Monet: capolavori del Musée Marmottan Monet, Parigi (Roma, complesso del Vittoriano)

Monet non si separò mai dalle opere in mostra, conservate nella sua villa a Giverny. Alla sua morte il figlio le donó al museo Marmottan.

60 opere che vanno dalle caricature ai ritratti dei figli, passando attraverso gli scorci di paesaggi tratti dai suoi innumerevoli viaggi, per giungere infine alle sue amate ninfee ed ai salici piangenti.

Una mostra che coglie appieno i caratteri salienti dell’ Impressionismo a cui un’opera stessa dell’autore aveva dato il nome: Impression soleil levant. (L’impressionismo è uno degli argomenti di arte contemporanea che preferisco è conosco meglio, ma tranquilli, non starò qui a farvi una lezioncina accademica).

Fra le opere che più mi hanno colpita quelle in cui lo stesso soggetto si ripete ma è dipinto con condizioni meteorologiche differenti o in orari della giornata diversi. Bello anche il progetto ” Capolavori perduti” che ha ricreato in modo digitale un’opera andata distrutta nell’incendio del MoMa di New York del 1958.

Peccato per gli spazi piccoli e non molto adatti a contenere l’ampia affluenza di visitatori che riempie le sale in modo eccessivo.

La mostra però è stata prorogata fino a giugno…magari voi sarete più fortunati!

(Foto mie!)

I grandi maestri- 100 anni di fotografia Leica-(Roma, complesso del Vittoriano)

Adoro la fotografia: uno degli esami più belli che ho sostenuto all’università è stato quello di storia della fotografia e a volte provo anche a cimentarmi in quest’arte. Se vi va guardate il mio profilo instagram(carmensavino) ma non aspettatevi capolavori alla cartier-Bresson o alla Paolo Roversi. Quelli andate ad ammirarli al complesso del Vittoriano.

Avete tempo fino al 18 febbraio per seguire la vera e propria rivoluzione apportata nella fotografia dalla comparsa sul mercato, nel 1925, della Leica. basti pensare a nuovi ambiti di applicazione o vecchi ambiti che però vengono approfonditi. Foto dopo foto, in questo bellissimo allestimento (e solitamente le mostre al Vittoriano mi lasciano un po’ perplessa) scoprirete che alcune famosissime immagini impresse nella nostra memoria sono state scattate con questa macchina fotografica: il noto ritratto di Che Guevara; il bacio di Eisenstaedt fra il marinaio e l’infermiera a Times Square; la bimba che corre nuda per la strada dopo il bombardamento del suo villaggio in Vietnam.

Non ho solo ritrovato il mio amato Cartier-Bresson (qualche anno fa avevo visto una sua mostra monografica all’Ara Pacis) ma ho conosciuto e mi sono innamorata di Capa (bella la sua “Miliziano colpito a morte”), di Berengo Gardin, Salgado (“La miniera d’oro di Serra Pelada”) e di paolo Roversi e la sua fotografia di moda. Grazie alla Leica questo ambito esce dalla staticità dei set impostati e si avvicina alla spontaneità e alla casualità.

Questo apparecchio fotografico fu davvero una bella invenzione: piccola, maneggevole, leggera, con un occhio del fotografo che guardava l’obiettivo e l’altro ad osservare il mondo circostante; perfetta per quelle foto con un punto di vista originale.

Carina la convivenza nello stesso complesso museale con la mostra dedicata a Monet (l’ho vista e ve ne parlerò prossimamente) creando una serie di rimandi. Difatti la prima mostra degli Impressionisti si svolse proprio nello studio del fotografo Nadar ed è risaputo che essi sfruttarono la fotografia nel loro lavoro. Inoltre così come la nascita del mezzo leica ha permesso lo sviluppo di nuoi 2generi” fotografici, così buona parte delle innovazioni introdotte dagli Impressionisti sono state dovute alla comparsa di un nuovo “mezzo” quali furono i colori ad olio in tubetto che favorirono la nascita della pittura en pleinair (all’aria aperta).

Insomma un amostra non consigliata…ma consigliatissima. Fidatevi!

(foto mie)