Primo giorno di mare 2018: Santa Marinella

Il passaggio dalla neve alla prima giornata di mare è un attimo…e come ormai da qualche anno, la prima tintarella la prendo in territorio romano…

Con il treno, in circa mezz’ora, da Roma, si arriva ad una delle più belle spiagge del litorale laziale.

Io e le mie amiche ci siamo riproposte di andare ogni volta in una spiaggia diversa, così che io (unica non autoctona o che comunque vive a Roma da meno tempo) possa conoscere i lidi romani.

Santa Marinella prende il nome da un dipinto della Santa nella cappella privata degli Odescalchi, a partire da un insediamento di monaci basiliani che ne aveva diffuso il culto.

Il toponimo antico del luogo era invece Castrum Novum. Sito frequentato sin dal neolitico ma con sviluppo maggiore soprattutto nel periodo degli Etruschi.

Fra gli anni ’50 e ’70 la località balneare divenne la perla del Tirreno o la perla dei vip, meta per eccellenza della movida romana.

Interessanti dal punto di vista storico artistico: il castello che sorge su una villa d’epoca romana, il museo del mare e quello del territorio.

(Foto mie)

La mia Sicilia

Nel titolo il remake de “la mia Africa”. Che pretese di grandezza! Ovviamente scherzo e spero di non offendere la sensibilità di nessuno quando aggiungo degli aggettivi possessivi a dei luoghi. È il mio modo per esprimere il legame speciale che ho con essi e per definire la mia esperienza in quel determinato luogo.

Sono stata in Sicilia due volte, a distanza di molti anni l’una dall’altra e sempre invita/visita guidata. La prima volta, con la mia classe del liceo abbiamo fatto un bel giro.

Messina: la porta dell’isola che dà il nome allo stesso stretto. Importante caposaldo sotto i Normanni, angiolina e poi aragonese. Rasa al suolo da un terremoto nel 1783 e da un maremoto nel 1908 che fece 80000 vittime (questi dati mi colpirono molto visitando la città). Poco resta delle vestigia antiche (ulteriormente colpite dalla seconda guerra mondiale). Da vedere il Duomo, la Fontana di Orione, il Museo Regionale e la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, legata ai Normanni ed si motivi del Romanico isolano ( Cefalù e Monreale) e del sud Italia (Ravello, Amalfi, Troia).

Taormina: uno dei fiori all’occhiello dell’isola. Di origine greca e poi ancora florida con gli Arabi ed i Normanni. Da visitare sicuramente il Teatro Greco, il Duomo, il Castello, la Badia vecchia ma soprattutto mi è rimasta negli occhi (e nel cuore) la terrazza panoramica di piazza 9 Aprile.

Giardini Naxos: una località archeologica ed una marina bellissima.

Agrigento è la Valle dei Templi, la maestosità di quelle costruzioni e lo stupore che suscitano i templi in stile dorico (dedicati a Giove, Castore e Polluce, alla Concordia e ad Ercole). Nel IX secolo, sotto la dominazione araba, assunse il nome di Girgenti, che conservó fino al 1927 quando prese l’attuale nome. Fra i suoi cittadini illustri il filosofo Empedocle e Pirandello. Città notissima, oltre che per i templi della Magna Grecia, anche per la Sagra del Mandorlo in fiore.

Siracusa: ha una piccola isola, Ortigia, che è praticamente saldata alla terraferma. Siracusa fu uno dei più importanti centri della Magna Grecia, subì la dominazione araba e normanna. Di rilievo la cattedrale, la fonte Aretusa, il teatro greco e l’anfiteatro Romano e soprattutto il mio luogo preferito: l’orecchio di Dioniso. Si tratta di una cavità naturale nella roccia, così nominato dal mio amato Caravaggio perché ha la forma di un padiglione auricolare e straordinarie qualità acustiche. Pare infatti che il tiranno della città vi rinchiudesse i nemici e ascoltasse le loro conversazioni dall’esterno.

Le gole dell’Alcantara: un monumento di roccia basaltica generato da un’edizione circa 2400 anni prima di Cristo. Prendono il nome di gole perché per circa 500 m presentano larghezza di 5 e altezza di 70 m e vi scorre il fiume Alcantara che ha levigato le pareti dandogli lucentezza. Vi si accede tramite ascensori o seguendo un pittoresco sentiero panoramico. Attenti all’acqua…è gelida!

La seconda volta in Sicilia è stata in occasione di un viaggio studio durante il mio corso di laurea specialistica.

Palermo: la culla dei Normanni e degli Svevi. Una delle emozioni più forti della mia vita è stata salire sui ponteggi del restauro della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni.

Nella bellissima cattedrale, in un sarcofago di porfido rosso, riposano i resti mortali di Federico II (che tanto amo). Bellissima la cappella di Santa Rosalia, patrona della città.

Di ascendenze arabo-normanne le chiese di San Giovanni degli Eremiti e di Santa Maria dell’Ammiraglio (Martorana), la Zisa, la Cuba e la Piccola Cuba.

Merita una visita la Galleria Regionale della Sicilia (con opere di Antonello da Messina), la famosa Fontana Pretoria davanti al Palazzo Senatorio (oggi sede municipale), il convento e la cripta dei Cappuccini.

Monreale è il suo Duomo dalle due torri in facciata e dall’abside finemente decorato da splendidi mosaici. Alle spalle dell’abdide (il mio preferito) c’è un negozietto artigianale in cui ho comprato degli orecchini con minuscole tessere di mosaico (per la serie souvenir).

Cefalù: un borgo turistico incantevole ed una cattedrale normanna altrettanto nota (anche qui profusione di mosaici ed archi incrociati nelle decorazioni).

Come avrete capito amo questa terra. Oltre al fatto che si tratta di un’isola e, inutile ripeterlo, ho un debole per le isole, la Sicilia è calore, accoglienza, buon cibo ( in primis cannoli, panelle, arancini/e -niente dispute sul maschile/femminile).

Ho tantissimi amici siciliani e non si offenderanno se non avrò parlato in questo post dei loro paesi e città. Io scrivo di ciò che conosco.

E conosco la loro solarità, i sorrisi, i colori scuri arabeggianti o gli occhi e capelli chiari dei Normanni, la loro amicizia sincera…Tutte cose che hanno ereditato dalla loro terra.

È una regione che mi piace talmente tanto che a breve ci tornerò, è una delle mete dei viaggi in programma per questo 2018 (piccola anticipazione…)

(Foto dal web…i cimeli degli anni passati lasciamoli ai musei)

Fra i trulli di Alberobello

Uno dei luoghi a cui facilmente si associa la Puglia è Alberobello, cittadina nata nel XVIII secolo sotto il dominio dei conti di Acquaviva.

I trulli però, caratteristiche costruzioni in pietra, hanno origini ben più antiche, collegate alle specchie della preistoria e ai motivi conici delle coperture orientali.

Sui tetti decorazioni di varia ispirazione che hanno significati ornamentali, scaramantici o religiosi (anche i puntali hanno diversi significati). Le pareti sono imbiancate con calce ottenuta triturando la stessa bianchissima pietra (chianche), mentre le cupole coniche sono ottenute sovrapponendo a secco le chiancarelle, i cerchi concentrici che via via si restringono.

Alberobello è unica al mondo, tant’è che il Rione Monti, la parte più antica, fu dichiarato Monumento Nazionale già nel 1909. Le circa 1000 case a trullo di questa zona sono distribuite su 6 stradine.

Nel 1930 anche il Governo Fascista si adoperi per la tutela dei trulli.

Se ci si aggira per la cittadina da non perdere il Trullo sovrano, i trulli siamesi, il santuario dei santi Cosma e Damiano, santi Medici patroni di Alberobello, la chiesa di Sant’Antonio.

In questo periodo non perdetevi la magia delle luci Christmas light.

Queste le foto spettacolari della mia amica Daniela.

(Emilia) Romagna mia…

Si lo so sono pessima. Ma m’è presa la fissa delle citazioni di canzoni improbabili nei titoli…

A parte Ferrara (di cui vi ho ampiamente parlato in un altro post) e promettendo pubblicamente a 2 miei cari amici di Ravenna di andare a trovarli molto presto, la mia esperienza di questa regione è legata proprio a Ravenna ed a Rimini.

Rimini è per me un mare che non è mare, le testimonianze di epoca romana e la grande corte rinascimentale che ebbe esponenti come Piero della Francesca e Leon Battista Alberti.

A Ravenna invece non si può prescindere dai mosaici: quelli di S. Vitale, di Sant’ Apollinare Nuovo e Sant’ Apollinare in Classe, del mausoleo di Galla Placidia, del Battistero degli ariani è quello degli ortodossi. 8 monumenti paleocristiani e bizantini iscritti nella lista del Patrimonio dell’ Umanità. Bellissimi anche il mausoleo di Teodorico e la tomba di Dante.

Lo ammetto, manca ancora qualche provincia. Che sia il 2018 l’anno buono?

(Foto dal web)

Una delle mie isole preferite: Ischia

Amo le isole, ma questo lo sapete già. Ed Ischia è una di quelle che mi piace particolarmente.

La parte che preferisco di più dell’isola (a parte il mare) è il castello aragonese e la vista d’insieme con il ponte che lo collega al resto dell’isola. Il ponte, lungo 250 m, fu costruito per la prima volta da Alfonso il Magnanimo e più volte rimaneggiato. La “versione attuale” più o meno risale al 1800. 5 ingressi danno accesso al castello al cui interno sono da ammirare la cappella e il monastero femminile con gli impressionanti “scolatoi delle monache” (sedili di pietra su cui i corpi delle suore morte si decomponevano e invitavano a riflettere sull’ importanza dell’anima).

L’isola è nota per le sue acque termali e per la sua argilla che però non ho avuto modo di provare.

Ischia può essere visitata via terra, ma pare che sia ancora più bella vista dal mare ammirandone i 6 comuni che la compongono.

Da vedere il Maschio, i Pilastri (antico acquedotto), le pinete (3 piccoli parchi).

Tocca tornarci…

(Foto dal web, le mie meglio evitarle…)

Cosa fare in Umbria

Dopo i post sulle mie recenti “gite” ad Assisi e Perugia, un “riassunto” delle mie diverse esperienze in questa bella regione che è l’Umbria.

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Cascata delle Marmore

Ad Assisi ci sono stata due volte ed ormai è risaputo che spesso in alcune città ci sono stata due volte. Perugia invece l’ho visitata per la prima volta sabato scorso e mi è piaciuta tanto, una bomboniera…medievale!

Cosa fare in Umbria: Cascata delle Marmore

La prima volta che ero stata ad Assisi avevo fatto una sosta anche alla cascata delle Marmore. Uno spettacolo! Il salto d’acqua più alto d’Europa!Risultato del lavoro dell’uomo, a partire dal  271 a. C., per evitare l’impaludamento della zona. Ma i lavori si succedettero fino al XIV-XV secolo e giunsero all’assetto definitivo, con un taglio diagonale del Velino che si getta nel Nera, solo fra il 1787 e il 1788. A partire dal 1600 viaggiatori, pittori, poeti, sono colpiti da questa cascata. Fra 1700 e 1800 Terni divenne parte del Grand Tour e quindi la cascata una meta quasi obbligatoria, diffondendosi dipinti, incisioni, citazioni in opere letterarie. La cascata quindi come stereotipo romantico . Oggi è possibile visitarla ed ammirarla attraverso diversi sentieri con una lun ghezza e difficoltà differenti fra loro.

Cosa fare in Umbria: Orvieto

Di Orvieto mi è rimasto nel cuore il Duomo (ma va?! saranno anche gli anni di studio di storia dell’arte ad avermi un po’ influenzata?). Esempio di gotico italiano, commissionato nel XIII secolo ma terminato quattro secoli dopo. All’interno la maestà di Gentile da Fabriano. Famosissimo il pozzo di San Patrizio ma è una di quelle cose che non ho visitato e per cui dovrò necessariamente tornare in città…

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Duomo di Orvieto

Cosa fare in Umbria: Cascia

Cascia è nota per il santuario dedicato a Santa Rita, edificio moderno, che nel 1947 ha sostituito l’antica chiesa agostiniana. L’altare è stato ideato da Manzù (scusate ma l’arte è la mia passione…). Vicina è Roccaporena, il famoso “scoglio” legato agli eventi della vita della santa.

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Santuario di Santa Rita da Cascia

Cosa fare in Umbria: Assisi

Ve ne parlo approfonditamente in un post dedicato alla città.Da non perdere sicuramente :Santa Maria degli Angeli, la Basilica di San Francesco (inferiore e superiore), Santa Chiara, San Rufino, Santa Maria sopra Minerva e i tanti vicoli fra cui passeggiare.

Cosa fare in Umbria: Perugia

Anche  a questa città ho dedicato un articolo a parte. Sicuramente da vedere la fontana di Arnolfo di Cambio in Piazza IV Novembre, la Galleria Nazionale dell’Umbria (il regno del Perugino) e il Palazzo dei Priori in cui il museo è ospitato.

Cosa fare in Umbria: Otricoli

Siamo in provincia di Terni. Una cittadina arroccata e bellissima. La sua peculiarità è la manifestazione  Ocriculum a cui ho dato ampio spazio in un altro post: in un attimo si è catapultati nell’epoca Roma dalla moneta ai cibi, dalla musica agli abiti.

Ovviamente la regione è ricchissima di arte, natura, storia  e buon cibo. per il momento mi sono soffermata su luoghi visitati, con la promessa e il desiderio di approfondire la conoscenza.

(foto dal web)

La Toscana vista da me

In questo periodo la Toscana viene fuori nella mia vita ogni due per tre: mia sorella in questi giorni è a Firenze, una mia amica che ha il batticuore per un toscano, un amico a Siena,la coppia toscana conosciuta in vacanza…

Insomma, è proprio il caso che parli della mia esperienza in questa regione.

Ci sono stata diverse volte, un paio di volte solo a Firenze, ma questa città, con Arezzo, avrà un post a parte (si, faccio le preferenze, così, senza una motivazione precisa).

La prima volta in Toscana è stata troppi anni fa ed ho avuto modo di fare un bel giro, in gita con le mie compagne di liceo (non lo diciamo quanti anni sono passati).

In quella occasione, oltre a Firenze ho visto Pisa, Lucca, Siena e Montecatini.

Di Pisa, prima di studiare storia dell’arte e prima che il tempo desse ragione alla mia passione, ho amato immensamente Piazza dei Miracoli. Sicuramente devo aver scattato anch’io la foto di rito mentre reggo o spingo la Torre ma non lo ricordo (o fingo di non ricordarlo). Ciò che invece ricordo distintamente è lo stupore per quella immensità, per il candore di quei marmi e quanto essi risaltassero col verde del prato. Ricordo di essere rimasta incantata dal miracolo di equilibrio della Torre e di aver comprato i brigidini, che però non mi erano piaciuti molto. Vorrei riassaggiarli, magari scopro che ora mi piacciono, così come è stato per la cannella a Lisbona. Dopo qualche anno ci sono tornata e, a parte aver comprato una borsa fighissima di Manifatture di Signa (non l’ho ancora mai detto ma sono una collezionista seriale di borse), ho avuto una guida d’eccezione che viveva lì da tempo e che mi ha portato alla Normale e a scoprire tanti piccoli angoli caratteristici.

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Duomo di Pisa

A Lucca ho passeggiato in centro e mi sono inconsciamente soffermata nella cattedrale  romanica di San Martino e ad ammirare la Chiesa di San Michele. Quante volte poi da studentessa avrei rivisto quelle immagini sui libri per poi conoscerne ogni pietra, ogni pianta ed ogni prospetto.

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Siena mi ha accolto nell’intrico delle stradine del suo centro storico che nel 1995 è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità  dall’Unesco. È assurdo ma ricordo esattamente la posizione e la merce di alcuni negozietti. Ovviamente la meraviglia di Piazza del Campo e del Palazzo Pubblico con gli affreschi di Lorenzetti (e chi lo conosceva allora!?).Per  anni ho guardato il palio cercando di associare le immagini che vedevo, le trasformazioni che la piazza subisce, agli spazi in cui ero stata.

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Piazza del Campo- Siena-

Ultima tappa Montecatini, famosa per le sue strutture termali (io la conoscevo anche per il concorso di Miss Italia, e non certo per averci partecipato). Una città ricchissima di alberghi e strutture ricettive ma anche di tante evidenze storico-artistiche.

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Torre dell’orologio -Montecatini-

Il mio viaggio nella memoria in Toscana finisce qui. Il prossimo viaggio in questa regione deve essere nel presente…

(Foto dal web, riproporre i miei cimeli sarebbe stato scandaloso)