Costiera amalfitana (giorno 1)

Tornanti, tornanti e ancora tornanti. Ma un insperato sola dona riflessi spettacolari al mare. Non ho portato gli occhiali da sole e Raf fa fronte alla mia mancanza prestandomi un paio dei suoi. Niente traffico sulla litoranea, ed anche questo è qualcosa d’inatteso. A Sorrento si chiamano tutte Carmen ed è tutto dedicato al suo più illustre cittadino: Torquato Tasso. Sappiate che qui duomo e cattedrale sono la stessa cosa anche se le indicazioni non sono concordi. La villa comunale offre una vista sul mare spettacolare e nelle orecchie riecheggiano le parole di Caruso…”davanti al golfo di Sorrento…”. Limoni e limonata sono ovunque mentre il “cecato” di Sorrento proprio non si è visto. “Hai il cuore di non tornare?” Le frasi della famosa canzone “torna a Surriento”sembrano essere rivolte a me. Marina grande profuma di frittura di pesce ed è deliziosa con le sue casette color pastello.

Sulla spiaggetta sotto la chiesa maggiore di Positano il cielo ha ormai assunto le gradazioni del violetto. Il tramonto è vicino. Una coppia di turisti orientali lascia che un fotografo locale immortali il loro amore, intanto una bimba bionda con un vestito che ricorda la coda di una sirena si diverte a lanciare ciottoli in mare.

Un sentiero coperto di bouganville e capire il senso della moda mare diffusasi da questa località negli anni ‘60. Una folta colonia di gatti, un pezzo di caprese e gli scialatelli…

Frida Kahlo: il caos dentro – Spazio eventi Tirso- Roma

Ottobre è mese di inizio mostre e Roma non fa eccezione. Da tempo circolavano link ed notizie su questa mostra dedicata a Frida. Da appassionata e con l’ipotesi di portarci i bimbi della mia classe in gita (lo Scorso anno scolastico ho parlato loro della pittrice e loro ne sono rimasti affascinati) decido di iniziare le mie visite proprio da questa mostra. Alcune avvisaglie del fatto che non fosse una buona esposizione mi raggiungono attraverso voci di corridoio: do’ loro il giusto peso e decido di verificare comunque di persona…

La mostra si propone come un’esperienza immersiva ma, a mio avviso, di immersivo ha ben poco. Forse potrebbero essere considerati immersivi la ricostruzione degli ambienti: l’esterno della casa Azul (la casa a Città del Messico in cui l’artista visse da bambina e poi assieme al suo grande amore, il pittore Diego Rivera); la camera da letto (anche se a Sara è sembrata la cella di Padre Pio) o lo studio dell’artista.

Anche la parte più interattiva, con i visori per la realtà aumentata, era poco curata: solo due visori di cui uno, al momento della mia visita, ta anche danneggiato.

Si tratta comunque di riproduzioni, così come riproduzioni sono i vestiti di Frida, le opere (per lo più autoritratti) in formato modligh (praticamente su schermi) e le lettere scritte o ricevute dalla pittrice messicana. Alla fine del percorso di mostra vi è un’unica opera a lei attribuita (neppure certa): “Bambina con aeroplano”.

Non posso negare la bellezza degli scatti intimi e personali che il fotografo Leo Matiz eseguì per Frida: l’artista è immortalata nella sua quotidianità (il quartiere, la casa, gli amici, l’amore).

Personalmente però non sono riuscita a cogliere il legame fra il titolo scelto per la mostra (il caos dentro) e l’esposizione stessa. L’intento era quello di mostrare come dal caos possa nascere la bellezza (“Bisogns portare in sè un caos per generare una stella danzante”-Nietzsche-) e come l’arte sia una “ferita trasformata in luce”(Georges Braque).

Purtroppo non sono uscita dalla visita arricchita, essa non ha apportato nulla di nuovo alla mia conoscenza sull’artista. E non parlo qui da storica dell’arte, poiché il mito di Frida è talmente tanto noto che i più conoscono la sua storia personale e la sua arte.

In una sezione della mostra alcuni artisti più o meno contemporanei si confrontano proprio con questo mito realizzando opere in cartapesta o dipingendo busti (in riferimento a quello che l’artista fu costretta a portare per buona parte della sua vita e che fece emergere le sue doti pittoriche).

Un’altra sezione, originale, è dedicata ai francobolli emessi da vari paesi (Messico, USA, Maldive , Togo, Niger,ecc.) in occasione delle ricorrenze legate all’artista. Frida infatti è stata la prima donna ispanica ad essere ritratta su un francobollo americano.

Ma didatticamente per me la mostra non va: l’illuminazione non è buona (in alcuni punti i pannelli sono proprio al buio); sotto le riproduzioni le didascalie sono minuscole e mancano i luoghi di collocazione degli originali (per la maggior parte in collezioni private). Forse sarebbe stata utile la presenza di un’Audi o guida che però non c’è…

Insomma, si è capito…pur amando Frida, la mostra non mi è piaciuta.

Qualcuno di voi l’ha vista? Che ne pensate?

Diego Rivera

Pittore e moralista messicano, famoso per la tematica sociale delle sue opere. Ateo e vicino al partito comunista.

Quando incontró Frida per la prima volta, lui aveva 36 anni e lei 25 ma lui fu colpito dalla fierezza di lei e dalla luce che le illuminava lo sguardo. Si sposarono nel 1929 dopo il secondo divorzio di lui. Nonostante i vari reciproci tradimenti, il divorzio ed il loro secondo matrimonio, il

Loro amore fu in grado di superare tutto.

Leo Matiz

8 mogli, 5 figli, amico di Gabriel Garcia Marquez. Ospitó nel suo studio la prima mostra di Botero e fotografó, oltre a Frida e Diego Rivera, anche altri noti personaggi come Pablo Neruda.

Sua figlia oggi segue la fondazione del padre a Bogotá e le sue foto fanno parte anche delle collezioni del MoMa di New Uork e della Tate a Londra.

Frida Kahlo

Nasce nel 1907 alla periferia di Città del Messico e vive in famiglia instaurando un bellissimo rapporto con il padre. A 6 anni si ammala di poliomielite che le deformerà uno degli arti inferiori. Nel 1922 si iscrive alla facoltà di medicina. Nel 1925 ha un bruttissimo incidente che le causa una serie di fratture e la costringe a portare a lungo un busto. È in questo periodo di convalescenza che Frida inizia a dipingere. Si iscrive al partito comunista; sposa Diego Rivera nel 1929 ma a causa dell’incidente non riesce a portare avanti le gravidanze…

La coppia vive fra tradimenti, riappacificazioni, trasferimenti in America e ritorni in Messico.

Nel 1938 Breton le organizza una mostra personale a New York e l’anno successivo le sue opere saranno apprezzate da Picasso e Kandinskij a Parigi.

Il 1953 è l’anno dell’amputazione della gamba e della personale a Città del Messico, a cui parteciperà sdraiata su un letto. Morirà l’anno seguente.

Info: spazio eventi Tirso (Roma) fino al 29 marzo

http://www.spazioeventitirso.it/frida-kahlo-il-caos-dentro/

(Le foto sono mie e di Anto)

Chissàdove

Un ritorno ai miei amati libri di letteratura per l’infanzia

Un grande albero è ricco di piccoli semi. Un giorno il vento li porta nel mondo: vicini, lontani, lontanissimi o chissadove.

Solo un semino resta ancora vicino all’albero e l’albero allunga sempre più la sua partenza offrendogli cure, attenzioni e promettendo a lui ed a se stesso “ancora un giorno”.

Il seme resta ed anche se non viaggia e non impara a parlare pensa che ciò sia meglio di chissadove.

Le mille scuse per non partire alla fine sono interrotte da una gazza che porta via il semino e lo fa cadere chissadove.

Passano i mesi ed il grande albero vede dall’altra parte della collina un giovane albero, subito lo riconosce come il suo semino e lì capisce: al prossimo seme impaurito darà più coraggio.

Un invito ad avere la forza di staccarsi e partire, andare lontano, vicino o…chissadove.

C.Valentini, P. Giordano, Chissadove, Zoolibri

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 15 Trovarsi dove riposano gli organi interni dei Papi

Non scrivo da un po’. In queste settimane ho trascurato parecchio il blog e la pagina ad esso collegata. Sono state settimane molto impegnative per me dal punto di vista personale: basta dire che ho affrontato il temutissimo trasloco. Però sono riuscita anche a leggere ed a buttare giù qualche nuova idea per ripartire alla grande con viaggiatrice da grande.

Per prima cosa un post sulle “101 cose da fare a roma almeno una volta nella vita”. Quando racconto ad amici e conoscenti di questo libro e di come io le abbia fatte tutte tranne una (la chiesa di Santa Susanna è in restauro da anni), tutti mi chiedono quale sia l’esperienza che mi è piaciuta di più o la più strana. Questa fra le 101 cose è sicuramente una delle più particolari…

Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio (Roma)

Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio (Roma)

Se siete stati a Roma e nei suoi luoghi simbolo, allora sicuramente avrete intravisto questa chiesa, seppur distrattamente e dall’esterno.

L’edificio in questione si trova infatti esattamente difronte la più nota Fontana di Trevi.

All’interno della chiesa, dedicata ai Santi Vincenzo ed Anastasio (due santi orientali),risistemata per volontà del cardinale Mazzarino, in seguito ad autorizzazione papale, sono custoditi gli organi interni di 21 Papi , da Sisto V (1590) a Leone XIII (1903). Un vano nascosto presso l’altare maggiore cela i precordi, tali organi interni, detti bonariamente, dal popolo romano, le frattaje. Da qui l’appellativo dato all’edificio: chiesa delle frattaje o canneto, per le diciotto colonne che ne ornano la facciata datata 1646. Mazzarino vi fece inserire anche il proprio stemma ed il busto di una sua nipote, unicum nell’arte romana di ritratto laico sulla statua di una santa. Anche le due figure a seno nudo sono una novità per le chiese di Roma.

Si tranquillizzino i più suscettibili: le famose reliquie non sono visibili e quindi la visita alla chiesa, inserita nelle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita, ha un puro valore ideologico. Difatti l’edificio, pur avendo tanto valore per il popolo ecclesiastico, in realtà svolge la sua funzione di scrigno con discrezione, non avendo opere d’arte di rilievo che attirino i visitatori.

L’interno è stato inoltre molto rimaneggiato nel corso dei secoli in seguito al rifacimento della facciata.

Snobbare la Fontana dirimpettaia e soffermarsi su questa chiesa potrà far godere di un momento di riposo dalla ressa dei turisti che si affannano con selfie e lanci di monetine. E farà ripensare a quando la Fontana di Trevi fu costruita e tutto il Rione lì intorno fu risistemato: quanti e quali personaggi coinvolti nelle opere di edificazione e risistemazione devono essersi soffermati sul sagrato di questa chiesa?

Approfondimenti

Chi sono i personaggi nominati in questo articolo.

Mazzarino: nato in Abruzzo, crebbe a Roma, dove divenne professore di teologia. Nel 1634 fu inviato ad Avignone come vice legato pontificio, divenendo poi nunzio apostolico a Parigi. Fu il cardinale Richelieu ad introdurlo presso la corte di Luigi XIII. Nel 1639 fu ordinato cardinale e dopo un breve soggiorno a Roma tornó in Francia. Nel 1643, alla morte di Luigi XIII, data la minore età di Luigi XIV, Mazzarino assunse l’incarico di reggenza. Fu molto attento nella politica interna e spregiudicato in quella esterna. Morì nel 1661 a Vincennes.

Papa Sisto V: le sue origini in una famiglia umile delle Marche lo portarono ad entrare all’età di 9 anni nell’ordine dei frati minori conventuali. Cresciuto, giunse a Roma come predicatore ed ottenne la stima di San Filippo Nero e Sant’Ignazio di Loyola. Fu inquisitore e docente presso l’Università di Venezia e presso La Sapienza. Cardinale dal 1570, fu eletto Papa nel conclave del 1585. Il suo pontificato si inserisce nel percorso della Controriforma e dell’attuazione dei precetti del Concilio di Trento. Revisionó il collegio Cardinalizio, fece ultimare la costruzione della Cupola di San Pietro (Fontana e Giacomo della Porta); ordinó la costruzione del nuovo palazzo Lateranense. Fece restaurate la colonna Traiana e quella di Antonino e vi fece posizionate al di sopra le statue di San Piegro e San Paolo. Fece costruire un nuovo acquedotto, (acqua Felice), il primo dopo gli acquedotti d’epoca romana. Canonizzó San Diego d’ Alcalà.

Morì di malaria nel 1590 e fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Papa Leone XIII: è ricordato come il Papa delle encicliche poiché ne scrisse ben 86. Nato in una famiglia della piccola nobiltà rurale, fu per circa 30 anni arcivescovo di Perugia. Fu eletto Papa nel 1878: il suo pontificato si inserisce in un’epoca di progressiva laicizzazione della società. Ad esempio egli si oppose fermamente alla realizzazione del monumento a Giordano Bruno in campo de’ Fiori. Nonostante ciò si aprì molto al laicato e fu particolarmente attivo dal punto di vista dell’insegnamento.

Amante del latino e di Dante, visse una vita dalle abitudini morigerate. Morì nel 1903 e fu sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

E-pop Roncato: il trolley trasformista

Vi è mai capitato, quando acquistare qualcosa, di porvi la domanda “e se poi non mi piace più?”Con questa valigia la risposta è che quando non vi piacerà più potrete cambiare il frontalino ed avere un trolley nuovo.

Questa valigia da cabina in policarbonato, ti consente di cambiare lo screen fra i tanti a disposizione o addirittura con uno con una tua grafica personalizzata.

I frontalini sono tantissimi (arte, animali, paesaggi, ecc.), in plexiglas e possono essere facilmente sostituiti attraverso delle semplici viti in gomma.

Il bagaglio è con chiusura a combinazione TSA ed è provvisto di divisorio interno.

Date un’occhiata sul sito

https://www.ciakroncato.com/it/trolley/e-pop/e-pop-configurabili.html

Io me ne sono innamorata. E voi?

Che cos è un lucchetto con combinazione TSA.

Questo tipo di lucchetto nasce dopo gli attentati USA del 2001. La polizia aeroportuale inizió un controllo maggiore sulle valigie, a volte aprendole e distruggendo i lucchetti o rendendo inutilizzabili i bagagli (creando danni economici ai viaggiatori).

Il lucchetto TSA è si un lucchetto con combinazione ma le autorità degli USA posseggono una chiave universale con cui, in caso di necessità, aprire le valigie e poi richiuderle (lasciando un biglietto di notific). Sia il lucchetto che il bagaglio restano così integri. Inoltre, in caso di furto, se la valigia ha questo lucchetto, si è coperti da assicurazione.

(Foto dal web)

Una parte di Basilicata: fra Pietrapertosa, Castelmezzano, Policoro, Pisticci, Sasso di Castalda

Un riassunto dei miei giorni lucani della scorsa estate…

Giorno 1

Rimettermi le scarpe e rivestirmi, dopo 5 giorni di ciabatte e costume, mi fa sentire un selvaggio costretto alla civiltà.

La parola d’ordine è Orsomarsico e il ritardo ci accompagna fino a Castelmezzano. Il caldo di mezzogiorno ci guida lungo l’ardua salita che conduce al punto di lancio per il volo dell’angelo. Adrenalina allo stato puro ma sorrisi smaglianti tutto il tempo. A Pietrapertosa un giro fra i vicoli ed un pranzetto tipico: è uno dei borghi più belli d’Italia. Una finta storia d’amore con le risate conseguenti.

Se le Dolomiti lucane potessero parlare, ne avrebbero di cose da raccontare.

Saluto il primo gruppo e mi accodo alle girls.

Il nostro nuovo alloggio ha persino il gallo nell’aia (spero non canti presto domattina). La signora Antonietta, la proprietaria, è un’insegnante di storia dell’arte in pensione.

Anche Pisticci è in salita, ma la cena si fa troppo attendere.

Giorno 2

I campi di angurie a lato della strada. Ricordi di viaggi in macchina con la famiglia verso il mare.

A Policoro le meduse abbondano oggi e attaccare bottone con una signora sul bagnasciuga è alquanto semplice.

La quotidiana lunga passeggiata sotto il sole non può mancare. Questa volta la meta è il Jova Beach party. Praticamente Woodstock me lo sono sempre immaginato come qualcosa del genere.

Riuscire ad incontrare amici e parenti fra migliaia e migliaia di persone e tornare così stanca da non avere la forza di scrivere il diario del giorno…

Giorno 3

La signora Antonietta mantiene la promessa e prima di lasciare il B&B mi regala dei libri di arte.

Il vento nei capelli, le canzoni dell’estate e ovviamente Jovanotti come colonna sonora.

La Basilicata è economica.

Sasso di Castalda è davvero una piccola bomboniera incastrata sulla montagna. Scorci pittoreschi, ordine, pulizia e la fiera di S. Rocco.

Il paesaggio, visto dai 300 m di lunghezza del ponte tibetano sospeso a 102 m è mozzafiato: è Il ponte alla Luna, e percorrerlo è sicuramente adrenalinico ma ci si sente totalmente al sicuro…

Provati per voi

  • BeB Le terrazze del Casale (Pisticci): cortesia, pulizia e comodità
  • Ristorante Conte d’Aragona (Sasso di Castalda): piatti tipici e prezzi accessibili
  • Ristorante La locanda di Pietra (Pietrapertosa): ottimi primi della tradizione lucana, bella location

L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là

Un mio nuovo amico, Gabriele, conoscendo la mia passione per i viaggi mi ha regalato questo libro che mi ha tenuto compagnia nell’ultimo mesetto.

Una storia autobiografica: Claudio (l’autore) è ingabbiato nella sua quotidianità finché non sì scuote dal torpore e decide di realizzare il suo più grande sogno: fare il giro del mondo.

Lo farà fra avventure, riflessioni, incontri e difficoltà. Lo farà impiegando 3 anni della sua vita. Lo farà senza mai prendere un aereo.

Un interrogarsi sul senso dell’esistenza e un flusso di coscienza non cronologico fra i vari paesi (a tratti ricorda i miei diari di viaggio).

Ma lui ha viaggiato davvero tanto più di me ed ha visto luoghi che chissà io se vedrò mai. Ci vuole coraggio per essere come lui.

Un altro punto di contatto con il mio vissuto è la dimensione dell’incontro: vedere, trovare l’altro, tessere relazioni, creare legami, avere un “amico” in ogni città del mondo, avere incontri possibili in posti impossibili (es. incontrare casualmente conoscenti in un concerto con 45000 persone presenti).

I suoi sono viaggi che fanno sognare e più di una volta le sue pagine mi hanno fatto emozionare e cadere una lacrima fra le righe: quando parla della morte del padre o quando le sue sensazioni su New York e sul museo dell’immigrazione sembra che le abbia scritte io, per quanto sono simili a ciò che ho provato quando ci sono stata.

Ogni pagina è un inno al coraggio ed alla ricerca della felicità, un invito al cambio di prospettiva. Conosco giusto qualcuno che dovrebbe prendere esempio, ma forse la prima sono proprio io.

Claudio Pelizzeni ha scritto anche un altro libro: “Il silenzio dei miei passi”. Ora lo sta leggendo Gabriele…e chissà che a breve non lo legga anche io e ve ne parli.

Claudio Pelizzeni, L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là, Pickwick

Per saperne di più seguite l’autore su https://www.triptherapy.net

Rodi e le Isole Tremiti: due giorni sul Gargano

Sapevo che avrei amato le Isole Tremiti, troppo era il desiderio di andarci. Non potevo sapere però che me ne sarei innamorata follemente.

Foto scattata da Gabriele

Giorno 1

È l’estate delle prime volte. Tasselli che completano il puzzle, spunte che segnano cose fatte e luoghi visti. Risposte finalmente affermative ai vari “Ma davvero non ci sei mai stata?”

Storie di bastoni piantati. Il lago di Varano visto dal Gargano. Il profumo degli alberi e dei frutti di fico.

Aspettare l’onda giusta a Rodi Garganico e fingere di serfare.

Correre a piedi nudi sul bagnasciuga come non facevo da anni.

I ragazzi raccolgono per me delle more e io mangiandole mi imbratto le mani.

La camera 104 blocca dentro i suoi residenti e gli orari delle messe sono decisamente arbitrari.

Scalette, vicoli, salite e discese per trovare un locale dove cenare, ma pare che l’umanità si sia data appuntamento qui stasera. La soluzione è l’arte di arrangiarsi, anche quando i bimbi si addormentano e tocca portarli a spalla. Ma infondo come diceva Rossella “Domani è un altro giorno”.

Isole Tremiti

Giorno 2

Il traghetto per le Tremiti è un posto giovane. Mi sembra di essere sul set di uno dei tanti film con storie di ragazzi che partono per un viaggio su un’isola con un passaggio-ponte. Sguardi e sorrisi che si incrociano. Ricordi di tante altre imbarcazioni prese in questi anni. Un colpo di fulmine breve, intenso e impossibile. Il giro delle isole mostra scorci impensati: la grotta Viola e quella delle rondinelle, lo scoglio dell’elefante, l’azzurro del cielo e del mare che incorniciano le bianche scogliere a picco, ricoperte dal verde dei pini d’Aleppo.

Sulla spiaggetta di San Domino l’acqua è cristallina: angoli di paradiso e location da set fotografici. A pranzo una pineta con una delle viste più belle che io abbia mai ammirato. Non c’è spazio per le polemiche e gli episodi da attacchi di panico.

L’isola di San Nicola fa scattare in me una sorta di sindrome di Standhal: come dico sempre, probabilmente, in un’altra vita devo essere stata un’isolana. La salita verso l’abbazia è una scarpinata che affronto, ormai come di consueto, in infradito. Questa volta anche in costume da bagno. È tutto talmente affascinante che a fatica trovo le parole e sceglierò la foto del giorno fra le centinaia scattate.

Chiacchiero un po’ con Michela che vive sull’isola da marzo a settembre.

Mi affaccio dal terrazzo del signor X, nostalgico ottantenne trasferitosi a Milano. Ora vive la sua isola solo per due mesi all’anno. Ma per 20 anni suo padre è stato il guardiano del faro di Capraia e lui è cresciuto li. Entrambi mi raccontano dei tempi che furono. Di giorni fiorenti che hanno visto un’ annuale diminuzione dei turisti. Queste isole sono poco conosciute ma sono un incanto e di entrambe le cose non mi capacito…

Londra (giorno 6)

Greenwich: il meridiano numero zero. Un piede di qua ed uno di là: uno ad oriente ed uno ad occidente. “Praticamente siamo alla metà del mondo” ha gridato un bambino esultante accanto a me.

Dalla collina, fra la foschia, la vista sui Dockland e su Canary Warf, la risposta londinese a Manhattan(così dice la mia guida).

Il Cutty Sark è l’ultimo clipper che navigó sulla rotta delle Indie.

“A Londra piove sempre” dicevano tutti. Noi abbiamo sofferto il caldo e l’unica pioggia di questo viaggio è stata quella della tempesta sulla costa inglese che ha fatto partire un po’ in ritardo il mio volo di ritorno. E comunque anche quella pioggia io non l’ho vista.

Londra (giorno 4)

I cambi della guardia sotto il sole. Saint James Park ed io che mi approccio con gli scoiattoli e con tutte le altre specie animali.

Al British Museum capisaldi come la stele di Rosetta e i vasi greci di Exechias. Ma, per quanto l’allestimento meriti, vedere qui i marmi del Partenone mi fa un po’ male…Il sistema di aria condizionata lascia a desiderare.

Ci sediamo sempre più volentieri: la stanchezza accumulata si fa sentire.

Il Big Ben ed il Parlamento sono un tantino in restauro per cui perché non deliziarsi con un concerto d’organo nell’abbazia di Westminster?

Dal sacro al (molto) profano: Camden Town che profuma di trasgressione. E finalmente assaggiare la Pie.