Dream: l’arte incontra il sogno- Chiostro del Bramante- (Roma)

Dopo un po’ di mesi (forse quasi 3) riesco a raccontarvi di questa mostra. Ne approfitto perché qui dove sono stata in questi giorni ho avuto molto tempo…(tranquillo non mi avevano arrestata ed ora non sono evasa).

Dopo le esperienze degli anni precedenti con le mostre Love (2016) ed Enjoy (2017) il Chiostro del Bramante fa incontrare l’arte contemporanea con i sogni.

Una bella novità sono i testi dell’audioguida: non spiegazioni delle opere ma suggestioni, brani scritti da Ivan Cotroneo ed interpretati da 14 grandi attori italiani (es. Matilda De Angelis, Marco Bocci, Cristiana Capotondi, Isabella Ferrari, Alessandro Preziosi, Valeria Solarino.

L’audioguida per i bambini è invece personalizzata: un’avventura alla ricerca dei bei sogni.

Curato da Danilo Eccher (come le 2 precedenti) il percorso espositivo risulta coinvolgente e permette di esplorare “i vostri territori dell’anima”(cit.).

Grandi artisti si interrogano e si esprimono sul tema del sogno (es. Mario Mertz e Luigi Ontani): dall’apnea alla bussola; dalla natura alle ombre; dall’albero all’ago; dalla casa alla piuma; dalla pietra al sole. Sogni ed immagini…

La pioggia di Tsuyoshi Tane è subito la mia preferita.

Sognare le stelle, la caverna, il battito del cuore. Riflessioni ed interpretazioni.

Sognare le maschere, il colore, la luce.

Un invito ad entrare ed a sdraiarsi.

La spinta a non smettere di sognare ed i commenti sui post-it che si tengono e ci tengono incollati alle pareti. E ci fanno ridere e sognare.

Il catalogo è curato da Skira Editore.

Prorogata fino al 25 agosto.

Info: https://www.chiostrodelbramante.it/post_mostra/dream/

(Foto mie, di Anna e Silvana)

Best in Travel 2019

Il regalo di Natale della mia amica Loredana non poteva essere più indicato. Quali sono le novità relative al viaggio per il 2019? Quali le mete più economiche o quelle proprio da non perdere? Continuate a leggere e lo scoprirete.

La guida, frutto di un’attenta analisi e risultato dei voti di una giuria di esperti, è pubblicata ogni ottobre in riferimento all’anno successivo.

Quest’anno è suddivisa in più sezioni.

Fra i 10 paesi top sicuramente mi ha attirata la Germania che mette l’accento sul mio amato bauhaus, nell’anno del suo centenario.

E poi Panama, dove si è conclusa da poco la giornata mondiale della gioventù (la prossima sarà nel 2022 a Lisbona).

La Giordania con Petra e l’Indonesia con la porta di Bali stuzzicano la mia fantasia, mentre il Belize mi ha fatto tornare in mente un amico che me ne ha fatto scoprire l’esistenza.

Fra le 10 regioni consigliate mi ha stupito la scelta del Piemonte, ma in realtà sono io che non ho mai amato particolarmente Torino.

Invece mi sono innamorata della Normandia, regione della Francia a cui non avevo mai pensato.

Nella sezione delle città 100 punti per Città del Messico e per le città più piccole del Marocco. E ovviamente Copenhagen con cui ho inaugurato i viaggi del 2019.

Con mio cognato ho parlato di Assuan fra le mete più economiche (lui ci ha vissuto), ma avreste mai immaginato che in questa categoria ci fossero anche le Maldive? E pensate un po’ anche l’Argentina dove se si paga con carta di credito vi rimborsano il 21% e il visto è gratuito per alcune nazioni.

Anche l’ Albania, che ho puntato da tempo, è inserita fra le mete più economiche.

Fra le novità più belle il Museo della Statua della Libertà (toccherà tornarci); il Museo del cinema a Los Angeles e la torre a forma di candela a Bangkok.

Gli alloggi più belli a mio avviso sono quelli galleggianti in Svezia e le camere/bolle in Svizzera.

Per i bambini da non perdere la Lego House a Billund (Danimarca) e l’hotel ispirato al Monopoly in Malaysia.

Fra i trend da seguire primeggiano cieli stellati, aurore boreali, auto elettriche, scoprire le proprie origini, viaggiare in luoghi meno affollati (es. Toronto) e la realtà aumentata (anche se io preferisco sempre viaggiare veramente ).

Ciò che mi piace di questa come di tutte le guide è che già mentre leggo inizia il viaggio. Ed è affascinante come nomi letti sulla carta diventano concreti, reali, e via via più familiari. Entrano a far parte di conoscenze e ricordi e da lì in poi non sono più nomi…

Ma soprattutto in questa guida ho scoperto che la Kamchatka non esiste solo sul tabellone del Risiko!

Best in Travel 2019, Lonely Planet

Donne. Corpo e immagine fra simbolo e rivoluzione – Galleria D’Arte Moderna -(Roma)

Domenica pomeriggio. 4 amiche. 4 donne ed una mostra che riflette sulla figura femminile nell’arte fra fine ‘800 e ‘900.

Una serie di oltre 100 opere (che a partire da marzo si arricchirà di un’opera “del mese”) fra fotografie, dipinti, sculture e filmati (soprattutto dell’Istituto Luce).

Salta subito agli occhi come, tanto siano poche e sottovalutate le donne artiste (alcuni grandi nomi sono riemersi da poco grazie alla critica), tanto la figura femminile è il soggetto maggiormente presente nell’arte, sinonimo allo stesso tempo di virtù e vizi.

Nella prima sezione è messa in evidenza l’emancipazione femminile fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, con la nascita delle prime “dive”. La donna che si rende autonoma è però associata alle “vergini stolte”, a Medea, ad Eva e Giuditta…

Una parte della mostra è poi dedicata al tema classico del nudo femminile, fra resa realistica e incarnazione poetica.

Si passa quindi ai ritratti (la mia sezione preferita) che, attraverso gli sguardi dei protagonisti, cercano di far dialogare mondo interiore ed esteriore.

L’immagine-mostra vale di per sè tutta l’esposizione: Elisa, moglie del pittore Giacomo Balla è ritratta dall’artista mentre si volge a guardare qualcosa dietro di sè. Cosa sarà? Quest’aura di mistero e la sapiente pennellata dell’artista mi hanno tenuta per diversi minuti con gli occhi incollati alla tela. Provare per credere!

Nella sezione “mogli e madri” spiccano l’opera del mio amato conterraneo Pino Pascali ed i Nidi di Sissi. In particolare negli anni ’30 la donna è richiamata all’ordine delle sue “funzioni principali”‘e spinta allo stesso tempo ad impegnarsi socialmente.

L’influenza di Freud crea crisi ed inquietudine anche in quei ruoli a lungo standardizzati: il topos dello specchio e della lettura diventano simbolo di ricerca della propria identità.

L’ultima sezione analizza lo stretto rapporto fra arte, emancipazione e femminismo. Sono gli anni ’60 e ’70 delle locandine, dei giornali, dei collettivi femminili…

A volte l’illuminazione delle opere non è delle migliori e l’apparato didattico risulta poco fruibile ma mettendo da parte questi aspetti tecnici la mostra merita una visita.

Anche solo per verificare se è ancora vera l’affermazione delle Guetrilla Girls “le donne devono essere nude per entrare in un museo“. Voi cosa ne pensate?

P.S. Dal 21 marzo il Museo lancerà un contest in cui sarà possibile postare foto di donne del 1900 in qualsiasi contesto sociale: testimonianza della storia e del nostro presente.

Info: http://www.galleriaartemodernaroma.it/it/mostra-evento/donne-corpo-e-immagine-tra-simbolo-e-rivoluzione

(Foto di Anna e mie)

Copenhagen (giorno 3)

Giorno 3

Colazione con vista (e poi anche pranzo).

Ditemi che in città c’è un museo ed io lo visiterò, magari raggiungendolo con una bicicletta presa a noleggio.

Allo Statens Museum for kunst i grandi nomi si sprecano (Munch, Nolde, Matisse, Tiziano, Picasso, Braque, Modigliani…)mentre in autori danesi a me sconosciuti riesco a cogliere le influenze dei più grandi artisti.

Non può mancare un momento di dissacrazione dell’arte contemporanea: ma come fai a non sorridere se l’opera rappresenta una vera e propria camera d’ospedale in 3D?

L’allestimento e la didattica però sono al top: giochi e materiale da disegno a disposizione.

Intanto un cigno cerca a fatica di crearsi un varco nel canale ghiacciato. Alcuni numeri si ripetono. E per prolungare il piacere del viaggio, in aeroporto, non resisto alla tentazione di comprare una scatola di biscotti danesi. Renderanno più dolce il ritorno…

I viaggi del 2018

“La memoria è un selezionatore naturale: ti consegna senza molti sforzi di scelta, senza neppure l’ombra del rimpianto, il “best of”, la “top ten”.”(G. Romagnoli, Solo bagaglio a mano)

Ecco cosa la mia memoria ha scelto per il 2018:

Siviglia, uno spettacolo di flamenco alla Carboneria, il sole a febbraio, la sangria ad ogni pasto. Mi sono innamorata dell’Alcazar e di Murillo e finalmente ho fatto un viaggio con la mia ermana.

-Tornare a Milano e vedere un potporri di gente per l’aperitivo: dall’amica storica aloe ragazze del master passando per un caro amico del paese. E sotto la guida di Caterina scoprire posti nuovi e deliziosi.

– Ancora un ritorno: questa volta in Sicilia. A Catania ho scalato l’Etna innevato, mangiato arancini/e e cannoli come se non ci fosse un domani e fatto amicizia con una deliziosa ragazza sarda.

-Volentieri sono tornata anche a Firenze per rivedere gli Uffizi, mangiare una fiorentina e bere un po’ di Chianti con mio cugino (si ho comprato anche una borsa ma c’era da aspettarselo)

I primi bagni al mare quest’anno in lungo e largo sulla costa laziale, da Santa Marinella a Ladispoli passando per Latina.

-Un po’ di New Jersey nella mia tappa statunitense: Bayonne, Jersey City, Hoboken, Newport, Newark. Una padrona di casa che è una vera amica è tutta la sua meravigliosa famiglia.

– Il sogno di New York: guardare la città dall’alto dei grattacieli, attraversare il ponte di Brooklyn e scoprire di avere una lontana parente che era passata da Ellis Island. La statua della Libertà, il MoMa, il Metropolitan…

Toronto ed i parenti ritrovato o conosciuti per la prima volta. Essere ospite in una trasmissione radiofonica per parlare del blog e della Puglia. Le cascate del Niagara, gli scoiattoli ed i corn.

Ancora la Toscana nel mio settembre: scoprire Prato ed essere citata dall’account volgoprato di Instagram per una mia foto (il mio account è carmensavino). E poi partecipare ad un matrimonio alla Certosa di Pontignano (Siena).

Vienna è la Sacher torte, Sissi, il bacio di Klimt. L’assaggio di inverno a Schonbrunn e il Kunsthistotisches Museum.

A Monte Livata ho imparato a sciare (o almeno ci ho provato), e come il classico dei clichè ho flirtato col maestro di sci.

-Ho ideato con le mie colleghe un progetto scolastico che ci sta tanto appassionando; ho collaborato con il Fai nelle Giornate di Primavera; ho fatto un’esperienza lavorativa collaterale che mi ha fatto conoscere ancora meglio la città è incontrare nuova gente.

– Ho festeggiato il mio compleanno su una terrazza romana modello Grande Bellezza (con un po’ di pioggia) e poi secondo Round a casa mia in Puglia. Con altri 3 compleanno importanti in famiglia: 30,60 e 80 anni.

-Ho avuto l’emicrania e sono andata dal dentista a Spinaceto.

-Sono tornata ragazzina con la musica dei Thegiornalisti.

-Ho detto tanti si ed un NO coraggioso con cui ho chiuso una situazione sentimentale che credevo chiusa già nel 2017 (ma ahimé al cuore non si comanda),

-Ho pianto di gioia al matrimonio di mia sorella, tanto che pensavo di disidratarmi…

Cosa mi riserverà il 2019?

Ho 2 viaggi prenotato (per uno partiró fra pochissimi giorni) ed altri 3 in definizione, a cui associo un colpo di testa che sta prendendo piede nel mio cervellino…

Ho i biglietti per 2 superspettacoli ed un amore grande da testimoniare…

So dove vorrei andare e le cose che mi piacerebbe fare ma so anche che probabilmente andrò altrove e farò altro.

Come dice Romagnoli: ” Avere sempre con sè il piano B, conservare un lato flessibile, adattarsi a quel che non si era progettato e teorizzato, equivale a sedersi a fianco dell’uscita di emergenza, pronti a entrare in azione”.

Ed io, da qualche anno sono sempre pronta!

3,2,1…Buon 2019!

E Buon Viaggio!

(Foto mie)

Un pomeriggio alle terme di Diocleziano (Roma)

Un messaggio su whatsapp un lunedì qualsiasi d’autunno: ” A che ora stacchi domani? Mi accompagni in un giro storico-artistico per Roma?” “Ok, domani 15.30 ci vediamo a Termini”.

Vicino Termini ci sono le Terme di Diocleziano e il Museo Nazionale Romano.

Si tratta delle più grandi terme di Roma antica, volute dagli imperatori Massimiano e Diocleziano (III- IV sec. d. C.).

Sontuose e ricche di marmi, nei secoli furono utilizzate come cave a cielo aperto e smantellate per fare posto ad altre opere pubbliche.

La loro tutela si ebbe solo a partire dai primi del 1900.

All’interno, fra il 1400 e il 1500 vennero costruite la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri ed il Convento dei Certosini, del cui chiostro fu artefice Michelangelo.

Nel 1700 divennero anche sede dell’Annona papale per la raccolta di grano ed olio.

All’interno di alcune sale, fino al 20 gennaio è visitabile la mostra “Je suis l’autre“, il Primitivismo nell’arte del Novecento.

Bellissime le sale del museo dedicate alla nascita ed allo sviluppo della scrittura.

Per il resto vi lascio la sorpresa di visitare le Terme e lasciarvi stupire.

Come siamo rimasti stupiti noi.

La colonna dei viaggiatori

Blue Klein

(Foto mie)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 8 gustarsi il tramonto dalla terrazza di Castel Sant’Angelo

A lungo sono stata arrabbiata con questo posto perché in passato, in questo posto, mi ero arrabbiata tanto. Poi ho fatto pace con il posto e con me. D’altronde non sono tipa da tenere il muso io!

In origine fu il mausoleo dell’imperatore Adriano. Poi divenne parte delle mura Aureliane e nel 590 l’arcangelo che oggi ne è il simbolo, si libró dalla sua vetta rimettendo la spada nel fodero, segno che la peste era ormai sconfitta.

Il castello è direttamente collegato al Vaticano tramite il Passetto (visitabile in orari e giorni definiti).

Una volta in alto lo sguardo si perde: dal Tevere ai ponti; dal Passetto a San Pietro; dai giardini alle varie cupole della città.

E poi non resta altro da fare che aspettare il tramonto…

Barcellona: una bella storia da raccontare

L’unica città straniera in cui sono stata 2 volte (almeno per il momento). Il secondo viaggio in città è una delle storie più belle che ho da raccontare.

La vicenda in breve è la seguente: un’amica erroneamente prenota dei posti letto in più e coinvolge Maria Laura che ovviamente coinvolge me. Peccato che mancassero 3 giorni alla partenza e trovare biglietti a prezzi accessibili era praticamente un’impresa. In nostro aiuto accorre la mia amicizia con un assistente di volo che riesce a recuperarci dei biglietti open con cui poter volare in caso di volo non al completo. Tranquilli, se ve la racconto è perché fra 1000 peripezie siamo riuscite ad andare e tornare…

Buona parte delle bellezze della città le avevo già viste in una mia precedente e fugace visita quindi la seconda volta ho approfondito.

Sagrada Familia: il tempio di Gaudì, con mosaici in ceramica policroma e sculture ispirate alla natura. L’artista visse sul posto per 14 anni ed alla sua morte fu sepolto nella cripta.

Casa Batló: capolavoro del modernismo di Gaudì (variante spagnola dell’Art Nouveau). La visita all’interno vale l’intero viaggio.

Casa Milà: anche detta la Pedrera. Altra opera di Gaudì. Il mio amico Michele si ostinava a fotografare la casa accanto…

Las Ramblas: il viale alberato simbolo della vitalità della città; fra Plaza de Catalunya e il Porto Vecchio con il suo bel monumento dedicato a Colombo.

La Bouqueria: il mercato per eccellenza. Sulla piazza antistante il mosaico di Miró ed un drago art decó, antica insegna di un negozio di ombrelli.

La Barceloneta: il villaggio dei pescatoti di Barcellona, non lontano il porto vecchio con l’acquario.

Come sempre ho lasciato in sospeso cose da vedere…per lasciare aperte nuove possibilità…

(Foto mie)

Valencia…vale!

Per puro caso l’ho visitata qualche anno fa a marzo, nel mese in cui si svolge una delle feste più importanti: las Fallas.

Durante queste celebrazioni vengono bruciate per strada delle sculture di carta pesta a sfondo satirico.

La visita in città può essere suddivisa esattamente in 2: da una parte l’avveniristica città della scienza e dall’altra il centro antico.

La città delle arti e delle scienze è costituita da 5 edifici, 4 dei quali disegnati da Calatrava: il palazzo delle arti, l’Hemisferic, il Museo delle Scienze e l’Umbracle.

L’oceanografico è invece opera di Felix Candela.

Nel centro antico meritano una visita la cattedrale con il campanile Miguelete, la Lonja (costruita per la borsa merci) e il Mercado Central.

E non dimenticate di farvi una passeggiata sui 2 km di spiaggia della Malvarrosa.

(Foto mie e di Francesco)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita – 7 Salire in cima alla cupola di San Pietro

Luglio, un caldo allucinante e noi 3 girls bardate con i foulard s per coprire le spalle scoperte.

La scalata è una vera e propria “espiazione”, ma la vista, dopo l’ascesa, merita davvero tanto sforzo.

Salite con calma, godetevi il percorso tanto quanto vi godrete il paesaggio una volta arrivati in cima.

Provate a rintracciare con lo sguardo e riconoscere i vari monumenti.

E come dice Ilaria Beltramme, solo allora capirete il senso di quella doppia P c’è i romani hanno assegnato alla cupola definendola CUPPOLONE.