Altan. Pimpa, Cipputi e altri pensatori (MAXXI -Roma-)

Dalla mia casa ripercorro i mesi appena trascorsi e le tante mostre viste a Roma di cui non ho avuto modo di scrivere: da Canova agli Impressionisti segreti ed alla fotografa Inge Morat. Con i bimbi della mia classe siamo stati anche al MAXXI per la mostra sulla Pimpa.

Ammetto che non è stata un’esposizione che mi ha presa molto ma per gli appassionati sarà stata e sarà sicuramente un’esperienza che merita.

Tutto il percorso artistico dell’autore raccontato attraverso disegni originali, poster, illustrazioni, schizzi…

A cura di Anne Palopoli e Luca Raffaeli è realizzata in coproduzione con Fondazione Sales e Franco Cosimo Panini Editore.

Attraverso l’artista tutto è messo in discussione (un po’ come in questi giorni caratterizzati dall’emergenza COVID-19). Ciò che salva è lo sguardo incantato di Pimpa, una cagnolina che guarda l’universo e le regole del mondo con sguardo curioso e, diremmo oggi, con gli occhi a cuore.

Da vero esponente dell’arte contemporanea Altan, attraverso i suoi personaggi, afferma cose, esprime concetti che ci fanno subito dire “lo potevo fare anch’io”. Ma l’intuizione l’ha avuta lui, è sempre un passo davanti a noi, spaziando fra fumetti d’avventura e disegni per l’infanzia, passando da romanzi illustrati a vignette e sceneggiature. E così illumina il nostro pensiero sul presente e sul mondo.

La mostra è articolata in più sezioni: Altan prima di Altan (schizzi e disegni in cui l’artista è alla ricerca del suo stile); Trino e il primo Altan (la prima vignetta è su Linus nel giugno del 1973 e Trino è il suo primo personaggio); vignette (ritratti amari dei suoi noti personaggi: bambini, casalinghe, pensionati); feuilletton (fumetti lunghi, a volte comici a volte no); Altan illustratore (la parte che preferisco, motivi personali…le illustrazioni dei libri di Rodari e Piumini); Altan e il cinema (dall’esordio in Brasile fino ad un documentario sulla sua vita); Pimpa e i suoi amici (entrare fisicamente nel mondo giocoso della famosa e curiosa cagnolina).

Una mostra che catturerà gli appassionati ed una organizzazione ricca ed impeccabile dell’aspetto divulgativo e dei servizi educativi.

https://www.maxxi.art

Le sculture di Bruno Catalano e il mio spirito viaggiatore a cui manca un pezzo

È così che mi sento in questi giorni: come alle opere di questo artista anche a me manca qualcosa. Le sue sono sculture che rappresentano uomini e donne viaggiatori, con la valigia sempre in mano (dislocate da Marsiglia a Singapore). La loro particolarità però è una voragine, uno strappo nello stomaco. In questo tempo difficile di solitudine e chiusura anche la mia anima viaggiatrice si sente bucata, incompleta, le manca un pezzo. “Resistiamo”, “restiamo a casa” sono frasi che in questi giorni stiamo sentendo e leggendo ovunque. Anche io ovviamente ho fatto miei questi principi e li sto mettendo in pratica. Passerà tutto, mi dico e vi dico…

Per ora colmiamo le assenze e le distanze con la bellezza, ad esempio con quella delle sculture di Bruno Catalano.

I vuoti delle sue opere si riempiono di passato e di presente, di ricordi e di attese, di futuro e di quel che verrà.

Ma nella mano i suoi viaggiatori portano sempre un bagaglio, ricco di esperienze, saperi, vita vissuta. Infatti non c’è viaggio che, per quanto bello e atteso possa essere, non rechi in sè una frattura, una lacerazione fra ciò che eravamo prima è ciò che siamo diventati. Sono solo le esperienze e le memorie che teniamo in valigia a sanare queste “ferite”. Il viaggio di queste sculture è il viaggio dell’umanità.

E ognuno ha il suo bagaglio: dalla ventiquattrore allo zaino, dal trolley alla valigia di cartone. E pensate che lo scultore ha una collezione di borse da viaggio che si amplia nei suoi spostamenti per il globo. Perché lui di viaggi ne ha fatti davvero tanti!

Infatti, terzo figlio di un’umile famiglia siculo-marocchina, a 15 anni si trasferisce a Marsiglia per poi lavorare come marinaio per 3/4 anni e successivamente scoprire la scultura ed applicarvisi da autodidatta. Dapprima realizzerà così statuette più piccole in una fonderia improvvisata in casa. Poi passerà ad opere monumentali con due fonderie esterne: una a Bologna ed una in Francia.

La sua scultura più lacerata è César, un autoritratto. L’ispirazione, dice lui stesso, gli viene dalla sua vita: dallo sradicamento, dalla perdita di persone care, dal fragile equilibrio dell’esistenza. Così come in equilibrio instabile sono i bronzi che scolpisce. Sculture uniche e diverse, anche se di ognuna vi sono 8 copie e 4 prove d’artista. Esseri umani vestiti di tutto punto, con gli orologi ai polsi e i mocassini ai piedi.

I suoi personaggi sono quindi uomini e donne da lui realmente incontrati (dal businessman all’hipster) ed a cui l’artista affianca la rispettiva valigia. Oggetto che diventa nucleo fondamentale dell’opera: i viaggiatori hanno troppi squarci per restare in piedi e solo la “zavorra” del bagaglio può raccogliere e contenere i pezzi mancanti, le aspettative, i progetti, i ricordi, le nostalgie ed i legami, la voglia di vivere e di viaggiare.

Come il vuoto dei bronzi faccio in modo che il mio vuoto di questi giorni diventi possibilità, opportunità, che si aprano nuovi scenari e susciti in me (ed in noi) la fantasia di ciò che potrà essere e che sicuramente sarà.

Un invito a posare le valigie ed a lasciare, seppur per un attimo, che i pensieri siano sospesi tra passato, presente e futuro. Perché nonostante tutto la vita non si ferma, si continua a camminare e si è parte di un viaggio perenne. Anche se al momento ci si sente fermi.

Interrogarci e cercare di dare un senso logico a tutto ciò che ci sta succedendo non ci porterà da nessuna parte, così come non riusciremo mai a comprendere razionalmente i viaggiatori di Bruno Catalano. Dobbiamo solo fonderci col momento e con queste opere. Solo allora comprenderemo che non c’è luogo reale o immaginario che non potremo raggiungere. Certo non a breve eh!

Per ora #iorestoacasa. Poi torneranno i viaggi…

Foto dal web

Sito ufficiale: https://brunocatalano.com

Tornare a Bologna

In questi giorni di stacco forzato spero di riuscire finalmente a postare alcuni articoli in sospeso, come questo relativo al mio we a Bologna.

Giorno 1
Ancora una levataccia pre-partenza, ma non fa freddo come immaginavo.La città, nei 10 minuti che impiego da casa alla metro, pare svegliarsi. Ma i vagoni della metropolitana sono pieni anche a quest’ora. Il viaggio in treno scorre rapido fra chiacchiere ed un sonnecchiare scomposto. L’orologio della stazione centrale è fermo alle 10.25 da quasi 40 anni.
La mattinata ed il pranzo sono da FICO Eataly World: tigelle e gnocco fritto la fanno da padroni. La candelora a San Petronio, le biciclette ed i portici. La Gamberini Bag finalmente mia, i cappellacci con la zucca e le sorprese. Ritrovarsi a togliere la cera dal pavimento e rinunciare al tour by night…

Giorno 2

La nebbia ed il freddo che ti penetra nelle ossa (mi direte: “Beh se viaggi a febbraio devi metterlo in conto”). Noi che percorriamo, non si sa perché, strade di periferia e ponti verso il nulla. Nelle città bisogna tornare, è proprio vero: così questa volta, alla basilica di San Luca, salgo anche sulla cupola, per ammirare i colli bolognesi con una vista a 180 gradi, anche se l’esperienza di oggi era più da “Viandante su un mare di nebbia”. Il cibo è sempre una garanzia e poi una sosta caratteristica alla Decathlon di Casalecchio di Reno. Sotto la Torre degli Asinelli Un incontro fugace ma sentito con un caro amico e dopo gustare ancora la meraviglia di Santo Stefano con una guida d’eccezione. Riaffacciarsi alla finestrella sul canale prima di riprendere il viaggio in treno.

Nello zaino la guida per il mio prossimo viaggio.

Ma… “Qualcuno ha detto JUST EAT?”(cit.)

Qui trovate il post sul mio precedente viaggio in città: Bologna 2019

Info pratiche:

  • Abbiamo soggiornato in comodissimi appartamenti “Nel sole”;
  • Pranzo a Casalecchio di Reno: Castellinaria;
  • Cena in centro città: Osteria delle Donzelle;
  • Per un pranzo o una cena più easy consigliata Dispensa Emilia;
  • Colazione senza dubbio da Impero (già provato lo scorso anno): da assaggiare i cornetti alla pesca sciroppata!

Foto mie o dei miei compagni di viaggio!