Calabria (giorno 5)

Al mattino i cani abbaiano e la gente chiacchiera sotto le nostre finestre. Le curve della strada per salire e scendere da “casa nostra” ci sono ormai così familiari che ci mancheranno.

La prima parte della mattinata è un mix fra Donna Avventura e giochi senza frontiere. Ci arrampichiamo, scavalchiamo staccionate, saliamo pendenze per arrivare ai ruderi di Cirella e capiamo che si, Indiana Jones è femmina e fa tutto ciò con la gonna e le infradito, concedendosi un tocco glamour con gli occhiali da sole ed un cappello di paglia.

Le chiacchiere, le confidenze, l’amicizia e la sicurezza che si consolidano.

I sassolini grigiastri della spiaggia coprono i piedi di un velo sottile di polvere: da una parte il mare e alle nostre spalle la montagna, lievemente coperta di foschia.

I campani sono ovunque e pare che ognuno di noi abbia un amico o un conoscente da queste parti.

I book fotografici oggi si sprecano.

Cenare in un campeggio e perdersi sulla via del ritorno. “Vuoi una goleador?”

Giovinazzo: fra storia e mare

Quando vado al mare con i miei, ormai da anni, vado a Giovinazzo e la nostra spiaggia del cuore è una distesa tranquilla di ciottoli a due passi dal centro abitato (ma ci sono anche altre spiagge).

Siamo in provincia di Bari, in quella che secondo la tradizione (e la leggenda) è la nuova Netium (Juvenis Netium). Pare che tale cittadina, di origine peuceta, sorgesse nell’entroterra  e una volta distrutta fosse stata ricostruita sul mare.

Il borgo subì poi le contese di Bizantini e Longobardi e le sue mura di cinta, per molti legate alla figura dell’imperatore Traiano, furono costruite dai Normanni.

Si avvicendarono quindi gli Svevi, gli Angiò, i Gonzaga e la famiglia Giudice, a cui è attribuito il Palazzo Ducale, sorto nel 1657/1659 accanto alla nota cattedrale e caratterizzato da ingresso solenne, cortile e balconata sul mare.

Ad esso si associano tantissimi altri palazzetti appartenenti a famiglie “blasonate” del passato.

Il centro antico (sulla differenza con il centro storico vi rimando infondo all’articolo) sorge direttamente sul mare. Elemento di spicco è il così detto arco di Traiano, porta d’accesso alla città, costruita sfruttando quattro miliari (definizione sempre infondo) dell’antica via traiana e capitelli medievali.

Da vedere sicuramente la piazzetta Costantinopoli, antica dede del sedile,  su cui sorge l’omonima chiesa (con opere di Carlo Rosa).

Centro della vita cittadina e di tante manifestazioni che la animano è Piazza Vittorio Emanuele II, con la sua fontana dei tritoni risalente al 1933.

Da non trascurare una passeggiata al porto vecchio e la vista della torre di vedetta, che si sviluppa su tre livelli, risalente agli anni ’20 trasforamata in faro; una sosta merita anche il torrione aragonese, detto in dialetto locale “U TAMMURR”(il tamburo), in riferimento alla sua forma.

Particolarmente degna di nota è la cattedrale di origine romanica ma completamente rifatta, fra il XVII e il XVIII secolo, in forme barocche. Sotto  il pavimento in tipiche chianche gli scavi hanno restituito resti musivi. la chiesa custodisce, dal 1677, l’Immagine della Madonna di Corsignano, poichè il relativo casale si spopolò a seguito della peste del 1659 e fu poi completamente distrutto dal terremoto del 1731. Al suo interno anche opere del pittore Carlo Rosa.

Nelle campagne circostanti, oltre al suddetto casale si segnalano le chiese del Padre Eterno, San Pietro Pago, S. Lucia, San Basilio, San Francesco e il casale e la chiesa di Sant’Eustachio, a cui sono particolarmente legata poichè argomento della mia tesi di laurea triennale.

Sempre nel territorio rurale si trov aanche il dolmen San Silvestro.

La città è stata sede di numerosi set cinematografici (in particolare per i film del conterraneo Sergio Rubini).

Vi ho incuriosito abbastanza? Se non fossero bastate le parole fatevi ispirare dalle fotografie (mie e della mia amica Angela con il supporto di Donato).

Approfondimenti

Centro antico e centro storico: la definizione è stata elaborata da Roberto Pane negli anni ’60.  Il centro antico sarebbe il nucleo originario, la stratificazione archeologica mentre per centro storico s’intende la città nel suo insieme, con tutti i suoi sviluppi (es. moderni). Oggi al centro antico ci riferisce con “nucleo antico”.

Pietre miliari: cippi iscritti posti sul ciglio delle strade romane con una serie di abbreviazioni che indicavano in miglia romane (1480 m.)la distanza dall’inizio della strada o dalla città più vicina.

 

Una gita fuori porta a Potenza (e Picerno)

Luigi passa (con il mio nuovo amico Giacomo)a recuperarmi ad Altamura e poi insieme direzione Potenza per andare a trovare Michele e Maria Laura.

Il tempo non promette nulla di buono: le forti raffiche di vento sono sostituite da un cielo grigio e da una nebbia fitta via via che lasciamo la Puglia e ci inoltriamo in Basilicata. Ma abbiamo deciso che la consueta gita fuori porta di Pasquetta è stata solo rimandata dal lunedì al martedì e nulla potrà impedirci di viverla al meglio(nemmeno i tornanti e le curve della strada che ci conduce in città).

Ricongiunti gli amici, dopo un bel pranzetto a base di tipicità (in primis peperoni cruschi e fruttini) inizia la nostra esplorazione.

Numerose chiese ci fanno soffermare lungo la passeggiata. La chiesa di San Michele è in stile romanico; quella di Santa Lucia è un minuscolo gioiellino; la SS. Trinità è tristemente nota per i fatti legati alla scomparsa di Elisa Claps (che nel racconto dei nostri ciceroni ci colpisce molto).

La cattedrale invece è dedicata al patrono San Gerardo (la cui statua è posta in posizione strategica in un tempietto con vista).

Piazza Mario Pagano è chiusa sui due lati dal teatro Stabile, unico esempio di teatro lirico in Basilicata, e dal Palazzo della Prefettura tipico esempio di architettura del 1800.

L’altra piazza importante è Piazza Matteotti, su ci si affaccia il Palazzo di Città.

Senza alcun dubbio il salotto buono del centro abitato, la via dello shopping è via Pretoria. Il simbolo della città è oggi il leone rampante, una statua in bronzo che ha subito diversi spostamenti fino a raggiungere l’attuale collocazione.

Caratteristica del capoluogo lucano è però il suo sviluppo su più livelli, il che gli dà l’appellativo di “città verticale”. Per raggiungere le “altezze” cittadine ci si serve di una serie di ascensori e di una scala mobile: si tratta della scala mobile più estesa d’Europa, seconda solo a quella di Tokyo. La struttura infatti non a caso mi ha subito fatto pensare ai prodigi tecnologici di tipo nipponico…

Di Picerno purtroppo, data la scarsità di tempo, ho potuto ammirare solo un suo paesaggio in notturna e posso riportare il fatto che, per essersi distinta nella resistenza alle truppe sanfediste, nel 1799 si guadagnò l’appellativo di “leonessa di Lucania”. Ma se non avessi nominato il suo paese in questo post, la mia amica non sarebbe più stata tale. La promessa è sempre quella di tornarci.

Alcuni consigli:

-se volete mangiare bene è tipico: art restaurant ;

-se cercate un profumo e volete essere consigliati da un “profumiere” competente andate da Roberto: Di Nuzzo Profumerie

(Le foto sono mie e di Luigi)

La mia Sicilia

Nel titolo il remake de “la mia Africa”. Che pretese di grandezza! Ovviamente scherzo e spero di non offendere la sensibilità di nessuno quando aggiungo degli aggettivi possessivi a dei luoghi. È il mio modo per esprimere il legame speciale che ho con essi e per definire la mia esperienza in quel determinato luogo.

Sono stata in Sicilia due volte, a distanza di molti anni l’una dall’altra e sempre invita/visita guidata. La prima volta, con la mia classe del liceo abbiamo fatto un bel giro.

Messina: la porta dell’isola che dà il nome allo stesso stretto. Importante caposaldo sotto i Normanni, angiolina e poi aragonese. Rasa al suolo da un terremoto nel 1783 e da un maremoto nel 1908 che fece 80000 vittime (questi dati mi colpirono molto visitando la città). Poco resta delle vestigia antiche (ulteriormente colpite dalla seconda guerra mondiale). Da vedere il Duomo, la Fontana di Orione, il Museo Regionale e la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, legata ai Normanni ed si motivi del Romanico isolano ( Cefalù e Monreale) e del sud Italia (Ravello, Amalfi, Troia).

Taormina: uno dei fiori all’occhiello dell’isola. Di origine greca e poi ancora florida con gli Arabi ed i Normanni. Da visitare sicuramente il Teatro Greco, il Duomo, il Castello, la Badia vecchia ma soprattutto mi è rimasta negli occhi (e nel cuore) la terrazza panoramica di piazza 9 Aprile.

Giardini Naxos: una località archeologica ed una marina bellissima.

Agrigento è la Valle dei Templi, la maestosità di quelle costruzioni e lo stupore che suscitano i templi in stile dorico (dedicati a Giove, Castore e Polluce, alla Concordia e ad Ercole). Nel IX secolo, sotto la dominazione araba, assunse il nome di Girgenti, che conservó fino al 1927 quando prese l’attuale nome. Fra i suoi cittadini illustri il filosofo Empedocle e Pirandello. Città notissima, oltre che per i templi della Magna Grecia, anche per la Sagra del Mandorlo in fiore.

Siracusa: ha una piccola isola, Ortigia, che è praticamente saldata alla terraferma. Siracusa fu uno dei più importanti centri della Magna Grecia, subì la dominazione araba e normanna. Di rilievo la cattedrale, la fonte Aretusa, il teatro greco e l’anfiteatro Romano e soprattutto il mio luogo preferito: l’orecchio di Dioniso. Si tratta di una cavità naturale nella roccia, così nominato dal mio amato Caravaggio perché ha la forma di un padiglione auricolare e straordinarie qualità acustiche. Pare infatti che il tiranno della città vi rinchiudesse i nemici e ascoltasse le loro conversazioni dall’esterno.

Le gole dell’Alcantara: un monumento di roccia basaltica generato da un’edizione circa 2400 anni prima di Cristo. Prendono il nome di gole perché per circa 500 m presentano larghezza di 5 e altezza di 70 m e vi scorre il fiume Alcantara che ha levigato le pareti dandogli lucentezza. Vi si accede tramite ascensori o seguendo un pittoresco sentiero panoramico. Attenti all’acqua…è gelida!

La seconda volta in Sicilia è stata in occasione di un viaggio studio durante il mio corso di laurea specialistica.

Palermo: la culla dei Normanni e degli Svevi. Una delle emozioni più forti della mia vita è stata salire sui ponteggi del restauro della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni.

Nella bellissima cattedrale, in un sarcofago di porfido rosso, riposano i resti mortali di Federico II (che tanto amo). Bellissima la cappella di Santa Rosalia, patrona della città.

Di ascendenze arabo-normanne le chiese di San Giovanni degli Eremiti e di Santa Maria dell’Ammiraglio (Martorana), la Zisa, la Cuba e la Piccola Cuba.

Merita una visita la Galleria Regionale della Sicilia (con opere di Antonello da Messina), la famosa Fontana Pretoria davanti al Palazzo Senatorio (oggi sede municipale), il convento e la cripta dei Cappuccini.

Monreale è il suo Duomo dalle due torri in facciata e dall’abside finemente decorato da splendidi mosaici. Alle spalle dell’abdide (il mio preferito) c’è un negozietto artigianale in cui ho comprato degli orecchini con minuscole tessere di mosaico (per la serie souvenir).

Cefalù: un borgo turistico incantevole ed una cattedrale normanna altrettanto nota (anche qui profusione di mosaici ed archi incrociati nelle decorazioni).

Come avrete capito amo questa terra. Oltre al fatto che si tratta di un’isola e, inutile ripeterlo, ho un debole per le isole, la Sicilia è calore, accoglienza, buon cibo ( in primis cannoli, panelle, arancini/e -niente dispute sul maschile/femminile).

Ho tantissimi amici siciliani e non si offenderanno se non avrò parlato in questo post dei loro paesi e città. Io scrivo di ciò che conosco.

E conosco la loro solarità, i sorrisi, i colori scuri arabeggianti o gli occhi e capelli chiari dei Normanni, la loro amicizia sincera…Tutte cose che hanno ereditato dalla loro terra.

È una regione che mi piace talmente tanto che a breve ci tornerò, è una delle mete dei viaggi in programma per questo 2018 (piccola anticipazione…)

(Foto dal web…i cimeli degli anni passati lasciamoli ai musei)

Fra i trulli di Alberobello

Uno dei luoghi a cui facilmente si associa la Puglia è Alberobello, cittadina nata nel XVIII secolo sotto il dominio dei conti di Acquaviva.

I trulli però, caratteristiche costruzioni in pietra, hanno origini ben più antiche, collegate alle specchie della preistoria e ai motivi conici delle coperture orientali.

Sui tetti decorazioni di varia ispirazione che hanno significati ornamentali, scaramantici o religiosi (anche i puntali hanno diversi significati). Le pareti sono imbiancate con calce ottenuta triturando la stessa bianchissima pietra (chianche), mentre le cupole coniche sono ottenute sovrapponendo a secco le chiancarelle, i cerchi concentrici che via via si restringono.

Alberobello è unica al mondo, tant’è che il Rione Monti, la parte più antica, fu dichiarato Monumento Nazionale già nel 1909. Le circa 1000 case a trullo di questa zona sono distribuite su 6 stradine.

Nel 1930 anche il Governo Fascista si adoperi per la tutela dei trulli.

Se ci si aggira per la cittadina da non perdere il Trullo sovrano, i trulli siamesi, il santuario dei santi Cosma e Damiano, santi Medici patroni di Alberobello, la chiesa di Sant’Antonio.

In questo periodo non perdetevi la magia delle luci Christmas light.

Queste le foto spettacolari della mia amica Daniela.

Una delle mie isole preferite: Ischia

Amo le isole, ma questo lo sapete già. Ed Ischia è una di quelle che mi piace particolarmente.

La parte che preferisco di più dell’isola (a parte il mare) è il castello aragonese e la vista d’insieme con il ponte che lo collega al resto dell’isola. Il ponte, lungo 250 m, fu costruito per la prima volta da Alfonso il Magnanimo e più volte rimaneggiato. La “versione attuale” più o meno risale al 1800. 5 ingressi danno accesso al castello al cui interno sono da ammirare la cappella e il monastero femminile con gli impressionanti “scolatoi delle monache” (sedili di pietra su cui i corpi delle suore morte si decomponevano e invitavano a riflettere sull’ importanza dell’anima).

L’isola è nota per le sue acque termali e per la sua argilla che però non ho avuto modo di provare.

Ischia può essere visitata via terra, ma pare che sia ancora più bella vista dal mare ammirandone i 6 comuni che la compongono.

Da vedere il Maschio, i Pilastri (antico acquedotto), le pinete (3 piccoli parchi).

Tocca tornarci…

(Foto dal web, le mie meglio evitarle…)

“Polignano mirabile”

“Meraviglioso ma come non ti accorgi

di quanto il mondo sia meraviglioso…

ma guarda intorno a te, che doni ti hanno fatto,

ti hanno inventato il mare…”(Domenico Modugno, Meraviglioso, 1968)

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Per tutto il tempo della passeggiata non faccio altro che pensare che, pur non essendo il testo di questa canzone dello stesso Modugno ma di Franco Pazzaglia, le sue parole sembrano scritte per Polignano, paese d’origine del cantante. Perché “meraviglia” e “meraviglioso” sono i termini che mi si affacciano alla mente ad ogni passo,ad ogni balconata, ad ogni vicoletto.

Non sono stata tante volte a Polignano, pur non essendo molto lontana dal mio paese d’origine: Toritto, (la mia amata Toritto che qui cito per la prima volta ma che vi assicuro imparerete a conoscere bene),ma questa estate ho avuto la fortuna di tornarci per ben due volte.  La prima volta in compagnia di una buona parte della mia famiglia (genitori, sorella, nonna, zii e prozii vari) per una passeggiata pomeridiana post pranzo (con circa 40 gradi…rilassante direi); la seconda in una bellissima serata di fine estate con tanti amici. Occasione è stata quella di andare finalmente a cena da Pescaria (Pescatori in cucina), il ristorante ormai famosissimo per i suoi panini di pesce che abbiamo molto apprezzato ed ovviamente hanno conquistato anche noi (come  dimostra la documentazione fotografica).

Nonostante lo shopping ci abbia un po’ preso la mano (la città ha tanti negozietti davvero carini) siamo riusciti ad arrivare in un orario decente ed evitare così la fila lunghissima che si forma ogni giorno fuori dal locale e che subito dopo di noi si è formata (che astuti che siamo!).

E quindi rapiti dai vicoletti, dalle terrazze sul mare, dalle citazioni scritte sui muri dal Flâneur, chiacchierando delle #bellezzedipuglia (decidete voi se sono i luoghi o noi amiche) e dei posti in cui si svolge  la Red Bull Cliff Diving (gara di tuffi dalle grandi altezze) o in cui è stata girata quella famosa scena di Beautiful (chi è che si sposava?) ci siamo ritrovati a volare con la scultura di Domenico Modugno, a braccia aperte, con le spalle al mare ed il vento nei capelli.

Un trenino turistico ci passa accanto e guarda caso risuonano nell’aria le note di “la donna riccia”…Una casualità ben strana dato che nel mio gruppo  le ricce presenti sono almeno 3 e che tutti gli occupanti del treno ci passano accanto sghignazzando e salutandoci. Grazie mille capotreno per questa bella scenetta…

Ma Polignano è anche Grotta Palazzese (ciao ricchi) e un artista contemporaneo, anche lui con i capelli ricci, Pino Pascali ben rappresentato nella sua Fondazione Museo in città.

P.S. Nessun bicchiere con logo è stato violentato durante la serata e nessuna ragazza è stata abbandonata per strada perché fortunatamente nessun bicchiere si è rotto.

Le foto sono mie,di Domenica, Daniela e Katia L. (ho tante amiche di nome Katia, la precisazione era necessaria!).

Napul è mille culure

Giugno 2017: un week-end a Napoli, una città che amo e da cui mancavo da troppo tempo.

 

Prima di Roma, Napoli era la città che più volte avevo visitato: gita in terza media, una partenza per la Sardegna, i presepi a San Giuseppe Armeno (Spaccanapoli), di passaggio per Capri ed Ischia, una mostra a Capodimonte.

Ora ci mancavo da un po’(10 anni circa). Ritrovo una città nobile ed elegante ma allo stesso tempo popolare, folkloristica, multietnica. Seguo i consigli degli amici e mi emoziono per la prima volta davanti al Cristo velato nella Cappella San Severo, alle “Sette opere di Misericordia” di Caravaggio al Monte della Misericordia e nella metro Toledo. Torno volentieri nei luoghi noti ma sempre stupendi. È bellissimo passeggiare in Piazza del Plebiscito, ammirare il Maschio angioino e guardare il paesaggio dal Vomero, fra il Vesuvio sullo sfondo e Castel Sant’Elmo. Mi soffermo incantata nella Galleria Umberto I, davanti al teatro San Carlo ed al Palazzo Reale. Ricordo con piacere la visita al Museo Archeologico ed al Chiostro di Santa Chiara.
Una pizza fritta in via dei Tribunali, la sfogliatella, un caffè, il limoncello. Un saluto a San Gennaro nel Duomo ed il calcio che non è uno stereotipo ma davvero è nel sangue dei napoletani (tant’è che anche io sono coinvolta in un passaggio di palla a Piazza Dante).

Un BeB carinissimo e che non poteva avere un nome migliore “Adda passà a nuttat”, omaggio al celebre Eduardo di cui la nostra camera porta il nome (le altre sono intitolate a Peppino e Titina)
Per strada gli odori (non sempre piacevoli) e il rumore dei motorini, la musica nei vicoli, i grandi portoni con le corti interne. Il mare.
Parafrasando una nota canzone…”Io, mio cugino e mia zia”.

 

(Foto mie e dei miei compagni di viaggio. Ovviamente le foto sono contemporanee, i reperti delle volte precedenti a Napoli mi sono ben guardata dal mostrarveli!)