Un weekend in Toscana fra Prato e Siena

Il matrimonio di due carissimi amici diventa l’occasione per una gita fuori porta in Toscana.

Prato.

Alla stazione Iolanda aspetta me e Marta sfoggiando il suo sorriso più bello. È un sabato di settembre caldo, soleggiato, di quelli in cui non vorresti arrenderti alla fine dell’estate. Pare che da ieri invece sia autunno. Pare.

È bello rivedersi e chiacchierare e stupirsi di come la vita ci porti in posti e ci ponga in condizioni che mai avremmo immaginato. Scopro con piacere che la città è deliziosa, con tanti scorci pittoreschi, come piacciono a me. Scopro anche, con simpatia, che Prato ha una sua China Town (forse più grande di quella di NEW York).

Una mansarda carinissima in cui passare la notte e fare scorte da leggere in una piccola libreria.

Per concludere una bella grigliata con prodotti rigorosamente “consigliati” dall’esselunga.

Pontignano (Siena)

La collina Toscana e le vigne scorrono ai lati della strada. L’uva è quasi matura. La Certosa ha dei chiostri bellissimi e finestre che si aprono su paesaggi inaspettati.

Durante tutta la cerimonia ho le lacrime agli occhi e un nodo alla gola, poi il ricevimento semplice e conviviale. La parte musicale e dance è in macchina sulla via del ritorno, col cielo che pian piano si scolora e intanto sorge il rotondo quasi perfetto della luna piena.

(Foto mie)

Toronto (giorno 16)

Sperimento anche l’ozio: leggere un libro mentre prendo il sole in giardino.

Poi al barbecue siamo in 31.

I primi saluti, i primi abbracci, le prime lacrime.

Persone prima note solo dai racconti e dalle fotografie. Ora sulle foto sorridiamo insieme, abbracciati.

Ho deciso: domani non mi trucco, gli occhi mi bruciano quando il mascara si scioglie…

Una bellissima ma poco nota città spagnola: Tarragona

Come già detto più volte, uno dei Paesi che amo ed in cui sono stata più volte è la Spagna.

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Chi di voi conosce Tarragona?

Siamo in Catalogna, non lontani da Barcellona. Una spiaggia di sabbia dorata e sbrilluccicante e la luce che ricorda certi paesaggi della Costa Azzurra.

Oggi grande porto industriale, conserva il ricordo di quando era il punto base per la conquista della provincia. Dal Balcò d’Europa, al culmine della Rambla, si possono ammirare le rovine dell’anfiteatro romano, con la vicina chiesa di Santa Maria de Miracle ed il pretorium, con il museo archeologico nazionale.

La cattedrale del XII secolo fu costruita sui resti di un tempio romano. Il chiostro è invece del XIII secolo fra romanico e gotico.

La provincia di Tarragona è famosa per le torri umane, gare di squadre di uomini (castellers) che si mettono uno sulle spalle dell’altro per realizzare la torre più alta. Le torri possono arrivare anche a 7 piani ed in alto vi è l’Anxaneta, un ragazzino.

E ricordate, in occasione della festa di Santa Mari Assunta e la domingo…”todo està cerrado”.

(foto mie! vecchie!)

Il mio week end fiorentino

L’anno è cominciato con una serie di ritorni…

Tornare. Dopo 10 anni tornare a Firenze. Tornare agli Uffizi. E chi mai avrebbe pensato che mio cugino potesse aspettarmi in stazione? Ormai ci diamo gli appuntamenti più improbabili in giro per l’Italia e l’Europa solo per condividere del tempo e ridere delle nostre assurde proposte musicali. Una tipa un po’ antipatica mi risponde male e vorrei dirle “ un gli è punto sgiornata bona oggi?” Poi non lo faccio.

Profumo di cuoio ovunque, tante borse( ne ho comprata solo una: sono guarita o sto male?),scarpe stupende, arte e vintage che trasudano.

Non mancano la Fiorentina, il lampredotto, il chianti, i tortelli e l’amato mercato centrale (anche qui).

Passeggiare in città senza meta (la terza volta puoi permettertelo) e incontrare nell’ordine: Sandokan, Gino Paoli, Tiziano Terzani, nostro cugino VITO, la pioggia…e un po’ di nostalgia…

  • Per dormire vi consiglio Hotel Palazzo Benci, 3 stelle un po’ retró ma con colazione abbondante, pulito e soprattutto centralissimo (difronte alle Cappelle Medicee). Ottimo rapporto qualità prezzo
  • Fantastica Fiorentina a partire da 400g al ristorante Lorenzo il Magnifico (fra San Lorenzo e la stazione di Santa Maria Novella);
  • Per una pizza dai gusti insoliti noi abbiamo provato il Giardino di Barbano (pizza Fiorentina con salame e peperoni o gorgonzola e ananas…provare per credere);
  • Accontenta tutti i gusti il Mercato Centrale (dal lampredotto al cinese, dai tortelli agli arancini…)

Le foto sono tutte mie!

Catania (giorno 2)

Catania è una città di provincia che ci tiene a fare bella figura. È l’abito bello la domenica ed uscire a fare movida il venerdì e sabato sera.

I 2000 m. Dell’Etna ci accolgono con la neve. Il bianco, in contrasto col nero della pietra lavica, è abbagliante.

Ridiamo nella scalata, cercando di non scivolare. Ridiamo controvento. Ridiamo scendendo in grotta con i caschetti e la torcia. Ridiamo per quanto sono buoni l’iris, la cassata, la granita con la brioche. Ridiamo cercando di non perdere nemmeno un minuto di questa città e ritrovando le case dei cittadini illustri: Verga e Bellini (con l’aiuto della mia inseparabile mappa cartacea). Non ridiamo più quando perdiamo una valigia, ma è solo un falso allarme. Allora torniamo a sorridere.

E intanto ho una nuova amica…sarda…

Catania (giorno 1)

Giorno 1

“A vita non è come l’hai vista al cinematografo, a vita è cchiu difficili. Vattinni, tonnatinni a Roma! Tu si giovane, il mondo è tuo e io sugnu vecchiu: non voglio più sentirti parlare, vogghiu sentiri parrari di tia.”(Nuovo Cinema Paradiso)

Non metteva pioggia ma un po’ ha piovuto: ormai è chiaro che l’imprevisto è l’ingrediente segreto di questo viaggio.

Di Catania mi è subito piaciuta la gente: quella che ti dà informazioni anche se non gliele chiedi; i venditori al mercato che ti offrono i pistacchi; i pescatori dal viso abbronzato che urlano.

Via Etnea è barocca ed elegante, ha tanti negozi, alcuni molto ricercati e conferma che questa città è la “Milano” dell’isola.

Via Santa Filomena invece è per i locali e la movida.

Una bella passeggiata: il Duomo con Sant’Agata, obelisco dell’elefante, piazza Stesicoro, Villa e teatro Bellini (e i giardini di marzo),il teatro romano. Quando un po’ hai viaggiato ti partono confronti, associazioni, riconosci influenze. Il castello Ursino ad esempio è decisamente federiciano.

Una bella mostra, gli arancini,le polpette, la raviola e i cannoli.

Essere scambiati per critici gastronomici ed avere il caffè offerto. Il mare da lontano ma il pedicure fatto con il sale.

E prendere consapevolezza che quello che ho sempre chiamato Riccardo non si chiama Riccardo. Bah…

La mia Sicilia

Nel titolo il remake de “la mia Africa”. Che pretese di grandezza! Ovviamente scherzo e spero di non offendere la sensibilità di nessuno quando aggiungo degli aggettivi possessivi a dei luoghi. È il mio modo per esprimere il legame speciale che ho con essi e per definire la mia esperienza in quel determinato luogo.

Sono stata in Sicilia due volte, a distanza di molti anni l’una dall’altra e sempre invita/visita guidata. La prima volta, con la mia classe del liceo abbiamo fatto un bel giro.

Messina: la porta dell’isola che dà il nome allo stesso stretto. Importante caposaldo sotto i Normanni, angiolina e poi aragonese. Rasa al suolo da un terremoto nel 1783 e da un maremoto nel 1908 che fece 80000 vittime (questi dati mi colpirono molto visitando la città). Poco resta delle vestigia antiche (ulteriormente colpite dalla seconda guerra mondiale). Da vedere il Duomo, la Fontana di Orione, il Museo Regionale e la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, legata ai Normanni ed si motivi del Romanico isolano ( Cefalù e Monreale) e del sud Italia (Ravello, Amalfi, Troia).

Taormina: uno dei fiori all’occhiello dell’isola. Di origine greca e poi ancora florida con gli Arabi ed i Normanni. Da visitare sicuramente il Teatro Greco, il Duomo, il Castello, la Badia vecchia ma soprattutto mi è rimasta negli occhi (e nel cuore) la terrazza panoramica di piazza 9 Aprile.

Giardini Naxos: una località archeologica ed una marina bellissima.

Agrigento è la Valle dei Templi, la maestosità di quelle costruzioni e lo stupore che suscitano i templi in stile dorico (dedicati a Giove, Castore e Polluce, alla Concordia e ad Ercole). Nel IX secolo, sotto la dominazione araba, assunse il nome di Girgenti, che conservó fino al 1927 quando prese l’attuale nome. Fra i suoi cittadini illustri il filosofo Empedocle e Pirandello. Città notissima, oltre che per i templi della Magna Grecia, anche per la Sagra del Mandorlo in fiore.

Siracusa: ha una piccola isola, Ortigia, che è praticamente saldata alla terraferma. Siracusa fu uno dei più importanti centri della Magna Grecia, subì la dominazione araba e normanna. Di rilievo la cattedrale, la fonte Aretusa, il teatro greco e l’anfiteatro Romano e soprattutto il mio luogo preferito: l’orecchio di Dioniso. Si tratta di una cavità naturale nella roccia, così nominato dal mio amato Caravaggio perché ha la forma di un padiglione auricolare e straordinarie qualità acustiche. Pare infatti che il tiranno della città vi rinchiudesse i nemici e ascoltasse le loro conversazioni dall’esterno.

Le gole dell’Alcantara: un monumento di roccia basaltica generato da un’edizione circa 2400 anni prima di Cristo. Prendono il nome di gole perché per circa 500 m presentano larghezza di 5 e altezza di 70 m e vi scorre il fiume Alcantara che ha levigato le pareti dandogli lucentezza. Vi si accede tramite ascensori o seguendo un pittoresco sentiero panoramico. Attenti all’acqua…è gelida!

La seconda volta in Sicilia è stata in occasione di un viaggio studio durante il mio corso di laurea specialistica.

Palermo: la culla dei Normanni e degli Svevi. Una delle emozioni più forti della mia vita è stata salire sui ponteggi del restauro della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni.

Nella bellissima cattedrale, in un sarcofago di porfido rosso, riposano i resti mortali di Federico II (che tanto amo). Bellissima la cappella di Santa Rosalia, patrona della città.

Di ascendenze arabo-normanne le chiese di San Giovanni degli Eremiti e di Santa Maria dell’Ammiraglio (Martorana), la Zisa, la Cuba e la Piccola Cuba.

Merita una visita la Galleria Regionale della Sicilia (con opere di Antonello da Messina), la famosa Fontana Pretoria davanti al Palazzo Senatorio (oggi sede municipale), il convento e la cripta dei Cappuccini.

Monreale è il suo Duomo dalle due torri in facciata e dall’abside finemente decorato da splendidi mosaici. Alle spalle dell’abdide (il mio preferito) c’è un negozietto artigianale in cui ho comprato degli orecchini con minuscole tessere di mosaico (per la serie souvenir).

Cefalù: un borgo turistico incantevole ed una cattedrale normanna altrettanto nota (anche qui profusione di mosaici ed archi incrociati nelle decorazioni).

Come avrete capito amo questa terra. Oltre al fatto che si tratta di un’isola e, inutile ripeterlo, ho un debole per le isole, la Sicilia è calore, accoglienza, buon cibo ( in primis cannoli, panelle, arancini/e -niente dispute sul maschile/femminile).

Ho tantissimi amici siciliani e non si offenderanno se non avrò parlato in questo post dei loro paesi e città. Io scrivo di ciò che conosco.

E conosco la loro solarità, i sorrisi, i colori scuri arabeggianti o gli occhi e capelli chiari dei Normanni, la loro amicizia sincera…Tutte cose che hanno ereditato dalla loro terra.

È una regione che mi piace talmente tanto che a breve ci tornerò, è una delle mete dei viaggi in programma per questo 2018 (piccola anticipazione…)

(Foto dal web…i cimeli degli anni passati lasciamoli ai musei)

Sotto il balcone di Giulietta: Verona

Lo so che  a volte sono ripetitiva ma ci sono dei posti in cui ho lasciato dei pezzi di cuore, più o meno grandi. Il pezzo lasciato a Verona è davvero bello grosso. E forse non me n’ero resa conto finchè non ho sfogliato la guida per scrivere questo post.

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Conosco questa città molto bene perchè ci ho lavorato e “vissuto” per un anno circa. Ci siamo incontrate per caso ed altrettanto per caso l’ho scelta come sede temporanea di lavoro. Poi però mi ha conquistata con il suo romanticismo, il suo essere “a misura d’uomo”, la sua bellezza e persino con l’accoglienza e l’affetto dei suoi abitanti. Infatti i ragazzi e le ragazze della mia scuola sono ancora nei mie pensieri ed ho stretto amicizie speciali con persone speciali (vero Alessandra?).

Ho percorso il centro di Verona centinaia di volte, da sola o in compagnia di tante persone diverse. Da corso Porta Nuova fino a Piazzza Bra ad ammirare l’Arena (stupenda con la grande stella cometa nel periodo natalizio), a passeggiare sul liston (grande e largo marciapiedi). A Palazzo della Granguardia ho visto una mostra sugli Impressionisti con la mia amica Nicoletta mentre a Palazzo Forti, un amattina, prima di andare a lavoro, ho ammirato Chagall.

E giù, lungo via Mazzini (la via dello shopping), fino a Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori (con la statua di Dante a sovrastare tutto). Oppure deviare a destra e lasciarmi incantare, ogni volta, da quel piccolo cortile su cui si affaccia il balcone di Giulietta, il mio posto preferito. La tradizione vuole che toccare la statua di Giulietta sul seno porti fortuna, ma non ho conferme mie o altrui a riguardo. E’ sempre bello però soffermarsi a leggere i messaggi lasciati dagli inn amorati a questa amante infelice.  Io ho sempre preferito l’opzione teatrale ed affacciarmi ala balcone ( dev’esserci anche in giro qualche foto di Carmen-Giulietta ma mi guarderò bene dal pubblicarla).

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Un altro posto che ho sempre amato è Castelvecchio e il suo ponte scaligero, su cui sembra sempre che si concentri tutta la corrente proveniente dall’Adige sottostante.

Tante volte ho attraversato questo ponte e mi sono spinta fino all’Arsenale, magari in compagnia di un buon libro.

Lo ammetto, adoro anche Ponte Pietra, il ponte più antico della città (Epoca Romana). L’ho oltrepassato in diverse occasioni ma un avolta, in compagnia di Nicoletta e Antonio, mi sono andata fin su a Castel San Pietro ad ammirare la città dall’alto e riconoscerne i monumenti (con una sosta anche al Santuario di Nostra Signora di Lourdes).

E che dire del Duomo, delle chiese di San Fermo e Sant’Anastasia con gli affreschi di Pisanello? Senza dimenticare la chiesa di Santa Maria Antica con le arche scaligere e la famosa Basilica romanica di San Zeno con un trittico di Mantegna sull’altare.

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Ho fatto l’esperienza di salire sulla Torre dei Lamberti al Palazzo della Ragione (XII secolo): ben 368 scalini.

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Gli eventi cittadini più importanti nel corso dell’anno sono sicuramente il Vinitaly e la Fiera Cavalli

Se invece volete fare un’esperienza culinaria particolare vi suggerisco il Ristorante San Matteo…la location è quella suggestiva di una chiesa sconsacrata…

Poi ci sono le due anime calcistiche: Hellas e il Chievo…così, a gradire…

E se non credete alle mie parole su quanto sia bella la città fidatevi di Shakespeare e dei suoi versi tratti da Giulietta e Romeo e posti su uno dei bastioni che dà accessso a Piazza Brà:

“…non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno…”

(Foto mie)

Milano non è Milano

Nel dare il titolo a questo post cito un libro suggeritomi da una delle docenti del master che ho frequentato. Un libro che però non ho ancora avuto modo di leggere…

Prima dell’ottobre del 2013 casualità aveva voluto che io non fossi maia stata a Milano. Dopo quella prima volta però, lo setsso caso (vogliamo chiamarlo così?)ha voluto che io vivessi tanto questa città (causa master sopracitato frequentato alla Cattolica) e me ne innamorassi. Si, per le città ho l’innamoramento facile a volte, ma solo per le città.

Nell’anno di frequentazione del master, complici i miei amici masterini, e in particolare Maria Chiara, la mia romana compagna di avventure milanesi, in città ho visto e fatto di tutto.

Al Cenacolo ad esempio siamo state una volta durante una pausa paranzo, riuscendo così ad evitare le lunghe liste d’attesa e le prenotazione sold out per mesi. Che soddisfazione tornare a lezione senza aver pranzato ma avendo vissuto la totale immersione nell’opera di Leonardo!

A Palazzo Reale abbiamo visto un sacco di mostre; al museo del Novecento ci sono stata 2 volte e l’ultima volta stavo per abbandonarci Maria Chiara. Lei piuù scrupolosa di me analizzava ogni opera. Io ero già fuori (sul mio rapporto con l’arte contemporanea non mi dilungherò).

Sul tetto del Duomo ho fatto  amicizia con i colleghi del master perchè quella è stata la prim a delle nostre innumerevoli uscite didattiche e il primo set delle nostre infinite fotografie di gruppo. Vicino al Duomo c’è Luini, un pugliese emigrato che fa dei panzerotti spettacolari (per trovare il locale seguite la coda che si forma all’esterno). Ok, lì vicino merita una visita anche il Museo dell’Opera del Duomo, scusate ma Luini mi aveva distratta.

E poi gli aperitivi (meglio Ape, o Apericena) all’inizio in locali casuali o suggeriti da amici e conoscenti, poi nei posti che sono diventati del cuore (primo fra tutti il  Venti-20).

Milano è il Castello Sforzesco, il Mudec (Museo delle Culture), piazza San Babila con la sua chiesa; via della Spiga e il quadrilatero della moda. E’ attraversare la Galleria Vittorio Emanuele (anche voi vi confondete con Umberto I di Napoli? Io devo sempre pensarci un attimo prima di essere sicura); è il Teatro alla Scala; è la chicca poco nota della chiesa di San Maurizio.

Milano è le arcinote Pinacoteca di Brera e Pinacoteca Ambrosiana; è il mio amato museo dei Martinitt e delle Stelline.

Milano è passeggiare lungo i navigli e ritrovare resti d’epoca romana alle colonne di San Lorenzo.

Milano è Parco Sempione e l’Arco della Pace; è piazza degli Affari e l’adorata basilica di Sant’Ambrogio.

Milano è corso Venezia e la Galleria d’arte moderna; è la stazione centrale e piazzale Cadorna; è la Triennale; è la Torre Velasca e il Grattacielo Pirelli; è piazza Gae Aulenti.

Milano per me è stata l’expo con Patrizia; il bel tempo ogni volta che sono stata in città (freddo e pioggia pochissime volte); la settimana della moda e il salone del mobile.

Milano per me è tantissimi amici del posto e qualcuno che lì ci si è trasferito. Milano è un ricordo legato a ciascuno dei luoghi citati e raccontati in modo sommario per non dilungarmi troppo.

Milano è Milano! Altro che “Milano non è Milano”…

(Foto mie)

Arezzo: monumenti, cibo e scarpe

Parlare della Toscana in un post di qualche giorno fa ha scatenato in me la vena nostalgica ed ha fatto riemergere i ricordi di una giornata particolarissima trascorsa ad Arezzo.

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Piazza Grande

Novembre 2014, un sabato mattina. Ero a Roma da pochi mesi ed i miei amici, i primi amici romani, quelli che mi hanno subito accolta e fatta sentire a casa ed in famiglia, mi invitano ad andare ad Arezzo per una gita fuoriporta. Essenzialmente per andare a comprare le scarpe. Si le scarpe, ad Arezzo.

All’inizio la cosa mi risultava strana, poi sono finita nel tempio della pelletteria ed ho capito. La compagnia variegata di acquirenti partita da Roma con più macchine (noi ragazzi, un paio di mamme, una zia e qualche papà)si è scatenata nella fabbrica Bruni con annesso punto vendita. Il sogno di ogni amante delle scarpe: calzature ovunque, di ogni forma e colore, a prezzi di fabbrica e realizzabili anche su misura. Troppo stordita da tutto ciò per comprare, ne ho provate alcune, ma non ero preparata e quindi sono l’unica ad essere uscita senza acquisti con la consapevolezza che la prossima volta sarò pronta!

La gita continua in giro per la città ammirandone le meraviglie storiche, architettoniche ed artistiche.

Scopro (o riscopro) che è una città di origine etrusca (per il mio amore per gli etruschi vi consiglio il post  su Villa Giulia) e che da qui proviene la famosa Chimera conservata a Firenze. Diventata poi presidio romano e quindi città di confine fra i territori Goti e Longobardi (io li adoro!). Nel XIII secolo la città divenne molto importante dal punto di vista politico e culturale con artisti del calibro di Margaritone D’Arezzo (ok, forse lui lo conoscono solo gli addetti ai lavori), Cimabue, Pietro Lorenzetti. Al XVI secolo risalgono poi le due logge medicee opera della mano di Vasari.

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la Chimera

Durante la passeggiata visitiamo il Duomo, la Chiesa di San Domenico in cui è esposto il crocifisso ligneo di Cimabue, la Basilica di San Francesco con l’affresco della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca. E soprattutto l’affascinante Piazza Grande su cui si affacciano le Logge Medicee.

Il pranzo è tipicamente toscano in una piccola osteria. E il vino anche.

(Le fotografie sono mie, tranne quella della Chimera)