101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 9 ascoltare la voce del popolo sovrano davanti alle sue statue parlanti

Questa è senza dubbio una delle 101 cose che mi rivendo più facilmente, una di quelle di cui mi trovo a parlare quando mi dicono “Dai e raccontacene una”. La verità è che la trovo troppo simpatica ed originale.

Dalla fine del 1500 al 1870 circa di notte, su alcune sculture d’epoca romana, molto care ai cittadini, comparvero versi di protesta contro il clero e la Roma dei Papi.

Erano queste le cosiddette statue parlanti. il mio preferito è il più chiacchierone (come me), il primo ad aver parlato: Pasquino (nei pressi di Piazza Navona). E pensare che in origine era un Menelao, poi ribattezzato Pasquino, e da lui la piazza su cui si trova ha preso il nome. Oggi il suo basamento è ricoperto da un pannello removibile su cui poter esprimere le proprie opinioni politiche, sportive, ecc.

Poi c’era l’abate Luigi (in realtà un togato romano), presso Sant’Andrea della Valle e il Marforio (oggi ai musei capitolini)che faceva da spalla al Pasquino).

Madonna Lucrezia si trova invece fra la chiesa di San Marco e Palazzetto Venezia in piazza Venezia e pare fosse stato un dono del Papa Paolo III all’amante di Alfonso d’Aragona (appunto Lucrezia d’Alagno).

Il facchino si trova invece in via Lata (un atraversa di via del Corso)ed anche lui mi sta tanto simpatico. Il Babbuino (con 2 B) si trova in via del Babuino (con una B) è un satiro che per un periodo parlò così tanto da rubare la scena al Pasquino.

Cercatele ancora oggi e le troverete…anche se per lo più si sono ammutolite.

(foto mia)

Andrea Pazienza: 30 anni senza (Roma – Mattatoio)

Quando una delle tue colleghe è la cognata di un grande artista non puoi non andare a vedere la sua mostra…

Cresciuto fra l’Abruzzo e la mia Puglia (San Severo), Andrea Pazienza è il fumettista padre di Zanardi e Penthotal.

Prolifero disegnatore ma insofferente verso le scadenze relative alle consegne delle tavole.

Realizza manifesti cinematografici, videoclip, copertine di dischi, campagne pubblicitarie, poster, calendari…Nel corso della sua intensa carriera si cimenta anche con la pittura.

La mostra però si sofferma soprattutto sulla sua produzione fumettistica.

Le opere che più mi hanno colpita sono state “se avessi un figlio…” e “la storia d’Italia in una sola pagina” per la citazione di Bari come origine di tutto (campanilismo spudorato).

Per il resto ammetto di conoscerlo poco e di aver usufruito della mostra per approfondire la conoscenza.

E come ha detto Adriano Ercolani “quando pensiamo a quanta bellezza ci poteva ancora donare Andrea Pazienza, ci viene da piangere per il rimpianto. Quando pensiamo a quanta ce ne ha donata, ci viene da piangere per la gratitudine”.

Mattatoio, Roma, fino al 15 luglio

(Foto mie)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 8 gustarsi il tramonto dalla terrazza di Castel Sant’Angelo

A lungo sono stata arrabbiata con questo posto perché in passato, in questo posto, mi ero arrabbiata tanto. Poi ho fatto pace con il posto e con me. D’altronde non sono tipa da tenere il muso io!

In origine fu il mausoleo dell’imperatore Adriano. Poi divenne parte delle mura Aureliane e nel 590 l’arcangelo che oggi ne è il simbolo, si libró dalla sua vetta rimettendo la spada nel fodero, segno che la peste era ormai sconfitta.

Il castello è direttamente collegato al Vaticano tramite il Passetto (visitabile in orari e giorni definiti).

Una volta in alto lo sguardo si perde: dal Tevere ai ponti; dal Passetto a San Pietro; dai giardini alle varie cupole della città.

E poi non resta altro da fare che aspettare il tramonto…

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita – 7 Salire in cima alla cupola di San Pietro

Luglio, un caldo allucinante e noi 3 girls bardate con i foulard s per coprire le spalle scoperte.

La scalata è una vera e propria “espiazione”, ma la vista, dopo l’ascesa, merita davvero tanto sforzo.

Salite con calma, godetevi il percorso tanto quanto vi godrete il paesaggio una volta arrivati in cima.

Provate a rintracciare con lo sguardo e riconoscere i vari monumenti.

E come dice Ilaria Beltramme, solo allora capirete il senso di quella doppia P c’è i romani hanno assegnato alla cupola definendola CUPPOLONE.

Formello e il Parco Natura “La Selvotta”

Oggi tutti in gita! Direzione Parco Natura la Selvotta a Formello.

Formello è un paese di origine etrusca, poi passato sotto la dominazione romana e in età moderna feudo degli Orsini a cui è legata la presenza del così detto palazzo Chigi 8poichè dagli Orsini passò alla famiglia Chigi che lo sopraelevò di un piano).

Alla stessa famiglia è legata la villa extra-urbana Chigi-Versaglia.

La zona di Formello ha una grande valenza naturalistica poichè  interamente compresa nel parco del Veio. In questo contesto si inserisce il parco naturalistico ” La Selvotta“.

Semplice da raggiungere ed atttrezzatissimo (zona pic-nic con tanti tavoli e panche, servizi, zona ristoro, parco giochi con giostrine), il parco offre un’esperienza immersiva nella natura, con una passeggiata fra gli “alloggi” dei vari animali (tartarughe, volatili, conigli, animali da cortile) e la possibilità di dare da mangiare a pecore e caprette.

Per chi volesse, il parco prevede anche una serie di laboratori (marmellata, pane, pizza, biscotti) e uno spettacolo con i rapaci.

Noi non abbiamo rinunciato a nulla. Giornatina impegnativa ma ricchissima.

http://www.parconaturaselvotta.it

(foto mie)

Una giornata al mare a Ladispoli

Oggi il meteo non prometteva nulla di buono ma noi tre temerarie ci siamo avventurate comunque verso il mare. L’obiettivo è quello di conoscere le spiaggedel litorale laziale e di prendere un po’ di tintarella. E anche oggi è stato raggiunto.

ladispoli 1

Oggi le nostre esploratrici si sono fermate a Ladispoli: spiaggia scura (un po’ come ad Ostia) e una bella cittadina con tanti negozi e locali carini.

L’attuale Ladispoli sorge sul vecchio porto di Alsium, uno dei tre porti (insieme a Punicum- Santa Marinella e Pyrgi -Santa Severa) della città etrusca di Cerveteri.

Poi divenne colonia romana e cittadina marinara di facoltosi romani (tra cui probabilmente anche Cesare).

La cittadina è dotata di un castello medievale in cui soggiornarono diversi personaggi illustri ad esempio Papa Alessandro VI Borgia, rappresentatnti della famiglia Orsini, Papa Paolo III.

Ladispoli è cittadina autonoma solo dal 1970, essendo stata prima frazione di Cerveteri e successivamente di Civitavecchia.

Noi abbiamo pranzato da Trapizzino e preso caffè e dolcetto in un bar bellissimo con le altalene al posto delle sedie: Mavì, eletto subito uno dei miei posti preferiti!

Siamo tornate a Roma e pioveva. Tutto ok…missione compiuta!

(foto dal web)

Turner- opere della Tate- Roma- Chiostro del Bramante

Per la prima volta in Italia esposte le opere dell’artista romantico inglese per eccellenza, quelle provenienti dal suo studio e donate alla Tate Britain Londra.

L’artista, in vita, vendette la maggior parte delle sue opere tanto da aver accumulato circa il corrispettivo degli attuali 2 milioni di euro. Alla sua morte lasció nel suo studio una serie di opere che hanno il sapore della freschezza e dell’immediatezza.

Il primo a mettere le mani su queste opere (circa 30000) fu Ruskin, storico e critico d’arte, grande estimatore dell’artista.

In mostra circa 90 dipinti, per lo più acquerelli, di cui l’artista fu maestro, tanto da meritarsi l’appellativo di mago da parte dei suoi contemporanei. Presenti in mostra anche dipinti ad olio.

Turner è considerato il primo dei moderni (più corretto sarebbe dire contemporanei) poiché la sua arte influenzò Monet, Van Gogh, Rotko…

La mostra è divisa in sei sezioni, ciascuna allestita in un colore differente (indovinate il mio preferito? Ero anche vestita in tinta..) e con una rigida illuminazione voluta dal museo d’origine dei dipinti (come mostrano i cartelli sparsi per le sale).

Passando dai suoi amati viaggi ( bravo viaggiatore il nostro Turner)alla teoria del colore di Goethe di cui fu seguace, fino al Liber Studiorum.

Personaggio eclettico: all’età di 14 anni già frequentava l’Accademia di Belle arti e a 27 era maestro di prospettiva (con scarse doti didattiche comunque).

Una mostra davvero per tutti, come potrete scoprire guardando le mie foto in appendice a questo post…

(Foto della serie #primaopoimemenano)

Info: https://www.chiostrodelbramante.it/

Fino al 26 agosto

Monte Livata: io e la neve

Probabilmente è finita ieri la mia stagione sciistica. Una stagione che mai avrei immaginato che potesse cominciare, dato che ho messo i piedi sugli sci per la prima volta poche settimane fa.

Come avrete potuto notare (fingo che qualcuno mi segua costantemente e si sia accorto della mia assenza), sono stata poco presente con il blog in questo periodo.

Ho avuto un sacco di cose da fare, fra cui tentare di imparare a sciare. E pare, come dice qualcuno, che io “abbia del potenziale”.

Per questo mio approccio alle discipline sciistiche ho scelto (o lei ha scelto me) la stazione sciistica di Monte Livata, la montagna di Roma Capitale.

A 15 km da Subiaco può essere suddivisa in tre zone: Livata, Campo dell’Osso e Monna dell’Osso, con la seggiovia quadriposto attualmente in uso, che trasporta sciatori ed escursionisti dai 1618 ai 1758 m di altitudine.

A Monna dell’Osso potete trovare anche una valida scuola di sci e snowboard, un banco noleggio attrezzatura e un grazioso bar.

Location di svariati film è anche meta preferita degli appassionati di ciclismo.

Vi ho convinti?

Monet: capolavori del Musée Marmottan Monet, Parigi (Roma, complesso del Vittoriano)

Monet non si separò mai dalle opere in mostra, conservate nella sua villa a Giverny. Alla sua morte il figlio le donó al museo Marmottan.

60 opere che vanno dalle caricature ai ritratti dei figli, passando attraverso gli scorci di paesaggi tratti dai suoi innumerevoli viaggi, per giungere infine alle sue amate ninfee ed ai salici piangenti.

Una mostra che coglie appieno i caratteri salienti dell’ Impressionismo a cui un’opera stessa dell’autore aveva dato il nome: Impression soleil levant. (L’impressionismo è uno degli argomenti di arte contemporanea che preferisco è conosco meglio, ma tranquilli, non starò qui a farvi una lezioncina accademica).

Fra le opere che più mi hanno colpita quelle in cui lo stesso soggetto si ripete ma è dipinto con condizioni meteorologiche differenti o in orari della giornata diversi. Bello anche il progetto ” Capolavori perduti” che ha ricreato in modo digitale un’opera andata distrutta nell’incendio del MoMa di New York del 1958.

Peccato per gli spazi piccoli e non molto adatti a contenere l’ampia affluenza di visitatori che riempie le sale in modo eccessivo.

La mostra però è stata prorogata fino a giugno…magari voi sarete più fortunati!

(Foto mie!)

I grandi maestri- 100 anni di fotografia Leica-(Roma, complesso del Vittoriano)

Adoro la fotografia: uno degli esami più belli che ho sostenuto all’università è stato quello di storia della fotografia e a volte provo anche a cimentarmi in quest’arte. Se vi va guardate il mio profilo instagram(carmensavino) ma non aspettatevi capolavori alla cartier-Bresson o alla Paolo Roversi. Quelli andate ad ammirarli al complesso del Vittoriano.

Avete tempo fino al 18 febbraio per seguire la vera e propria rivoluzione apportata nella fotografia dalla comparsa sul mercato, nel 1925, della Leica. basti pensare a nuovi ambiti di applicazione o vecchi ambiti che però vengono approfonditi. Foto dopo foto, in questo bellissimo allestimento (e solitamente le mostre al Vittoriano mi lasciano un po’ perplessa) scoprirete che alcune famosissime immagini impresse nella nostra memoria sono state scattate con questa macchina fotografica: il noto ritratto di Che Guevara; il bacio di Eisenstaedt fra il marinaio e l’infermiera a Times Square; la bimba che corre nuda per la strada dopo il bombardamento del suo villaggio in Vietnam.

Non ho solo ritrovato il mio amato Cartier-Bresson (qualche anno fa avevo visto una sua mostra monografica all’Ara Pacis) ma ho conosciuto e mi sono innamorata di Capa (bella la sua “Miliziano colpito a morte”), di Berengo Gardin, Salgado (“La miniera d’oro di Serra Pelada”) e di paolo Roversi e la sua fotografia di moda. Grazie alla Leica questo ambito esce dalla staticità dei set impostati e si avvicina alla spontaneità e alla casualità.

Questo apparecchio fotografico fu davvero una bella invenzione: piccola, maneggevole, leggera, con un occhio del fotografo che guardava l’obiettivo e l’altro ad osservare il mondo circostante; perfetta per quelle foto con un punto di vista originale.

Carina la convivenza nello stesso complesso museale con la mostra dedicata a Monet (l’ho vista e ve ne parlerò prossimamente) creando una serie di rimandi. Difatti la prima mostra degli Impressionisti si svolse proprio nello studio del fotografo Nadar ed è risaputo che essi sfruttarono la fotografia nel loro lavoro. Inoltre così come la nascita del mezzo leica ha permesso lo sviluppo di nuoi 2generi” fotografici, così buona parte delle innovazioni introdotte dagli Impressionisti sono state dovute alla comparsa di un nuovo “mezzo” quali furono i colori ad olio in tubetto che favorirono la nascita della pittura en pleinair (all’aria aperta).

Insomma un amostra non consigliata…ma consigliatissima. Fidatevi!

(foto mie)