici della città.

Un’altra meraviglia è stata per me la basilica di Santa Maria di Collemaggio, in cui fu incoronato, nel 1294, Papa Celestino V (“Colui che fece per viltade il gran rifiuto” Dante). Capolavoro di originalità e bellezza, è sede della Perdonanza, indulgenza plenaria concessa proprio da Celestino V a quanti vi si recano fra il 28 r il 29 agosto.

Sulla Piazza del Duomo o del Mercato (comunemente detta, per la sua estensione, piazza dell’ettaro) si affacciano il Duomo e la chiesa di Santa Maria del suffragio (su progetto di Giuseppe Valadier). Di rilievo anche la collegiata di Santa Giusta, la chiesa di San Bernardino, il teatro comunale, il castello.

Una visita è caldamente consigliata.

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(foto dal web)

Sotto il balcone di Giulietta: Verona

Lo so che  a volte sono ripetitiva ma ci sono dei posti in cui ho lasciato dei pezzi di cuore, più o meno grandi. Il pezzo lasciato a Verona è davvero bello grosso. E forse non me n’ero resa conto finchè non ho sfogliato la guida per scrivere questo post.

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Conosco questa città molto bene perchè ci ho lavorato e “vissuto” per un anno circa. Ci siamo incontrate per caso ed altrettanto per caso l’ho scelta come sede temporanea di lavoro. Poi però mi ha conquistata con il suo romanticismo, il suo essere “a misura d’uomo”, la sua bellezza e persino con l’accoglienza e l’affetto dei suoi abitanti. Infatti i ragazzi e le ragazze della mia scuola sono ancora nei mie pensieri ed ho stretto amicizie speciali con persone speciali (vero Alessandra?).

Ho percorso il centro di Verona centinaia di volte, da sola o in compagnia di tante persone diverse. Da corso Porta Nuova fino a Piazzza Bra ad ammirare l’Arena (stupenda con la grande stella cometa nel periodo natalizio), a passeggiare sul liston (grande e largo marciapiedi). A Palazzo della Granguardia ho visto una mostra sugli Impressionisti con la mia amica Nicoletta mentre a Palazzo Forti, un amattina, prima di andare a lavoro, ho ammirato Chagall.

E giù, lungo via Mazzini (la via dello shopping), fino a Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori (con la statua di Dante a sovrastare tutto). Oppure deviare a destra e lasciarmi incantare, ogni volta, da quel piccolo cortile su cui si affaccia il balcone di Giulietta, il mio posto preferito. La tradizione vuole che toccare la statua di Giulietta sul seno porti fortuna, ma non ho conferme mie o altrui a riguardo. E’ sempre bello però soffermarsi a leggere i messaggi lasciati dagli inn amorati a questa amante infelice.  Io ho sempre preferito l’opzione teatrale ed affacciarmi ala balcone ( dev’esserci anche in giro qualche foto di Carmen-Giulietta ma mi guarderò bene dal pubblicarla).

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Un altro posto che ho sempre amato è Castelvecchio e il suo ponte scaligero, su cui sembra sempre che si concentri tutta la corrente proveniente dall’Adige sottostante.

Tante volte ho attraversato questo ponte e mi sono spinta fino all’Arsenale, magari in compagnia di un buon libro.

Lo ammetto, adoro anche Ponte Pietra, il ponte più antico della città (Epoca Romana). L’ho oltrepassato in diverse occasioni ma un avolta, in compagnia di Nicoletta e Antonio, mi sono andata fin su a Castel San Pietro ad ammirare la città dall’alto e riconoscerne i monumenti (con una sosta anche al Santuario di Nostra Signora di Lourdes).

E che dire del Duomo, delle chiese di San Fermo e Sant’Anastasia con gli affreschi di Pisanello? Senza dimenticare la chiesa di Santa Maria Antica con le arche scaligere e la famosa Basilica romanica di San Zeno con un trittico di Mantegna sull’altare.

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Ho fatto l’esperienza di salire sulla Torre dei Lamberti al Palazzo della Ragione (XII secolo): ben 368 scalini.

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Gli eventi cittadini più importanti nel corso dell’anno sono sicuramente il Vinitaly e la Fiera Cavalli

Se invece volete fare un’esperienza culinaria particolare vi suggerisco il Ristorante San Matteo…la location è quella suggestiva di una chiesa sconsacrata…

Poi ci sono le due anime calcistiche: Hellas e il Chievo…così, a gradire…

E se non credete alle mie parole su quanto sia bella la città fidatevi di Shakespeare e dei suoi versi tratti da Giulietta e Romeo e posti su uno dei bastioni che dà accessso a Piazza Brà:

“…non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno…”

(Foto mie)

Milano non è Milano

Nel dare il titolo a questo post cito un libro suggeritomi da una delle docenti del master che ho frequentato. Un libro che però non ho ancora avuto modo di leggere…

Prima dell’ottobre del 2013 casualità aveva voluto che io non fossi maia stata a Milano. Dopo quella prima volta però, lo setsso caso (vogliamo chiamarlo così?)ha voluto che io vivessi tanto questa città (causa master sopracitato frequentato alla Cattolica) e me ne innamorassi. Si, per le città ho l’innamoramento facile a volte, ma solo per le città.

Nell’anno di frequentazione del master, complici i miei amici masterini, e in particolare Maria Chiara, la mia romana compagna di avventure milanesi, in città ho visto e fatto di tutto.

Al Cenacolo ad esempio siamo state una volta durante una pausa paranzo, riuscendo così ad evitare le lunghe liste d’attesa e le prenotazione sold out per mesi. Che soddisfazione tornare a lezione senza aver pranzato ma avendo vissuto la totale immersione nell’opera di Leonardo!

A Palazzo Reale abbiamo visto un sacco di mostre; al museo del Novecento ci sono stata 2 volte e l’ultima volta stavo per abbandonarci Maria Chiara. Lei piuù scrupolosa di me analizzava ogni opera. Io ero già fuori (sul mio rapporto con l’arte contemporanea non mi dilungherò).

Sul tetto del Duomo ho fatto  amicizia con i colleghi del master perchè quella è stata la prim a delle nostre innumerevoli uscite didattiche e il primo set delle nostre infinite fotografie di gruppo. Vicino al Duomo c’è Luini, un pugliese emigrato che fa dei panzerotti spettacolari (per trovare il locale seguite la coda che si forma all’esterno). Ok, lì vicino merita una visita anche il Museo dell’Opera del Duomo, scusate ma Luini mi aveva distratta.

E poi gli aperitivi (meglio Ape, o Apericena) all’inizio in locali casuali o suggeriti da amici e conoscenti, poi nei posti che sono diventati del cuore (primo fra tutti il  Venti-20).

Milano è il Castello Sforzesco, il Mudec (Museo delle Culture), piazza San Babila con la sua chiesa; via della Spiga e il quadrilatero della moda. E’ attraversare la Galleria Vittorio Emanuele (anche voi vi confondete con Umberto I di Napoli? Io devo sempre pensarci un attimo prima di essere sicura); è il Teatro alla Scala; è la chicca poco nota della chiesa di San Maurizio.

Milano è le arcinote Pinacoteca di Brera e Pinacoteca Ambrosiana; è il mio amato museo dei Martinitt e delle Stelline.

Milano è passeggiare lungo i navigli e ritrovare resti d’epoca romana alle colonne di San Lorenzo.

Milano è Parco Sempione e l’Arco della Pace; è piazza degli Affari e l’adorata basilica di Sant’Ambrogio.

Milano è corso Venezia e la Galleria d’arte moderna; è la stazione centrale e piazzale Cadorna; è la Triennale; è la Torre Velasca e il Grattacielo Pirelli; è piazza Gae Aulenti.

Milano per me è stata l’expo con Patrizia; il bel tempo ogni volta che sono stata in città (freddo e pioggia pochissime volte); la settimana della moda e il salone del mobile.

Milano per me è tantissimi amici del posto e qualcuno che lì ci si è trasferito. Milano è un ricordo legato a ciascuno dei luoghi citati e raccontati in modo sommario per non dilungarmi troppo.

Milano è Milano! Altro che “Milano non è Milano”…

(Foto mie)

(Emilia) Romagna mia…

Si lo so sono pessima. Ma m’è presa la fissa delle citazioni di canzoni improbabili nei titoli…

A parte Ferrara (di cui vi ho ampiamente parlato in un altro post) e promettendo pubblicamente a 2 miei cari amici di Ravenna di andare a trovarli molto presto, la mia esperienza di questa regione è legata proprio a Ravenna ed a Rimini.

Rimini è per me un mare che non è mare, le testimonianze di epoca romana e la grande corte rinascimentale che ebbe esponenti come Piero della Francesca e Leon Battista Alberti.

A Ravenna invece non si può prescindere dai mosaici: quelli di S. Vitale, di Sant’ Apollinare Nuovo e Sant’ Apollinare in Classe, del mausoleo di Galla Placidia, del Battistero degli ariani è quello degli ortodossi. 8 monumenti paleocristiani e bizantini iscritti nella lista del Patrimonio dell’ Umanità. Bellissimi anche il mausoleo di Teodorico e la tomba di Dante.

Lo ammetto, manca ancora qualche provincia. Che sia il 2018 l’anno buono?

(Foto dal web)

Bergamo alta e Bergamo bassa

Settimane, giorni intensissimi, scusate l’assenza. Ma sono tornata! Oggi, fra un crudo di pesce e un dolcetto, fra gli auguri e la veglia vi parlo di Bergamo, città in cui sono stata in visita con le docenti ed i colleghi del master. Ed a Bergamo ho ricevuto la notizia della nascita di Nicola, uno dei miei “nipotini” acquisiti.

Bergamo alta e Bergamo bassa sono separate dalle mura venete (XVI sec), dichiarate quest’anno Patrimonio dell’Umanità.

Bergamo alta è una bomboniera. Quando l’ho visitata era maggio, e fra le stradine ripide che vanno in su ci siamo lasciate incantare dai Palazzi e dalle vetrine fini al Palazzo del Podestà che si affaccia su Piazza Vecchia (come a Toritto) e Piazza Duomo.

Accanto il Palazzo della Ragione è quello del Vescovado. Al piano terra gli scavi archeologici attestano l’utilizzo dell’area fin dall’epoca protostorica (VI-V a. C.). Al primo piano il Museo storico dell’età veneta (il Cinquecento interattivo).

La Rocca, che con dalle origini ha avuto destinazione militare, ha il nucleo centrale costituito da un mastio a pianta quadrangolare. Adibita a carcere intorno al 1860, è collegata al convento di S. Francesco che all’epoca era usato come penitenziario. Oggi è sede del Museo storico di Bergamo.

Il convento di S. Francesco, edificato fra XIII e XVI secolo rappresenta un pregevole esempio di architettura conventuale medievale. Dopo la soppressione napoleonica divenne ospedale e carcere e poi scuola elementare. Oggi è sede della Fondazione Bergamo nella storia.

Simbolo della città è il Campanone (Torre Civica) i cui rintocchi ricordavano che le porte della città stavano per essere chiuse, datato al XII secolo, ha subito numerosi “incidenti” e modifiche.

Da vedere il Duomo, la cappella Colleoni, la Basilica di S. Maria Maggiore.

Nella città bassa una sosta alla Torre dei Caduti, edificata da Piacentini negli anni ’20 del 1900 in ricordo dei caduti del primo conflitto mondiale (al primo piano ospita il sacrario) e ovviamente alla Gamec ( galleria d’arte moderna e contemporanea).

Se non ci siete mai stati vi consiglio una visita alla città dei Mille (180 dei garibaldini erano bergamaschi).

Non ne resterete delusi.

(Foto di noi “masterini”)