Rodi e le Isole Tremiti: due giorni sul Gargano

Sapevo che avrei amato le Isole Tremiti, troppo era il desiderio di andarci. Non potevo sapere però che me ne sarei innamorata follemente.

Foto scattata da Gabriele

Giorno 1

È l’estate delle prime volte. Tasselli che completano il puzzle, spunte che segnano cose fatte e luoghi visti. Risposte finalmente affermative ai vari “Ma davvero non ci sei mai stata?”

Storie di bastoni piantati. Il lago di Varano visto dal Gargano. Il profumo degli alberi e dei frutti di fico.

Aspettare l’onda giusta a Rodi Garganico e fingere di serfare.

Correre a piedi nudi sul bagnasciuga come non facevo da anni.

I ragazzi raccolgono per me delle more e io mangiandole mi imbratto le mani.

La camera 104 blocca dentro i suoi residenti e gli orari delle messe sono decisamente arbitrari.

Scalette, vicoli, salite e discese per trovare un locale dove cenare, ma pare che l’umanità si sia data appuntamento qui stasera. La soluzione è l’arte di arrangiarsi, anche quando i bimbi si addormentano e tocca portarli a spalla. Ma infondo come diceva Rossella “Domani è un altro giorno”.

Isole Tremiti

Giorno 2

Il traghetto per le Tremiti è un posto giovane. Mi sembra di essere sul set di uno dei tanti film con storie di ragazzi che partono per un viaggio su un’isola con un passaggio-ponte. Sguardi e sorrisi che si incrociano. Ricordi di tante altre imbarcazioni prese in questi anni. Un colpo di fulmine breve, intenso e impossibile. Il giro delle isole mostra scorci impensati: la grotta Viola e quella delle rondinelle, lo scoglio dell’elefante, l’azzurro del cielo e del mare che incorniciano le bianche scogliere a picco, ricoperte dal verde dei pini d’Aleppo.

Sulla spiaggetta di San Domino l’acqua è cristallina: angoli di paradiso e location da set fotografici. A pranzo una pineta con una delle viste più belle che io abbia mai ammirato. Non c’è spazio per le polemiche e gli episodi da attacchi di panico.

L’isola di San Nicola fa scattare in me una sorta di sindrome di Standhal: come dico sempre, probabilmente, in un’altra vita devo essere stata un’isolana. La salita verso l’abbazia è una scarpinata che affronto, ormai come di consueto, in infradito. Questa volta anche in costume da bagno. È tutto talmente affascinante che a fatica trovo le parole e sceglierò la foto del giorno fra le centinaia scattate.

Chiacchiero un po’ con Michela che vive sull’isola da marzo a settembre.

Mi affaccio dal terrazzo del signor X, nostalgico ottantenne trasferitosi a Milano. Ora vive la sua isola solo per due mesi all’anno. Ma per 20 anni suo padre è stato il guardiano del faro di Capraia e lui è cresciuto li. Entrambi mi raccontano dei tempi che furono. Di giorni fiorenti che hanno visto un’ annuale diminuzione dei turisti. Queste isole sono poco conosciute ma sono un incanto e di entrambe le cose non mi capacito…

Il progetto Si Lakana e il burro di karitè

Ho conosciuto da poco questo progetto e tutti i benefici associati all’utilizzo di questo prodotto.

Dibaro. Mali. Africa. Gli alberi di karitè sono considerati i più sacri della savana e da sempre vige il divieto di tagliarli.

Negli ultimi anni molti arbusti sono stati invasi da un parassita e l’unico modo per evitarne la diffusione sarebbe stato tagliare gli alberi. Nasce così questo progetto (Si Lakana significa appunto protezione del karitè) che, attraverso il lavoro degli uomini, individua il parassita e lo elimina, salvaguardando le piante.

Le donne poi a mano, secondo ricette tradizionali, producono il burro dai noccioli della pianta. La noce del frutto è tostata per circa tre giorni in forni di terra a fuoco basso. Poi viene eliminato il guscio pestandole in grandi mortai di legno e poi vengono spremute in un mulino fino ad ottenere una pasta di colore scuro lavorata a mano dalle donne per circa due ore (a turno). Il movimento è circolare per separare la componente insaponificabile, più ricca di oli e burri, da quella saponificabile. La prima emerge infatti in superficie ed assume un colore chiaro. Questa parte è poi sciolta sul fuoco e solidificandosi assume la consistenza del burro.

Il prodotto finale è utilizzato per cucinare, preparare medicinali e come cosmetico per la pelle e per i capelli.

L’associazione dona i ricavati delle donazioni ai lavoratori (uomini e donne) mentre i donatori ricevono in regalo un vasetto di prodotto completamente naturale.

Dibaro -Mali

Dibaro è un villaggio abitato da circa 40 famiglie a 100 Km a Nord Est dalla capitale del Mali: Bamako.

Il Mali (republique du Mali), ex repubblica sudanese, è uno stato dell’Africa occidentale situato all’interno.

La lingua ufficiale è il francese ma sono parlate anche la lingua Tuareg, bambara ed il Soninke.

L’agricoltura è alla base dell’economia del Paese (cereali, karitè, cotone).

Il turismo è attratto soprattutto dalla famosa Timbuctù, dal deserto e dai quattro parchi nazionali.

Il Karitè

Attraverso le sostanze insaponificabili (di cui è ricco) stimola la produzione di collagene ed elastina (importante per la pelle secca e per le rughe); rigenera il tessuto cellulare (ripara danni subiti dalla pelle e dai capelli a causa del freddo e dell’inquinamento. Utile per dermatiti, capelli sfibrati, cicatrici, smagliature); svolge una leggera protezione contro i raggi UV.

Può essere associato ad oli essenziali quali Ylang Ylang, Salvia, lavanda, lembo grass, sandalo, incenso.

Le foto sono mie, il video al seguente link è di un volontario dell’associazione.

Per maggiori informazioni: kariteroma@gmail.com

L’oasi e il Calvario delle Orie

Dopo aver recensito il suo libro “l’Ombelico del Mondo”, quasi un anno fa, tramite amico in comune, l’autore, Pier Luigi Betturri, mi ha regalato questa nuova sua creazione.

L’oasi si trova presso Configno, una delle 69 ville di Amatrice, ora in provincia di Rieti, e nasce come oasi di speranza per la città gravemente colpita dal sisma (anche nel numero dei suoi residenti).

Il terreno su cui sorge il sito naturalistico è di proprietà della famiglia dell’autore,ad esso legato da strettissimi vincoli affettivi fin dall’infanzia.

Tutta l’oasi è ispirata all’Enciclica Laudato Sii di Papa Francesco, lascia grande spazio, nelle opere d’arte che ne abbelliscono il paesaggio, alla figura di S. Francesco d’Assisi e di De Andrè.

Attraverso un’attenta studio zoologico vi sono stati inoltre reintrodotti daini e cervi.

Grazie a questo libro ho scoperto l’esistenza della ricciera, sistema naturale per conservare le castagne.

L’oasi ed il museo di Configno sono aperti gratuitamente e su richiesta.

Per info: http://www.museoconfigno-oasiorieterme.it/oasi-orie-terme/

Il pulo di Altamura

Lo ammetto, ci vivo a circa 20 km di distanza e non lo avevo mai visto fino a qualche giorno fa, quando mi ci sono fatta portare dal mio papà.

Si tratta della più grande dolina carsica dell’Alta Murgia (gli altri, più piccoli sono i pulicchi di Molfetta, Gravina e della mia Toritto).

Infondata l’idea della sua nascita dovuta alla caduta di un meteorite, piuttosto legata invece a fenomeni carsici diffusissimi sulle Murge.

La parete nord, ricca di grotte, pare fosse abitata dall’uomo sapiens.

Nel 1600 in una di esse vi era ancora una chiesetta, forse frequentata da un eremita.

La sua esposizione e le caratteristiche delle pareti ricreano un microclima in cui vivono degli animali abbastanza rari come il corvo imperiale.

Negli ultimi anni è stato notevolmente risistemato (eliminate le leggendarie automobili letteralmente lanciate sul fondo) è attrezzato con tavoli da pic nic, possibilità di visite guidate, percorsi di trekking e cartelli didattici.

Un ringraziamento ai miei amici Paolo e Simonetta per il suggerimento di visita.

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Altamura

Federicus 2019

Toronto (giorno 5)

Gita alle cascate del Niagara. Un timido sole e una pioggia irruenta si intervallano. La mia compagna di avventure ed i suoi cugini canadesi passano a prenderci.

Vento, acqua, pioggia e risate sul battello.

Niagara Falls mi sembra la Las Vegas canadese (anche se non sono mai stata a Las Vegas).

Il fiume Niagara, il lago Ontario e poi Niagara-on-the-lake:una bomboniera.

Se gli Usa sono multicolor (almeno la parte che ho visto), il Canada è verde, tantissimo verde.

Ascoltare i racconti di famiglia, fare ricerche e scoprire che una mia trisavola era arrivata ad Ellis Island nel 1916.

La frase del giorno è “good job”!

Altamura e i campi di grano

Un giorno scriverò una lista di cose per cui vale la pena vivere (mi piacciono troppo le liste). Sicuramente fra queste ci saranno le distese gialle dei campi di grano.

Adoro le spighe gialle (ma anche verdi) mosse dal vento, e lasciare che lo sguardo si perda all’orizzonte inseguendo un solco più scuro, il passaggio della mietitrebbia.

Ieri sono stata a pranzo, col caldo di luglio, nella campagna di Altamura (Ba). E quale posto migliore per ammirare uno dei miei paesaggi preferiti?

Ma Altamura, nel territorio del Parco dell’Alta Murgia, non è solo grano, orzo e coltivazione di cereali. E’ una cittadina molto attiva dal punto di vista culturale ed economico.

Suo fiore all’occhiello è la cattedrale voluta dallo stesso Federico II, e ovviamente il famosissimo pane di Altamura.

Questa città è nota anche per il ritrovamento, nelle sue campagne, di impronte di dinosauro. Si tratta del sito più importante d’Europa e forse del mondo, per la varietà dei tipi di impronte e per il numero.

Altro elemento interessante è l’uomo di Altamura, un reperto di uomo preistorico ritrovato in un’altra zona rurale.

Per il coraggio dimostrato nella ribellione contro i Borboni, la città è nota come la Leonessa di Puglia.

il centro storico è definito dai claustri (o gnostre), piazzette o slarghi che indicano l’aggregarsi spontaneo di gruppi familiari o etnici (Ebrei, Latini, Mori e Greci), come emerge chiaramente durante la manifestazione Federicus, che si tiene ogni anno fra la fine di aprile e l’inizio di maggio.

Nel territorio vi è anche il Pulo, una dolina carsica larga 550m e profonda 95 nel punto più basso, con caverne probabilmente abitate nel paleolitico.

Se volete avere un’idea dei paesaggi attorno ad Altamura guardate “Io non ho paura”, film di Salvatores del 2003, peraltro girato fra Puglia e Basilicata.

Io ieri sera, ispirata dalla giornata, l’ho rivisto e come sempre non mi ha deluso.

(Foto mie e di mia sorella)

Formello e il Parco Natura “La Selvotta”

Oggi tutti in gita! Direzione Parco Natura la Selvotta a Formello.

Formello è un paese di origine etrusca, poi passato sotto la dominazione romana e in età moderna feudo degli Orsini a cui è legata la presenza del così detto palazzo Chigi 8poichè dagli Orsini passò alla famiglia Chigi che lo sopraelevò di un piano).

Alla stessa famiglia è legata la villa extra-urbana Chigi-Versaglia.

La zona di Formello ha una grande valenza naturalistica poichè  interamente compresa nel parco del Veio. In questo contesto si inserisce il parco naturalistico ” La Selvotta“.

Semplice da raggiungere ed atttrezzatissimo (zona pic-nic con tanti tavoli e panche, servizi, zona ristoro, parco giochi con giostrine), il parco offre un’esperienza immersiva nella natura, con una passeggiata fra gli “alloggi” dei vari animali (tartarughe, volatili, conigli, animali da cortile) e la possibilità di dare da mangiare a pecore e caprette.

Per chi volesse, il parco prevede anche una serie di laboratori (marmellata, pane, pizza, biscotti) e uno spettacolo con i rapaci.

Noi non abbiamo rinunciato a nulla. Giornatina impegnativa ma ricchissima.

http://www.parconaturaselvotta.it

(foto mie)

L’Aquila e il Gran Sasso

Sul Gran Sasso ho fatto un’escursione tanti anni fa e nello stesso periodo sono stata all’Aquila. Dopo il sism anon ci sono più tornata e quindi scrivo questo post con delicatezza, “accarezzando” i luoghi e le emozioni vissute.

cannelle

Ricordo con gioia la fatica e l’impegno per arrivare su al rifugio a Campo Imperatore, e poi la grande soddisfazione di esserci arrivati; le foto di rito con gli amici e l’acqua fresca.

Invece a L’Aquila una bella passeggiata alla Fontana delle Novantanove cannelle, sorta nel XIII secolo nel luogo in cui scorreva un piccolo corso d’acqua. Il nome stesso della città pare infatti derivare proprio dal diminuitivo di acqua (aqua), poi rimodellato su quello del famoso rapace. Le aquile compaiono infatti nello stemma della città e fino quasi ai nostri giorni i cittadini tenevano in alcuni luoghi pubblici delle aquile, quasi come fossero gli animali domestici della città.

Un’altra meraviglia è stata per me la basilica di Santa Maria di Collemaggio, in cui fu incoronato, nel 1294, Papa Celestino V (“Colui che fece per viltade il gran rifiuto” Dante). Capolavoro di originalità e bellezza, è sede della Perdonanza, indulgenza plenaria concessa proprio da Celestino V a quanti vi si recano fra il 28 r il 29 agosto.

Sulla Piazza del Duomo o del Mercato (comunemente detta, per la sua estensione, piazza dell’ettaro) si affacciano il Duomo e la chiesa di Santa Maria del suffragio (su progetto di Giuseppe Valadier). Di rilievo anche la collegiata di Santa Giusta, la chiesa di San Bernardino, il teatro comunale, il castello.

Una visita è caldamente consigliata.

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(foto dal web)

Cosa fare in Umbria

Dopo i post sulle mie recenti “gite” ad Assisi e Perugia, un “riassunto” delle mie diverse esperienze in questa bella regione che è l’Umbria.

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Cascata delle Marmore

Ad Assisi ci sono stata due volte ed ormai è risaputo che spesso in alcune città ci sono stata due volte. Perugia invece l’ho visitata per la prima volta sabato scorso e mi è piaciuta tanto, una bomboniera…medievale!

Cosa fare in Umbria: Cascata delle Marmore

La prima volta che ero stata ad Assisi avevo fatto una sosta anche alla cascata delle Marmore. Uno spettacolo! Il salto d’acqua più alto d’Europa!Risultato del lavoro dell’uomo, a partire dal  271 a. C., per evitare l’impaludamento della zona. Ma i lavori si succedettero fino al XIV-XV secolo e giunsero all’assetto definitivo, con un taglio diagonale del Velino che si getta nel Nera, solo fra il 1787 e il 1788. A partire dal 1600 viaggiatori, pittori, poeti, sono colpiti da questa cascata. Fra 1700 e 1800 Terni divenne parte del Grand Tour e quindi la cascata una meta quasi obbligatoria, diffondendosi dipinti, incisioni, citazioni in opere letterarie. La cascata quindi come stereotipo romantico . Oggi è possibile visitarla ed ammirarla attraverso diversi sentieri con una lun ghezza e difficoltà differenti fra loro.

Cosa fare in Umbria: Orvieto

Di Orvieto mi è rimasto nel cuore il Duomo (ma va?! saranno anche gli anni di studio di storia dell’arte ad avermi un po’ influenzata?). Esempio di gotico italiano, commissionato nel XIII secolo ma terminato quattro secoli dopo. All’interno la maestà di Gentile da Fabriano. Famosissimo il pozzo di San Patrizio ma è una di quelle cose che non ho visitato e per cui dovrò necessariamente tornare in città…

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Duomo di Orvieto

Cosa fare in Umbria: Cascia

Cascia è nota per il santuario dedicato a Santa Rita, edificio moderno, che nel 1947 ha sostituito l’antica chiesa agostiniana. L’altare è stato ideato da Manzù (scusate ma l’arte è la mia passione…). Vicina è Roccaporena, il famoso “scoglio” legato agli eventi della vita della santa.

Cascia

Santuario di Santa Rita da Cascia

Cosa fare in Umbria: Assisi

Ve ne parlo approfonditamente in un post dedicato alla città.Da non perdere sicuramente :Santa Maria degli Angeli, la Basilica di San Francesco (inferiore e superiore), Santa Chiara, San Rufino, Santa Maria sopra Minerva e i tanti vicoli fra cui passeggiare.

Cosa fare in Umbria: Perugia

Anche  a questa città ho dedicato un articolo a parte. Sicuramente da vedere la fontana di Arnolfo di Cambio in Piazza IV Novembre, la Galleria Nazionale dell’Umbria (il regno del Perugino) e il Palazzo dei Priori in cui il museo è ospitato.

Cosa fare in Umbria: Otricoli

Siamo in provincia di Terni. Una cittadina arroccata e bellissima. La sua peculiarità è la manifestazione  Ocriculum a cui ho dato ampio spazio in un altro post: in un attimo si è catapultati nell’epoca Roma dalla moneta ai cibi, dalla musica agli abiti.

Ovviamente la regione è ricchissima di arte, natura, storia  e buon cibo. per il momento mi sono soffermata su luoghi visitati, con la promessa e il desiderio di approfondire la conoscenza.

(foto dal web)