101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 15 Trovarsi dove riposano gli organi interni dei Papi

Non scrivo da un po’. In queste settimane ho trascurato parecchio il blog e la pagina ad esso collegata. Sono state settimane molto impegnative per me dal punto di vista personale: basta dire che ho affrontato il temutissimo trasloco. Però sono riuscita anche a leggere ed a buttare giù qualche nuova idea per ripartire alla grande con viaggiatrice da grande.

Per prima cosa un post sulle “101 cose da fare a roma almeno una volta nella vita”. Quando racconto ad amici e conoscenti di questo libro e di come io le abbia fatte tutte tranne una (la chiesa di Santa Susanna è in restauro da anni), tutti mi chiedono quale sia l’esperienza che mi è piaciuta di più o la più strana. Questa fra le 101 cose è sicuramente una delle più particolari…

Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio (Roma)

Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio (Roma)

Se siete stati a Roma e nei suoi luoghi simbolo, allora sicuramente avrete intravisto questa chiesa, seppur distrattamente e dall’esterno.

L’edificio in questione si trova infatti esattamente difronte la più nota Fontana di Trevi.

All’interno della chiesa, dedicata ai Santi Vincenzo ed Anastasio (due santi orientali),risistemata per volontà del cardinale Mazzarino, in seguito ad autorizzazione papale, sono custoditi gli organi interni di 21 Papi , da Sisto V (1590) a Leone XIII (1903). Un vano nascosto presso l’altare maggiore cela i precordi, tali organi interni, detti bonariamente, dal popolo romano, le frattaje. Da qui l’appellativo dato all’edificio: chiesa delle frattaje o canneto, per le diciotto colonne che ne ornano la facciata datata 1646. Mazzarino vi fece inserire anche il proprio stemma ed il busto di una sua nipote, unicum nell’arte romana di ritratto laico sulla statua di una santa. Anche le due figure a seno nudo sono una novità per le chiese di Roma.

Si tranquillizzino i più suscettibili: le famose reliquie non sono visibili e quindi la visita alla chiesa, inserita nelle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita, ha un puro valore ideologico. Difatti l’edificio, pur avendo tanto valore per il popolo ecclesiastico, in realtà svolge la sua funzione di scrigno con discrezione, non avendo opere d’arte di rilievo che attirino i visitatori.

L’interno è stato inoltre molto rimaneggiato nel corso dei secoli in seguito al rifacimento della facciata.

Snobbare la Fontana dirimpettaia e soffermarsi su questa chiesa potrà far godere di un momento di riposo dalla ressa dei turisti che si affannano con selfie e lanci di monetine. E farà ripensare a quando la Fontana di Trevi fu costruita e tutto il Rione lì intorno fu risistemato: quanti e quali personaggi coinvolti nelle opere di edificazione e risistemazione devono essersi soffermati sul sagrato di questa chiesa?

Approfondimenti

Chi sono i personaggi nominati in questo articolo.

Mazzarino: nato in Abruzzo, crebbe a Roma, dove divenne professore di teologia. Nel 1634 fu inviato ad Avignone come vice legato pontificio, divenendo poi nunzio apostolico a Parigi. Fu il cardinale Richelieu ad introdurlo presso la corte di Luigi XIII. Nel 1639 fu ordinato cardinale e dopo un breve soggiorno a Roma tornó in Francia. Nel 1643, alla morte di Luigi XIII, data la minore età di Luigi XIV, Mazzarino assunse l’incarico di reggenza. Fu molto attento nella politica interna e spregiudicato in quella esterna. Morì nel 1661 a Vincennes.

Papa Sisto V: le sue origini in una famiglia umile delle Marche lo portarono ad entrare all’età di 9 anni nell’ordine dei frati minori conventuali. Cresciuto, giunse a Roma come predicatore ed ottenne la stima di San Filippo Nero e Sant’Ignazio di Loyola. Fu inquisitore e docente presso l’Università di Venezia e presso La Sapienza. Cardinale dal 1570, fu eletto Papa nel conclave del 1585. Il suo pontificato si inserisce nel percorso della Controriforma e dell’attuazione dei precetti del Concilio di Trento. Revisionó il collegio Cardinalizio, fece ultimare la costruzione della Cupola di San Pietro (Fontana e Giacomo della Porta); ordinó la costruzione del nuovo palazzo Lateranense. Fece restaurate la colonna Traiana e quella di Antonino e vi fece posizionate al di sopra le statue di San Piegro e San Paolo. Fece costruire un nuovo acquedotto, (acqua Felice), il primo dopo gli acquedotti d’epoca romana. Canonizzó San Diego d’ Alcalà.

Morì di malaria nel 1590 e fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Papa Leone XIII: è ricordato come il Papa delle encicliche poiché ne scrisse ben 86. Nato in una famiglia della piccola nobiltà rurale, fu per circa 30 anni arcivescovo di Perugia. Fu eletto Papa nel 1878: il suo pontificato si inserisce in un’epoca di progressiva laicizzazione della società. Ad esempio egli si oppose fermamente alla realizzazione del monumento a Giordano Bruno in campo de’ Fiori. Nonostante ciò si aprì molto al laicato e fu particolarmente attivo dal punto di vista dell’insegnamento.

Amante del latino e di Dante, visse una vita dalle abitudini morigerate. Morì nel 1903 e fu sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

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Sul lungomare del mondo: Bari

Mesi fa ho chiesto alla mia amica Francesca, barese doc ed ottima fotografa amatoriale, di passarmi delle foto della città per accompagnare un post sul mio blog. Poi, complici gli impegni ed un po’ di sacro timore e reverenza nei confronti dell’argomento, ho sempre rimandato. Ma ora credo che i tempi siano maturi…

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Di Bari, della mia città (in realtà, per campanilismo sottolineo che sono di Toritto, in provincia) ho sempre adorato il lungomare, con i suoi lampioni caratteristici.

Un lungomare ampiamente ammirato ed utilizzato anche come set cinematografico e fondale per numerosi film e videoclip musicali (solo per citarne uno “L’amore è una cosa semplice” di Tiziano Ferro). Un lungomare che per me è l’espressione stessa di questa città di frontiera, crocevia fra Oriente ed Occidente, legati da quel santo, fortemente voluto dalla città e da quei marinai che nel 1087 ne traslarono il corpo da Mira, in Oriente, fino a Bari.

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Il santo in questione è San Nicola a cui è dedicata la Basilica, in stile romanico, che sorge al posto dell’antica corte del catapano bizantino, affacciata su ciò che resta delle mura cittadine, la famosa Muraglia.

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Altro polo religioso importante è la cattedrale dedicata a San Sabino ed a Maria Odegitria (Colei che mostra la via).

La Bari più verace è quella della città antica, Bari Vecchia, rivalutata da circa un ventennio, dove, fra vicoli ed archi, le signore realizzano a mano kili e kili di orecchiette ed invitano ad assaggiare una specialità, le sgagliozze (polenta fritta). Alle signore si affiancano poi locali cool e ristoranti che rendono la zona il centro della movida, dislocata fra piazza del Ferrarese e piazza Mercantile.BariBari

Ma l’autenticità del popolo barese emerge soprattutto in occasione della festa del santo patrono: il 6 dicembre, dies Natalis del santo, all’alba si celebra una messa e poi la tradizione vuole che si faccia colazione con la cioccolata calda. Fra il 7 e il 9 maggio invece si ricorda la traslazione delle ossa del santo ed il loro arrivo in città: processioni, cortei storici, musica e fuochi d’artificio muovono gli animi dei cittadini e di numerosi Pellegrini (anche di Fede ortodossa) provenienti da ogni dove.

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La città ha infatti anche una chiesa russa voluta dallo zar Nicola II.

Degni di nota i teatri cittadini: il teatro Piccinni , il teatro Margherita (recentemente riaperto ha ospitato la mostra Van Gogh experience )e il teatro Petruzzelli, fiore all’occhiello del capoluogo pugliese, restaurato dopo un gravissimo incendio. Ad essi si associa un rinomato conservatorio ed una università fra le prime in Italia.

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Una visita merita il Castello Svevo, risistemato nel 1500 da Isabella d’Aragona e Bona Sforza.

E come dimenticare il Palazzo dell’Acquedotto in stile Liberty e la Pinacoteca Provinciale?

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Il mio preferito è però il Museo Diocesano poiché conserva un oggetto poco diffuso: si tratta degli exultet, rotoli di pergamena usati durante la liturgia della veglia pasquale che prendono il nome dalla loro prima parola. La loro particolarità è che testo ed immagini correlate sono distribuite in verso opposto in modo tale che il lettore potesse leggere ed i fedeli potessero guardare le immagini. Un piccolo gioiello nel cuore della città.

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Se il vostro obiettivo invece è lo shopping via Sparano e Corso Cavour (da pronunciarsi obbligatoriamente Càvour, con accento sulla A) faranno al caso vostro.

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Ritroverete così una città dall’atmosfera cosmopolita in cui si possono ammirare tutti i colori e le sfumature del mondo.

(Foto mie e di Francesca)