Bologna 2020 (giorno 2)

La nebbia ed il freddo che ti penetra nelle ossa (mi direte: “Beh se viaggi a febbraio devi metterlo in conto”). Noi che percorriamo, non si sa perché, strade di periferia e ponti verso il nulla. Nelle città bisogna tornare, è proprio vero: così questa volta, alla basilica di San Luca, salgo anche sulla cupola, per ammirare i colli bolognesi con una vista a 180 gradi, anche se l’esperienza di oggi era più da “Viandante su un mare di nebbia”. Il cibo è sempre una garanzia e poi una sosta caratteristica alla Decathlon di Casalecchio di Reno. Sotto la Torre degli Asinelli Un incontro fugace ma sentito con un caro amico e dopo gustare ancora la meraviglia di Santo Stefano con una guida d’eccezione. Riaffacciarsi alla finestrella sul canale prima di riprendere il viaggio in treno.

Nello zaino la guida per il mio prossimo viaggio.

Ma… “Qualcuno ha detto JUST EAT?”(cit.)

Bologna 2020 (giorno 1)

Ancora una levataccia pre-partenza, ma non fa freddo come immaginavo.La città, nei 10 minuti che impiego da casa alla metro, pare svegliarsi. Ma i vagoni della metropolitana sono pieni anche a quest’ora. Il viaggio in treno scorre rapido fra chiacchiere ed un sonnecchiare scomposto. L’orologio della stazione centrale è fermo alle 10.25 da quasi 40 anni.

La mattinata ed il pranzo sono da FICO Eataly World: tigelle e gnocco fritto la fanno da padroni. La candelora a San Petronio, le biciclette ed i portici. La Gamberini Bag finalmente mia, i cappellacci con la zucca e le sorprese. Ritrovarsi a togliere la cera dal pavimento e rinunciare al tour by night…

Paris (jour 2)

“Parigi si sveglia e si sentono già le campane di Notre Dame”, così avrebbe detto Victor Hugo della nostra prima tappa mattutina. Le campane per un po’ non si sentiranno ma la cattedrale è bella comunque e l’attivismo francese è già all’opera per la ricostruzione. A piedi raggiungiamo la Pyramide du Louvre e attraverso Les Jardins de Tuileries imbocchiamo Les Champs Elysees. Vi hanno aperto una sede distaccata delle Galerie Lafayette.

Al Trocadero mi siedo su una panchina ed ammiro là Tour Eiffel mangiando una baguette.

Poi scopro un nuovo amore: rue du Bac (con la chiesa della medaglietta miracolosa e le bon Marché)

Il tramonto è ancora a Montmartre, in lontananza i gillet jeaune (non potevamo non incontrarli).

Paris (jour 1)

La colazione profuma di pain au chocolat e croissant.

Le temperature sono sotto lo zero e i tetti, lungo il percorso, sono coperti di brina. La mia seconda esperienza di Disneyland è ancora più bella della prima anche se gli elementi per Frozen ci sono tutti: io e mia sorella sembriamo Elsa ed Anna e fa tanto freddo che sembra davvero di essere ad Arendelle. Emozioni indescrivibili.

I mezzi sono stracolmi ma funzionano, riservando solo dei piccoli cambi di programma a fine giornata. E ricarichiamo noi stessi e i nostri strumenti elettronici chiacchierando nella hall con 2 italiani. E c’è tempo anche per una partita a tekken 3.

Tre giorni in Costiera Amalfitana

Un silenzio forzato, perché a volte nella vita l’unica cosa che si può fare è tacere. Ma poi piano piano bisogna ricominciare. Piccoli passi possibili. Questo è il mio piccolo passo di oggi: il riassunto del mio ponte dei santi in Costiera amalfitana…

Giorno 0

Passo direttamente dal lavoro alla stazione. Una stazione che è una bolgia di partenze e ritardi. E il mio treno non fa eccezione. Nell’avere amici ovunque Salerno non fa differenza. La cattedrale ha una cripta barocca dai colori delicati. Sulla pizza i prodotti tipici: bufala e pomodorini gialli.

Il gruppo del we mi recupera e fra tornanti, semafori e un po’ di pioggia raggiungiamo Maiori/Minori con un arrivo degno di Bisio in “Benvenuti al Sud”. Accendere i termosifoni e uscire a comprare la cena (per chi non ha cenato).

Giorno 1

Tornanti, tornanti e ancora tornanti. Ma un insperato sole dona riflessi spettacolari al mare. Non ho portato gli occhiali da sole e Raf fa fronte alla mia mancanza prestandomi un paio dei suoi. Niente traffico sulla litoranea, ed anche questo è qualcosa d’inatteso. A Sorrento si chiamano tutte Carmen ed è tutto dedicato al suo più illustre cittadino: Torquato Tasso. Sappiate che qui duomo e cattedrale sono la stessa cosa anche se le indicazioni non sono concordi. La villa comunale offre una vista sul mare spettacolare e nelle orecchie riecheggiano le parole di Caruso…”davanti al golfo di Sorrento…”. Limoni e limonata sono ovunque mentre il “cecato” di Sorrento proprio non si è visto. “Hai il cuore di non tornare?” Le frasi della famosa canzone “torna a Surriento”sembrano essere rivolte a me. Marina grande profuma di frittura di pesce ed è deliziosa con le sue casette color pastello.

Sulla spiaggetta sotto la chiesa maggiore di Positano il cielo ha ormai assunto le gradazioni del violetto. Il tramonto è vicino. Una coppia di turisti orientali lascia che un fotografo locale immortali il loro amore, intanto una bimba bionda con un vestito che ricorda la coda di una sirena si diverte a lanciare ciottoli in mare.

Un sentiero coperto di bouganville e capire il senso della moda mare diffusasi da questa località negli anni ‘60. Una folta colonia di gatti, un pezzo di caprese e gli scialatelli…

Giorno 2

Uno scroscio d’acqua temporalesco ci accoglie al risveglio ma la colazione da Pasticceria Sal De Riso – Minori scaccia via nuvole e malumore.

L’antica repubblica marinara di Amalfi conquista il mio cuore all’istante, col colpo d’occhio del duomo arabeggiante che emerge svoltando l’angolo.

Poi una visita al Chiostro del Paradiso ed al museo della carta, da cui esco con un quadernino con le mie iniziali marchiate. Lo userò per prendere appunti nei prossimi viaggi. Un piatto di gnocchi alla sorrentina , le ceramiche, i parcheggi che costano una fortuna ed un fiore di ibiscus protagonista delle nostre fotografie.

Ravello è famosa per il festival della musica voluto da Cosima, la moglie di Wagner. Due ville (Cimbrone e Rufolo) e il duomo con il famoso pulpito ed il portale bronzeo di Barisano da Trani. Una sosta al supermercato per necessità e per diletto e confermare un buon senso dell’orientamento per tornare a casa attraverso strade nuove.

Giorno 3

Folate di vento fortissimo ed a tratti brevi rovesci di pioggia. Ma il mio impermeabile a pois resiste a tutto.

Vietri sul mare è senza dubbio il centro più importante della ceramica costiera, con i suoi asinelli portafortuna e la tabella di Persepoli a noi sconosciuta. È proprio vero che in viaggio si imparano un sacco di cose.

E siamo di nuovo a Salerno, dove il weekend è iniziato e da dove ognuno riprende la sua strada. Non senza aver prima provato a scattare foto particolari in movimento ed essermi sperimentata come guida in un percorso imparato solo 3 giorni fa.

La tanto temuta pioggia la incontro a Roma, nel tragitto fra la metro e casa.

Le foto sono mie o dei miei fantastici compagni di viaggio.

Informazioni utili

  • A Salerno consigliati: Pizzeria Granammare, Terra mia, Grancaffè Canasta e Caffè Mazzini.
  • A Maiori: Osteria dell’Olmo e Ristorante la Vela; BeB Santa Rita.
  • Colazione da Sal de Riso o da Gambardella a Minori.
  • A Positano: Collina Bakery.
  • Ad Amalfi: ristorante Porto Salvo

Costiera amalfitana (giorno 3)

Folate di vento fortissimo ed a tratti brevi rovesci di pioggia. Ma il mio impermeabile a pois resiste a tutto.

Vietri sul mare è senza dubbio il centro più importante della ceramica costiera, con i suoi asinelli portafortuna e la tabella di Persepoli a noi sconosciuta. È proprio vero che in viaggio si imparano un sacco di cose.

E siamo di nuovo a Salerno, dove il weekend è iniziato e da dove ognuno riprende la sua strada. Non senza aver prima provato a scattare foto particolari in movimento ed essermi sperimentata come guida in un percorso imparato solo 3 giorni fa.

La tanto temuta pioggia la incontro a Roma, nel tragitto fra la metro e casa.

Costiera amalfitana (giorno 2)

Uno scroscio d’acqua temporalesco ci accoglie al risveglio ma la colazione da Pasticceria Sal De Riso – Minori scaccia via nuvole e malumore.

L’antica repubblica marinara di Amalfi conquista il mio cuore all’istante, col colpo d’occhio del duomo arabeggiante che emerge svoltando l’angolo.

Poi una visita al Chiostro del Paradiso ed al museo della carta, da cui esco con un quadernino con le mie iniziali marchiate. Lo userò per prendere appunti nei prossimi viaggi. Un piatto di gnocchi alla Sorrentina , le ceramiche, i parcheggi che costano una fortuna ed un fiore di ibiscus protagonista delle nostre fotografie.

Ravello è famosa per il festival della musica voluto da Cosima, la moglie di Wagner. Due ville (Cimbrone e Rufolo) e il duomo con il famoso pulpito ed il portale bronzeo di Barisano da Trani. Una sosta al supermercato per necessità e per diletto e confermare un buon senso dell’orientamento per tornare a casa attraverso strade nuove.

Costiera amalfitana (giorno 1)

Tornanti, tornanti e ancora tornanti. Ma un insperato sola dona riflessi spettacolari al mare. Non ho portato gli occhiali da sole e Raf fa fronte alla mia mancanza prestandomi un paio dei suoi. Niente traffico sulla litoranea, ed anche questo è qualcosa d’inatteso. A Sorrento si chiamano tutte Carmen ed è tutto dedicato al suo più illustre cittadino: Torquato Tasso. Sappiate che qui duomo e cattedrale sono la stessa cosa anche se le indicazioni non sono concordi. La villa comunale offre una vista sul mare spettacolare e nelle orecchie riecheggiano le parole di Caruso…”davanti al golfo di Sorrento…”. Limoni e limonata sono ovunque mentre il “cecato” di Sorrento proprio non si è visto. “Hai il cuore di non tornare?” Le frasi della famosa canzone “torna a Surriento”sembrano essere rivolte a me. Marina grande profuma di frittura di pesce ed è deliziosa con le sue casette color pastello.

Sulla spiaggetta sotto la chiesa maggiore di Positano il cielo ha ormai assunto le gradazioni del violetto. Il tramonto è vicino. Una coppia di turisti orientali lascia che un fotografo locale immortali il loro amore, intanto una bimba bionda con un vestito che ricorda la coda di una sirena si diverte a lanciare ciottoli in mare.

Un sentiero coperto di bouganville e capire il senso della moda mare diffusasi da questa località negli anni ‘60. Una folta colonia di gatti, un pezzo di caprese e gli scialatelli…

Frida Kahlo: il caos dentro – Spazio eventi Tirso- Roma

Ottobre è mese di inizio mostre e Roma non fa eccezione. Da tempo circolavano link ed notizie su questa mostra dedicata a Frida. Da appassionata e con l’ipotesi di portarci i bimbi della mia classe in gita (lo Scorso anno scolastico ho parlato loro della pittrice e loro ne sono rimasti affascinati) decido di iniziare le mie visite proprio da questa mostra. Alcune avvisaglie del fatto che non fosse una buona esposizione mi raggiungono attraverso voci di corridoio: do’ loro il giusto peso e decido di verificare comunque di persona…

La mostra si propone come un’esperienza immersiva ma, a mio avviso, di immersivo ha ben poco. Forse potrebbero essere considerati immersivi la ricostruzione degli ambienti: l’esterno della casa Azul (la casa a Città del Messico in cui l’artista visse da bambina e poi assieme al suo grande amore, il pittore Diego Rivera); la camera da letto (anche se a Sara è sembrata la cella di Padre Pio) o lo studio dell’artista.

Anche la parte più interattiva, con i visori per la realtà aumentata, era poco curata: solo due visori di cui uno, al momento della mia visita, ta anche danneggiato.

Si tratta comunque di riproduzioni, così come riproduzioni sono i vestiti di Frida, le opere (per lo più autoritratti) in formato modligh (praticamente su schermi) e le lettere scritte o ricevute dalla pittrice messicana. Alla fine del percorso di mostra vi è un’unica opera a lei attribuita (neppure certa): “Bambina con aeroplano”.

Non posso negare la bellezza degli scatti intimi e personali che il fotografo Leo Matiz eseguì per Frida: l’artista è immortalata nella sua quotidianità (il quartiere, la casa, gli amici, l’amore).

Personalmente però non sono riuscita a cogliere il legame fra il titolo scelto per la mostra (il caos dentro) e l’esposizione stessa. L’intento era quello di mostrare come dal caos possa nascere la bellezza (“Bisogns portare in sè un caos per generare una stella danzante”-Nietzsche-) e come l’arte sia una “ferita trasformata in luce”(Georges Braque).

Purtroppo non sono uscita dalla visita arricchita, essa non ha apportato nulla di nuovo alla mia conoscenza sull’artista. E non parlo qui da storica dell’arte, poiché il mito di Frida è talmente tanto noto che i più conoscono la sua storia personale e la sua arte.

In una sezione della mostra alcuni artisti più o meno contemporanei si confrontano proprio con questo mito realizzando opere in cartapesta o dipingendo busti (in riferimento a quello che l’artista fu costretta a portare per buona parte della sua vita e che fece emergere le sue doti pittoriche).

Un’altra sezione, originale, è dedicata ai francobolli emessi da vari paesi (Messico, USA, Maldive , Togo, Niger,ecc.) in occasione delle ricorrenze legate all’artista. Frida infatti è stata la prima donna ispanica ad essere ritratta su un francobollo americano.

Ma didatticamente per me la mostra non va: l’illuminazione non è buona (in alcuni punti i pannelli sono proprio al buio); sotto le riproduzioni le didascalie sono minuscole e mancano i luoghi di collocazione degli originali (per la maggior parte in collezioni private). Forse sarebbe stata utile la presenza di un’Audi o guida che però non c’è…

Insomma, si è capito…pur amando Frida, la mostra non mi è piaciuta.

Qualcuno di voi l’ha vista? Che ne pensate?

Diego Rivera

Pittore e moralista messicano, famoso per la tematica sociale delle sue opere. Ateo e vicino al partito comunista.

Quando incontró Frida per la prima volta, lui aveva 36 anni e lei 25 ma lui fu colpito dalla fierezza di lei e dalla luce che le illuminava lo sguardo. Si sposarono nel 1929 dopo il secondo divorzio di lui. Nonostante i vari reciproci tradimenti, il divorzio ed il loro secondo matrimonio, il

Loro amore fu in grado di superare tutto.

Leo Matiz

8 mogli, 5 figli, amico di Gabriel Garcia Marquez. Ospitó nel suo studio la prima mostra di Botero e fotografó, oltre a Frida e Diego Rivera, anche altri noti personaggi come Pablo Neruda.

Sua figlia oggi segue la fondazione del padre a Bogotá e le sue foto fanno parte anche delle collezioni del MoMa di New Uork e della Tate a Londra.

Frida Kahlo

Nasce nel 1907 alla periferia di Città del Messico e vive in famiglia instaurando un bellissimo rapporto con il padre. A 6 anni si ammala di poliomielite che le deformerà uno degli arti inferiori. Nel 1922 si iscrive alla facoltà di medicina. Nel 1925 ha un bruttissimo incidente che le causa una serie di fratture e la costringe a portare a lungo un busto. È in questo periodo di convalescenza che Frida inizia a dipingere. Si iscrive al partito comunista; sposa Diego Rivera nel 1929 ma a causa dell’incidente non riesce a portare avanti le gravidanze…

La coppia vive fra tradimenti, riappacificazioni, trasferimenti in America e ritorni in Messico.

Nel 1938 Breton le organizza una mostra personale a New York e l’anno successivo le sue opere saranno apprezzate da Picasso e Kandinskij a Parigi.

Il 1953 è l’anno dell’amputazione della gamba e della personale a Città del Messico, a cui parteciperà sdraiata su un letto. Morirà l’anno seguente.

Info: spazio eventi Tirso (Roma) fino al 29 marzo

http://www.spazioeventitirso.it/frida-kahlo-il-caos-dentro/

(Le foto sono mie e di Anto)

Chissàdove

Un ritorno ai miei amati libri di letteratura per l’infanzia

Un grande albero è ricco di piccoli semi. Un giorno il vento li porta nel mondo: vicini, lontani, lontanissimi o chissadove.

Solo un semino resta ancora vicino all’albero e l’albero allunga sempre più la sua partenza offrendogli cure, attenzioni e promettendo a lui ed a se stesso “ancora un giorno”.

Il seme resta ed anche se non viaggia e non impara a parlare pensa che ciò sia meglio di chissadove.

Le mille scuse per non partire alla fine sono interrotte da una gazza che porta via il semino e lo fa cadere chissadove.

Passano i mesi ed il grande albero vede dall’altra parte della collina un giovane albero, subito lo riconosce come il suo semino e lì capisce: al prossimo seme impaurito darà più coraggio.

Un invito ad avere la forza di staccarsi e partire, andare lontano, vicino o…chissadove.

C.Valentini, P. Giordano, Chissadove, Zoolibri