Il mio racconto di viaggio per il concorso di MuseoCity

Qualche giorno fa mi è arrivata la comunicazione di aver vinto un premio con il racconto di viaggio con cui ho partecipato al concorso indetto da MuseoCity.

MuseoCity è un’Associazione senza scopo di lucro che opera per la promozione e la valorizzazione del  patrimonio museale milanese con il fine di  di incrementare il coinvolgimento del pubblico e la partecipazione alla vita artistico-culturale della città, conferendo al Museo anche una dimensione di accoglienza.

Per far fronte al periodo di lockdown l’associazione ha organizzato un concorso settimanale “Capolavori e tante storie fai da te”: ogni settimana era scelta un’opera contenuta in uno dei musei di Milano e venivano associati ad essa un concorso sul disegno ed uno sul racconto. Ognuno poteva quindi presentare un’opera per categoria a settimana. Nella categoria disegni vi era una riproduzione da stampare e colorare (o riprodurre secondo la propria fantasia e con tecnica a scelta) mentre per i racconti vi era un incipit (sempre legato all’opera prescelta) e l’autore aveva il compito di continuare la storia.

Nella settimana fra il 20 ed il 26 Aprile l’opera scelta era la scultura di Francesco Messina “Bambino al mare” conservata nello Studio Museo Francesco Messina (Milano).

Ecco il mio racconto:

“Sono un bambino. Osservo il mare. Il mare sa essere calmo, tranquillo, arrabbiato,
agitato, tempestoso, spumeggiante proprio come me. E i miei stati d’animo. Alle volte mi chiedo…”

Cosa c’è dall’altra parte di questo blu così grande e profondo? Forse un bambino come me, che si fa le stesse domande.

Un giorno mi piacerebbe prendere una di quelle grandi navi che ho visto al porto e andare lontano.

Non mi sono mai allontanato dal mio paese: conosco bene il mio giardino e la strada  da casa a scuola e ogni albero del parco giochi dove incontro i miei amici.

Ma il nonno mi ha raccontato che il mondo è molto più grande. Grandissimo. Mi ha mostrato un planisfero, una specie di mappa del tesoro, come quella che ho visto nel film con i pirati assieme a papà. Il nonno mi ha detto che sul planisfero c’è tutta la terra e che è qualcosa di meraviglioso, più di tutti i giochi insieme.

Nel mondo ci sono palazzi altissimi, più alti delle nuvole, con ascensori così veloci che si arriva in cima in un attimo. Ci sono foreste e boschi dove è impossibile conoscere tuti gli alberi che li compongono e dove vivono in libertà quegli animali che mi piacciono tanto e che una volta ho visto allo zoo. Nel mondo ci sono mercati galleggianti e posti, che si chiamano musei, che raccolgono disegni di persone molto brave. E poi ci sono chiese giganti, strade lunghissime, fiumi, laghi, montagne normali e montagne di ghiaccio…

Nel mondo ci sono tanti bambini ed alcuni hanno la pelle marrone, altri bianca, altri gialla…

Un giorno mi piacerebbe prendere una di quelle grandi navi che ho visto al porto e andare lontano. Andare a trovare tutti questi bambini…

Le immagini che vedete a corredo del racconto sono state realizzate per me da Pietro Barone, un bravissimo illustratore. Belle vero?

 

Jijide Milano: 4 fragranze per viaggiare

Intervista “tripla” ai due ideatori ed alla Junior project manager del brand.

Nome e Cognome

Elisa Maggi

Adam James Cavallari

Andrea Alessandri

Etá (Elisa, lo so che alle donne non si chiede ma sei talmente giovane…)

ELISA: 25

ADAM: 36

ANDREA: 38

Provenienza geografica

ELISA: milanese di nascita, lussemburghese da parte materna.

ADAM: inglese di nascita, emiliano da parte paterna.

ANDREA: marchigiano di nascita, milanese d’adozione.

Titolo di studio

ELISA: laurea in Discipline della valorizzazione dei Beni Culturali, laureanda in Scienze Storiche.

ADAM: laurea in Product Design

ANDREA: laurea in Industrial Design

Come è nata l’idea di Jijide?

ELISA: Jijide nasce da una stretta amicizia tra i due fondatori del brand Adam e Andrea, entrambi designer di professione, e Fan qi, imprenditore cinese. Fan qi si è reso conto che il mercato cinese continua a registrare un forte aumento della domanda di prodotti legati al mondo delle profumazioni. Da qui è nata l’idea di realizzare un brand italiano di fragranze per la casa che non si imponesse sul mercato cinese ma che tentasse di creare un legame con la sua splendida cultura.

Jijide vede collaborare Cina ed Italia. Quali caratteristiche delle due nazioni entrano vivamente nella creazione dei prodotti?

ELISA: L’italianità dei nostri prodotti sta sicuramente nella sensibilità estetica e nel rispetto delle tradizioni, sia nei materiali che nelle lavorazioni d’eccellenza. La valenza data dalla cultura cinese emerge invece dalla minuziosa attenzione al dettaglio e dalla scelta delle fragranze, scelte appositamente da un team da influencer cinesi esperte di profumi.

I prodotti che fanno parte del marchio sono le candele, i profumatori ed i sacchetti profumati. Qual è la tua “creatura del cuore”?

ELISA: Questa è una domanda molto difficile perchè adoro le fragranze Jijide in tutte le loro forme, infatti ne sono circondata sia in ufficio che in casa. Se proprio dovessi sceglierne una in particolare, credo che opterei per la Candela Seta.

Perché?

ELISA: Ho scelto la tipologia Candela principalmente per il crepitio che emette lo stoppino in legno: il suono mi rilassa moltissimo. La fragranza SETA invece l’ho scelta perchè rispecchia perfettamente il profumo che cerco per la mia casa, ovvero una fragranza delicata, ma che sia al contempo raffinata ed avvolgente.

Jijide è un termine cinese che indica gioia di vivere. Cos’è per te simbolo di positività ed energia?

ELISA: Ogni piccolo gesto che rende la vita più colorata. Da un sorriso ad una gentilezza inaspettata. Jijide nasce proprio come invito a concedersi piccoli attimi di relax quotidiani. Spesso basta un buon profumo per sentirsi più sereni.

ADAM: La positività è un filtro che ci permette di vedere la vita da un altro punto di vista . Con i nostri prodotti vogliamo portare luce e colore in tutti gli spazi della casa, il luogo più personale e intimo di ciascuno di noi.

ANDREA: Il colore attraversato da una luce viva, animata; il colore è energia, dona vibrazioni allo spazio che ci circonda.

Le profumazioni sono 4, legate a 4 differenti colori. Prova di memoria: associa colore e profumazione!

ELISA: Niente di più semplice!

CREMISI: Rosso. Nota dominante di Te, note principali di Noce e Fico.

GIADA: Verde. Nota dominante di Mirto, note principali di Limone e Bergamotto.

SETA: Giallo. Nota dominante di Muschio. Note principali di Tè e Pepe nero.

OLTREMARE: Blu. Nota dominante di Legno di Sandalo. Note principali di Iris e Cuoio.

(Vi assicuro che non ha barato!)

Una caratteristica per ogni profumazione.

ELISA: CREMISI è passionale; GIADA è intraprendente; OLTREMARE è avventuriera; SETA è eclettica.

A tuo avviso qual è il punto di forza e l’innovazione della candela?

ELISA: Come dicevo poco fa, adoro tornare a casa e rilassarmi ascoltando il crepitio dello stoppino in legno che ricorda quello di un caminetto. Trovo che Il suono emesso dalla Candela Jijide batte tutti gli ASMR mai ascoltati finora!

ADAM: L’accostamento tra colore e personalità. Le candele profumate in commercio tendono ad assomigliarsi un po’ tutte. Noi abbiamo tentato di creare qualcosa di diverso, che possa davvero rispecchiare l’umore e la personalità di chi abita la casa.

ANDREA: Imparando a leggere la natura di un oggetto che ho sempre trascurato, ho scoperto quanto la candela possa diventare il riflesso dell’animo: accenderla e chiederle di sprigionare un profumo è un gesto, intenzionale, che identifica il desiderio di concedersi un momento di piacere. Nel nostro caso, poi, la candela risponde manifestandosi col suo lieve crepitio, una presenza totalmente nuova in casa.

Quale aspetto dei profumatori ti piacerebbe sottolineare in questo contesto?

ELISA: Sicuramente la componente colore. Le tonalità sono accese e vibranti e creano suggestivi effetti di luce. Oltre che alla fragranza, ci siamo infatti concentrati molto sull’aspetto estetico del diffusore come complemento d’arredo e abbiamo cercato di creare un prodotto diverso da quelli presenti in commercio.

Quale candela hai regalato al tuo/a fidanzato/a?

ELISA: Al mio fidanzato ho regalato GIADA. Le note fresche ed energiche di questa profumazione si abbinano molto bene alla sua personalità creativa e intraprendente.

ADAM: Nessuna. Ha voluto acquistarla lei perché ci teneva molto ad essere la nostra primissima cliente.

ANDREA: OLTREMARE, perchè lei ha sempre negli occhi il viaggio e la linea d’orizzonte blu intenso dell’oceano.

Perché hai scelto per me la profumazione OLTREMARE?

ELISA: Ho scelto OLTREMARE perché si tratta di una profumazione che consiglio sempre a persone che adorano viaggiare. La fragranza è intensa e carismatica e si sposa perfettamente con gli animi curiosi ed esploratori.

E voi avete già scelto la vostra fragranza preferita?

Ringrazio tantissimo Elisa, Adam ed Andrea per la disponibilità. Un ringraziamento particolare ai loro fidanzati, ignari di essere stati citati.

Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi o visitate il sito: https://jijide.com

Aprile 2020

Dall’intervista dello scorso anno le fragranze sono aumentate. Visitate il sito per scoprire tutte le novità.

(Twin)set da viaggio

La nuova capsule collection della casa di moda milanese è dedicata al viaggio ed il suo nome è appunto Travel.

Amiche viaggiatrici (si, in questo caso mo rivolgo essenzialmente ad un pubblico femminile) se in viaggio non potete rinunciare al comfort questa è la collezione che fa per voi.

Tessuti tecnici e morbida maglieria sui toni del grigio, del panna, del cammello e del rosa cipria. Ottimi da mixare.

Abiti morbidi ed ampie ed avvolgenti sciarpe: una coccola ed un motivo in più per prenotare il prossimo volo!

Come se ne servisse uno…

(Foto dal web)

http://www.twinset.com

Vimercate e il Must

Must sta per museo del territorio e se non fosse stato per il master frequentato qualche anno fa, credo che mai avrei visitato questa cittadina (provincia di Monza e Brianza) ed il suo museo.

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Nella pianura Padana e vicinissima a Monza, Milano, Lecco e Bergamo.

La città è di origine romana ed ha avuto un grande sviluppo in età medievale: entrambi i periodi sono documentati da resti archeologici, chiese, castelli (il castello antico è scomparso).

Importantissima la fase longobarda. Monumenti e luoghi d’interesse sono la collegiata di Santo Stefano, il convento di San Francesco, il Santuario della Vergine del Rosario, il ponte di San Rocco, la Villa Sottocasa, esempio di villa di delizia neoclassica, che ospita il Must.

Il museo è composto da 14 sale che espongon o reperti archeologici, opere d’arte, modelli in scala.

Se capitate da quelle parti vi consiglio vivamente di farci un salto.

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(foto mie e dal web)

Gallerie d’Italia-Milano-

3 sedi in tutta Italia: Milano, Napoli e Vicenza. Io conosco, per averla visitata più volte, la Galleria Milanese.

Il palazzo milanese in cui è ospitata la galleria era stato fatto costruire da Anguissola, fra il 1775 e il 1778 in perfetto stile neoclassico. La fama del palazzo era accresciuta anche dalla sua collezione d’arte e dal giardino con la famosa Fontana ad edicola con il busto di Alessandro Magno.

La Galleria, nella collezione dell’Ottocento, ospita circa 200 opere fra sculture e dipinti appartenenti a Cariplo ed Intesa San Paolo ed aperte al pubblico dal 2011. Sono opere che partono da Canova, toccando per lo più artisti Lombardi. Fra gli altri: Hayez, Segantini, Boldini, Previati, Boccioni.

Il cantiere del Novecento ospita invece 80 opere fra de Chirico, Sironi, Pascali, Manzoni, Fontana.

Una visita che vale davvero la pena.

http://www.gallerieditalia.com/it/

Omar Galliani: Intorno a Caravaggio- Gallerie d’Italia- Milano

Ripropongo una foto postata nell’articolo sulla mostra l’Ultimo Caravaggio. Sono le parole che l’artista contemporaneo dedica alla Sant’Orsola di Caravaggio.

Omar Galliani ha un forte debito formale ed emozionale nei confronti dell’artista del 1600 e ciò emerge tanto nelle 10 tele esposte ed in particolare in Rosso Cadmio, legata a doppio filo con la tela del maestro esposta nello stesso museo.

Omar Galliani è il potere del segno, è l’uso del disegno che prevale sulla pittura, è l’inserzione simbolica di un anello nel trittico (rappresenta la fede nuziale che la santa rifiutó ed allo stesso tempo la fede nell’arte).

Le mie opere preferite sono quelle che creano un rapporto fra il materiale e l’immateriale: una piuma sotto il particolare di San Matteo e l’angelo; la tela lacerata vicino al Sacrificio d’Isacco; un pezzo di stoffa sporco di “sangue” accostato alla Decollazione del Battista.

Ancora una volta una mostra di arte contemporanea che mi ha piacevolmente colpita. Che mi stia convertendo?

(Foto mie e dal web)

L’ultimo Caravaggio (eredi e nuovi maestri)-Gallerie d’Italia- Milano

Io, dichiaratamente innamorata del sommo maestro Merisi (che sarebbe Caravaggio) esco dalla mostra e commento: ” Ma sti genovesi? Non hanno minimamente colto la portata innovativa di questo pittore e poi si sono lasciati influenzare da uno Stom qualsiasi. Che poi chi era questo Stom?(la risposta è “un pittore fiammingo del 1600” ma per me ma per me poteva pure essere il cantante di un gruppo rock.

Torniamo seri. La mostra, che parte dal capolavoro “il martirio di Sant’Orsola” dipinto da Caravaggio pochi mesi prima di morire, vuole dare risposta ad un interrogativo: può esistere una storia dell’arte in Italia fra 1610 e 1640 senza Caravaggio?

Mentre a Roma, Napoli e nell’Italia del Sud il maestro Lombardo trova ampi echi, questa mostra mette in evidenza che non avviene lo stesso in altre città quali la stessa Milano e Genova (da qui la mia espressione iniziale che esortava i genovesi). Ne è un esempio la tela di Strozzi con la rappresentazione dello stesso soggetto di quella di Caravaggio, affiancata a quest’ultima, ne è totalmente diversa.

Fra seguaci del Merisi (Battistello Caracciolo, Ribera) e autori nuovi (Strozzi, Procaccini, Van Dyck, Vouet e l’ormai noto Stom) l’esposizione analizza la situazione artistica di inizio Seicento in 3 città: Napoli, Milano e Genova, passando attraverso la committente della famiglia Doria.

Fenomenale l’ultima cena di Procaccini, proveniente da una chiesa genovese e qui esposta dopo il restauro realizzato dalla Fondazione Centro per la Conservazione è il Restauro dei Beni Culturali “la Venaria Reale” di Torino.

Bellissime le parole dedicate alla tela di Caravaggio da Omar Galliani (in mostra con una “monografica” nella stessa “location”):

“Ci raggiungono sempre quando la notte ci avvolge le tue ultime parole mescolate ai colori e alla trementina che brucia la gola…

L’ultimo Caravaggio, Gallerie d’Italia (Milano) fino all’ 8 aprile 2018

(Foto mie!)

Un week-end a Milano

Ho già scritto un post su questa città, ma ci sono tornata lo scorso fine settimana. Ecco cosa ho fatto…

Febbraio non è il mio mese. È il periodo dell’anno in cui avverto maggiormente la stanchezza (e quest’anno più che mai). Ma lascio a casa le 1000 cose da fare, prendo Italo (per la prima volta) e vado a Milano, incontro ad abbracci garantiti. Quelli degli amici di sempre; delle amiche milanesi; della romana del mio cuore; del pisano che mi fa sempre ridere tanto; della mia “hermana per sempre”.

Tentativi di abbordaggio inaspettati quanto banali (che bei capelli)e la presa di coscienza di essere in un posto che è casa ma non lo è. E che io comunque sono andata avanti e ripercorro i luoghi con un’essenza diversa. Rivedere posti noti (Duomo, Parco Sempione, Castello, Navigli)ma con chi te li fa vedere con occhi nuovi. Conoscere persone e luoghi mai visti (Palazzina Appiani, Villa Necchi, Albergo Diurno Venezia).

Incontrare l’amato Caravaggio in una mostra bellissima (un po’ di indagini FBI sul restauratore)e fare aperitivo con gli amici come se fosse quotidiano (ma non lo è)in questo compenetrarsi di vite, notizie, sorrisi, ricordi, bimbi, case, sorelle…E per il fatto di avere tutto ciò sentirsi ricca e fortunata. Molto ricca e fortunata.

Ecco i posti dove sono stata:

Burger wave: una catena di hamburgerie dai toni australiani. Ottimo il panino con l’ananas (non ricordo il nome) e consigliatissima anche una delle birre australiane.

Greek fusion: ristorante greco ai Navigli. Abbiamo provato piatto e pira giros. Non hanno nulla da invidiare alla cucina greca assaggiata a Corfù ed Atene.

California bakery: almeno una volta nella vita da provare una delle torte proposte. Un po’caro…ma per una volta…

Moscatelli: un classico dell’aperitivo milanese. Locale un po’ strettino ma buffet vario ed abbondante.

A pranzo domenica sono andata da ANTONELLA, che cucina benissimo ma non credo voglia ospitare degli sconosciuti per cui no, non chiedetemi dove abita!

(Foto mie)

Milano non è Milano

Nel dare il titolo a questo post cito un libro suggeritomi da una delle docenti del master che ho frequentato. Un libro che però non ho ancora avuto modo di leggere…

Prima dell’ottobre del 2013 casualità aveva voluto che io non fossi maia stata a Milano. Dopo quella prima volta però, lo setsso caso (vogliamo chiamarlo così?)ha voluto che io vivessi tanto questa città (causa master sopracitato frequentato alla Cattolica) e me ne innamorassi. Si, per le città ho l’innamoramento facile a volte, ma solo per le città.

Nell’anno di frequentazione del master, complici i miei amici masterini, e in particolare Maria Chiara, la mia romana compagna di avventure milanesi, in città ho visto e fatto di tutto.

Al Cenacolo ad esempio siamo state una volta durante una pausa paranzo, riuscendo così ad evitare le lunghe liste d’attesa e le prenotazione sold out per mesi. Che soddisfazione tornare a lezione senza aver pranzato ma avendo vissuto la totale immersione nell’opera di Leonardo!

A Palazzo Reale abbiamo visto un sacco di mostre; al museo del Novecento ci sono stata 2 volte e l’ultima volta stavo per abbandonarci Maria Chiara. Lei piuù scrupolosa di me analizzava ogni opera. Io ero già fuori (sul mio rapporto con l’arte contemporanea non mi dilungherò).

Sul tetto del Duomo ho fatto  amicizia con i colleghi del master perchè quella è stata la prim a delle nostre innumerevoli uscite didattiche e il primo set delle nostre infinite fotografie di gruppo. Vicino al Duomo c’è Luini, un pugliese emigrato che fa dei panzerotti spettacolari (per trovare il locale seguite la coda che si forma all’esterno). Ok, lì vicino merita una visita anche il Museo dell’Opera del Duomo, scusate ma Luini mi aveva distratta.

E poi gli aperitivi (meglio Ape, o Apericena) all’inizio in locali casuali o suggeriti da amici e conoscenti, poi nei posti che sono diventati del cuore (primo fra tutti il  Venti-20).

Milano è il Castello Sforzesco, il Mudec (Museo delle Culture), piazza San Babila con la sua chiesa; via della Spiga e il quadrilatero della moda. E’ attraversare la Galleria Vittorio Emanuele (anche voi vi confondete con Umberto I di Napoli? Io devo sempre pensarci un attimo prima di essere sicura); è il Teatro alla Scala; è la chicca poco nota della chiesa di San Maurizio.

Milano è le arcinote Pinacoteca di Brera e Pinacoteca Ambrosiana; è il mio amato museo dei Martinitt e delle Stelline.

Milano è passeggiare lungo i navigli e ritrovare resti d’epoca romana alle colonne di San Lorenzo.

Milano è Parco Sempione e l’Arco della Pace; è piazza degli Affari e l’adorata basilica di Sant’Ambrogio.

Milano è corso Venezia e la Galleria d’arte moderna; è la stazione centrale e piazzale Cadorna; è la Triennale; è la Torre Velasca e il Grattacielo Pirelli; è piazza Gae Aulenti.

Milano per me è stata l’expo con Patrizia; il bel tempo ogni volta che sono stata in città (freddo e pioggia pochissime volte); la settimana della moda e il salone del mobile.

Milano per me è tantissimi amici del posto e qualcuno che lì ci si è trasferito. Milano è un ricordo legato a ciascuno dei luoghi citati e raccontati in modo sommario per non dilungarmi troppo.

Milano è Milano! Altro che “Milano non è Milano”…

(Foto mie)