Londra (giorno 6)

Greenwich: il meridiano numero zero. Un piede di qua ed uno di là: uno ad oriente ed uno ad occidente. “Praticamente siamo alla metà del mondo” ha gridato un bambino esultante accanto a me.

Dalla collina, fra la foschia, la vista sui Dockland e su Canary Warf, la risposta londinese a Manhattan(così dice la mia guida).

Il Cutty Sark è l’ultimo clipper che navigó sulla rotta delle Indie.

“A Londra piove sempre” dicevano tutti. Noi abbiamo sofferto il caldo e l’unica pioggia di questo viaggio è stata quella della tempesta sulla costa inglese che ha fatto partire un po’ in ritardo il mio volo di ritorno. E comunque anche quella pioggia io non l’ho vista.

Londra (giorno 2)

Impazzire nei grandi magazzini Harrods, soprattutto se il vano scala sembra l’interno di una piramide egizia. Passeggiate ad Hyde Park: rinoceronti (finti) e cavalli (veri che si mettono in posa) sui terrazzi delle case.

Non tutti possono vantare un’amica che lavora al Victoria and Albert museum.

Le mostre food e MARY Quant dove ci facciamo emozionare dalle immagini senza subire l’influenza delle sovrastrutture del linguaggio scritto (praticamente non leggiamo le didascalie). I book shop sono tutti di Ilaria, degna erede di Claudia, compreso quello di Dior, mostra che non riusciamo a visitare.

A Covent Garden un cup cake alla ciliegia in compagnia di una torittese, mentre una cantante lirica di esibisce.

Fortnum and Mason mi sembra Tiffany in versione grande magazzino: un verde simile caratterizza i 2 brand.

Chinatown e Leicester Square.

Tentiamo di partire per Howgard come Harry Potter al binario 9 3/4 ma causa coda immensa ci accontentiamo dello store.

La stanza micro, la moquette e le sterline. Way out per uscire e a cena Fish and cips.