Vorrei andare a Fregene

Aprile…Questi, per me e le mie amiche, sarebbero stati i giorni dei primi vagabondaggi verso il mare. Da quando vivo a Roma, con l’inizio della bella stagione il fine settimana è dedicato all’esplorazione delle spiagge del litorale: da Santa Severa a Ladispoli, da Ostia a Santa Marinella.

Quest’anno per la prima tintarella devo accontentarmi del balcone di casa. Ma, ironia della sorte ( o forse un segreto sesto senso) una delle mie ultime uscite ufficiali, prima dell’ inizio della quarantena è stata proprio al mare: a Fregene.

Mare a Fregene

Non era la mia prima volta su questa spiaggia ma non è neppure fra le località marittime che frequento abitualmente, probabilmente perché i mezzi per raggiungerla non sono comodissimi ed è preferibile arrivarci in auto.

Siamo a circa 30 km da Roma, in quella che, dal 1992, è a tutti gli effetti una frazione del comune di Fiumicino (mentre prima apparteneva al comune di Roma).

Fregene è famosa, oltre che per il mare è la spiaggia, per la sua pineta, voluta nel 1666 da Papà Clemente IX per difendere i campi coltivati dai venti salmastri che provenivano dal mare, oltre che per drenare gli acquitrini della zona. La stessa pineta è oggi ritrovo per gli amanti della bicicletta e dei pic-nic, caratterizzazione che detiene da quando, dopo la seconda Guerra Mondiale, Fregene divenne luogo di villeggiatura privilegiato per i ricchi della capitale. È composta di pini e lecci e, dal 2014, è stata intitolata a Federico Fellini che, in numerosi suoi film, ha citato questo luogo.

Ma torniamo al mare…Altro aspetto caratteristico della cittadina è il villaggio dei pescatori, sorto nella zona Nord, sempre dopo il secondo conflitto mondiale, con capanni costruiti direttamente sull’arenile ad opera dei pescatori. Poi tale area fu trasformata (pare abusivamente), negli anni ‘50, con la costruzione di villette ed edifici molto vicini fra loro e dall’impianto urbanistico ed architettonico differente rispetto al resto dell’abitato.

È oggi il centro di locali e ristoranti, ed attrattiva soprattutto per i giovani, che vi rivedono quel passato nostalgico come luogo prediletto di artisti e personaggi del mondo del cinema. Come non citare in particolare due ristoranti (suggeriti da Federica e David esperti conoscitori ed amanti della località di mare): la Baia e Mastino. Quest’ultimo pare sia nato nel 1961 da un’idea di Federico Fellini che stava girando a Fregene alcune scene de “Lo sceicco bianco”.

Fra gli altri personaggi della “dolce vita” di Fregene ricordiamo anche Alberto Moravia, Ettore Scola, i fratelli Vanzina.

Negli anni ‘90 furono le discoteche ad accendere la notte del litorale mentre oggi Fregene è il regno delle partite a Beach volley e degli aperitivi sulla spiaggia. Chi non ha mai sentito parlare (soprattutto a Roma e dintorni) del famoso aperitivo al tramonto organizzato dal Beach club Singita o dal Riva?

D’estate nella cittadina di svolge anche un premio letterario omonimo, portando Fregene a dover convivere con le sue due anime: quella festaiola ed allegra d’estate e quella più dimessa e tranquilla d’inverno, con il fiore all’occhiello delle sue eccellenze gastronomiche.

A Sud di Fregene è invece possibile visitare l’oasi di Macchiagrande, una riserva ecologica che, dal 1996 fa parte della riserva naturale statale “Litorale Romano”ed è gestita dal WWF. Ospita molte specie di uccelli acquatici come il cormorano ed il germano reale; istrici, testuggini e conigli selvatici.

La storia di Fregene invece comincia con gli Etruschi: era una cittadina abbastanza famosa poiché era la sede di una salina e di un porto alla foce del fiume Arrone.

Fu poi distrutta dai Romani è dimenticata fino al 1928 quando, con la bonifica delle paludi del Maccarese, risorse come sede balneare estiva e vide poi sorgere il già citato villaggio dei pescatori e l’ampliarsi del centro abitato. Il resto della storia ve l’ho già raccontato.

FregeneMare a Fregene

(Le foto sono mie e di Pietro.)

Ringrazio Federica per le dritte e i suggerimenti senza dimenticare il consiglio più importante: se siete a Fregene, dopo cena recatevi in piazzetta per assaggiare le zoccolette. Si tratta di un dolce tipico di Roma e dintorni e consiste di pasta lievitata fritta e ricoperta di nutella. Visto che ultimamente spesso mi chiedete le ricette vi lascio il link.

Approfondimenti

WWF: È la più grande organizzazione mondiale per la difesa degli animali e la conservazione della natura. È nata nel 1961 ed oggi consta di 24 organizzazioni nazionali e 5 affiliate e agisce su 96 paesi. Esistono oltre 1300 progetti annui, dislocati nei vari uffici nazionali che sono indipendenti ma coerenti con i programmi e gli obiettivi internazionali (la sede è Gland, in Svizzera). Il WWF Italia è nato nel 1966: ha una sede centrale a Roma e circa 200 strutture territoriali che svolgono funzioni di tutela, denuncia e sensibilizzazione. Uno degli obiettivi è la sostenibilità, agendo sia sugli ambienti naturali che sui piani economici ed industriali.

Fiume Arrone: è un fiume del Lazio che scorre in provincia di Roma. È lungo circa 35 km: nasce presso il lago di Bracciano e sfocia nel marcTirreno fra Fregene e Maccarese. Ad esso sono legate le sorgenti dell’Acqua Claudia. Per la sconsideratezza umana nel costruire senza criterio, lo straripamento di questo fiume ha spesso creato ingenti danni.

Lo sceicco bianco: è un film comico del 1952 diretto da Federico Fellini e con protagonista Alberto Sordi. È la storia di due sposini che trascorrono il viaggio di nozze a Roma: lui vorrebbe far colpo su suo zio e sulla sua famiglia mentre lei spera di incontrare il protagonista del suo fotoromanzo preferito, appunto “lo sceicco bianco”. Così la sposina scappa e, raggiunta la casa di produzione, riesce a coronare il suo sogno. Ma il personaggio si dimostra un traditore seriale e tenta di sedurre la giovane. Lei non vede e torna dal marito che, nonostante le mille peripezie per non far sapere allo zio della scomparsa della moglie, la perdona.

Questo è considerato il primo vero film di Fellini poiché nel precedente lavoro “Le luci del varietà” egli aveva diviso la regia con Alberto Lattuada.

Calabria (tirrenica) 2019

Scrivere un post a dicembre su un viaggio fatto ad agosto non è il massimo della coerenza ma proverò a giustificarmi in più modi: 1 avevo scritto piccoli diari di viaggio ogni giorno e questo è un post riassuntivo; 2 è stato un periodo impegnativo; 3 il 2019 non è ancora finito e riesco a postarlo per il rotto della cuffia; 4 ho già detto che è stato un periodo impegnativo?

Giorno 1

Io, la mia valigia e il sonno accumulato nei giorni precedenti aspettiamo fiduciosi che ci recuperino sotto casa.

Via via che le murge dorate d’agosto sfilano davanti ai miei occhi la stanchezza si trasforma in entusiasmo. Un entusiasmo ancora più accentuato quando Luigi, con generosità,mi porta a Maratea per una breve sosta. La guida sportiva (e un pit-stop con la finanza)ci conduce quindi all’arroccata Grisolia, dove gli abitanti salutano tutti cordialmente. Lo sguardo spazia dai monti alle vallate, fino al mare.

Una botola segreta è l’occasione per un piccolo trasloco e per esplorare coraggiosi il sottotetto.

A Cirella l’acqua è limpidissima e la spiaggia di piccoli ciottoli mi riporta con la mente (e col cuore)ad un’altra spiaggia, quella di Barbati a Corfù.

Il sole al tramonto si tuffa nel mare. Poi Diamante, come una pietra preziosa mi conquista con i suoi vicoli decorati da mille murales, la musica dal vivo, i peperoncini.

Stasera la luna, d’argento, si specchia nel mare e sembra un po’ più vicina.

calabriacalabriacalabriacalabriacalabriacalabriacalabriamaratea

Giorno 2

Scopro che le spiagge calabre non degradano dolcemente verso il mare ma l’acqua è subito profonda anche a pochi metri dalla riva. È così anche a Diamante, dove il treno scandisce il tempo con i suoi orari regolari, quando passa sui binari così vicini alla sabbia. Intolleranze pomeridiane.

A Scalea recuperiamo l’ultimo componente del gruppo e fra i vicoli del centro storico illuminati dalla luce giallognola dei lampioni, scopriamo che Il nome del paese deriva dalle innumerevoli scale che lo caratterizzano. E comunque…volete una rana pescatrice?

scalea calabriacalabriacalabria

Giorno 3

Sulla spiaggia di Praia a Mare una lezione improvvisata di geologia e tante pietre ricevute in regalo.

Nella calura del primo pomeriggio tre ragazze (chi saranno?)camminano sicure sulla pista ciclabile. Un ciclista le supera ma non è indignato come credevamo:”siete belle, però”.

Gli orari per la gita in barca sono alquanto arbitrari.

L’isola di Dino ormai è disabitata. Il resort voluto da Agnelli, da cui l’n era stata “acquistata” , è in disuso da 23 anni.

Nella grotta azzurra il riflesso della luce sulle pareti e sul fondale danno all’acqua un colore blu intenso. Quando il “capitano” della nostra piccola imbarcazione getta in acqua un po’ di pane, migliaia di pesci vengono a galla e popolano di guizzi la porzione di mare.

Un sentiero leggermente impervio ci conduce quindi con un po’ di trekking, alla spiaggetta dell’Arco Magno dove è possibile fare 4 bracciate.

Il tramonto che già amavo qui sembra più fotogenico: mi incanta, mi ipnotizza.

Traffico sulla via del ritorno. In pizzeria il volume delle voci del tavolo accanto è troppo alto e la temperatura dell’aria condizionata è inversamente proporzionale.

A casa dj set e hairstyle.

calabriacalabriacalabriaarco magno calabriacalabriacalabriacalabria

Giorno 4

Svegliarsi di buon’ora e uscire a fare la spesa (senza fazzoletto sulla testa) così in spiaggia si possono mangiare le ormai consuete peschenoci fresche fresche.

Con il pedalò arrivare fino all’isola di Cirella (sotto la guida della nostra “capitana”)superare un limite nuotando nel blu dipinto di blu.

Per improvvisare un aperitivo sulla spiaggia basta la mia affermazione “ragazzi vado a comprarmi le patatine”.

Poi il quotidiano set fotografico al tramonto, con i soliti scarsi risultati.

Ritrovarsi alla sagra del cinghiale di Grisolia a ballare il Pam Pam (ok gli altri hanno ballato anche la salsa) e poi quattro chiacchiere fra comari in piazzetta: “Che cucina domani signora?”

calabriacalabriacalabria

Giorno 5

Al mattino i cani abbaiano e la gente chiacchiera sotto le nostre finestre. Le curve della strada per salire e scendere da “casa nostra” ci sono ormai così familiari che ci mancheranno.

La prima parte della mattinata è un mix fra Donna Avventura e giochi senza frontiere. Ci arrampichiamo, scavalchiamo staccionate, saliamo pendenze per arrivare ai ruderi di Cirella e capiamo che si, Indiana Jones è femmina e fa tutto ciò con la gonna e le infradito, concedendosi un tocco glamour con gli occhiali da sole ed un cappello di paglia.

Le chiacchiere, le confidenze, l’amicizia e la sicurezza che si consolidano.

I sassolini grigiastri della spiaggia coprono i piedi di un velo sottile di polvere: da una parte il mare e alle nostre spalle la montagna, lievemente coperta di foschia.

I campani sono ovunque e pare che ognuno di noi abbia un amico o un conoscente da queste parti.

I book fotografici oggi si sprecano.

Cenare in un campeggio e perdersi sulla via del ritorno. “Vuoi una goleador?”

calabria tramontocalabria tramontocalabriacalabriacalabriacalabriacalabriacalabriaimg_9698

Info pratiche

  • Per mangiare a Grisolia: jazz pub (più che altro un bar) e ristorante Pietra d’oro
  • A Diamante siamo stati al Lido Spiaggia d’Oro e per una pausa dolce da Cuore Matto o Anima Dolce.
  • A Praia a Mare: lido Elisa e Lido Buddha Beach (decisamente figo!)
  • A Santa Maria del Cedro consigliata Pizzeria da MARY
  • Ristorante Metamare a Scalea.
  • A Cirella Lido Garden Beach

Foto mie e dei mie compagni di viaggio

Calabria (giorno 3)

Sulla spiaggia di Praia a mare una lezione improvvisata di geologia e tante pietre ricevute in regalo.

Nella calura del primo pomeriggio tre ragazze (chi saranno?)camminano sicure sulla pista ciclabile. Un ciclista le supera ma non è indignato come credevamo:”siete belle, però”.

Gli orari per la gita in barca sono alquanto arbitrati.

L’isola di Dino ormai è disabitata. Il resort voluto da Agnelli, da cui l’isola era stata “acquistata” , è ormai in disuso da 23 anni.

Nella grotta azzurra il riflesso della luce sulle pareti e sul fondale danno all’acqua un colore blu intenso. Quando il “capitano” della nostra piccola imbarcazione getta in acqua un po’ di pane, migliaia di pesci vengono a galla e popolano di guizzi la porzione di mare.

Un sentiero leggermente impervio ci conduce quindi con un po’ di trekking, alla spiaggetta dell’arco Magno dove è possibile fare 4 bracciate.

Il tramonto che già amavo qui sembra più fotogenico: mi incanta, mi ipnotizza.

Traffico sulla via del ritorno. In pizzeria il volume delle voci del tavolo accanto è troppo alto e la temperatura dell’aria condizionata è inversamente proporzionale.

A casa dj set e hairstyle.

Calabria (giorno 1)

Io, la mia valigia e il sonno accumulato nei giorni precedenti aspettiamo fiduciosi che ci recuperino sotto casa.

Via via che le murge dorate d’agosto sfilano davanti ai miei occhi la stanchezza si trasforma in entusiasmo. Un entusiasmo ancora più accentuato quando Luigi, con generosità,mi porta a Maratea per una breve sosta. La guida sportiva (e un pit-stop con la finanza)ci conduce quindi all’arroccata Grisolia, dove gli abitanti salutano tutti cordialmente. Lo sguardo spazia dai monti alle vallate, fino al mare.

Una botola segreta è l’occasione per un piccolo trasloco e per esplorare coraggiosi il sottotetto.

A Cirella l’acqua è limpidissima e la spiaggia di piccoli ciottoli mi riporta con la mente (e col cuore)ad un’altra spiaggia, quella di Barbati a Corfù.

Il sole al tramonto si tuffa nel mare. Poi Diamante, come una pietra preziosa mi conquista con i suoi vicoli decorati da mille murales, la musica dal vivo, i peperoncini.

Stasera la luna, d’argento, si specchia nel mare e sembra un po’ più vicina.

Una giornata di mare a Santa Severa

Avete presente il castello sulla spiaggia nel film cult per quelli che erano adolescenti circa 15 anni fa? Sto parlando di “tre metri sopra il cielo“… Beh ieri sono stata lì. Non tre metri sopra i cielo ma sulla spiaggia del famoso castello

santa severa

Santa Severa è l’unica frazione di Santa Marinella a circa 50 km da Roma. Prende il nome dalla Santa che vi fu martirizzata nel II SEC.

Nell’area, già abitata nell’età del bronzo, si sviluppò l’importante centro etrusco di Pyrgi, porto principale dell’attuale Cerveteri, citato anche da Virgilio nell’Eneide.

santa severasanta severa

I Romani vi si insediarono dal 264 d. C., costruendovi mura ciclopiche. Un piccolo borgo si sviluppò in età medievale e poi passó ai Normanni ed all’abbazia di Farfa.

Il centro balneare invece è di epoca fascista (anni ’30 circa).

I ritrovamenti archeologici di epoca etrusca (anche subacquei) sono esposti al Museo etrusco di Villa Giulia.

Di rilievo all’interno del borgo il museo del mare e della navigazione antica; la chiesa dell’Assunta con una raffigurazione di Maria fra le sante Marinella e Severa; il cortile delle Barrozze ( carri agricoli che vi stazionavano) ospita grandi otri recuperati al largo da un’antica nave affondata.

santa severa

santa severasanta severasanta severasanta severasanta severasanta severa

All’interno del borgo si organizzano anche visite guidate e laboratori per le scuole e le famiglie. Per informazioni vi lascio il link.

un paio di curiosità: il castello divide l’arenile esattamente in 2 parti, una di sabbia bianca e una di sabbia scura e pare che quest’ultima sia molto amata dai naturisti. A Santa Severa èsono  inoltre attive delle scuole di surf i cui istruttori  ho visto in azione durante le mie passeggiate.

Se non ci siete mai stati ve la consiglio vivamente. E se la conoscete già concorderete con me che è sempre piacevole tornarci. Alzi la mano chi si è innamorato di questo posto!

È anche un posto molto fotogenico. Guardate che foto (scattate da me o dai mie amici).santa severa

santa severasanta severasanta severasanta severa

Tutti al mare…a Monopoli

Alcuni si stavano chiedendo (soprattutto qualcuno dall’altra parte del mondo) dove avessi passato il mio week end. Sono stata al mare, fra Cozze (di cui già vi avevo parlato in un altro post) e Monopoli.

Il mare di Monopoli è noto per le sue calette, piccole insenature che creano delle conche di sabbia riparate dai venti da alti speroni di roccia. Esempi sono Porto Rosso, Porto Ghiacciolo, Lido Colonia…

Il centro storico, di origine altomedievale, è circondato da mura e si affaccia sul mare. Sorge su un antico insediamento di origine messapica (V a. C.). La concattedrale è dedicata alla Madonna della Madia, ricostruita nella seconda metà del 1700.

Altri luoghi d’interesse sono la chiesa dei Cappuccini, il convento di San Francesco da Paola, quello di San Domenico, il convento di San Nicola in Pinna e da non perdere una serie di piccole chiese rupestri, oltre al Museo Diocesano.

Il Castello di Santo Stefano per tutto il Medioevo fu parte essenziale della difesa della città, mentre il castello di Carlo V fu edificato sotto la dominazione spagnola.

Nell’agro della città sorgono numerose masserie fortificate e antichi casali.

Fra i miei luoghi preferiti senza dubbio la zona del Porto Vecchio.

(foto mie)

Primo giorno di mare 2018: Santa Marinella

Il passaggio dalla neve alla prima giornata di mare è un attimo…e come ormai da qualche anno, la prima tintarella la prendo in territorio romano…

Con il treno, in circa mezz’ora, da Roma, si arriva ad una delle più belle spiagge del litorale laziale.

Io e le mie amiche ci siamo riproposte di andare ogni volta in una spiaggia diversa, così che io (unica non autoctona o che comunque vive a Roma da meno tempo) possa conoscere i lidi romani.

Santa Marinella prende il nome da un dipinto della Santa nella cappella privata degli Odescalchi, a partire da un insediamento di monaci basiliani che ne aveva diffuso il culto.

Il toponimo antico del luogo era invece Castrum Novum. Sito frequentato sin dal neolitico ma con sviluppo maggiore soprattutto nel periodo degli Etruschi.

Fra gli anni ’50 e ’70 la località balneare divenne la perla del Tirreno o la perla dei vip, meta per eccellenza della movida romana.

Interessanti dal punto di vista storico artistico: il castello che sorge su una villa d’epoca romana, il museo del mare e quello del territorio.

(Foto mie)

(Emilia) Romagna mia…

Si lo so sono pessima. Ma m’è presa la fissa delle citazioni di canzoni improbabili nei titoli…

A parte Ferrara (di cui vi ho ampiamente parlato in un altro post) e promettendo pubblicamente a 2 miei cari amici di Ravenna di andare a trovarli molto presto, la mia esperienza di questa regione è legata proprio a Ravenna ed a Rimini.

Rimini è per me un mare che non è mare, le testimonianze di epoca romana e la grande corte rinascimentale che ebbe esponenti come Piero della Francesca e Leon Battista Alberti.

A Ravenna invece non si può prescindere dai mosaici: quelli di S. Vitale, di Sant’ Apollinare Nuovo e Sant’ Apollinare in Classe, del mausoleo di Galla Placidia, del Battistero degli ariani è quello degli ortodossi. 8 monumenti paleocristiani e bizantini iscritti nella lista del Patrimonio dell’ Umanità. Bellissimi anche il mausoleo di Teodorico e la tomba di Dante.

Lo ammetto, manca ancora qualche provincia. Che sia il 2018 l’anno buono?

(Foto dal web)

Corfù: l’isola che c’è

Agosto 2016: un last minute senza troppe aspettative che si trasforma in un bellissimo viaggio. Luoghi, colori e persone a cui mi sono molto affezionata.

corfù grecia

corfù grecia

Giorno 0: occorre più tempo da Toritto a Cozze che da Palese a Corfù. Certo poi ci possiamo impiegare 2 ore dall’aeroporto all’appartamento. Un po’ di luce in più per strada non guasterebbe ma l’isola è l’isola. E io amo le isole!

 

Giorno 1: Paleokastritsa. Il nostro mezzo di trasporto è rosso fiammante ed è un quad (ma si scrive così?)e noi con i caschi e gli occhiali da sole siamo davvero fighe. Dalla nostra abbiamo la capacità di chiacchierare anche con le pietre anche se preferiamo fare nuove amicizie, conoscere un parruHiere tosHano e, perché no, incontrare per caso 2 conoscenti torittesi su questa incantevole spiaggia.

corfù grecia

 

Giorno 2: Barbati. La colonna sonora a colazione è stata profetica ” Girls Just want to have fun”. E potevamo infatti farci spaventare da qualche nuvola e non raggiungere queste acque cristalline? E soprattutto da “esperte conoscitrici” (beh sono già 2 giorni no?)dell’isola dare indicazioni ai nostri amici e ritrovarci li. E se anche il vento e la pioggia in serata ci hanno fatto visita a noi basta pensare che stamattina una farfalla ci ha scelto e si è delicatamente posata su di noi!

corfù grecia

Giorno 3: Sidari, Canal d’amour e Capo Dastris.
Vivere in infradito è un sogno. E la spesa meglio farla al mattino,quando il paese,mooolto slow,non si è ancora svegliato e ripreso dalla notte brava. L’entroterra ha il suo fascino e profuma a tratti di eucalipto e di pini . Fanghi gratuiti,una bella scarpinata e…”se prima eravamo in 6 adesso siamo in 8″(si ok, eravamo partite in 2). Riunione a casa da noi, un cocktail al kumquat, shisha e…”no ma i caschi qui la sera non si mettono”.

corfù grecia

Giorno 4. Glyfada, Pelekas e il Trono dell’ Imperatore.
Colazione sul balcone prima di incontrare gli altri del gruppo ormai denominato “gli amici di Checco” per l’evidente somiglianza fisica e caratteriale fra Mauro e il comico nostrano. I massaggi e le risate. Tante risate, da far male ai fianchi e da allenare gli addominali. Un selfie col “morto” e poi su, ad aspettare che il sole tramontando tinga di rosso il mare e le montagne. Nell’attesa una chiacchierata con un vecchio veneSSiano ci sta. Torniamo a casa infreddoliti, con i teli mare sulle spalle, rimproverati dalla polizia per aver sostato dove non si poteva (per cercare di vedere gli aerei decollare). Pazienza…ci consoliamo e coccoliamo con una pyta e una mytos!

Giorno 5. Kassiopi, Agios Stefanos e Kerasia
Ormai non temiamo nemmeno le salite e le strade sterrate e se serve si parla francese al telefono con un receptionist in un hotel svizzero. Ma perché tante api? Ah beh,il miele è un prodotto tipico. A pranzo una bella mussaka, a cena italian style (più che altro per i tempi di attesa). “E quindi uscimmo a riveder le stelle”(ma i pipistrelli e i gatti vanno bene lo stesso?)

corfù grecia

Giorno 6. Kalami e l’Achilleion
Gli ulivi sono ovunque come a casa mia e davanti a quasi tutte le case c’è un pergolato con una vite o un bouganville. Della Grecia abbiamo preso uno degli aspetti che l’hanno fatta grande: la democrazia. Insieme si decide cosa fare, dove andare, quando vedersi. Ma siamo riusciti a fare gossip anche qui! Salti incredibili nello spazio e nel tempo fra la principessa Sissi e gli aerei che ti passano praticamente in testa mentre li guardi atterrare a naso in su su un molo.Qui è così…consulti le mappe, leggi le indicazioni e vai…

Achilleion corfù

Giorno 7. Kerkyra, Dassia, Dafnila
Corfù Town è il pittoresco greco: scorci di mare fra stradine e scale che si inerpicano e si annodano fra loro, bancarelle, profumi, nazionalità che si incontrano. Christos è greco ma ha studiato a Bari e il 28/08 si sposa, i nuovi arrivati sono di Foggia: grandi amici in 5 minuti…La Tizinbirra e lo jogurt miele e noci. Una piccola chiesa su una micro penisola e una foto da biker. I pesciolini tropicali per i massaggi ai piedi e lo “strigno” forte conseguente. Al check-in: -quanti siete?-8!

Epilogo: il blu non è il mio colore preferito ma il blu-Grecia lo adoro. È quel colore particolare del mare, dei tetti di alcune case, delle strisce delle bandiere che sventolano ovunque con grande orgoglio nazionalistico. È il blu di occhi che spiccano su visi arsi dal sole, di pietre e vetri su gioielli dorati alle bancarelle. È un blu diverso…è il blu Grecia.

corfù

(Foto mie o di questi pazzi compagni di viaggio!)

Cozze…il mare degli amici

Inauguro la sezione dedicata alla Puglia con un articolo seminostalgico sul mio mare, il mare degli amici, il mare di Cozze.

(La seminostalgia è data dal fatto che le vacanze stanno finendo e tra qualche giorno dovrò tronare a Roma, come purtroppo hanno già fatto ritorno a  Milano alcuni amici).

IMG_4821

Questa piccola frazione di Mola di Bari (ho controllato su Wikipedia: ha 73 abitanti) non era mai stata fra le mie mete marine, ma da 4 anni è per me “il solito posto”.

Il mare cristallino, l’accesso in acqua facilitato dalla sbarra, il bar del Coco con i servizi e soprattutto loro: gli amici.

Si arriva alla spicciolata, senza bisogno di partire tutti insieme: i primi colonizzano il nostro abituale scoglio e gli altri giungono quando credono, sapendo che lì qualcuno troveranno (al massimo un messaggino per chiedere conferma).

A pranzo consigliatissima la focaccia del panificio barese di Conversano, i panini con i fiori di zucca fritti o quelli farciti di mamma Santina, caroselli e frutta fresca ed a volte le specialità dello chef.

Il parcheggio non è agevolissimo ma con un paio di giri, un pit-stop o “inseguendo” la gente che torna dalla spiaggia non è poi così difficile trovare posto per l’auto.

Ogni anno ci diciamo: “Ragazzi l’anno prossimo affittiamo una casa!” E puntualmente ogni anno non lo facciamo.

C’è Taki, il nostro amico ambulante che ama le donne; per camminare sugli scogli usiamo scarpette di gomma vintage e restiamo fino a tardi per goderci il tramonto.

IMG_4832IMG_4829IMG_4835FullSizeRenderIMG_4827

(Tutte le foto sono mie, di Domenica o eventualmente scattate da me con il telefono di Domenica)