Monet: capolavori del Musée Marmottan Monet, Parigi (Roma, complesso del Vittoriano)

Monet non si separò mai dalle opere in mostra, conservate nella sua villa a Giverny. Alla sua morte il figlio le donó al museo Marmottan.

60 opere che vanno dalle caricature ai ritratti dei figli, passando attraverso gli scorci di paesaggi tratti dai suoi innumerevoli viaggi, per giungere infine alle sue amate ninfee ed ai salici piangenti.

Una mostra che coglie appieno i caratteri salienti dell’ Impressionismo a cui un’opera stessa dell’autore aveva dato il nome: Impression soleil levant. (L’impressionismo è uno degli argomenti di arte contemporanea che preferisco è conosco meglio, ma tranquilli, non starò qui a farvi una lezioncina accademica).

Fra le opere che più mi hanno colpita quelle in cui lo stesso soggetto si ripete ma è dipinto con condizioni meteorologiche differenti o in orari della giornata diversi. Bello anche il progetto ” Capolavori perduti” che ha ricreato in modo digitale un’opera andata distrutta nell’incendio del MoMa di New York del 1958.

Peccato per gli spazi piccoli e non molto adatti a contenere l’ampia affluenza di visitatori che riempie le sale in modo eccessivo.

La mostra però è stata prorogata fino a giugno…magari voi sarete più fortunati!

(Foto mie!)

2019: anno nazionale del turismo lento

Scoprire gli itinerari alternativi alle grandi città è un’occasione di sviluppo anche per l’economia e per avvicinarsi alle iniziative antismog promosse dall’Unione Europea.

Nei giorni scorsi il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha presentato la rete dei cammini italiani. Oltre 41 percorsi da fare a piedi, in bici o a cavallo. Da quello dell’Appia alla via Francigena, quello dedicato a Dante, ai briganti o ai santi. Li trovate tutti sul sito http://www.comuniditalia.it. In totale sono circa 7000 km.

Il 2016 era stato l’anno dei cammini; 2017 anno dei borghi e 2018 anno del cibo.

È importante infatti puntare all’Italia come ad un museo diffuso per far conoscere i luoghi meno noti, le ferrovie storiche ed i parchi naturalistici.

Anche se ci riempie d’orgoglio che Roma sia al dodicesimo posto della classifica stilata da Euromonitor sulle 100 città più visitate al mondo! Oh yes!

(Foto dal web)

Roma: Galleria Nazionale Corsini

Sempre approfittando della #domenicaalmuseo, domenica scorsa sono stata anche alla Galleria Corsini (Avevo postato una foto sulla pagina Facebook), sempre con la povera Antonietta che secondo me trema ogni volta che squilla il telefono, vede il mio numero e pensa: dove mi vorrà portare questa volta?

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Galleria dei ritratti al primo piano del palazzo (foto postata sulla pagina facebook)

La Galleria Corsini si trova ad un tiro di schioppo da Trastevere, ma essendo appena fuori  Porta Settimiana ufficialmente non è più nel rione trasteverino. Si affaccia sull’orto botanico, che da principio era il giardino del palazzo, e vi si accede da via della Lungara.

Originariamente era la residenza romana della Regina Cristina di Svezia, poi passò ai Corsini nel 1736, dopo l’elezione al soglio pontificio di Clemente XIII, rampollo di questa famiglia fiorentina. Dopo l’unità d’Italia la collezione fu donata allo Stato, andando a formare il nucleo della prima Galleria Nazionale.

Le opere sono collocate così come lo erano nel 1700 e comprende dipinti dal XVI al XIX secolo derivanti dal nucleo fiorentino d’origine della famiglia e da acquisizioni romane. Poiché via via la collezione era cresciuta e le sale non erano più sufficienti per contenerla, nel 1949 lo Stato acquistò Palazzo Barberi e vi trasferì la collezione per intero. Ma già nel 1984 si riportarono le opere nel loro contesto d’origine a Palazzo Corsini, lasciando a Palazzo Barberini solo le opere che erano state aggiunte alla collezione dopo la donazione allo Stato Italiano.

Fra i capolavori opere di Rubens, Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Rosalba Carriera, Murillo, Guido Reni…

Da vedere!

Roma: Palazzo e Galleria Spada

Non è uno dei musei più frequentati della Capitale ma è un vero gioiellino che merita una visita. Io ed Antonietta, mia fidata compagne in queste scorrerie romane, c’eravamo lì domenica pomeriggio, approfittando dell’iniziativa del Mibact #domenicaalmuseo.

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La Prospettiva di Borromini

La foto postata  sulla pagina Facebook era proprio quella della così detta Prospettiva del Borromini, un corridoio prospettico appunto, che crea l’illusione ottica di uno spazio molto dilatato, occupando in realtà appena 9 metri. Alla realizzazione della stessa, nel 1653 partecipò anche un mio vicino di casa, metaforicamente parlando: il monaco agostiniano Giovanni Maria da Bitonto (per i non addentrati nella geografia di Bari e provincia dirò che Bitonto non è molto distante dalla piccola e adorata Toritto, mio paese natio). Lo stesso cardinal Spada, committente dell’opera, completò il tutto con un breve componimento poetico in cui ne spiegava il significato morale: le cose del mondo che ci sembrano grandi sono in realtà piccole ed insignificanti ma ingrandite dall’illusione.

Il tutto diventa molto più “caratteristico”se  ti è illustrato da un tizio che fa questo lavoro la domenica pomeriggio: passeggia nella galleria per mostrare quanto è piccola, spendendo 4 parole a proposito. Ho mandato il curriculum, questo lavoretto per arrotondare non sarebbe male…(ovviamente scherzo).

La Galleria al piano superiore invece ospita, distribuiti in 4 sale, dipinti ed arredi del XVI e XVII secolo e sculture d’epoca romana che per lo più fanno parte della collezione di Bernardino Spada. I dipinti sono disposti su più file sovrapposte. Fra gli autori Artemisia Gentileschi, Guido Reni, Brughel, Orazio Gentileschi…per citarne alcuni.

Un piccolo scrigno che racchiude tanta bellezza a due passi da Campo de’ Fiori.

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Particolare del cortile d’accesso

(Foto mie e di Antonietta)